8ª Brigata Garibaldi "Romagna"

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8ª Brigata Garibaldi "Romagna",
già Gruppo Brigate "Romagna",
già Brigata Garibaldi Romagnola
Descrizione generale
Attiva 1943-1944
Nazione Italia
Tipo Brigata d'assalto "Garibaldi"
Ruolo Guerra di Liberazione dal nazifascismo
Dimensione fino a 2000 unità, sotto il comando di Libero
Motto Pro Patria Contra Omnes
Battaglie/guerre Monte Falterona
Comandanti
Degni di nota *
Simboli
Bandiera delle Brigate Garibaldi Bandiera delle Brigate Garibaldi partigiane (1943-1945).PNG

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L'8ª Brigata Garibaldi "Romagna" fu una brigata partigiana fondata sull'Appennino forlivese alla fine del 1943, dopo l'armistizio, dall'unione di due gruppi di partigiani operanti nella zona: il Gruppo Salvatore e il Gruppo Libero. Inizialmente denominata Brigata Garibaldi Romagnola, successivamente ad una riorganizzazione, per un brevissimo periodo (aprile '44), assunse la denominazione di Gruppo Brigate Romagna per poi assumere, nella primavera del 1944, la definitiva denominazione di 8ª Brigata Garibaldi "Romagna", mantenuta sino allo scioglimento della formazione, avvenuto nel novembre del 1944.

Area d'intervento[modifica | modifica wikitesto]

L'area di operazione sulle foreste casentinesi si estendeva sui territori montani delle provincie di Forlì, Pesaro, Arezzo e Firenze.

Costituzione, attività, scioglimento[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un primo periodo di scarsa organizzazione (tra settembre e ottobre del '43), il Gruppo Salvatore, comandato da Salvatore Auria (Giulio), è raggiunto dal Gruppo Libero ai primi di novembre, mese nel quale Riccardo Fedel (Libero), posto al comando dei costituendi distaccamenti d'assalto Garibaldi, inizia (con Auria come commissario politico) il vero e proprio lavoro di organizzazione della formazione. Il 1º dicembre 1943 è quindi ufficialmente costituita la Brigata Garibaldi Romagnola che crescerà costantemente in effettivi (passando da circa 80 elementi a quasi duemila) ed azioni, tanto da costituire, nel febbraio del '44, la prima Repubblica partigiana d'Italia: il dipartimento del Corniolo. Durante l'inverno, fu favorita la fuga di decine di prigionieri britannici rifugiatisi nella zona. Tra le personalità aiutate nella fuga, numerosi generali britannici: Philip Neame, Richard O'Connor, John Combe, Edward Todhunter.

Alla fine di marzo del 1944, in concomitanza con mai chiariti contrasti nella linea di comando, la Brigata è trasformata in una Divisione di 3 Brigate: il Gruppo Brigate Romagna, posto sotto il comando di Ilario Tabarri (Pietro Mauri), con Libero Capo di Stato Maggiore.[1]

Parallelamente a questa crisi organizzativa, tra il 5 e il 12 aprile del '44, la Fallschirm-Panzer-Division 1 "Hermann Göring" assieme a reparti della RSI iniziano una vasto rastrellamento e la formazione partigiana viene scompaginata subendo gravi perdite. Sarà solo attraverso il sacrificio di molti partigiani, quali Terzo Lori e Amos Calderoni, che verrà evitata la disfatta totale.

Dopo un periodo di "vuoto", e la "scomparsa" del Comandante Libero, tra maggio e giugno del '44, Ilario Tabarri, con il contributo di Guglielmo Marconi, comandante della II zona della Brigata e Bruno Vailati, paracadutato nella zona dagli Alleati come esperto di sabotaggio, inizia il lavoro di ricostituzione della Brigata, la quale assumerà nel mese di maggio il numerale 8ª, assegnatole dal CLNAI. Molti dei partigiani che avevano combattuto nella Brigata Garibaldi Romagnola, sopravvissuti al rastrellamento, ripresero immediatamente a combattere unendosi alla 28ª Brigata GAP comandata dapprima da Falco, ex vice-comandante di Libero, e successivamente da Bulow. Nel frattempo, nuovi arrivi andavano a rimpolpare la 8ª Brigata che, dal mese di settembre, riprese la sua "regolare" attività di disturbo.

