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Johann Jakob Bachofen

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Johann Jakob Bachofen

Johann Jakob Bachofen (Basilea, 22 dicembre 1815Basilea, 25 novembre 1887) è stato un giurista, storico e antropologo svizzero, noto per la sua teoria sul matriarcato.

Proveniente da un'importante famiglia di ricchi imprenditori, studiò dapprima nella sua città natale di Basilea, quindi a Berlino (1835-1837) e Gottinga (1837-1838), dove incontrò maestri come August Boeckh, Leopold von Ranke e Friedrich Carl von Savigny. Completò la sua formazione con viaggi di studio a Parigi e Cambridge[1]. Ritornato in patria fu attivo per un breve periodo come professore di diritto romano all'Università di Basilea (dal 1841 al 1843) nonché deputato presso il parlamento cantonale (dal 1844 al 1845).

Di più lunga durata fu invece la sua carriera di giudice, prima presso il Tribunale criminale (dal 1841 al 1844) e poi al Tribunale d'appello (dal 1844 al 1866)[2]. Tra il 1840 e il 1848 pubblicò le prime opere. Si tratta di tradizionali studi di diritto romano che ebbero una buona eco nel mondo accademico. Completamente diverso fu invece il destino delle successive opere, basate sulle sue vastissime conoscenze filologiche e archeologiche, le quali, pur apprezzate da antropologi come Lewis Henry Morgan e John Ferguson McLennan, suscitarono un profondo ostracismo da parte dei filologi e degli storici accademici della sua epoca.

Dopo alcuni cruciali viaggi in Italia e in Grecia,[3] fu con il Saggio sul simbolismo funerario degli antichi (1859), che Bachofen gettò le fondamenta metodologiche del suo lavoro, incentrate sulla definizione del concetto di simbolo «riposante in sé stesso»;[4] quest'ultimo cioè, non rappresentando altro che sé stesso, attinge alla verità metafisica che trova nella storia la sua concreta incarnazione.[5]

Con l'opera Il diritto materno (Materrecht), nota anche come Il matriarcato (1861),[6] Bachofen concretizzò meglio il suo discorso, declinando, mediante lo studio di simboli e miti, quella che egli riteneva l'essenza primordiale della dialettica storica, ovvero l'alternanza di fasi matriarcali e patriarcali.

Si tratta di teorie che egli riprese e approfondì in altre importanti opere come Il popolo licio (1862), La Saga di Tanaquilla (1870), concepita all'origine come risposta all'avversata Storia romana del Mommsen,[7] e infine le Lettere antiquarie (1880-1886).

L'idealismo evolutivo

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Il pensiero di Johann Jakob Bachofen è profondamente radicato nell'idealismo romantico e nella filosofia della storia di matrice religiosa e simbolica.

Influenzato da Hegel, Bachofen vede la storia non come sequenza casuale, ma un processo di progressiva rivelazione del divino verso le forme sempre più elevate dello Spirito. Questa sua concezione evolutiva, declinata però in chiave cristiana ed esoterica anziché panteistica, si discosta pertanto dal materialismo e dall'evoluzionismo positivistico della sua epoca.

Egli riteneva infatti che le trasformazioni storiche e giuridiche dell'umanità, come il passaggio dal matriarcato al patriarcato, derivassero da uno sviluppo delle concezioni mitologiche e religiose, non da fattori meramente economici o materiali. I miti e i simboli erano per lui dunque le espressioni più autentiche e profonde dello spirito umano, capaci di rivelare le trame dell'avanzamento culturale dei popoli.

Il matriarcato

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Lo stesso argomento in dettaglio: Il matriarcato.

Secondo la sua concezione storiografica, i primordi della storia umana sono caratterizzati da una successione di fasi in cui dapprima sarebbe prevalso l'elemento materno, con i simbolismi della terra e dell'acqua, il diritto naturale, la promiscuità sessuale, la comunità dei beni, sul quale in seguito si sarebbe imposto l'elemento paterno, portatore invece di mitologie celesti, nonché del diritto positivo, della monogamia, della proprietà privata, della razionalità scientifica.[6]

L'epoca del matriarcato sarebbe passata attraverso 3 momenti:

  • una fase detta «eterismo» o matriarcato non regolamentato;
  • una fase di potere violento delle donne (amazzonismo), dapprima in quanto ribellione alla supremazia fisica del maschio nei primordi della civiltà, poi come degenerazione della seguente;
  • la fase classica del matriarcato cosiddetto demetrico, visto da Bachofen come «poesia della storia», ordinato secondo le pacifiche ed armoniche leggi della madre terra.[8]

Si trattava secondo Bachofen di un'epoca felice, di stabilità e sicurezza, perché dominata dal sentimento della compassione e dell'amore incondizionato,[9] che tuttavia mancava di progresso e di individualità. Il passaggio al patriarcato sarebbe stato quindi un trauma violento ma necessario, una vera e propria rottura culturale e psicologica, che avrebbe distrutto l'uguaglianza indifferenziata del grembo materno, introducendo la responsabilità individuale, la proprietà, la meritocrazia, lo sviluppo dell'azione politica e scientifica, valori maschili di cui si sarebbe fatto erede il Dio cristiano.[10]

Queste teorie hanno ispirato gran parte delle più valide ricerche moderne su questi temi: la loro rivalutazione è stata operata sia da destra (Ludwig Klages, Alfred Baeumler, Julius Evola),[11] in sintonia del resto con l'ideologia decisamente conservatrice di Bachofen,[12] sia da sinistra (innanzitutto Walter Benjamin,[13] ma già Karl Marx e Friedrich Engels).

