Divorzio

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il divorzio nell'ordinamento italiano, vedi Divorzio (ordinamento italiano).

Il divorzio (dal latino divortium, da di-vertere, "separarsi"), o scioglimento del matrimonio, è un istituto giuridico che decreta la fine di un matrimonio. Non va confuso con l'annullamento del matrimonio, perché prevede la fine di un matrimonio legalmente valido e non il suo disconoscimento.

Le leggi sul divorzio variano considerevolmente in tutto il mondo, ma nella maggior parte dei paesi la validità del divorzio richiede la sentenza di un tribunale o il provvedimento di altra autorità in una procedura legale. La procedura legale per il divorzio può anche comportare questioni riguardanti gli alimenti, la custodia e il mantenimento dei figli. Nei paesi in cui la monogamia è legge, il divorzio permette un nuovo matrimonio.

Alcuni paesi hanno legalizzato il divorzio solo in anni relativamente recenti (tra cui Spagna, Italia, Portogallo, Repubblica d'Irlanda[1] e Malta). Ad oggi solo due paesi al mondo - le Filippine e Città del Vaticano - non possiedono nei loro ordinamenti una procedura civile per il divorzio.

Aspetti culturali[modifica | modifica wikitesto]

Il diritto romano ammetteva la separazione e le seconde nozze, con una discriminazione a sfavore delle donne, che gli autori patristici contrastarono in relazione all'adulterio maschile e femminile. Alle donne era infatti normalmente precluso il diritto di risposarsi.[2] Il codice di Giustiniano I specificava le seguenti ragioni di divorzio[3]:

  • ragioni di bona gratia: matrimonio rato e non consumato per tre anni, coniuge disperso e prigioniero di guerra per cinque, richiesta di essere ammesso in monastero;
  • ragioni di iusta causa o cum damno: complotto contro l'imperatore, tentato omicidio o concorso o favoreggiamento dell'omicidio del coniuge, accuse di adulterio in assenza di prove o in uno stato di concubinato da parte del coniuge accusante, concorso o favoreggiamento dell'adulterio dell'altro coniuge, aborto volontario, malattia mentale e nesso causale con situazioni di grave pericolo per la vita del coniuge.

Prima dell'introduzione del divorzio per cause incolpevoli nel XX secolo, una delle due parti doveva dimostrare una responsabilità causale del partner, tipicamente l'abbandono, la crudeltà o l'adulterio.

Ormai, in quasi tutte le giurisdizioni occidentali, il divorzio non richiede che una delle due parti debba far valere le responsabilità dell'altra per arrivare alla dissoluzione dell'unione. L'esigenza di dimostrare la responsabilità o la colpa è stata poi rivista e ritirata dai termini delle leggi sul divorzio; tale nuova modalità di scioglimento divenne popolare in Australia, negli Stati Uniti, in Canada, in Sudafrica, in Nuova Zelanda e in Germania tra gli anni 1960 e '70. Nelle giurisdizioni che non prevedono una responsabilità di una delle parti per decretare lo scioglimento, una semplice causale, riguardante ad esempio differenze inconciliabili o un'irrimediabile rottura del rapporto interpersonale, è sufficiente per stabilire la fine del matrimonio.

Legislazione in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Divorzio (ordinamento italiano).

Dopo la sua approvazione in Senato del 9 ottobre 1970, il divorzio venne introdotto a livello legale in Italia il 1º dicembre 1970, nonostante l'opposizione della Democrazia Cristiana, con la legge 1º dicembre 1970, n. 898 - "Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio". Detta legge entrò in vigore il 18 dicembre 1970, e venne promulgata dal Capo dello Stato lo stesso giorno dall'approvazione, caso unico nella storia della Repubblica.

Mancando l'unanimità nell'approvazione della legge ed anzi essendo contrario il partito di maggioranza relativa, negli anni seguenti si organizzò un movimento politico, sostenuto anche dai partiti contrari all'introduzione della legge, che promosse un referendum abrogativo, nell'intento di far abrogare la legge 1º dicembre 1970, n. 898. Nel referendum sul divorzio, tenutosi nel 1974, la maggioranza si espresse per il mantenimento dell'istituto (59,3% si, 40,7% no).

Con la legge n.74 del 6 marzo 1987 la legge viene modificata diminuendo da 5 a 3 anni il periodo di separazione coniugale prima di accedere al divorzio, diventando con la legge numero 55 del 6 maggio 2015, un anno in caso di separazione giudiziale, e sei mesi in caso di separazione consensuale.

