Cingoli

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Cingoli
comune
Cingoli – Stemma Cingoli – Bandiera
Cingoli – Veduta
L'abitato sulla cima del Monte Circe
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Marche.svg Marche
ProvinciaProvincia di Macerata-Stemma.png Macerata
Amministrazione
SindacoMichele Vittori (lista civica di centro-destra) dal 27-5-2019
Territorio
Coordinate43°22′26.94″N 13°12′58.88″E / 43.37415°N 13.216356°E43.37415; 13.216356 (Cingoli)Coordinate: 43°22′26.94″N 13°12′58.88″E / 43.37415°N 13.216356°E43.37415; 13.216356 (Cingoli)
Altitudine631 m s.l.m.
Superficie148,2 km²
Abitanti9 975[3] (30-11-2019)
Densità67,31 ab./km²
FrazioniAvenale, Botontano, Capo di Rio, Carciole, Castel Sant'Angelo, Castreccioni, Cervidone I, Cervidone II, Civitello, Colcerasa, Colle, Colognola, Grottaccia, Lago Castreccioni, Marcucci, Moscosi, Mummuiola, Pian della Pieve, Piancavallino, Pozzo, Saltregna, San Faustino, San Flaviano, Santa Maria del Rango, Santo Stefano, Santo Obrizio, San Venanzo, San Vittore, Strada (Villa Strada), Torre, Torrone, Troviggiano, Valcarecce
Comuni confinantiApiro, Appignano, Filottrano (AN), Jesi (AN), San Severino Marche, Staffolo (AN), Treia
Altre informazioni
Cod. postale62011
Prefisso0733
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT043012
Cod. catastaleC704
TargaMC
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona E, 2 282 GG[4]
Nome abitanticingolani[1][2]
Patronosant'Esuperanzio, santa Sperandia e san Bonfilio
Giorno festivo4ª domenica di luglio, 24 gennaio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cingoli
Cingoli
Cingoli – Mappa
Posizione del comune di Cingoli nella provincia di Macerata
Sito istituzionale

Cingoli è un comune italiano di 9 975 abitanti[3] della provincia di Macerata.

Posto sulla sommità del Monte Circe a 631 m s.l.m., per la sua posizione panoramica sul territorio marchigiano è soprannominato il "balcone delle Marche"[5].

Dalle sue mura di cinta medievali è infatti possibile la vista di gran parte del territorio limitrofo con la cornice naturale, all'orizzonte, del mar Adriatico e del monte Conero (572 m s.l.m.).

Fa parte del club dei Borghi più belli d'Italia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Veduta del paesaggio circostante.

Il territorio di Cingoli si estende per circa 150 km² tra la valle del fiume Musone e quella del Rio le Laque; è zona montuosa, con rilievi costituenti la piega dell'Appennino umbro-marchigiano detta appunto piega di Cingoli, di forma ellissoidale e con quote che arrivano agli 824 metri[6] di Monte Acuto[7]. Altri rilievi notevoli sono Monte Sant'Angelo, Monte Nero, Cima delle Piane, Pian dei Conti. La città sorge in posizione panoramica sul versante adriatico di tale gruppo montuoso e ha alle spalle la piega appenninica in cui svetta il Monte San Vicino (1479 m) con la sua singolare forma a trapezio.

La formazione stratigrafica dei rilievi di Cingoli risale al periodo del Cretaceo superiore, con tipi litologici molto vari; l'intera area è ricca di boschi, rappresentativi di una flora molto varia, che abbraccia quasi l'intera fitodiversità della macchia mediterranea.

Nel 1974 sono state istituite due aree protette: la macchia del Monte Nero e quella delle Tassinete, il cui nome deriva dalla presenza rilevante del tasso (Taxus baccata). Per quanto riguarda la fauna, alcune specie sono estinte da tempo come l'avvoltoio, altre dai primi anni del Novecento come l'aquila e la lontra. Le specie che popolano ancora il territorio sono il cinghiale, il lupo, lo scoiattolo, il ghiro, la faina, il riccio, la volpe, la donnola, la puzzola e alcuni uccelli di tipo rapace, corvidi, passeriformi e quelli che frequentano i corsi d'acqua.

Nel 1987 è stato creato sul fiume Musone l'invaso di Castreccioni, comunemente chiamato Lago di Cingoli, con una diga di sbarramento in calcestruzzo a gravità.[8]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Cingoli.