L'esperienza si concluse nel novembre del 1944 con la liberazione di Forlì e lo scioglimento della formazione disposto dal comando Alleato.

Persone legate alla Brigata[modifica | modifica wikitesto]

Dall'autunno-inverno 1943-44 (Gruppo Salvatore, Gruppo Libero, Brigata Garibaldi Romagnola)[modifica | modifica wikitesto]

Gli ufficiali britannici[modifica | modifica wikitesto]

Dalla primavera 1944 (Gruppo Brigate "Romagna", 8ª Brigata Garibaldi "Romagna")[modifica | modifica wikitesto]

Partigiani decorati[modifica | modifica wikitesto]

Medaglie d'oro[modifica | modifica wikitesto]

Al Valor Militare[modifica | modifica wikitesto]

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Al Valor Civile[modifica | modifica wikitesto]

Valor civile gold medal BAR.svg

Medaglie d'argento[modifica | modifica wikitesto]

Al Valor Militare[modifica | modifica wikitesto]

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Cittadinanze decorate[modifica | modifica wikitesto]

Medaglie d'oro[modifica | modifica wikitesto]

Al Valor Militare[modifica | modifica wikitesto]

Valor militare gold medal BAR.svg

Territorio ove intensa si svolse la Resistenza antinazifascista, la Provincia di Arezzo, nel corso di 12 mesi, fu teatro di irriducibili opposizione al nemico occupante, da parte di agguerrite formazioni armate e delle patriottiche popolazioni di città e campagne, sui monti e nelle valli. Le operazioni di dura guerriglia partigiana, alimentate e sorrette da coraggiosa e spesso cruenta ostilità popolare, comportarono l'impiego di ingenti forze nemiche, a controllo di una vasta zona delle retrovie e a protezione di importanti comunicazioni, sul tergo degli schieramenti germanici. Le gravi perdite umane e di beni, inflitte e subite, testimoniano di sacrifici, distruzioni e sofferenze immani di combattenti e popolazioni, di generoso sangue versato nell'"Aratino", con eminente valore, in un periodo tragico per le sorti della Patria. Arezzo, 9 settembre 1943 - 3 ottobre 1944.

Al Merito Civile[modifica | modifica wikitesto]

Merito civile gold medal BAR.svg

Ritenuto nascondiglio dei partigiani, durante l'ultimo conflitto mondiale fu oggetto della ferocia e cieca rappresaglia di Fascisti e dei Tedeschi che trucidarono sessantaquattro suoi cittadini, in maggioranza anziani, donne e bambini, distrussero l'intero centro abitato, causando un gran numero di feriti - Tavolicci di Verghereto (FO), 22 luglio 1944.
8 febbraio 2001
Al centro di un'area strategicamente importante, situata lungo il fronte di belligeranza della linea Gotica, la Comunità provinciale, sconvolta da feroci rappresaglie dell'occupazione nazifascista, con profonda fede in un'Italia libera e democratica, offriva uomini e sostegno alle formazioni partigiane, rendendosi protagonista di una tenace resistenza e sopportando la perdita di un numero elevato dei suoi figli migliori. Splendido esempio di amor patrio e di strenuo impegno per l'affermazione della libertà. 1943/1944 - Provincia di Forlì-Cesena.
16 aprile 2009

Medaglie d'argento[modifica | modifica wikitesto]

Al Valor Militare[modifica | modifica wikitesto]

