Lidia Menapace

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Lidia Menapace
Lidia Menapace (cropped).jpg

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature XV
Gruppo
parlamentare
Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
Incarichi parlamentari
  • Componente della 4a Commissione permanente (Difesa) dal 6 giugno 2006 al 6 giugno 2006 e dal 17 aprile 2007 al 28 aprile 2008
  • Segretario della 4a Commissione permanente (Difesa) dal 7 giugno 2006 al 16 aprile 2007
  • Componente della Commissione di inchiesta sull'uranio impoverito dal 18 novembre 2006 al 5 febbraio 2007
  • Presidente della Commissione di inchiesta sull'uranio impoverito dal 6 febbraio 2007 al 28 aprile 2008
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito della Rifondazione Comunista
Professione insegnante, saggista

Lidia Menapace, all'anagrafe Lidia Brisca (Novara, 3 aprile 1924), è una partigiana, politica e saggista italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanissima prende parte alla Resistenza come staffetta partigiana e nel dopoguerra si impegna nei movimenti cattolici, in particolare con la FUCI - Federazione Universitaria Cattolica Italiana.[1] Nel 1952 si trasferisce in Alto Adige e nel 1964 è, quale candidata della Democrazia Cristiana, la prima donna eletta nel consiglio provinciale di Bolzano, insieme a Waltraud Gebert Deeg. In quella stessa legislatura è anche la prima donna ad entrare nella giunta provinciale, come assessora effettiva per affari sociali e sanità.[2]

Impegno culturale e attivistico[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio degli anni sessanta inizia l'insegnamento presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore con l'incarico di lettore di Lingua italiana e metodologia degli studi letterari,[1] che però nel 1968 non le è rinnovato a seguito della pubblicazione di un documento intitolato Per una scelta marxista. Dope essere uscita dalla Democrazia Cristiana nel 1968, simpatizza per il Partito Comunista Italiano ma nel 1969 viene chiamata dai fondatori nel primo nucleo de il manifesto. Nel 1973 è tra le promotrici del movimento Cristiani per il Socialismo ed entra a far parte del Comitato per i diritti civili delle prostitute come membro laico.[3][4][5]

Nell'aprile 2011 entra nel Comitato Nazionale ANPI.[6]

Lidia Menapace rappresenta inoltre una delle voci più importanti del femminismo italiano.[7]

Impegno parlamentare[modifica | modifica wikitesto]

Nelle elezioni politiche del 2006 viene eletta al Senato nelle liste del Partito della Rifondazione Comunista; la sua candidatura è resa possibile in sostituzione di Marco Ferrando, il leader di una minoranza del PRC, protagonista di un'accesa polemica concernente l'intervento militare italiano in Afghanistan, che ne ha comportato la rimozione dalle liste del partito. Pochi mesi più tardi Menapace riceve alcuni voti in occasione dello scrutinio segreto per l'Elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 2006.

Poco dopo la nascita del governo Prodi è proposta alla presidenza della Commissione Difesa al Senato, gesto considerato un affronto da alcuni elementi della Casa delle Libertà visto il suo antimilitarismo. A scatenare le polemiche, una sua intervista a Francesco Battistini del Corriere della Sera, nella quale descrive inutilmente costose e inquinanti le Frecce Tricolori.[8] La mattina stessa della pubblicazione dell'intervista, al posto della Menapace viene imprevedibilmente eletto il senatore Sergio De Gregorio (Italia dei Valori), sostenuto dall'opposizione. Successivamente è duramente contestata da alcuni settori del movimento pacifista per la sua scelta di votare il rifinanziamento della missione in Afghanistan, posizione secondo i contestatori quantomeno incoerente verso i settori dell'opinione pubblica di cui ella diceva di volersi far interprete in campagna elettorale. Dal 6 febbraio 2007 al 28 aprile 2008 ricopre la carica di presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito.

Nel 2009 Lidia Menapace si candida alle elezioni europee nella lista anticapitalista PRC-PdCI nella circoscrizione Nord-Est senza essere eletta a causa del mancato raggiungimento della soglia di sbarramento prevista dalla legge elettorale.[9]

Nel 2018 accetta di candidarsi per il Senato con Potere al Popolo. La lista non raggiunge però la soglia di sbarramento del 3% e dunque non è eletta.[10]

Dichiarazioni[modifica | modifica wikitesto]

Si è espressa in modo critico nei confronti di Israele e degli Stati Uniti, dichiarando:

« Israele non è uno stato di diritto, non ha una costituzione e rappresenta, come tutti gli stati confessionali, una brutta confusione tra opzioni politiche ed osservanza religiosa »

(Dal sito Giovani Comunisti Abruzzo[11])

