Galeata
| Galeata comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Francesca Pondini (lista civica di centro-destra) dal 15-5-2023 |
| Territorio | |
| Coordinate | 44°00′N 11°55′E |
| Altitudine | 237 m s.l.m. |
| Superficie | 63,13 km² |
| Abitanti | 2 574[1] (31-5-2026) |
| Densità | 40,77 ab./km² |
| Frazioni | Buggiana, Pianetto, Sant'Ellero, San Zeno, Strada San Zeno, Versara, Val di Francia, Pantano |
| Comuni confinanti | Civitella di Romagna, Predappio, Premilcuore, Rocca San Casciano, Santa Sofia |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 47010 |
| Prefisso | 0543 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 040014 |
| Cod. catastale | D867 |
| Targa | FC |
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media)[2] |
| Cl. climatica | zona E, 2 438 GG[3] |
| Nome abitanti | galeatesi |
| Patrono | sant'Ellero di Galeata |
| Giorno festivo | 15 maggio |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Galeata (Gagliêda in romagnolo) è un comune italiano di 2 574 abitanti[1] della provincia di Forlì-Cesena in Emilia-Romagna. Uno dei comuni storici della Romagna toscana, fino al 1923 ha fatto parte della provincia di Firenze.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Preistoria ed età romana
[modifica | modifica wikitesto]Le più antiche tracce di frequentazione della valle del Bidente risalgono alla preistoria e alla protostoria, come documentano materiali litici e ceramici provenienti da insediamenti sparsi lungo il medio e alto corso del fiume, oggi conservati nel Museo civico 'Mons. Domenico Mambrini'.[4][5]
In età protostorica l'area fu occupata da comunità umbre, inserite in una rete di scambi che metteva in relazione l'Appennino con la pianura e l'Adriatico.[6] Fra il VI e il IV secolo a.C. le popolazioni umbre della valle del Bidente si concentrarono sul pianoro a nord dell'attuale abitato, dando origine al centro di Mevanìola, la cui denominazione richiama l'antica città umbra di Mevania (odierna Bevagna).[7]
Dopo la conquista romana della regione, il centro fu elevato a municipium, inserito nella rete urbana dell'Italia nordorientale. La città romana di Mevanìola, identificata nel 1934 da monsignor Domenico Mambrini grazie al rinvenimento di mosaici pavimentali in località Monastero, presentava un impianto articolato a terrazze, con edifici pubblici disposti lungo un asse viario principale sul quale si affacciavano il foro, le terme e un teatro di impianto ellenizzante risalente al I secolo a.C..[8][9][10]
L'economia si fondava su agricoltura, allevamento e sfruttamento delle risorse boschive, favorite dalla posizione strategica sui percorsi che collegavano la valle del Bidente con la Valle del Savio e l'Appennino tosco-romagnolo.[11] Con la crisi dell'Impero romano d'Occidente e le invasioni barbariche del V secolo, il centro urbano andò incontro a un progressivo declino. Le devastazioni e l'insicurezza determinarono l'abbandono parziale di Mevanìola e il riutilizzo di strutture e materiali edilizi per la costruzione di nuovi insediamenti posti in posizione più facilmente difendibile lungo il fondovalle, dove si sviluppò l'abitato che darà origine a Galeata.[12][13]
Alto Medioevo: sant'Ellero e la signoria monastica
[modifica | modifica wikitesto]Intorno al 490 la tradizione agiografica colloca la fondazione dell'abbazia di Sant'Ellero sul rilievo che domina l'attuale abitato, da parte del monaco sant'Ellero, di origine umbra.[14]
Il monastero, sorto in prossimità di un'importante via di transito appenninica, divenne rapidamente un centro di spiritualità, cultura e potere fondiario.[15]
Tra l'alto Medioevo e l'XI secolo l'abbazia di Sant'Ellero, eretta in diocesi nullius, esercitò la giurisdizione spirituale e temporale su un territorio organizzato in pievi e cappellanie, controllando anche una rete di presidi fortificati che vigilavano sui percorsi di crinale e sui guadi del Bidente.[16] Nel corso del basso Medioevo l'autorità del monastero entrò in tensione con i poteri comitali e con l'espansione delle città toscane.