Valor militare silver medal BAR.svg

Fedele ad antiche e gloriose tradizioni patriottiche e democratiche, la Città di Cesena sin dall'armistizio dell'8 settembre 1943 fu centro di decisa reazione di lotta contro l'oppressione tedesca e fascista. Esprimendo e sostenendo coraggiosamente agguerrite forze partigiane, la cui organizzazione ebbe inizio con la costituzione della prima base di volontari a Pieve di Rivoschio e nella circostante zona collinare, durante quattordici mesi di duro impegno operativo, i cesenati contribuirono validamente ad imporre un consistente logoramento alle forze nemiche ed a danneggiare mezzi ed apprestamenti - Zona di Cesena (FO), 8 settembre 1943/novembre 1944
19 settembre 1974
Durante 14 mesi di dura lotta contro l'oppressione tedesca e fascista esprimeva e sosteneva coraggiosamente le formazioni partigiane che operarono nella regione contro le forze armate nemiche logorandole e rendendo loro oneroso il movimento sulle rotabili romagnole e sulla linea ferroviaria Forlì - Faenza, costituenti importanti assi di alimentazione del loro sforzo operativo sul fronte. All'azione dei volontari armati, affiancava quella, non meno efficace, dei lavoratori che sabotando gli impianti industriali impedivano l'attuazione di un loro predisposto trasferimento in Germania. Il contributo di caduti e martiri civili, le sofferenze e le distruzioni subite dalle genti forlivesi nella loro ostinata opposizione alla sopraffazione nemica, testimoniarono la loro assoluta dedizione ai più alti ideali di Patria, libertà e giustizia - Zona di Forlì, 8 settembre 1943/novembre 1944
17 aprile 1975

Al Merito Civile[modifica | modifica wikitesto]

Merito civile silver medal BAR.svg

Piccolo centro, durante l'ultimo conflitto mondiale, avendo fornito momentanea ospitalità ad un gruppo di partigiani, veniva sottoposto ad una feroce e cieca rappresaglia da parte delle truppe tedesche, che trucidarono trenta suoi cittadini, in maggioranza anziani, donne e bambini e distrussero l'intero abitato. Fraz. Fragheto-Casteldelci (PU), 7 aprile 1944.
9 aprile 2003
Centro strategicamente importante, posto sulla "Linea Gotica", durante l'ultimo conflitto mondiale, si adoperò con la popolazione tutta a dare ospitalità e rifugio alle famiglie sfollate delle grandi città ed ai soldati italiani e stranieri sbandati o fuggiti dai campi di concentramento. Contribuì generosamente alla guerra di Liberazione con la costituzione di varie formazioni partigiane, subendo feroci rappresaglie che provocarono la morte di numerosi ed eroici cittadini. Nobile esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio. Bagno di Romagna (FO), 1943/1944.
28 luglio 2004
Centro strategicamente importante, situato sulla linea gotica, fu oggetto di atroci rappresaglie e rastrellamenti da parte delle truppe tedesche che, in ritirata verso il Nord, misero in pratica la strategia della "terra bruciata", distruggendo l'intero abitato con cannoneggiamenti, mine ed incendi. La popolazione, costretta all'evacuazione, dovette trovare rifugio nelle regioni vicine, tra stenti e dure sofferenze. Partecipava generosamente alla guerra partigiana e con dignità e coraggio affrontava, col ritorno alla pace, la difficile opera di ricostruzione morale e materiale del paese. Aprile - Settembre 1944/San Godenzo (FI).
12 dicembre 2006
La popolazione della cittadina toscana, animata da fiera ostilità nei confronti del regime fascista, partecipava con eroica determinazione alla Resistenza. Oggetto di violenti bombardamenti e feroci rappresaglie da parte delle truppe tedesche, la frazione di Vallucciole fu teatro di una delle più atroci stragi nazi-fasciste, nella quale furono trucidati centootto civili, tra cui molto donne e bambini. Ammirevole esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio. 13 aprile 1944 - Frazione di Vallucciole - Stia (AR)
27 ottobre 2011

Medaglie di bronzo[modifica | modifica wikitesto]

Al Valor Militare[modifica | modifica wikitesto]