Il clima di Cingoli risente molto dell'altitudine basso-montana, della relativa lontananza dal mare e dell'esposizione a N/E, a lato del Monte San Vicino (il quale sfiora i 1500 m di altezza). Questi fattori influenzano soprattutto le temperature, i venti e le precipitazioni nevose. Gli inverni sono generalmente freddi, tranne che nei periodi anticiclonici e nelle fasi in cui spirano le miti e secche correnti favoniche dai quadranti occidentali o sud-occidentali (vento di garbino). In caso di afflussi d'aria fredda o gelida dai quadranti settentrionali e orientali, Cingoli viene solitamente investita da nevicate anche abbondanti, grazie alla quota a cui è situata, alla presenza del Mare Adriatico verso est - nordest e alla vicinanza del "massiccio" del San Vicino che esalta i fenomeni (effetto stau). In certi casi il manto nevoso può raggiungere altezze davvero impressionanti, misurabili in metri (come avvenuto nel gennaio del 2005, nel febbraio 2012 e in altri episodi storici).[senza fonte] Le estati sono invece moderatamente calde, con picchi di calore notevoli solo nel caso in cui l'Italia Centrale venga raggiunta da masse d'aria provenienti dall'entroterra africano. Abbastanza frequenti i temporali pomeridiano-serali, provenienti dall'interno, in qualche caso anche forti. Caratteristica del clima della città e della zona circostante è la continuità e la forza del vento: specie quello di caduta dall'Appennino può raggiungere e superare i 100 km/h.[senza fonte]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Il termine Cingulum significa in latino "qualcosa che cinge": in effetti sin dai primi secoli la città si presentava come una realtà costruita su un monte per cingerlo. Cingoli, quindi, equivarrebbe a città edificata sul ripiano di un monte. Le testimonianze più antiche di frequentazione dell'area di Cingoli risalgono al Neolitico[9], IV-III millennio a.C. Nel IX secolo a.C. il territorio appariva occupato da popolazioni Picene[9]. Secondo una leggenda,[senza fonte] il picchio piceno, giunto nelle Marche, si posò proprio sull'altura di Cingoli.

Il primo nucleo insediato di Cingulum, nell'area dell'attuale Borgo San Lorenzo, risale al III sec. a.C.[10][9]

Nel periodo romano, la città è citata nel De bello civili da Giulio Cesare[9] e venne ampliata e fortificata da Tito Labieno, cingolano, luogotenente imperiale. Alla metà del I secolo a.C., in età augustea, Cingoli venne elevata a Municipium[11] della tribù Velina, nella V Regio[9].

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

A partire dalla metà del IV secolo si ha notizia di una prima diocesi di Cingoli, in cui vi fu anche vescovo (poi patrono) Sant'Esuperanzio. Con la caduta dell'impero romano il sito venne devastato da Goti e Longobardi e l'insediamento si spostò più a ovest, in cima al colle ove sorge oggi[11]. La diocesi scomparve nel VI secolo venendo assorbita da quella di Osimo[9].

Divenuta feudo del vescovo osimano, nel secondo XII secolo, Cingoli, si eresse a Libero comune ove fiorì[9]. Tuttavia iniziarono le lotte intestine fra le famiglie nobili locali, fra le quali emerse la famiglia guelfa dei Cima, la quale signoria durò fino alla fine del XV secolo[10].

Attraverso un documento, intitolato Descriptio Marchiae Anconitanae, è possibile ricostruire il contesto geo-politico di Cingoli: verso la prima metà del trecento Cingoli contava 1200 focolari (fumantes), ovvero circa 5000 abitanti. Cingoli comprendeva il centro urbano e il contado dove sorgevano tre castelli (Castreccioni, Colognola e Sant'Angelo) e sette ville (Coldelci, Colderaso, Strada, Torre, Colle, Troviggiano e Lavenano).

Dominazione pontificia[modifica | modifica wikitesto]

La Fontana del Maltempo, XVI secolo.