Basso Medioevo e affermazione dello Stato mediceo
[modifica | modifica wikitesto]Fra il XIII e il XV secolo il territorio di Galeata fu coinvolto nel consolidamento del dominio fiorentino sull'Appennino: l'area venne inquadrata entro la giurisdizione politico-amministrativa dello Stato mediceo, pur conservando per lungo tempo assetti signorili legati all'abbazia e a famiglie feudali locali.[17][18]
Nel medesimo periodo il sistema insediativo della valle si riorganizzò attorno a poli fortificati quali il castello di Pianetto, posto a controllo della strada di fondovalle e della via di crinale verso la Toscana, e il nucleo di Galeata, che assunse progressivamente il ruolo di centro amministrativo e mercatale di riferimento per il territorio circostante.[6]
Età moderna: i Ceccoli tra Galeata e Pianetto
[modifica | modifica wikitesto]Nel corso dell'età moderna le politiche di controllo territoriale dei Medici sulla Romagna toscana portarono al rafforzamento del ruolo di famiglie laiche fedeli alla corte fiorentina, chiamate a presidiare la fascia di confine tra Toscana e Stato Pontificio.[19][20] In questo quadro la famiglia Ceccoli, stabilmente radicata tra Galeata e Pianetto fin dal XVI secolo, consolidò progressivamente la propria influenza nel territorio, legando il proprio nome al castello, a estesi fondi agricoli e alla gestione di interessi locali.[21][22]
I Ceccoli sono ricordati come importanti possidenti della valle del Bidente, impegnati nella gestione di poderi, mulini e boschi e nella promozione di interventi sulla viabilità locale, in particolare lungo gli assi che collegavano Galeata al Mugello e alla Val di Sieve.[23]
Anche grazie ad alleanze matrimoniali e a relazioni con ambienti della Curia romana e della nobiltà toscana e pontificia, la famiglia consolidò il proprio status nobiliare, venendo a far parte della nobiltà della Romagna toscana e inserendosi stabilmente nel ceto aristocratico territoriale legato all'orbita fiorentina.[24][25]
A livello locale i Ceccoli costituirono fino alla fine dell'ancien régime un importante punto di riferimento per la mediazione tra comunità rurali, amministrazione granducale e autorità ecclesiastiche, in particolare per le questioni agrarie, fiscali e amministrative. Gli atti comunitativi e catastali ottocenteschi ricordano ancora la famiglia tra i maggiori proprietari fondiari del territorio di Galeata e Pianetto, protagonista di quella aristocrazia terriera che accompagnò il passaggio dalle strutture d'età moderna alle nuove istituzioni comunali tra età leopoldina e Risorgimento.[26][27]
Dalle riforme leopoldine all'Unità d'Italia
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1785 papa Pio VI accolse la richiesta del granduca Pietro Leopoldo e soppresse la diocesi nullius di Sant'Ellero, aggregandone il territorio alla diocesi di Sansepolcro.[15][28] La riforma leopoldina si inserì in un più ampio ridisegno degli assetti ecclesiastici e civili del granducato, che interessò anche la valle del Bidente e il territorio di Galeata.
Con la crisi dell'età napoleonica e la restaurazione lorenese, Galeata conservò l'assetto agricolo e montano che l'aveva caratterizzata nel corso dell'età moderna. Nel 1859 la caduta del Granducato di Toscana e l'annessione al Regno di Sardegna, cui seguì nel 1861 la nascita del Regno d'Italia, portarono la Romagna toscana sotto la provincia di Firenze, fino al 1923, quando il governo fascista trasferì Galeata alla provincia di Forlì, poi provincia di Forlì-Cesena.[29]
Seconda guerra mondiale
[modifica | modifica wikitesto]Durante la seconda guerra mondiale il territorio di Galeata si trovò lungo la Linea Gotica e fu teatro di duri scontri tra le truppe tedesche e le formazioni partigiane delle Brigate Garibaldi. Il paese subì bombardamenti e distruzioni, e numerosi abitanti furono coinvolti nella resistenza locale.[30][31]
Età contemporanea
[modifica | modifica wikitesto]Nel dopoguerra Galeata avviò una lenta ma significativa ricostruzione, grazie anche alla valorizzazione del suo patrimonio storico e archeologico. Negli anni Sessanta furono condotti importanti scavi nell'area di Mevaniola, che riportarono alla luce resti monumentali e materiali oggi conservati nel Museo civico Mambrini di Pianetto.[32]
Dalla seconda metà del XX secolo il comune ha mantenuto una vocazione prevalentemente agricola e culturale, divenendo meta di turismo storico e naturalistico. Oggi Galeata è parte dell'Unione dei comuni della Romagna forlivese e rappresenta uno dei centri più importanti per lo studio della Romagna toscana, con una vita culturale attiva, numerose iniziative di valorizzazione del territorio e una rete museale che comprende l'Abbazia di Sant'Ellero, l'area archeologica di Mevaniola e il borgo di Pianetto.[33][34]
Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]Il centro storico di Galeata conserva l'assetto urbanistico originario di borgo medievale della Romagna toscana, caratterizzato da edifici porticati e da un tessuto architettonico omogeneo di gusto toscano. Le principali vie, IV Novembre e Ferdinando Zanetti, sono fiancheggiate da portici ad archi a tutto sesto, con case in laterizio e pietra serena, e costituiscono l'asse viario dell'antico abitato.[35][36]
Architetture religiose
[modifica | modifica wikitesto]Chiesa di San Pietro
[modifica | modifica wikitesto]La chiesa principale di Galeata è la chiesa di San Pietro, in stile neogotico, con facciata in laterizio e rosone centrale. Un'iscrizione lapidea sulla facciata testimonia la fondazione medievale dell'edificio, risalente al periodo romanico. All'interno sono conservate opere lignee e tele di scuola romagnola del XVIII secolo.[37]
Chiesa della Madonna dell'Umiltà
[modifica | modifica wikitesto]La chiesa della Madonna dell'Umiltà sorge nel centro del paese e custodisce, in un altare barocco recentemente restaurato, l'immagine della Madonna, compatrona di Galeata insieme a Sant'Ellero. L'edificio, di origine seicentesca, presenta una navata unica con decorazioni a stucco e pale d'altare di scuola forlivese.[38]
Abbazia di Sant'Ellero
[modifica | modifica wikitesto]L'abbazia di Sant'Ellero, situata su un colle che domina la valle del Bidente, fu fondata tra il V e il VI secolo dal monaco Sant'Ellero, divenendo nei secoli un importante centro religioso e culturale dell'Appennino tosco-romagnolo. La chiesa conserva la cripta con il sarcofago del santo, colonne romane di reimpiego e un portale marmoreo del XII secolo.[39][40]
Chiesa di Santa Maria del Pantano
[modifica | modifica wikitesto]La Chiesa di Santa Maria del Pantano è una delle più antiche pievi rurali del territorio forlivese. Situata nei pressi del fiume Bidente, è documentata già nell'VIII secolo e conserva un impianto preromanico a navata unica, con abside semicircolare e copertura lignea. All'interno sono visibili frammenti di affreschi trecenteschi e un fonte battesimale romanico in pietra locale.[41]
Architetture civili
[modifica | modifica wikitesto]In via IV Novembre si trova il palazzo che fu sede della curia abbaziale di Sant'Ellero fino al 1787, nel quale è murato lo stemma del cardinale Pietro Aldobrandini, abate commendatario e arcivescovo di Ravenna.[42]
Tra gli edifici di rilievo figurano il Palazzo dell'Opera Madonnina del Grappa, con facciata decorata; il Palazzo Cenni, che ricorda la visita del granduca Pietro Leopoldo II nel 1834; e il Palazzo Zanetti, in cui lo stesso granduca sostò nel 1777. Altri esempi notevoli sono il Palazzo Bardi, il Palazzo Angeloni e il Palazzo Versari, tutti decorati con stemmi gentilizi delle famiglie proprietarie.[43]
Il Palazzo del Podestà, costruito nel 1636 e ricostruito integralmente nel XVII secolo, presenta una facciata a due piani con portico sottostante e triplice archeggiatura a tutto sesto, scandita da pilastri in pietra. Al centro si trova il Marzocco fiorentino del 1642, leone in pietra che regge lo stemma comunale. Il piano superiore, con tre finestroni in bugnato gentile, fu restaurato nel 1890.[44]
Accanto al palazzo sorge la torre civica, costruita in pietra serena e dotata di orologio, documentato dal 1613. Ristrutturata nel 1778 e nel 1844, è coronata da una cupola a bulbo ed è considerata uno dei simboli di Galeata.[45]
Davanti alla torre si trova una colonnina in marmo bianco che sostiene una croce bizantina scolpita su entrambi i lati, con raffigurazioni dell'Agnello mistico e della mano benedicente. La croce, databile al XII secolo, si trovava all'ingresso dell'antica via Gallica, tuttora percorribile con la pavimentazione originaria in ciottoli di fiume.[46]
Teatro Comunale
[modifica | modifica wikitesto]Il Teatro Comunale di Galeata fu costruito nel XIX secolo in stile neoclassico e dedicato al tenore forlivese Carlo Zampighi. L'interno, a pianta ellittica, presenta decorazioni a stucco e un soffitto affrescato con motivi floreali. Restaurato nel 2015, è oggi sede di attività culturali, spettacoli teatrali e concerti.[47][48]
Siti archeologici
