Ida Magli

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Ida Magli (Roma, 1925Roma, 21 febbraio 2016[1]) è stata un'antropologa, filosofa e accademica italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Conseguì un diploma musicale in pianoforte presso il Conservatorio di Santa Cecilia, poi si laureò in filosofia con una specializzazione in psicologia medica sperimentale alla Sapienza di Roma con una tesi sperimentale sul linguaggio radiofonico, divenendo in seguito docente di psicologia sociale all'Università di Siena, dove insegnò per qualche tempo. Dopodiché ottenne la cattedra di antropologia culturale nella stessa università dove prese la laurea, fino al pensionamento nel 1988.[1]

Ida Magli è stata la prima ad adoperare il metodo antropologico per analizzare la società europea e in particolare quella italiana, dall'antichità al medioevo fino alla contemporaneità, con gli stessi strumenti adoperati dall'antropologia per le società "primitive".[1]

Si è servita della sua conoscenza della musica per comprendere in pieno e adoperare il concetto di "modello" culturale, messo a punto da Franz Boas e Alfred Kroeber, come "forma" chiusa e significante in sé stessa. La "cultura" come una specie di "fuga bachiana".[1] È riuscita, così, a mettere in luce l'importanza di moltissimi fenomeni di solito ignorati dagli storici, soprattutto quelli riguardanti il "Sacro", i tabù, l'impurità, l'evitazione delle donne, la "potenza della parola" legata al primato dell'organo sessuale maschile, le differenze nella concezione del tempo fra la religione giudaica, centrata sull'attesa della salvezza e quella cristiana centrata sul divenire...

I suoi scritti, quindi, rispecchiano il risultato di questo metodo e danno ampio spazio a fenomeni e a fatti di solito passati sotto silenzio: la storia delle donne non come mondo a parte ma come intrinseca al potere maschile, la predicazione popolare e la devozione mariana come importantissimo documento storico, il rapporto fra il Sacro e il Potere negli avvenimenti politici. Ida Magli era anche nota come forte polemista nei confronti dell'Unione europea. Fin dal 1994 aveva sostenuto tesi contrarie all'unificazione europea e aveva cercato inutilmente di convincere i politici a desistere da quello che considerava un progetto fallimentare, foriero della fine della civiltà europea.

Nel 1982 vinse il Premio Brancati per la letteratura con il suo libro Gesù di Nazareth.

Ha scritto le principali voci di Antropologia culturale per l'Enciclopedia Garzanti di Filosofia e Scienze umane; la voce Sociologia e Religione e la voce Monachesimo cristiano femminile per l'Enciclopedia delle Religioni diretta da Alfonso M. Di Nola ed. Vallecchi; la voce Parentela nel volume Sistematica dell'Enciclopedia Einaudi; la voce Perfezione nel Dizionario enciclopedico degli Istituti di Perfezione; la voce Antropologia culturale e Psichiatria nell'Annuario della Scienza e della Tecnica Mondadori 1980-82. Nel 1976 fondò e diresse la Rivista internazionale di studi antropologici sulla donna DWF Donna Woman Femme, ed. Bulzoni; fondò e diresse dal 1989 al 1992 la rivista Antropologia culturale AC, ed. Genovese. Ha collaborato per molti anni al quotidiano La Repubblica e al settimanale L'Espresso scrivendo decine di articoli di commento all'attualità politica e sociale con particolare riguardo agli aspetti antropologici. Dal 1994 collaborava al quotidiano Il Giornale.

È morta a Roma nella sua residenza, il 21 febbraio 2016.[2]

Nel novembre 2016 è stato dedicato alla sua memoria il Premio Impegno Civico "Libertà va cercando ch'è sì cara".

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Gli uomini della penitenza. Lineamenti antropologici del Medioevo italiano, Bologna, Cappelli, 1967; Milano, Garzanti, 1977; Padova, Muzzio, 1995. ISBN 88-7021-723-X.
  • Saggio in La messa in casa, Assisi, Cittadella, 1969.
  • Religione, società e cultura. Raccolta di temi interdisciplinari di sociologia, psicologia sociale, antropologia culturale, Bologna, EDB, 1971.
  • La teoria della cultura, a cura di, Roma-Assisi, Carucci, 1972.
  • La donna, un problema aperto. Guida alla ricerca antropologica, Firenze, Vallecchi, 1974.
  • Matriarcato e potere delle donne, Milano, Feltrinelli, 1978. [con una carta etno-geografica delle società a "diritto materno", e in cui compare per la prima volta tradotto in italiano un capitolo di Das Mutterrecht di Johann Jakob Bachofen]
(FR) Matriarcat et/ou pouvoir des femmes?, Parigi, Les Editions des Femmes, 1983.
  • Introduzione all'antropologia culturale. Storia, aspetti e problemi della teoria della cultura, Bari, Laterza, 1980.
(EN) Cultural Anthropology, McFarland & Company 2001.
  • Alla scoperta di noi selvaggi, Milano, Rizzoli, 1981.
  • La femmina dell'uomo, Bari-Roma, Laterza, 1982.
  • Gesù di Nazaret. [Tabù e trasgressione], Milano, Rizzoli, 1982; Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 2004. ISBN 88-17-00073-6.
(SV) Jesus från Nasaret, Italibro 2005, ISBN 91-974449-1-X; (EN) Taboo and Transgression, Ipoc 2009.
(DE) Die Madonna, Piper, 1990.
  • La sessualità maschile, Milano, A. Mondadori, 1989. ISBN 88-04-31023-5.
  • Sulla dignità della donna. La violenza sulle donne, il pensiero di Wojtyla, Parma, Guanda, 1993. ISBN 88-7746-700-2.
(ES) De la dignidad de la mujer, Icaria 1995.
  • La bandiera strappata. I totem infranti della politica, dalla Resistenza a Tangentopoli e oltre, Parma, Guanda, 1994. ISBN 88-7746-776-2.
  • Storia laica delle donne religiose, Milano, Longanesi, 1995. ISBN 88-304-1277-5.
(EN) Women and Self-Sacrifice in the Christian Church, McFarland & Company, 2003; (SV) Katolska kvinnor och offerrollen, Italibro, 2003. ISBN 91-974449-0-1.
(SV) MOT EU, Italibro, 2005. ISBN 91-974449-2-8.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Franco Grilli, È morta Ida Magli, in Il Giornale, domenica 21 febbraio 2016. URL consultato il 21 febbraio 2016.
  2. ^ Lutto: morta l'antropologa e scrittrice Ida Magli, gonfialarete.com, 21 febbraio 2016. URL consultato il 21 febbraio 2016.

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