Sauro Babini

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Sauro Babini (Roncalceci, 24 dicembre 1925San Martino in Gattara, 16 marzo 1944) è stato un partigiano e antifascista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studente, militante nelle file della Resistenza nel ravennate sin dai primi giorni successivi all'Armistizio dell'8 settembre 1943, a meno di diciannove anni "Cetriolo" (questo il suo curioso nome di battaglia) era già comandante dei GAP operanti nella zona delle Ville Disunite ed autore di azioni audaci ed intelligenti contro i nazifascisti.

Nella primavera del 1944, durante una marcia di trasferimento con alcuni volontari in direzione della base appenninica in cui era dislocata la 8ª Brigata Garibaldi Romagna di cui era entrato a far parte, il suo gruppo si imbatté inaspettatamente in un reparto nazista in località San Martino in Gattara, vicino a Brisighella. Seppur in condizioni di manifesta inferiorità, egli affrontò lo scontro, sbarrando il passo ai nemici: con l'intento di dare il tempo necessario ai suoi compagni di mettersi in salvo, Babini rimase da solo a lungo con il suo mitragliatore a sostenere il combattimento, finché inevitabilmente soccombette, permettendo ai partigiani di raggiungere incolumi l'obiettivo. I suoi funerali verranno celebrati esattamente un anno dopo a Roncalceci, sua città natale, con una forte partecipazione popolare ed alla presenza di Arrigo Boldrini.

In suo onore nel 1944 fu intitolato un distaccamento della 28ª Brigata Garibaldi "Mario Gordini", comandata da Arrigo Boldrini, operante nelle Ville Disunite e nei territori di Russi, Bagnacavallo e Fusignano.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Gappista giovanissimo, audace e intelligente. Comandante dei G.A.P. di Ville Disunite. Studiò e realizzò azioni armate e di sabotaggio su vasta scala contro i tedeschi e i fascisti. Insofferente della vita sacrificata cui era costretto nel piano, volle salire a combattere il nemico a viso aperto, sulle montagne. Mentre stava raggiungendo la zona presidiata dall'8ª Brigata Garibaldi "Romagna", venne attaccato da preponderanti forze nazifasciste. Non esitò ad accettare combattimento. Stretto al fucile mitragliatore sostenne da solo e allo scoperto per oltre un'ora l'attacco nemico, permettendo ai compagni di ritirarsi finché, colpito al petto da una raffica di mitra, s'alzò in piedi urlando: "Viva l'Italia! viva i partigiani!" e cadde avvinghiato all'arma fedele, nella morte gloriosa.»

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G.Franco Casadio, Rossella Cantarelli. La Resistenza nel Ravennate. Edizioni del girasole, Ravenna, 1980
  • Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, voce "Sauro Babini''. La Pietra, Milano, 1968
  • Arrigo Boldrini. Diario di Bulow. Pagine di lotta partigiana 1943-1945. Vangelista, Milano, 1985
  • Guido Nozzoli, Quelli di Bulow. Cronache della 28ª Brigata Garibaldi. Editori Riuniti, 1957 (terza edizione: 2005).
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