Gina Borellini

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Gina Borellini
Gina Borellini.jpg

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature I, II, III
Gruppo
parlamentare
Comunista
Incarichi parlamentari
  • I
    • Componente della V commissione difesa
  • II
    • Componente della VIII commissione trasporti
    • Componente della I commissione affari interni
  • III
    • Componente della XIV commissione igiene e sanità pubblica
    • Componente della commissione speciale per l'esame delle proposte di legge NN.82 E 945 e della proposta di inchiesta parlamentare N. 1797, concernenti le abitazioni della gente rurale
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Comunista Italiano
Professione Impiegata

Gina Borellini (San Possidonio, 24 ottobre 1919Modena, 2 febbraio 2007) è stata una partigiana e politica italiana, medaglia d'oro al valor militare.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nasce a San Possidonio, in provincia di Modena, nel 1919 da una famiglia di agricoltori. Nel 1935 si sposa a soli 16 anni con Antichiano Martini, falegname ventiseienne. Il 28 giugno 1938 morì all'età di appena due anni il primo figlio, mentre nel 1939 nacque il secondogenito Euro.[1]

Mentre il marito bersagliere è costretto a partire per il fronte libico, Gina Borellini dovette sostenere tutta la famiglia lavorando nella monda del riso in Piemonte. Nel 1943 fu tra le organizzatrici di un grande sciopero delle mondine nella provincia di Novara.[2]

Dopo l'8 settembre 1943, partecipò attivamente insieme al marito (ritornato convalescente dal fronte) Resistenza come staffetta partigiana e soccorrendo militari sbandati.

Il 22 febbraio 1944, insieme al marito, venne catturata, arrestata e torturata dai fascisti. Dopo la fucilazione del marito avvenuta il 19 marzo 1945 in Piazza d'Armi a Modena,[3] Gina Borellini entra nella Brigata "Remo" con il nome di battaglia "Kira"[4] e organizza i Gruppi di difesa della donna a Concordia sulla Secchia, con la funzione di ispettrice e il grado di capitano.

Il 12 aprile 1945, a seguito di uno scontro a fuoco con i fascisti della Brigata Nera "Pappalardo" a San Possidonio, venne gravemente ferita, ma per non intralciare la lotta dei suoi compagni, rifiutò i soccorsi e riuscì da sola a bloccare la grave emorragia e a raggiungere l'ospedale di Carpi, dove le fu costretta a subire l'amputazione della gamba sinistra. Durante il ricovero in ospedale, fu scoperta dalla polizia fascista, che la sottopose ad estenuanti interrogatori. Gina Borellini sarebbe stata fucilata se non fosse sopravvenuta l'insurrezione.

Il 17 marzo 1946 venne eletta al consiglio comunale di Concordia sulla Secchia nelle file del Partito Comunista Italiano.

Nel 1947 fu tra le 19 donne a cui venne conferita la Medaglia d'oro al valor militare per la sua attività durante la lotta di Liberazione.

Nel 1948 divenne la prima deputata modenese eletta in Parlamento, dove rimase fino al 1963. Durante la I, II e III legislatura, fece parte della Commissione Difesa della Camera, battendosi per il miglioramento delle condizioni dei combattenti in guerra e per l'emancipazione delle donne.

Nel 1950, a seguito dell'eccidio delle Fonderie Riunite di Modena, l'on. Borellini espresse la sua indignazione alla Camera dei Deputati con un gesto plateale: con molta difficoltà si alzò dal suo scranno e scese ai banchi del Governo, dove lanciò le foto degli operai morti in faccia al Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi.[5] Gina Borellini fece anche da tramite tra una della famiglie vittime con Palmiro Togliatti e Nilde Iotti, che adottarono la piccola Marisa Malagoli.[6]

In seguito, venne eletta consigliere della Provincia di Modena (1951-1956) e del Comune di Sassuolo (1956-1960).