Valor militare bronze medal BAR.svg

Durante la lotta contro l'oppressione nazi-fascista, la popolazione di Urbania, coraggiosamente, a costo di dure rappresaglie, sosteneva le proprie formazioni partigiane dando cospicuo contributo di combattenti, sangue generoso, distruzioni e sofferenze subite, alla causa della libertà della Patria. — Zona di Urbania, gennaio-luglio 1944.[2]

Croci di Guerra[modifica | modifica wikitesto]

Croce di guerra al valor militare BAR.svg

Durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo aver subito per lunghi mesi coercizioni, soprusi e violenze di ogni genere, intraprese la lotta contro l'occupante ed affrontò, sereno, il martirio delle rappresaglie. Caddero i suoi Figli migliori, ma la popolazione dolorante sopportò stoicamente la più dura tragedia ben meritando dalla Patria - Sarsina, maggio/settembre 1944.
5 marzo 1958

Episodi significativi[modifica | modifica wikitesto]

Eccidi e rappresaglie nazisti[modifica | modifica wikitesto]

1. Forlì, 14 gennaio 1944, 2 fucilati
2. Forlì, 24 marzo 1944, 5 fucilati
3. Fragheto di Casteldelci, 7 aprile 1944, 30 trucidati (Eccidio di Fragheto)
4. Casteldelci, 7 aprile 1944, 5 fucilati
5. le Fontanelle, 13 aprile 1944, 6 fucilati
6. Vallucciole, 13 aprile 1944, 108 trucidati (Eccidio di Vallucciole)
7. Castagno d'Andrea, 14 aprile 1944, 7 trucidati (Eccidio di Castagno)
8. Valdonetto, 16 aprile 1944, 10 fucilati
9. Stia, 17 aprile 1944, 17 fucilati
10. Cesena-Martorano, 29 aprile 1944, 9 trucidati
11. Bertinoro, 1º maggio 1944, 5 fucilati
12. Predappio, 10 giugno 1944, 2 fucilati
13. Forlì-Campo d'aviazione, 29 giugno 1944, 10 fucilati
14. Cigno, 17 luglio 1944, 4 fucilati
15. Cesena-San Giorgio, 1944, 4 impiccati
16. Tavolicci, 22 luglio 1944, 64 trucidati (Eccidio di Tavolicci)
17. San Piero in Bagno-Passo del Carnaio, 25 luglio 1944, 27 fucilati (Eccidio del Carnaio)
18. Forlì-Pievequinta, 26 luglio 1944, 10 fucilati (Strage di Pievequinta)
19. Longiano, 4 agosto 1944, 3 fucilati
20. Cesena-Gattolino, 1944, 2 fucilati
21. Castrocaro, 13 agosto 1944, 2 fucilati
22. Castrocaro, 14 agosto 1944, 5 fucilati
23. Forlì, 18 agosto 1944, 4 impiccati
24. Cesena-Ruffio, 18 agosto 1944, 8 fucilati (Eccidio del ponte di Ruffio)
25. Cesena-San Giorgio, 21 agosto 1944, 2 fucilati
26. Pieve di Rivoschio, 20 agosto 1944, 3 fucilati
27. Meldola, 21 agosto 1944, 18 trucidati
28. Pieve di Rivoschio, 21 agosto 1944, 2 fucilati
29. Civitella, 23 agosto 1944, 6 fucilati
30. Forlì-Prati della Minarda, 1944, 4 impiccati
31. Cesena, 3 settembre 1944, 8 fucilati
32. Forlì-Campo d'aviazione, 5 settembre 1944, 18 fucilati (Strage dell'aeroporto)
33. Forlì-Campo d'aviazione, 17 settembre 1944, 7 fucilati
34. Galeata, 7 settembre 1944, 3 sgozzati
35. Forlì-San Tomè, 1944, 6 impiccati
36. Forlì-Campo d'aviazione, 24 settembre 1944, 10 fucilati
37. Santa Sofia, 26 settembre 1944, 9 trucidati
38. Sarsina, 26 settembre 1944, 6 uccisi
39. Sarsina, 28 settembre, 5 trucidati
40. Sarsina, 28 settembre, 9 fucilati
41. Cesena-Madonna dell'Albero, 1944, 6 trucidati