A partire dal 1370 la Chiesa concesse al comune di Cingoli la facoltà di giudicare le cause criminali e civili fatta eccezione per il reato di eresia, di lesa maestà e di omicidio. Questo rapporto di fedeltà, però, si interruppe nel 1375, quando le città dello Stato della Chiesa si ribellano contro papa Gregorio XI. Fu proprio in occasione di questo scontro, che prese il nome di Guerra degli Otto Santi che l’autorità della famiglia Cima poté riemergere. Tra il 1375 e il 1376 Masio Cima ricoprì la carica di podestà a Firenze e proprio il sostegno militare di Firenze, garantito anche ad altri partecipanti a questa guerra tra cui Bartolomeo Smeducci, signore di San Severino, consentì ai Cima di impadronirsi di Cingoli nel dicembre del 1375. Non appena i figli di Tanarello Cima entrarono in città cacciarono il podestà bolognese Cortisio dei Lambertini e sostituirono ai vessilli gli esponenti della famiglia Cima. Si instaurò quindi un regime in cui dominava la famiglia Cima e questo ebbe come conseguenza la scomunica per Masio, Cimarello, Pagnone, Benutino e Uguccione. Tale provvedimento comportò la pronuncia dell’interdetto su Cingoli da parte del vescovo di Osimo nel 1376. Contemporaneamente nacque una contesa che oppose Cingoli a Osimo per questioni confinarie relative al territorio di Filottrano e questo comportò un’alleanza tra Cingoli e Ancona contro Osimo. La rivolta papale si concluse nel 1377, quando le truppe pontificie riconquistarono Cingoli e stipularono la pace di Sarzana nel 1378 con cui Urbano VI revocò i provvedimenti presi in precedenza. Riguardo al patrimonio dei Cima non si hanno testimonianze. Tuttavia un atto del 1408 dimostra che Giovanni di Benutino incamerò, con l’autorizzazione di Urbano VI, i beni degli eredi di Masio Cima. Sempre per quanto riguarda la divisione dei beni, tutti i cugini di Giovanni furono esiliati da Cingoli e quindi il potere si concentrò in un unico ramo della famiglia.

Nel dicembre 1403 Papa Bonifacio IX investì Giovanni del vicariato in temporalibus su Cingoli per diciotto anni. La fedeltà dei Cima con papa Tomacelli garantì vari riconoscimenti. I Cima, grazie a questa riconciliazione, riuscirono a mantenere un ruolo egemone all'interno della città, senza ottenere un riconoscimento formale dal pontefice. Nel 1407, in seguito alla morte del figlio, Giovanni rimase l’unico esponente della famiglia. In quell'anno si susseguirono vari scontri militari: Ludovico Migliorati, nipote di Innocenzo VII, rifiutava la rimozione dalla carica di rettore provinciale disposta dal successore al soglio pontificio, Gregorio XII, e contendeva la carica al vescovo di Montefeltro, legittimo designato. Dalla parte del primo si schierarono Ladislao d'Angiò-Durazzo e dalla parte del secondo Braccio da Montone e i Da Varano di Camerino. Poiché Braccio aveva sottratto Apiro al controllo degli Smeducci, il Cima propose al condottiero un’offerta di 5.000 fiorini per far passare Apiro nel territorio cingolano e Braccio accettò. Quando però si accorse che Giovanni aveva assoldato una milizia di 600 fanti per proteggersi da colpi di mano, Braccio da Montone decise di entrare con le armi nel territorio cingolano. Inevitabilmente ci fu uno scontro in cui fu coinvolto un esercito di 2000 fanti e 700 cavalieri, sconfitto dalle truppe del condottiero perugino. A quel punto Braccio riuscì a conquistare Cingoli e impose come governatore Anselmo da Montemilino, suo cugino. Ben presto però Giovanni Cima raggiunse un accordo con Braccio da Montone e poté quindi riprendere il controllo della città.

Diversamente da quanto accadde per altre città il dominio dei Cima ebbe fine per estinzione dinastica. Dal secondo matrimonio di Giovanni con Rengarda Brancaleoni nacque una figlia, Francesa, che andrà in sposa al signore di Sassoferrato. Giovanni morì nel 1422. Successivamente, Rengarda sposò Anselmo di Montemilino, cugino di Braccio da Montone e ciò causò la nascita di una crisi per Cingoli. Quando nel 1434 crollò lo stato di Braccio, il governo di Anselmo fu abbattuto a seguito di un’insurrezione popolare. Furono quindi stabiliti degli accordi i quali prevedevano che i sostenitori di Braccio non potessero tornare in città e si poneva la damnatio memoriae dei Cima. Dunque nemmeno gli eredi di Giovanni avrebbero più fatto ritorno a Cingoli. A quel punto si apriva la questione della spartizione dei beni dei Cima che caratterizzò la storia di quel periodo. Francesa Cima morì senza testamento nella casa di Galerano Francesco di Silvestri. Il governatore stabilì che i beni mobiliari dei Cima fossero confiscati dalla Camera apostolica e concessi in affitto al Comune.

