Gazzetta di Modena

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Gazzetta di Modena
StatoItalia Italia
Linguaitaliano
Periodicitàquotidiano
Generestampa locale
FormatoBerlinese
Fondazione1859
SedeVia Emilia Ovest 985 - 41123 Modena
EditoreGruppo SAE – Sapere Aude Editori S.p.A.
Tiratura11 027 (giugno 2018)
Diffusione cartacea6 680[1] (2019)
DirettoreGiacomo Bedeschi
Sito webgazzettadimodena.gelocal.it/
 

La Gazzetta di Modena è il principale quotidiano di Modena e provincia.

Il giornale è appartenuto al gruppo editoriale GEDI-la Repubblica fino al 14 dicembre 2020.

Dal 15 dicembre 2020, insieme ai giornali Gazzetta di Reggio, La Nuova Ferrara, Il Tirreno, è edita dal gruppo Gruppo SAE – Sapere Aude Editori S.p.A..

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1859 al 1877[modifica | modifica wikitesto]

Il N. 1 della «Gazzetta di Modena», uscito il 20 giugno 1859.
«Il Panaro-Gazzetta di Modena» del 17 luglio 1892.

Fu fondata il 20 giugno 1859, nove giorni dopo il passaggio della città dal Ducato di Modena e Reggio al Regno di Sardegna.

Nel 1877 il governo scelse l'altro quotidiano cittadino Il Panaro come «Giornale officiale per le inserzioni degli atti giudiziari ed amministrativi»[2]. La Gazzetta fu assorbita dal giornale concorrente, che uscì con la doppia titolazione Il Panaro - Gazzetta di Modena.

Dal 1911 ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 giugno 1911 uscì a Modena la Gazzetta dell'Emilia-Corriere di Modena. La testata nacque sulle ceneri della Gazzetta dell'Emilia (1868-1911), quotidiano fondato a Bologna nel 1868. Chiuso all'inizio di giugno 1911, il giornale fu rifondato a Modena. La nuova testata recò l'indicazione "Anno LII", per indicare una continuità ideale con la Gazzetta di Modena, fondata 52 anni prima[3]. Nel 1914 chiuse Il Panaro[4]; da allora la Gazzetta dell'Emilia rimase il principale quotidiano della città.

Nel 1945, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, il giornale fu sospeso dagli Alleati per la sua compromissione con la Repubblica Sociale Italiana. Nacque L'Unità democratica, organo nel Comitato di Liberazione Nazionale modenese[3].

Nel secondo dopoguerra il quotidiano riprese il proprio nome originale.

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1911, quando la Gazzetta dell'Emilia riprese la pubblicazione a Modena, ne era direttore Cesare Viaggi: questi continuò la guida del giornale per altri 26 anni[3].

Durante gli ultimi anni del fascismo, dal 15 aprile 1940 la direzione fu affidata a Giuseppe Bertoni e dal 16 maggio 1942 a Rodolfo Monti[3].

Dopo il 25 luglio 1943, venne nominato direttore il vecchio antifascista Erminio Porta, per tanti anni costretto al silenzio. Con la proclamazione della Repubblica Sociale Italiana, dopo l'8 settembre 1943, fu chiamato alla direzione del giornale Enrico Cacciari, di posizioni oltranziste: se ne giunse all'arresto. La guida dal gennaio 1944 passò a Vittorio Querel, dalla linea meno fanatica, che per questo fu accusato di connivenza con il Comitato di Liberazione Nazionale. Il 21 aprile 1945 fu l'ultimo giorno della Gazzetta: il giorno successivo la prima pagina annunciava finalmente la liberazione della città sotto la testata L'Unità democratica, organo del CLN, diretto nuovamente da Erminio Porta[3].

Dalla rifondazione come Nuova Gazzetta di Modena, nel 1981, si avvicendarono alla direzione Candido Bonvicini, Umberto Marchesini, Carlo Accorsi e Pier Vittorio Marvasi fino al 1988.

Nel dicembre 1988 iniziò la direzione di Antonio Mascolo, che si protrasse per vent'anni, fino al 25 marzo 2008. Gli successe Claudio Salvaneschi[5][6].

Da metà marzo 2012 al 10 gennaio 2019 il direttore del quotidiano fu Enrico Grazioli[7]. Sostituì il predecessore, Antonio Ramenghi, passato alla direzione del Mattino di Padova[8].

Dall'11 gennaio 2019 al 14 dicembre 2020 è stata direttore Roberta Giani[9][10].

In concomitanza con il cambiamento di proprietà, il 15 dicembre 2020 è divenuto direttore Giacomo Bedeschi[10].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ricerca Dati Territoriali Dichiarati e Certificati, su adsnotizie.it. URL consultato il 21 dicembre 2020.
  2. ^ Gianfranco Tortorelli, Tra le pagine: autori, editori, tipografi nell'Ottocento e nel Novecento, Pendragon, 2002, p. 96.
  3. ^ a b c d e Giovanni Taurasi, La Gazzetta di Modena 150 anni fa, in Gazzetta di Modena, 31 dicembre 2009. URL consultato l'8 gennaio 2016.
  4. ^ Francesco Fattorello, Giulio Natali, Stefano La Colla, Telesio Interlandi, Ermanno Amicucci, GIORNALE e Giornalismo, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1933. URL consultato l'8 gennaio 2016.
  5. ^ «Gazzetta di Modena»: Mascolo assume un nuovo incarico, Salvaneschi direttore, in La Nuova Sardegna, 26 marzo 2008. URL consultato il 17 dicembre 2020.
  6. ^ Pasquale Ancona, Antonio Mascolo: "Siate appassionati fino all'intelligenza, ci sarà sempre una storia da raccontare", in ParmAteneo, 21 maggio 2018. URL consultato il 17 dicembre 2020.
  7. ^ Enrico Grazioli, Grazie, Modena. Dove tutto è possibile, in Gazzetta di Modena, 10 gennaio 2019. URL consultato il 17 dicembre 2020.
  8. ^ Con Modena e per Modena, in Gazzetta di Modena, 24 marzo 2012. URL consultato il 17 dicembre 2020.
  9. ^ Roberta Giani, Il congedo del direttore Roberta Giani / La forza nascosta dei modenesi, in Gazzetta di Modena, 15 dicembre 2020. URL consultato il 17 dicembre 2020.
  10. ^ a b Cambio alla guida della Gazzetta di Modena, la "Bonissima" per Roberta Giani, in ModenaToday, 15 dicembre 2020. URL consultato il 17 dicembre 2020.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN192865714