Nel 1945 fu tra le fondatrici dell'Unione Donne Italiane, di cui fu presidente provinciale nel 1953 e membro del Consiglio nazionale dal 1948 al 1975. Fu inoltre presidente della sezione di Modena dell'Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra dal 1952 al 1990.

Nel 1981 venne nominata Presidente onoraria dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia.

Il 2 giugno 1993 ricevette il titolo di Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Il Fondo Gina Borellini è conservato presso il Centro documentazione donna di Modena.

Nell'aprile 2017 è stata inaugurata una stele in sua memoria presso il parco della Resistenza di Modena.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Giovane sposa, fin dai primi giorni dedicava tutta se stessa alla causa della liberazione d’Italia, rifugiando militari sbandati e ricercati e aiutandoli nel sottrarsi al servizio con i tedeschi, staffetta. Instancabile ed audacissima, trasportava armi, diffondeva opuscoli di propaganda, comunicava ordini, sempre incurante del grave pericolo cui si esponeva. Arrestata col marito, resisteva alle più atroci torture senza dire una parola sui suoi compagni di lotta. Tre volte condotta davanti al plotone di esecuzione assieme al suo consorte, continuava a tacere. Inopinatamente rilasciata, rifiutava di nascondersi in montagna per essere più vicina al marito tuttora detenuto. Fucilato questo, arrestatole un fratello, raggiunse una formazione partigiana con la quale affrontava rischi e disagi inenarrabili e non esitava ad impugnare le armi dando frequenti e luminose prove di virile coraggio. Sorpresa la sua formazione dalle Brigate Nere, gravemente ferita ad una gamba nella disperata eroica resistenza, non permetteva ai suoi compagni di soccorrerla, sola riusciva a frenare la copiosa emorragia e, traendo coraggio dal pensiero dei propri figli, si sottraeva alle ricerche nemiche. Nell’ospedale di Carpi, individuata dalla polizia fascista subisce, sebbene già in gravissime condizioni, estenuanti interrogatori, ma tace incrollabile nella decisione eroica. Amputatale la gamba, l’insurrezione la sottrae alla vendetta del nemico fuggente. Fulgido esempio di sacrificio e di eroismo.»
— Modenese, 8 settembre 1943 - aprile 1945.
Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— 2 giugno 1993.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gina Borellini – Cenni biografici, su Centro Documentazione Donna (archiviato il 27 febbraio 2018).
  2. ^ Borellini Gina, su Gli archivi dell'Emilia-Romagna, SIUSA - MiBACT (archiviato il 27 febbraio 2018).
  3. ^ Daniel Degli Espost, Episodio di Modena, 19.03.1945 (PDF), in Atlante delle stragi nazifasciste (archiviato il 27 febbraio 2018).
  4. ^ Una stele per Gina Borellini la storica partigiana Kira, in Gazzetta di Modena, 30 aprile 2017 (archiviato il 27 febbraio 2018).
  5. ^ Modena. Un film racconta Gina Borellini donna coraggiosa, in Gazzetta di Modena, 19 febbraio 2018 (archiviato il 19 febbraio 2018).
  6. ^ Leoncarlo Settimelli, La ragione e il sentimento: Ritratto di Nilde Iotti, Roma, Castelvecchi, 2017, p. 48, ISBN 9788868265397 (archiviato il 27 febbraio 2018).
  7. ^ Motivazione del conferimento della M.O.V.M. da quirinale.it, su quirinale.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Caterina Liotti e Mariagiulia Sandonà, Un paltò per l'Onorevole Gina Borellini medaglia d'oro della Resistenza. Con inventario a cura di Mariacristina Galantini, Modena, Centro documentazione donna, 2009, pp. 149, SBN IT\ICCU\MOD\1552577.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Filmato audio Vorrei dire ai Giovani... Gina Borellini un'Eredità di Tutti., regia di Francesco Zarzana, Italia, 2018

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN90302320 · ISNI (EN0000 0004 1964 6004 · SBN IT\ICCU\RAVV\093568