42. Civitella, 3 ottobre 1944, 8 fucilati
43. Cesena-Carpineta, 4 ottobre 1944, 4 fucilati
44. Forlì-Vecchiazzano, 7 novembre 1944, 9 trucidati
per un totale di 492 vittime dal gennaio al novembre 1944.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Romagna e i generali inglesi, cit. in bibliografia.
  2. ^ Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - n. 226, del 20-8-1977.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, La Pietra, Milano, 1968.
  • Maurizio Balestra, L'8.a Brigata Garibaldi «Romagna», in "Studi Romagnoli", LIII, Società di Studi Romagnoli, Cesena, 2005.
  • Arrigo Boldrini, Diario di Bulow, Vangelista, Milano, 1985.
  • Ennio Bonali - Dino Mengozzi, a cura di, La Romagna e i generali inglesi, Franco Angeli, Milano, 1982.
  • Gian Franco Casadio-Rossella Cantarelli, La Resistenza nel Ravennate, Edizioni del girasole, Ravenna, 1980.
  • Cesare De Simone, Gli anni di Bulow, Mursia, Milano, 1996.
  • Sergio Flamigni - Luciano Marzocchi, Resistenza in Romagna, La Pietra, Milano, 1969.
  • Luciano Foglietta - Boris Lotti, Tra "Bande" e "Bandi", Guerra sulla "Linea Gotica", Cooperativa Culturale Reduci Combattenti e Partigiani di Santa Sofia, 1995.
  • Mauro Galleni, Ciao, russi, Marsilio, Venezia, 2001, p. 93 e ss.
  • Gianni Giadresco, Guerra in Romagna 1943-1945, Il Monogramma, Ravenna, 2004.
  • Natale Graziani, Il comandante Libero Riccardi capo della Resistenza armata nella Romagna appenninica, in "Studi Romagnoli", LV, Società di Studi Romagnoli, Cesena, 2004, p. 243 e ss.
  • Istituto Storico della Resistenza di Ravenna, a cura di Luciano Casali, Il Movimento di Liberazione a Ravenna (Catalogo N.2: 1943/1945, dattiloscritti e manoscritti), Ravegnana, Ravenna, 1965.
  • Istituto Storico Provinciale della Resistenza - Forlì, L'8.a Brigata Garibaldi nella Resistenza - 2 voll., La Pietra, Milano, 1981.
  • Richard Lamb, War in Italy 1943-1945, A Brutal Story, Saint Martin's Press, New York, 1994.
  • Guglielmo Marconi (Paolo), Vita e ricordi sull'8.a Brigata romagnola, Maggioli, Rimini, 1985 (con introduzione critica di Lorenzo Bedeschi).
  • Philip Neame, "Playing with Strife, The Autobiografy of A Soldier", George G. Harrap, 1947
  • Giampaolo Pansa, I gendarmi della memoria, Sperling & Kupfer, Milano, 2007, p. 429 e ss.
  • Quaderni dell'ANPPIA, Antifascisti nel casellario politico centrale, 20 voll., ANPPIA, Roma, 1992.
  • Tigre (Terzo Larice), a cura di Maurizio Balestra, Diario e ricordi del II Battaglione, Tosca, Cesena, 1997.
  • Giorgio Fedel, Storia del Comandante Libero. Vita, uccisione e damnatio memoriae del fondatore della Brigata partigiana romagnola, Milano, Fondazione Comandante Libero, 2013, ISBN 9788890601828 ([10]).
  • Giorgio Fedel, La prima Resistenza armata in Italia alla luce delle fonti britanniche e tedesche, con prefazione di Antonio Varsori, Milano, Fondazione Comandante Libero, 2014, ISBN 9788890601873

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

  • Silvia Di Natale, L'ombra del cerro, Feltrinelli, Milano, 2005

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]