Alberto Bardi

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Alberto Bardi (Reggello, 8 ottobre 1918Roma, 29 luglio 1984) è stato un pittore e partigiano italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di genitori benestanti residenti a Mezzano (RA) iniziò a studiare pittura a Ravenna presso la scuola d'arte sotto la guida di Teodoro Orselli, iscrivendosi successivamente ad ingegneria.

La Resistenza[modifica | modifica wikitesto]

Alberto Bardi (al centro) durante la sfilata a Ravenna della 28ª Brigata Garibaldi "Mario Gordini" il 20 maggio 1945.
« Non ci si può ribellare solo a vent'anni, ciò non conta nulla perché a vent'anni è naturale. Credo che lo spirito di rivolta un uomo se lo deve portare dietro tutta la vita... »
(Alberto Bardi, cit. in C. Spadoni, Alberto Bardi. Mostra antologica, Iter, Roma, 1992.)

Chiamato alle armi come ufficiale alpino sul fronte russo, subito dopo l'armistizio prese contatto con la Resistenza ravennate, diventandone uno dei leader militari con il nome di battaglia di Falco.

A stretto contatto con il gruppo dirigente del PCI, sin dal settembre del '43 si unì ad una formazione partigiana di montagna operante sull'Appennino forlivese (il Gruppo Salvatore), per poi essere nominato, nel dicembre, alla costituzione della Brigata Garibaldi Romagnola comandata da Libero, vicecomandante. Successivamente, dopo una crisi organizzativa, alla fine di marzo del '44, venne nominato comandante della 1ª delle tre brigate del neo-costituito Gruppo Brigate Romagna, posto sotto il comando di Pietro Mauri, con Libero Capo di Stato Maggiore. Sotto il suo comando, la 1ª Brigata sostenne l'attacco alla caserma repubblichina di Sant'Agata Feltria, il 2 aprile 1944, nel corso del quale furono catturati 15 tra militi della G.N.R., tedeschi e carabinieri.

Successivamente, nel corso del rastrellamento nazifascista che portò al temporaneo dissolvimento della Brigata Garibaldi, durante una operazione di sganciamento, il gruppo da lui comandato sostenne vittoriosamente un importante combattimento in località Calanco, vicino al borgo di Fragheto, frazione di Casteldelci, ove nei giorni immediatamente successivi (7 aprile 1944) si consumò un eccidio per caratteristiche simile a quelli di Marzabotto e di Sant'Anna di Stazzema con l'uccisione di 30 contadini nella quasi totalità donne, vecchi e bambini.

Con la successiva ristrutturazione delle SAP e dei GAP romagnoli Falco, nel giugno 1944, divenne comandante della neonata 28ª Brigata GAP "Mario Gordini", al cui comando rimase fino al dicembre 1944, quando fu sostituito da Arrigo Boldrini (Bulow) - per diventare membro del C.L.N. di Ravenna.[1]

Membro del "Comando Piazza" di Ravenna nel settembre 1944, occupò costantemente una posizione di primo piano in seno alla Resistenza romagnola.

L'attività artistica[modifica | modifica wikitesto]

« Scegliere la strada della ricerca non comporta un processo di tranquilla accumulazione di esperienze; al contrario l'unico "progresso" e momentaneo soddisfacimento è frutto di dure operazioni di eliminazione e di decantazione (...) »
(Alberto Bardi, cit. in C. Spadoni, Alberto Bardi. Mostra antologica, Iter, Roma, 1992.)

Nel dopoguerra si dette all'insegnamento presso l'Accademia di Belle Arti di Ravenna, ritornando alla originaria passione per la pittura, pur continuando la sua militanza nel PCI, di cui divenne dirigente e figura di riferimento intellettuale.

Sperimentatore, passò attraverso varie fasi stilistiche, pervenendo all'astrattismo a partire dal figurativo.
All'inizio degli anni '60 si trasferì definitivamente a Roma, diventando segretario della "Casa della cultura"[2] dal 1967 sino al 1984. Oltre a continuare la sua personale ricerca come pittore, parallelamente si unì ad un gruppo di artisti, musicisti, scrittori, architetti denominato ALTRO / LAVORO INTERCODICE, un laboratorio aperto a diverse forme espressive: danzatori, pittori, musicisti, architetti, fotografi e artisti della più diversa estrazione che realizzarono insieme mostre e spettacoli teatrali.

Dopo la morte dell'artista, avvenuta nel 1984[3], hanno avuto luogo numerose retrospettive a Roma, Viterbo, Ravenna, Macerata, Gubbio, Cagliari, Cesena.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Arrigo Boldrini, Diario di Bulow, p.201.
  2. ^ "(...) La Casa della cultura [di Milano] nacque sulla scia di un intensissimo dibattito, che aveva preso le mosse ben prima della Liberazione. Si discuteva di che cosa si dovesse intendere per cultura, del rapporto tra cultura umanistica e cultura scientifica, del rapporto tra intellettuali e popolo, soprattutto di quale dovesse essere lo spazio della politica e dei partiti, protagonisti (...) prevalse l'idea dell'apertura, contro le tentazioni partitiche, apertura nei confronti di chi, da qualsiasi fronte culturale, si sentisse impegnato in battaglie progressiste (o progressive come si diceva), contro l'accademismo, contro il classismo, per una integrazione tra l'universo intellettuale e il mondo operaio." (A. Pivetta, Casa della cultura: sessant'anni e il futuro, in L'Unità, 1/3/2006).
  3. ^ I funerali di Bardi partono dalla "sua" Casa della Cultura, in L'Unità, 31/7/1984.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dino Mengozzi (a cura di), L'8ª Brigata Garibaldi nella Resistenza, La Pietra, Milano, 1981.
  • AA.VV., Altro. Dieci anni di lavoro intercodice, Kappa, Roma, 1981.
  • Arrigo Boldrini, Diario di Bulow, Vangelista, Milano, 1985.
  • Luciano Caramel (a cura di), Alberto Bardi. "Il percorso astratto" - Dipinti dal 1964 al 1984, Campo di Osservazione, Gubbio, 1990.
  • Claudio Spadoni (a cura di), Alberto Bardi. Mostra antologica, catalogo della mostra tenutasi nel 1992 a Cesena presso la Galleria Comunale d'Arte, Iter, Roma, 1992.
  • A. Luparini, Ravenna e provincia tra fascismo e antifascismo 1919-1945, Longo, Ravenna, 2006.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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