Porta Pia, costruita nel 1835 in onore del concittadino papa Pio VIII.

Nel 1429 si scatenò una lite tra il comune e il monastero di Santa Caterina per il possesso di alcune terre e il patrimonio attirò Francesco Sforza. Quest'ultimo occupò Cingoli nel 1434 per impossessarsi dei beni dei Cima, e fu visto come difensore del comune in quanto i Cima si sarebbero arricchiti ai danni della comunità. Nel 1439 Francesco Sforza fu nominato marchese della Marca e gonfaloniere della Chiesa. Nel 1444 Eugenio IV diede conferma dell’atto di donazione dei beni dei Cima a Francesco Sforza. Alla metà del XV secolo Cingoli poteva dare vita ai suoi ordinamenti comunali e al controllo papale sulla Marca senza rinunciare agli spazi giurisdizionali conquistati al tempo dei Cima.

Storia moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1725 papa Benedetto XIII ripristina la vecchia cattedra vescovile e Cingoli fu elevata a rango di città[11]. Un cingolano, Francesco Saverio Castiglioni, divenne papa nel 1829 come Pio VIII. Con la Battaglia di Castelfidardo, Cingoli fu annessa al Regno di Sardegna e nel 1861 al Regno d'Italia.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Madonna del Rosario di Lorenzo Lotto, Chiesa di San Domenico
Il presbiterio della Chiesa di San Filippo Neri.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Collegiata di Sant'Esuperanzio, maggior monumento cittadino, eretto in stile gotico a partire dal 1250, conserva notevoli affreschi di Scuola umbro-marchigiana del XV e XVI secolo.
  • Concattedrale di Santa Maria Assunta
  • Chiesa di San Filippo Neri
  • Santuario di Santa Sperandia
  • Chiesa di San Benedetto
  • Chiesa di San Francesco
  • Chiesa di San Giacomo
  • Chiesa di San Girolamo
  • Chiesa di San Nicolò
  • Chiesa di San Domenico
  • Chiesa di Santo Spirito
  • Chiesa dei Santi Quattro Coronati
  • Chiesa di San Vitale
  • Chiesa di Sant'Anastasio
  • Rovine della Chiesa di San Bonfilio
  • Chiesa di San Giuseppe
  • Eremo di San Michele Arcangelo (anche detto di Sant'Angelo)

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Castiglioni

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[12]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Qui di seguito viene riportato l'elenco delle 30 frazioni cingolane (fra parentesi è indicato il numero di abitanti[13], che per Cingoli paese è 3.261):

Avenale (244); Botontano (20); Capo di Rio (22); Carciole (77); Castel Sant'Angelo (17); Castreccioni (32); Cervidone I (16); Cervidone II (65); Civitello (19); Colcerasa (14); Colle San Valentino (234); Grottaccia (502); Lago Castreccioni (355); Marcucci (17); Moscosi (135); Mummuiola; Pettovallone (10); Piancavallino (18); Pian della Pieve (51); Pozzo (214); Saltregna (47); San Faustino (63); San Flaviano (41); Santa Maria del Rango (20); Santo Stefano (25); Santo Obrizio; San Venanzo (33); San Vittore (234); Strada (1.444); Torre (359); Torrone (113); Troviggiano (1.030); Valcarecce (31); Colognola; Castelletta; Coppo (5)

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
28 agosto 1985 23 luglio 1990 Gilberto Giorgi Democrazia Cristiana Sindaco [14]
24 luglio 1990 23 aprile 1995 Emanuela Branchesi Democrazia Cristiana Sindaco [14]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Leonardo Lippi Centro-destra Sindaco [14]
15 giugno 1999 13 giugno 2004 Leonardo Lippi Lista civica Sindaco [14]
14 giugno 2004 7 giugno 2009 Gianfilippo Bacci Centro Sindaco [14]
8 giugno 2009 25 maggio 2014 Filippo Saltamartini Il Popolo della Libertà Sindaco [14]
26 maggio 2014 26 maggio 2019 Filippo Saltamartini Centro-destra Sindaco [14]
27 maggio 2019 in carica Michele Vittori Centro Destra Civico Sindaco [14]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio

