Gino Gatta

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« Zalét, e' sindac d'i purétt.[1] »
(Slogan della campagna elettorale per il sindaco di Ravenna, 1946.)

Gino Gatta (Campiano, 10 ottobre 1909Classe, 24 luglio 1972) è stato un partigiano e politico italiano, noto col nome di battaglia di Zalet. Fu il primo sindaco di Ravenna dopo la Liberazione.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di braccianti agricoli, Gino Gatta si trasferì in città per lavorare come garzone nella bottega di un barbiere, luogo di ritrovo di socialisti e antifascisti. Prese il soprannome Zalét per il suo particolare colorito "giallo".

Il 18 ottobre 1932 (poco prima del decennale della Marcia su Roma) venne arrestato perché sospettato di aver diffuso volantini sovversivi e schedato come "comunista" al Casellario Politico Centrale e come tale ammonito e vigilato.
Seppur amnistiato nel gennaio del 1933, Gatta continuò a subire persecuzioni da parte dei fascisti e decise quindi di passare in Francia e da qui, in Spagna, per unirsi alle Brigate Internazionali: durante il tentativo fu tuttavia arrestato dalle autorità francesi e detenuto nel carcere di Nizza per un mese, dal 24 settembre al 27 ottobre 1937 per "usurpazione di stato civile e dissimulazione di identità"[2]. Liberato, decise di rientrare a Ravenna per cercare di riorganizzare le cellule del PCI, tanto da divenire, nel tempo, uno dei più autorevoli dirigenti del suo partito.

Dopo l'8 settembre 1943 fu di grande rilievo il suo ruolo nella Resistenza romagnola: l'11 settembre 1943, prese parte alla riunione fondativa della Resistenza romagnola, tenutasi all'Hotel Mare-Pineta di Milano Marittima[3] e a cui parteciparono, oltre a lui, Arrigo Boldrini, Ennio Cervellati, Giuseppe D'Alema, Riccardo Fedel, Giovanni Fusconi, Mario Gordini, Rodolfo Salvagiani, Agide Samaritani e Zoffoli; fu comandante provinciale delle S.A.P. ravennati, Commissario politico della "28ª Brigata Garibaldi", comandata dapprima da Alberto Bardi e poi da Arrigo Boldrini, e fu una delle figure chiave della «Battaglia delle Valli»[4]

Il 6 aprile 1946, alle prime elezioni amministrative, Gino Gatta fu eletto Sindaco di Ravenna, a capo di una lista unica frutto dell'alleanza tra PCI, Partito Socialista Italiano e Partito d'Azione. Si dimise nel 1950 per rimanere in politica, quale vicepresidente della Provincia di Ravenna, ancora fino al 1956, anno nel quale si ritirò a vita privata (probabilmente per via dell'insurrezione ungherese), mantenendosi in un fiero isolamento nella Pineta di Classe sino alla fine dei suoi giorni.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Valor militare silver medal BAR.svg Medaglia d'argento al valor militare

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Gialletto, il sindaco dei poveretti" in dialetto romagnolo.
  2. ^ G. Brandolini, Quando "Zalet" fu imprigionato a Nizza, in "Resistenza e Libertà. Periodico dell'ANPI provinciale di Ravenna", n.1/2002.
  3. ^ Cesare De Simone, "Gli anni di Bulow", Mursia, 1996
  4. ^ Motivo per cui fu insignito, il 21 novembre 1983, di una Medaglia d'argento al valor militare alla memoria.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Giadresco - L. Casali, I compagni di Ravenna, University Press, Bologna, 1972.
  • G.Franco Casadio - Rossella Cantarelli, La Resistenza nel Ravennate, Edizioni del girasole, Ravenna, 1980.
  • Arrigo Boldrini, Diario di Bulow. Pagine di lotta partigiana 1943-1945, Vangelista, Milano, 1985 (seconda edizione: 2008).
  • Guido Nozzoli, Quelli di Bulow. Cronache della 28ª Brigata Garibaldi, Editori Riuniti, 1957 (terza edizione: 2005).
  • Cesare De Simone, Gli anni di Bulow. Nel 50° della Repubblica la testimonianza di Arrigo Boldrini, Mursia, Milano, 1996.
  • Gianni Giadresco, Guerra in Romagna 1943-1945, Il Monogramma, Ravenna, 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]