Natalina Vacchi

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« Mia nonna, poveretta, [...] appena saputo della cosa è corsa sul posto, e non glielo hanno voluto dare subito, il corpo, così tutto il giorno lei è stata lì, con le gambe di mia mamma attaccate al petto, perché i fascisti lo lasciavano attaccato al palo il corpo per dimostrazione, e mia nonna è stata lì tutto il giorno. Non si è mai mossa. »

(Lorenza Vacchi[1])
Natalina Vacchi

Natalina Vacchi (Ravenna, 20 maggio 1914Ravenna, 25 agosto 1944) è stata una partigiana italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegata clandestinamente al PCI, entrò a far parte della Resistenza nel ravennate dopo l'Armistizio dell'8 settembre 1943, conosciuta con il diminutivo Lina o anche come la Bionda.
Operaia attiva politicamente all'interno della sua fabbrica, la Callegari, contribuì in maniera significativa alla riuscita degli scioperi del marzo/maggio 1944 a Ravenna.

Capo servizio sanitario del Distaccamento "Terzo Lori" della 28ª Brigata Garibaldi "Mario Gordini", venne catturata a seguito della uccisione, da parte del gappista Umberto Ricci (Napoleone), del temuto brigatista nero della "Ettore Muti" Leonida Bedeschi (Catìveria), indicatogli proprio dalla Vacchi mentre casualmente stava sopraggiungendo in sella al suo motociclo.
Dopo lunghi e pesanti interrogatori fu condannata a morte per rappresaglia assieme ad altri prigionieri: lo stesso Umberto Ricci (21 anni), Domenico Di Janni (30 anni), Augusto Graziani (19 anni), Mario Montanari (29 anni), Michele Pascoli (39 anni), Raniero Ranieri, Aristodemo Sangiorgi, Valsano Sirilli (28 anni), Edmondo Toschi (40 anni), Giordano Vallicelli (20 anni) e Pietro Zotti (22 anni).
La sentenza fu eseguita il 24 agosto 1944 a Ravenna, presso il Ponte degli Allocchi (che in seguito verrà rinominato Ponte dei Martiri).
Lina e Napoleone furono uccisi per ultimi, impiccati dopo essere stati costretti ad assistere alla fucilazione dei compagni.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Entrata nelle formazioni partigiane della città di Ravenna, partecipò attivamente alla lotta armata, contribuendo a portare a buon fine numerose azioni di disarmo di nuclei nazifascisti, di recuperi di armi e munizioni, di combattimenti. Arrestata dopo una azione partigiana in Ravenna, fu sottoposta a continui assillanti interrogatori: alle lusinghe le alternarono le minacce, alle parole i fatti, ma dalle labbra della Martire non uscì una sola parola che potesse in qualche modo nuocere ai compagni di lotta, che, fiduciosi nel suo silenzio, continuavano la lotta. All'alba del 25 agosto, insieme ad altri 11 Martiri, fu impiccata nella città di ravenna, e il suo corpo fu lasciato appeso alcuni giorni perché servisse di monito e di terrore all'intera popolazione. Ma prima che il capestro soffocasse definitivamente in lei la vita un grido scaturì spontaneo dalle sue labbra: "Viva l'Italia! Viva i partigiani!"»

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Testimonianza della figlia di Natalina Vacchi, che all'epoca aveva nove anni e mezzo, citata in C. De Simone, Gli anni di Bulow, Mursia, Milano, 1996, p. 95.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Guido Nozzoli, Quelli di Bulow. Cronache della 28ª Brigata Garibaldi, Editori Riuniti, 1957 (terza edizione: 2005)
  • Cesare De Simone, Gli anni di Bulow. Nel 50° della Repubblica la testimonianza di Arrigo Boldrini, Mursia, Milano, 1996.
  • Gianni Giadresco, Guerra in Romagna 1943-1945, Il Monogramma, Ravenna, 2004.
  • Saturno Carnoli - Leonardo Guardigli, 25 agosto 1944 : la strage del Ponte degli Allocchi, Danilo Montanari, Ravenna, 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]