Eccidio di Tavolicci

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Eccidio di Tavolicci
Tipocrimine di guerra
Data22 luglio 1944
LuogoTavolicci, presso Verghereto
StatoItalia Italia
Obiettivopopolazione civile
ResponsabiliIV battaglione di Freiwilligen-Polizei-Bataillon Italia
Motivazionerappresaglia
Conseguenze
Morti64

L'eccidio di Tavolicci si verificò il 22 luglio 1944 nella piccola frazione montana appenninica situata nel comune di Verghereto, in provincia di Forlì-Cesena.

La strage[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 luglio 1944, i nazi-fascisti trucidarono 64 civili, di cui 19 bambini di età inferiore ai 10 anni, e poi donne e anziani[1].

Le vittime furono sorprese all'alba e rinchiuse in una casa al centro del paese, dove vennero arse vive. I capi famiglia, una decina, dopo essere stati costretti ad assistere al massacro dei familiari, furono condotti nella vicina località di Campo del Fabbro, dove furono torturati e poi uccisi. Nel tragitto i reparti operanti continuarono la rappresaglia, incendiando le case e uccidendo le persone che trovarono.

Pochissimi furono i superstiti, che riuscirono a salvarsi perché creduti morti, oppure perché fuggirono da una finestra, durante l'incendio della casa.

Le manifestazioni in memoria dell'eccidio si tengono il 22 luglio di ogni anno.

I responsabili[modifica | modifica wikitesto]

Le motivazioni e gli artefici dell'eccidio sono stati a lungo sconosciuti e oggetto di discussione. I documenti storici sono fra loro contrastanti. Le fonti ufficiali avevano attribuito la responsabilità a militi fascisti e a elementi della polizia tedesca[2], alle SS tedesche[3], a militi fascisti travestiti da tedeschi[4] e perfino a gruppi di sbandati slavi. In una lettera all'ambasciatore tedesco, Mussolini accusò le SS di aver ucciso circa 70 persone a Tavolicci. Accusa respinta da alcuni documenti dell'esercito tedesco, che addossavano la responsabilità a reparti della GNR di Sant'Agata Feltria e a un distaccamento di SS italiane. Anche il processo tenutosi presso la Corte d'Assise straordinaria di Forlì, nel 1947, si concluse con un nulla di fatto.

La ricostruzione più accurata dell'eccidio, che comprende le testimonianze dei sopravvissuti, e un'interpretazione delle motivazioni elaborata attraverso l'analisi dei documenti storici e delle fonti orali, è stata fatta da Roberto Branchetti e dai ricercatori dell'Istituto Storico della Resistenza di Forlì-Cesena e pubblicata nel volume: Tavolicci e l'area dei Tre Vescovi. Una comunità pietrificata dalla guerra.

Nel 2004, David Becchetti, Antonio Scaramella e Daniel Visintin realizzarono sulla strage il documentario 22 luglio 1944: una memoria, andato in onda su Planet (circuito Sky).

I documenti più recenti, non più secretati dalla fine del 2004, hanno finalmente individuato la responsabilità materiale dell'esecuzione della strage da parte del IV battaglione di Freiwilligen-Polizei-Bataillon Italia (le SS italiane, volontari che servivano direttamente nell'esercito nazista).[5]

Nel dicembre 2015 Valentina Giovanardi realizza il documentario I BAMBINI DI TAVOLICCI ( https://www.youtube.com/watch?v=MdsOAC1PV7E) che raccoglie le interviste di alcuni bambini sopravvissuti alla notte del 22 luglio 1944 e rivela le importanti recenti scoperte sulle dinamiche e sulle responsabilità materiali della strage.

Il riconoscimento ufficiale[modifica | modifica wikitesto]

Per questi fatti, con un decreto dell'8 marzo 2001[6] il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha conferito la medaglia d'oro al merito civile al Comune di Verghereto con la seguente motivazione:

«Ritenuto nascondiglio dei partigiani, durante l'ultimo conflitto mondiale, fu oggetto della feroce e cieca rappresaglia dei fascisti e dei tedeschi che trucidarono sessantaquattro suoi cittadini in maggioranza anziani, donne e bambini, distrussero l'intero centro abitato, causando un gran numero di feriti»

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il più vecchio si chiamava Domenico Baccellini, ed aveva 85 anni, mentre il più giovane era Pietro Gabrielli, che aveva solo 14 giorni. Cf. Domenica 22 luglio il Comune di Forlì partecipa al 68º Anniversario delle stragi del Carnaio e di Tavolicci
  2. ^ Fonti della Guardia Nazionale Repubblicana - GNR.
  3. ^ Un appunto riservato per il Duce.
  4. ^ Fonti partigiane
  5. ^ TAVOLICCI VERGHERETO 22.07.1944, su straginazifasciste.it. URL consultato il 22 settembre 2020.
  6. ^ G.U. n.138 del 16/06/2001.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Bonali - R. Branchetti - V. Flamigni - S. Lolletti, Tavolicci e l'area dei Tre Vescovi. Una comunità pietrificata dalla guerra, Il Ponte Vecchio, Cesena, 1994, II edizione 2000.
  • AA.VV., 1944. Stragi naziste e fasciste sull'Appennino tosco romagnolo, a cura dell'Istituto di Storia della Resistenza e dell'Età contemporanea di Forlì-Cesena, Il Ponte Vecchio, Cesena, 2003.
  • M. Balestra, Un'altra ipotesi su Tavolicci, in M. Balestra - C. Riva, Dalle perplessità dell'8 settembre alla resistenza, Stilgraf, Cesena, 2007.
  • M. Renzi, Tavolicci 22 luglio 1944, Il Ponte Vecchio, Cesena, 2008.
  • T. Rovatti, Fra politiche di violenza e aspirazioni di giustizia. La popolazione civile vittima delle stragi di Monchio e Tavolicci (1943-45), Carocci, Roma 2009.