« Il dominio teocon comporta un vero fondamentalismo contro l'aborto, lotta senza quartiere contro Darwin, uso della guerra come strumento di civiltà e denuncia dei preti cattolici pedofili »

(Dal sito dell'UAAR[12])

Opere[modifica | modifica wikitesto]

È autrice di numerosi libri, tra i quali:

  • Il futurismo. Ideologia e linguaggio (1968)
  • L'ermetismo. Ideologia e linguaggio (1968)
  • Per un movimento politico di liberazione della donna (1973)
  • La Democrazia Cristiana (1974)
  • Economia politica della differenza sessuale (1987)
  • Né indifesa né in divisa (1988)
  • Il papa chiede perdono: le donne glielo accorderanno? (2000)
  • Resisté (2001)
  • Nonviolenza (2004)
  • Lettere dal Palazzo, a cura di Monica Lanfranco e Luciano Martocchia (2007), che contiene riflessioni dal Parlamento da quando Lidia Menapace era stata eletta
  • Un anno al senato. Lucido diario di fine legislatura, a cura di Luciano Martocchia (2008), una cronaca sulla fine del Governo Prodi

Un suo intervento è in:

  • Monica Lanfranco e Maria Di Rienzo, Donne disarmanti. Storie e testimonianze su nonviolenza e femminismo (2003)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Lidia Menapace, Morto Giussani l'uomo dell'obbedienza. Fondatore di Comunione e Liberazione, fede intrrepida, capace di misurarsi. Ma fino a un certo punto (PDF), in Liberazione, 23 febbraio 2005, p. 5. URL consultato il 16 gennaio 2018 (archiviato dall'url originale il 18 gennaio 2012).
  2. ^ Donne e Politica [collegamento interrotto], su mclink.it. URL consultato il 24 gennaio 2009.
  3. ^ Lidia Menapace, Discorso di una partigiana della cultura, su Bottega Partigiana, 8 maggio 2017. Il breve curriculum editoriale ne dice, tra altre cose: «Trasferitasi in Alto Adige nel 1952, fu – assieme a Waltraud Gebert Deeg – la prima donna eletta nel consiglio della Provincia autonoma di Bolzano nel 1964 e, in quella stessa legislatura, anche la prima donna a entrare nella Giunta provinciale. Considerata una delle voci più importanti del femminismo italiano, nel 1969 partecipa alla fondazione de “il manifesto”. Nel 1973 è tra le promotrici del movimento “Cristiani per il socialismo” ed entra a far parte del “Comitato per i diritti civili delle prostitute” come membro laico».
  4. ^ Provincia di Bolzano, Gli organi. V legislatura in Provincia di Bolzano (PDF), Consiglio della Regione autonoma Trentino-Alto Adige, 2011, pp. 303, 307, 311, 314.
  5. ^ Regione autonoma Trentino-Alto Agide e Province autonome di Trento e Bolzano, Gli organi legislativi e di governo dalla I alla XIV legislatura (PDF), Consiglio della Regione autonoma Trentino-Alto Adige, 2011, p. 314.
  6. ^ Organi dirigenti nazionali. 19 Aprile 2011 - aggiornato il 15 Maggio 2016. Comitato Nazionale ANPI, su Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, 15 maggio 2016. URL consultato il 16 gennaio 2018.
  7. ^ Lidia Menapace: 85 anni di lotta e non sentirli… "Una delle voci più importanti del femminismo italiano, simbolo di libertà ed impegno per tante donne", in Noi donne, 9 aprile 2009. URL consultato il 16 gennaio 2018.
  8. ^ Francesco Battistini, Le Frecce tricolori? Uno spreco. E la Nato oggi non ha più senso, in Corriere della Sera, 7 giugno 2006, p. 6.
  9. ^ Liste dei candidati alle Europee 2009. Circoscrizione Nord-Est 13, su home.rifondazione.it, 28 aprile 2009. URL consultato il 16 gennaio 2018 (archiviato dall'url originale il 19 dicembre 2009).
  10. ^ Sarah Franzosini, Inesauribile Lidia. La storica femminista e partigiana Menapace si candida con Potere al popolo. "È la lista che meglio interpreta ciò che spero". Acerbo (PRC): "Una bellissima notizia", in Salto•bz. Il portale d’informazione e social network altoatesino, 15 gennaio 2018. URL consultato il 16 gennaio 2018.
  11. ^ Giovani Comunisti Abruzzo, su gcabruzzo.org (archiviato dall'url originale il 18 maggio 2009).
  12. ^ Lidia Menapace, La sana laicità: un nuovo virus d’Oltretevere, su UAAR Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. URL consultato il 16 gennaio 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN29583761 · ISNI (EN0000 0001 1049 3425 · SBN IT\ICCU\CFIV\090081 · LCCN (ENn50007883 · GND (DE14337723X · BNF (FRcb12213971q (data)