[modifica | modifica wikitesto]A nord dell'abitato, nei pressi di Pianetto, si trova l'area archeologica di Mevaniola, antica città romana con resti del foro, delle terme e di un teatro di tipo ellenistico. Gli scavi, condotti dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, hanno restituito strutture di epoca imperiale e reperti oggi esposti al Museo civico e archeologico "Mambrini".[49]
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]Abitanti censiti[50]

Etnie e minoranze straniere
[modifica | modifica wikitesto]Galeata è il comune dell'Emilia-Romagna con la percentuale più alta di residenti stranieri (21%). Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 508 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:
Cultura
[modifica | modifica wikitesto]Musei
[modifica | modifica wikitesto]Museo civico e archeologico "Domenico Mambrini"
[modifica | modifica wikitesto]
Sito nella frazione Pianetto (a due km da Galeata) raccoglie il materiale scavato su iniziativa dell'arciprete mons. Domenico Mambrini (1879-1944). Appassionato di studi archeologici ed archivistici, a lui si deve l'esatta ubicazione del sito archeologico della città romana di Mevaniola[51]. Il museo è organizzato in due sezioni:
- Sezione archeologica: sono esposti manufatti dalle civiltà villanoviana ed umbra fino all'età bizantina. Nel museo è conservata una chiave onoraria risalente al I secolo d.C. simboleggiante il potere della città. Se ne ha solamente un altro esempio in tutta Italia[51].
- Sezione storico-artistica: sono esposte ceramiche, dipinti e affreschi, tra cui la Madonna dell'Umiltà, patrona di Galeata, databile al 1330 circa.
Infrastrutture e trasporti
[modifica | modifica wikitesto]Galeata è attraversata dalla S.P. 310 "Bidentina" che collega la Romagna con la Toscana, e dista 34 km da Forlì e 35 km da Cesena.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
- ↑ Museo civico 'Mons. Domenico Mambrini', su Patrimonio culturale Emilia-Romagna. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ Museo Civico Mambrini di Galeata, su Geometrie fluide. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- 1 2 Galeata (FC), contesto storico-archeologico, su Patrimonio culturale Emilia-Romagna. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ Mevaniola, su Treccani - Enciclopedia dell'arte antica. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ La città romana di Mevaniola, su Ministero della Cultura - Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ L'antica Mevaniola, su Geometrie fluide. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ Città romana di Mevaniola, su Comune di Galeata. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ Galeata - Storia e curiosità, su Appennino Romagnolo. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ Città romana di Mevaniola, su FAI - Fondo Ambiente Italiano. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ Museo civico 'Mons. Domenico Mambrini' - scheda catalografica, su Patrimonio culturale Emilia-Romagna. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ Abbazia di Sant'Ellero a Galeata, su Romanico in Emilia-Romagna. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- 1 2 Santuario di Sant'Ellero, su Rete dei Santuari Mariani d'Italia. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ Abbazia di Sant'Ellero, monumento di grande rilevanza storico-artistica, su RomagnaPost, 29 aprile 2021. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ La Romagna toscana, su TuttaToscana. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ Storia, vestigia e territorio della Romagna toscana, su Romagna Toscana Turismo. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ Ferdinando Zanzani, La Romagna toscana dal Medioevo all'età moderna, Firenze, Leo S. Olschki, 1977, pp. 215-240.
- ↑ Giuseppe Lipparini, Monasteri e pievi della Romagna toscana, Bologna, Clueb, 1989, pp. 80-95.
- ↑ Domenico Mambrini, Galeata nella storia e nell'arte, Santa Sofia di Romagna, Tipografia Savigni, 1932, pp. 145-168.
- ↑ SIUSA - Archivi storici della Romagna toscana (sezioni Galeata e Sant'Ellero), su Ministero della Cultura. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ Domenico Mambrini, Galeata nella storia e nell'arte, Santa Sofia di Romagna, Tipografia Savigni, 1932, pp. 169-188.
- ↑ Archivio Centrale dello Stato, fondo Ministero dell'Interno, titoli nobiliari (secc. XVIII-XIX), su Ministero della Cultura. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ Luciano Chiappini, I titoli nobiliari in Italia, Milano, De Vecchi, 1991, pp. 112-118.