Ha sede nel comune la società di calcio ASD San Francesco-Cingoli, fondata nel 1963 con il nome di Cingolana. Nella frazione di Villa Strada ha sede la società Victoria Strada. Hanno partecipato entrambe a campionati dilettantistici regionali.

Hanno inoltre sede nel comune le società di calcio a 5 Grottaccia, Avenele, Moscosi 2008 e Polisportiva Victoria.

Pallamano e pallavolo

La Polisportiva Cingoli fondata nel 1980 ha due squadre, maschile e femminile, entrambi militanti nelle massime divisioni nazionali 2019-2020. La stessa società è presente anche nella pallavolo femminile.

Rally

Nel comune si svolgono il "rally dell'Adriatico", e il rally delle Marche.

Tennis

Il tennis club Cingoli nato nel 1950, organizza il trofeo "Balcone delle Marche" giunto alla 60ª edizione.

Impianti Sportivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Stadio Comunale “Aldo Spivach”
  • Palazzetto dello Sport “Luigino Quaresima” detto PalaQuaresima
  • Crossodromo “Bartolomeo Tittoni” ha ospitato numerose manifestazioni internazionali e Gran Premi di Campionato del Mondo.
  • Acquaparco VerdeAzzurro - Centro Natatorio e Campo Sportivo - San Faustino

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fernando Palazzi, Novissimo dizionario della lingua italiana (IV appendice, Nomi degli abitanti di alcuni paesi), Milano, 1957, pag. 1402.
  2. ^ Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma "cingolano", in Dizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2007, ISBN 978-88-397-1478-7.
  3. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2019.
  4. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  5. ^ Il borgo di Cingoli è il balcone panoramico più romantico d'Italia, in Dailybest, 16 marzo 2018. URL consultato il 20 aprile 2018.
  6. ^ TCI, Guida rossa, Marche, Touring editore
  7. ^ Da non confondersi con il Monte Acuto situato nella piega centrale, nelle vicinanze di Monte Catria
  8. ^ CINGOLI-natura, storia, arte, costume, CO.AL.MA. Editore, 1994
  9. ^ a b c d e f g Sito ufficiale del Turismo di Cingoli
  10. ^ a b "Marche", Guida TCI, 1998, pag. 125
  11. ^ a b c Sito Antiquo.it
  12. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  13. ^ dati ISTAT, censimento 2001
  14. ^ a b c d e f g h http://amministratori.interno.it/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cingoli dalle origini al sec. 16: contributi e ricerche : Atti del 19 Convegno di studi maceratesi (Cingoli, 15-16 ottobre 1983) Macerata, 1986.
  • Archivio di stato di Macerata, Archivio comunale di Cingoli, fondo pergamene n.76 (18 febbraio 1370), Gatella 1983, p.353.
  • F. Pirani, Signori e città nella Marca di Ancona. I Cima e Cingoli tra tre e Quattrocento, EUM Edizioni Università Macerata, Fermo 2013, p.255.
  • P.Appignanesi, L.Cipolloni, A.Mazzini (a cura di), Cingoli: natura storia arte costume, Cingoli, 1994.
  • G.Avarucci (a cura di), Santità femminile nel duecento. Sperandia patrona di Cingoli, Atti del Convegno di Studi (Cingoli, 23-24 ottobre 1999), Fonti e Studi 9, Edizioni di Studia Picena, Ancona 2001
  • S.Bernardi (a cura di), La religione e il trono: Pio VIII nell'Europa del suo tempo, atti del convegno di studi, Cingoli 12-13 giugno 1993, Roma, La fenice, 1995.
  • L.Pernici (a cura di) Il fondo librario “Giovanni Ludovico Ascari” della Biblioteca Comunale Ascariana di Cingoli – Catalogo, Cingoli, 2008.
  • L.Pernici, Lungo una antica via. Studio storico su un vetusto edificio sacro del Cingolano, Cingoli, 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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