Noi donne

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Noi donne
StatoItalia Italia
Linguaitaliano
Periodicitàmensile
Fondazione1944
EditoreCooperativa Libera Stampa
Record vendite600.000
Evento collegato al recordanni settanta
Sito web
 

Noi donne è una rivista mensile italiana fondata nel 1944. È stata organo dell'Unione Donne in Italia fino al 1990[1]. Ha ospitato nel corso della sua storia molte delle principali voci del femminismo italiano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo della rivista si rifà a quello di un altro giornale fondato durante la guerra di Spagna e poi stampato anche a Parigi nel novembre 1937 come foglio clandestino, per iniziativa delle antifasciste in esilio Teresa Noce e Xenia Silberberg[2].

Tra le collaboratrici e i collaboratori di Noi donne: Ada Gobetti, Camilla Ravera, Nadia Gallico Spano, Anna Maria Ortese, Marguerite Duras, Giovanna Pajetta, Umberto Eco, Gianni Rodari, Maria Antonietta Macciocchi, Ellekappa, Franca Fossati, Pat Carra, Roberta Tatafiore, Cristina Gentile, Ida Magli, Mariella Gramaglia, Bia Sarasini, Silvia Neonato, Anna Maria Crispino, Nadia Tarantini, Patrizia Carrano, Maria Rosa Cutrufelli, Valentina Savioli, Adriano Sofri, Rosi Braidotti.

Nel corso degli anni settanta la rivista ebbe il suo momento di massima distribuzione, arrivando a punte di seicentomila copie a numero grazie alla diffusione militante[3]. Il giornale fu protagonista delle battaglie per la parità di salario, per il divorzio, l'aborto e la tutela della maternità. Durante la direzione di Giuliana Dal Pozzo e di Miriam Mafai la periodicità diventò quindicinale e poi settimanale prima di tornare ad essere mensile nel 1981.

La crisi economica portò prima a un tentativo di restyling nel 1998[4], poi a una drastica riduzione della tiratura, infine alla dolorosa scelta di uscire dalle edicole e di ridimensionare la produzione, cosa che portò moltissimi a credere erroneamente che nel gennaio 2000 la rivista avesse chiuso [5].

Noi donne ha continuato a uscire nella versione cartacea, alla quale si è aggiunta successivamente anche quella digitale, sotto la direzione di Tiziana Bartolini. Attualmente è reperibile per abbonamento o presso le librerie Feltrinelli[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ noi donne.org Archiviato il 23 dicembre 2010 in Internet Archive.
  2. ^ Michela Turno, L'Udi nelle carte dell'Istituto Gramsci Toscano: un altro tassello (1944-1983), in Alessandra Contini, Anna Scattigno (a cura di), Carte di donne. Per un censimento regionale della scrittura delle donne dal XVI al XX secolo, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2007
  3. ^ "Noi donne": chiude la rivista della sinistra femminile, Corriere della Sera, 5 gennaio 2000
  4. ^ "Noi donne" cambia, addio bibbia del femminismo, Corriere della Sera, 27 febbraio 1998
  5. ^ Chiude "Noi donne", 50 anni di informazione al femminile, La Repubblica, 4 gennaio 2000
  6. ^ ND NOIDONNE. Il Mensile Archiviato il 23 dicembre 2010 in Internet Archive.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]