Di grande rilievo è stata anche la sua ricezione in campo psicoanalitico, sin da parte di Freud e Jung, ma poi soprattutto con gli studi di Erich Neumann, Wilhelm Reich ed Erich Fromm.

La tematica matriarcale è stata non da ultimo ripresa in recenti studi di stampo femminista, che hanno rivalutato la consistenza storica delle ipotesi bachofeniane, tentando di utilizzarle, con una certa forzatura, per fondare una progettualità sociopolitica alternativa, centrata su valori e caratteri tipicamente femminili, che in ogni caso il grande studioso basilese ha saputo mettere in evidenza con indubbio spirito pionieristico.[14]

Opere in italiano

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  • Il popolo licio, Sansoni, Firenze 1943, Mimesis, Milano 2015
  • Il matriarcato. Ricerca sulla ginecocrazia nel mondo antico nei suoi aspetti religiosi e giuridici, 2 voll., a cura di Giulio Schiavoni, Giulio Einaudi editore, Torino 1988.
  • Il simbolismo funerario degli antichi, a cura di Mario Pezzella, presentazione di Arnaldo Momigliano, Guida editori, Napoli 1989.
  • Diritto e storia. Scritti sul matriarcato, l'antichità e l'Ottocento, a cura di Maurizio Ghelardi e Andreas Cesana, Marsilio, Venezia 1990.
  • Paesaggi dell'Italia centrale, traduzione e prefazione di Umberto Colla, La Torre d'avorio, Fogola Editore, Torino, Prima edizione ottobre 1991.
  • Viaggio in Grecia, a cura di Andreas Cesana, Marsilio, Venezia 1993.
  • La dottrina dell'immortalità della Teologia orfica, Introduzione, traduzione e note di Giorgio Colla, BUR, Milano, Prima Edizione 2003.
  • Le Madri e la virilità olimpica. Studi sulla storia segreta dell'antico mondo mediterraneo, introduzione di Julius Evola, Bocca, Milano 1949.
  • Le Madri e la virilità olimpica. Studi sulla storia segreta dell'antico mondo mediterraneo, a cura di J. Evola, con postfazione di U. Colla, Edizioni di Ar, collana Paganitas, Padova, 2009.
  • Le Madri e la virilità olimpica. Storia segreta dell'antico mondo mediterraneo, a cura e con un saggio di Julius Evola, premessa di Giampiero Moretti Edizioni Mediterranee Roma, 2010 ISBN 978-88-272-20795
  • Il matriarcato. Ricerca sulla ginecocrazia nel mondo antico nei suoi aspetti religiosi e giuridici, 2 voll., a cura di Giulio Schiavoni, seconda ed. aggiornata, Giulio Einaudi editore, Nuova PBE, Torino 2016.
  1. L. Gossman, Basel in the Age of Burckhardt. A Study in Unseasonable Ideas, The University of Chicago Press, Chicago-Londra, 2000, pp. 111 sgg.
  2. R. Garré, Fra diritto romano e giustizia popolare. Il ruolo dell'attività giudiziaria nella vita e nell'opera di Johann Jakob Bachofen (1815-1887), Francoforte, 1999.
  3. R. Garré, Il viaggio intellettuale di Johann Jakob Bachofen (1815-1887) fra rivolgimenti e conferme, in Eranos Yearbook, 73 (2015-2016), pp. 1004 sgg.
  4. F. Jesi, Cultura di destra, Garzanti, Milano 1993, p. 21, e cfr. più ampiamente P. Conte, Mito e tradizione. Johann Jakob Bachofen tra estetica e filosofia della storia, LED Edizioni, Milano, 2009, pp. 106 sgg.
  5. Sull'importanza del simbolo nel metodo storico bachofeniano e sull'influenza in proposito del pensiero di Friedrich Creuzer cfr. Giampiero Moretti, «Creuzer, Bachofen, Baeumler. Tre stazioni del pensiero mitico», in Dal simbolo al mito, Milano 1983, pp. 11-83.
  6. 1 2 J.J. Bachofen, Il matriarcato. Ricerca sulla ginecocrazia nel mondo antico nei suoi aspetti religiosi e giuridici, 2 voll., a cura di Giulio Schiavoni, Torino, Giulio Einaudi editore, 1988.
  7. L. Gossman, Orpheus Philologus. Bachofen versus Mommsen on the Study of Antiquity, Filadelfia, 1983.
  8. Eva Cantarella, Johann Jakob Bachofen. Il potere femminile. Storia e teoria, Milano, 1977.
  9. Eva Cantarella, Gli inganni di Pandora, Feltrinelli, 2019, p. 66.
  10. Arnaldo Momigliano, Nono contributo alla storia degli studi classici e del mondo antico, a cura di Riccardo Di Donato, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1992, p. 778.
  11. G. Moretti, premessa a Johann Jakob Bachofen, Le madri e la virilità olimpica. Storia segreta dell'antico mondo mediterraneo, Roma 2010, pp. 11 sgg.
  12. cfr. Jesi, op. cit., pp. 94 sgg.
  13. Il viaggiatore solitario e il flâneur: saggio su Bachofen, a cura di Elisabetta Villari, Genova 1998.
  14. Marija Gimbutas, Il linguaggio della dea. Mito e culto della dea madre nell'Europa neolitica, Longanesi 1989.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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