Nella legge italiana il divorzio è chiamato scioglimento del matrimonio e, nel caso di matrimonio religioso, cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Una particolarità del sistema giuridico italiano è che, salvo rare eccezioni (cause penali, divorzio o nuovo matrimonio del coniuge straniero all'estero, inconsumazione, sentenza di mutamento di sesso), il divorzio non può essere ottenuto direttamente con il relativo procedimento giudiziario, ma deve di solito essere preceduto da un periodo di separazione coniugale (un anno in caso di separazione giudiziale, sei mesi in caso di separazione consensuale), oggetto di una precedente procedura, dimodoché il procedimento diventa doppio a distanza di qualche mese o anno. Questa scelta deriva dal fatto che in Italia molte coppie hanno residenze anagrafiche separate per motivi fiscali o professionali, che nulla hanno a che fare con la crisi del rapporto matrimoniale. Inoltre, il legislatore ha voluto ostacolare eventuali frodi. Per questo, a differenza di quanto previsto in altri ordinamenti (tedesco, norvegese, canadese, australiano, neozelandese, irlandese ecc.) non basta aver vissuto separati per un periodo, ma occorre una separazione titolata (giudiziale o consensuale). In caso di separazione giudiziale, la legge consente una sentenza immediata sullo stato di separazione (709 bis c.p.c.). Se il relativo processo deve continuare per l'addebito, le questioni economiche o l'affidamento dei figli, tali questioni saranno trattate dopo la sentenza non definitiva sulla separazione o eventualmente assorbite dalla causa di divorzio. Anche nella causa di divorzio è possibile una sentenza immediata sullo status.

Al procedimento giudiziario la legge ha voluto attribuire una particolare solennità, atteso che l'udienza di comparizione dei coniugi deve tenersi davanti al presidente del Tribunale.

Dal 2014, per il divorzio su domanda congiunta non è più necessario rivolgersi al tribunale, ma per i coniugi senza figli minori o incapaci o portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti può avvenire con dichiarazione condivisa e congiunta al sindaco quale ufficiale di stato civile del comune, con assistenza facoltativa di un avvocato. I coniugi i cui figli hanno i predetti problemi possono divorziare attraverso una negoziazione assistita da almeno un avvocato per parte, senza rivolgersi al tribunale.

I costi dei difensori e la complessità della doppia procedura giudiziaria (separazione e divorzio) hanno ottenuto l'effetto che buona parte delle coppie separate esita a chiedere il divorzio. Di fronte a tale situazione è stata semplificata la procedura, non nel senso di evitare il doppio passaggio, ma nel senso di velocizzare l'ottenimento sia della separazione che del divorzio nel caso di accordo tra i coniugi (divorzio su domanda congiunta).

Così dal 2014 è definitivamente sancito per legge che i due coniugi che siano d'accordo sia sul divorziare sia sulle condizioni (per patrimonio comune, uso dell'abitazione, assegno di mantenimento, ecc.), se non hanno figli minori o disabili (anche se maggiorenni) possono dichiarare all'ufficio di stato civile del comune la loro volontà di divorziare senza assistenza di avvocati ed eventualmente depositare un atto che specifichi le eventuali condizioni patrimoniali: il divorzio è immediatamente trascritto senza altre formalità; in caso di disaccordo, possono cercare di raggiungere un accordo con l'assistenza dei loro avvocati, eventualmente con l'assistenza di un terzo avvocato designato dal Consiglio dell'Ordine degli avvocati; nel caso comunque non si raggiunga un accordo, i tre avvocati sottopongono al Tribunale una relazione scritta con tutte le particolarità del caso ed al giudice spetta solo di decidere sulla base di quanto così espostogli in riassunto; nel caso di figli minori (o figli disabili, anche se maggiorenni), la procedura resta simile a quella preesistente.

È stato fatto notare anche che il numero di separazioni e divorzi è abbastanza diverso nelle diverse zone d'Italia, spaziando dalle 98 separazioni o divorzi ogni 10.000 abitanti della provincia di Lodi alle 17 separazioni o divorzi per 10.000 abitanti della provincia di Crotone[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) (PDF) The Long Run Effects of Legalizing Divorce on Children Archiviato il 2 settembre 2011 in Internet Archive.
  2. ^ Henri Crouzel S.I, I primi cristiani non si risposavano, su Il Foglio, 16 ottobre 2014. URL consultato il 23 gennaio 2020 (archiviato il 23 gennaio 2020).
  3. ^ Copiare la prassi ortodossa sui divorziati risposati? Impossibile., su cooperatores-veritatis.org, 26 ottobre 2014.
  4. ^ settimanale "Panorama" del 15 gennaio 2014, pagg. 65-67, articolo di Damiano Iovino "Contraddizioni d'Italia - Il Belpaese divorzia a due velocità"

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