- ↑ Comune di Galeata, fondo storico (secc. XVIII-XX), su SIUSA - Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ Andrea Emiliani, Architettura e paesaggio nella Romagna toscana, Ferrara, Edisai, 2004, pp. 95-102.
- ↑ Abbazia di Sant'Ellero, monumento di grande rilevanza storico-artistica, su RomagnaPost. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ Storia della Romagna toscana, su Romagna Toscana Turismo. URL consultato il 9 dicembre 2025.
- ↑ Luciano Casali, Romagna in guerra: 1943–1945, Il Ponte Vecchio, 2005, p. 122.
- ↑ Luoghi della Resistenza a Galeata, su ANPI Nazionale. URL consultato il 9 novembre 2025.
- ↑ Museo civico Mambrini, su Comune di Galeata. URL consultato il 9 novembre 2025.
- ↑ Unione dei Comuni della Romagna Forlivese - Comune di Galeata, su Unione della Romagna Forlivese. URL consultato il 9 novembre 2025.
- ↑ Galeata, storia e cultura della Romagna toscana, su Emilia Romagna Turismo. URL consultato il 9 novembre 2025.
- ↑ Andrea Emiliani, Architettura e paesaggio nella Romagna toscana, Clueb, 1986, p. 47.
- ↑ Galeata, borgo storico e architetture toscane, su Emilia-Romagna Turismo. URL consultato il 9 novembre 2025.
- ↑ Parrocchia di San Pietro Apostolo e Madonna dell'Umiltà, su Diocesi di Forlì-Bertinoro. URL consultato il 9 novembre 2025.
- ↑ Paolo Cortesi, Arte sacra nella Diocesi di Forlì-Bertinoro, Edizioni del Monte, 2012, p. 84.
- ↑ Luigi Tonini, Storia civile e religiosa della Romagna, Tipografia Marabini, 1841, p. 210.
- ↑ Abbazia di Sant'Ellero di Galeata, su Turismo Emilia-Romagna. URL consultato il 9 novembre 2025.
- ↑ Chiesa di Santa Maria del Pantano, su Emilia-Romagna Turismo. URL consultato il 9 novembre 2025.
- ↑ Francesco Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1927, p. 284.
- ↑ Carlo Bazzocchi, La Romagna toscana e le sue architetture civili, Longo Editore, 1998, p. 113.
- ↑ Giovanni Rimondini, Palazzi e torri della Romagna storica, Clueb, 2002, p. 92.
- ↑ Torre civica e Palazzo del Podestà di Galeata, su Unione dei Comuni della Romagna Forlivese. URL consultato il 9 novembre 2025.
- ↑ Paolo Racagni, Scultura medievale nella Romagna toscana, Edizioni del Monte, 2009, p. 54.
- ↑ Il Teatro Comunale di Galeata intitolato a Carlo Zampighi, su Forlì Today, 22 novembre 2015. URL consultato il 9 novembre 2025.
- ↑ Galeata. Teatro Comunale, su Provincia di Forlì-Cesena. URL consultato il 22 novembre 2015 (archiviato dall'url originale il 16 febbraio 2017).
- ↑ Area archeologica di Mevaniola, su Ministero della Cultura. URL consultato il 9 novembre 2025.
- ↑ Dati tratti da:
- Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (PDF), su ebiblio.istat.it, ISTAT.
- Popolazione residente per territorio – serie storica, su esploradati.censimentopopolazione.istat.it.
Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
- 1 2 Paola Tassinari, Quel gioiello del Mambrini, in La Voce di Romagna, 8 giugno 2014.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Ellero Leoncini, L'abbazia di Sant'Ellero nel XIV centenario della morte del suo fondatore, 15 maggio 1958., Società Poligrafica Editoriale, Città di Castello, 1958.
- Ellero Leoncini, con prefazione di Piero Bargellini, L'abbazia di Sant'Ellero., Tip. Moderna F.lli Zauli, Castrocaro Terme, 1981.
- Società di studi romagnoli. A cura di, Galeata: i monumenti, il museo, gli scavi di Mevaniola., La Fotocromo Emiliana, Bologna, giugno 1983.
- Paolo Bolzani, Idea di Galeata, ambiente archeologia architettura., nuova tipografia snc, Forlimpopoli, 1997.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su comune.galeata.fc.it.
- Sito ufficiale del museo civico Mambrini., su museocivicomambrini.it.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 151373715 · LCCN (EN) n88056172 · J9U (EN, HE) 987007560272005171 |
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