Rossana Rossanda

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Rossana Rossanda
Rossana Rossanda.jpg
Rossana Rossanda (foto del 1963)

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature IV
Gruppo
parlamentare
Comunista
Collegio Milano
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico PCI, il manifesto, Partito di Unità Proletaria per il Comunismo
Titolo di studio laurea in lettere e filosofia
Università Università degli Studi di Milano
Professione giornalista, scrittrice, traduttrice

Rossana Rossanda (Pola, 23 aprile 1924) è una giornalista, scrittrice e traduttrice italiana, dirigente del PCI negli anni cinquanta e sessanta e cofondatrice de il manifesto.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Rossanda nacque a Pola, al secolo capoluogo dell'omonima provincia italiana (annessa poi alla Croazia jugoslava nel 1947), il 23 aprile del 1924. Crebbe a Milano, dove tra il 1937 ed il 1940 frequentò il liceo classico Alessandro Manzoni, anticipando d'un anno l'esame di maturità. Iscrittasi poi alla facoltà di filosofia della Statale, fu allieva del filosofo italiano Antonio Banfi.

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, partecipò giovanissima alla Resistenza in qualità di partigiana e, al termine del conflitto, s'iscrisse al Partito Comunista Italiano. In breve tempo, grazie anche alla sua profonda cultura, venne nominata da Palmiro Togliatti responsabile della politica culturale del PCI. Nel 1963 venne eletta per la prima volta alla Camera dei deputati. Sua sorella Marina Rossanda, è stata eletta al Senato per due legislature.

Esponente di spicco dell'ala di sinistra interna maggiormente movimentista del PCI, gravitante sulla figura di Pietro Ingrao e proprio per questo denominata Ingraiana, nel 1968, proprio nel bel mezzo delle dirompenti agitazioni studentesche ed operaie, pubblicò un piccolo saggio, intitolato L'anno degli studenti, in cui esprimeva la sua adesione piena ed incondizionata alle rivendicazioni che gruppi e collettivi di sinistra - anche all'infuori dei circuiti del PCI - stavano portando avanti.

Fortemente critica nei confronti del socialismo reale dell'Unione Sovietica e dei paesi del Blocco Orientale, proprio come per il legame quasi ombelicale di questi con il Partito, assieme ad i compagni ingraiani Luigi Pintor, Valentino Parlato e Lucio Magri contribuì alla nascita del giornale il manifesto, da cui prese forma anche una distinta corrente critica recante il medesimo nome all'interno del firmamento politico del PCI.

A causa poi della loro linea politica divergente sempre più da quella dettata dalla dirigenza del Comitato Centrale, in merito specialmente al posizionamento del PCI nei confronti dell'occupazione della Cecoslovaccia da parte di paesi del Patto di Varsavia (a cui il gruppo de il manifesto aveva speso parole di dura e netta condanna dell'accaduto), Rossanda venne radiata unitamente a tutta la sua corrente - e nonostante il parere contrario del futuro segretario nazionale Enrico Berlinguer[1] -, durante il XII Congresso nazionale del Partito svoltosi a Bologna nel 1969.

Costituitosi poi come un partito vero e proprio in occasione delle elezioni politiche del 1972, il manifesto riuscì ad ottennere soltanto lo 0,8% dei voti e, anche a causa di ciò, decise d'unirsi con il Partito di Unità Proletaria - cioè con le parti del PSIUP e del MPL che, dopo aver pure loro patito la cocente sconfitta elettorale, non avevano accettato di confluire nel PCI o nel PSI -, dando vita dunque al PdUP per il Comunismo nel 1974 (riconfluirà poi, dopo vicende alterne, nelle file del PCI nel 1984).

In un suo celebre articolo del 1978, apparso sullo stesso il manifesto, asserí che «chiunque sia stato comunista negli anni Cinquanta riconosce di colpo il nuovo linguaggio delle BR. Sembra di sfogliare l'album di famiglia: ci sono tutti gli ingredienti che ci vennero propinati nei corsi Stalin e Zdanov di felice memoria. Il mondo, imparavamo allora, è diviso in due. Da una parte sta l'imperialismo, dall'altra il socialismo. L'imperialismo agisce come centrale unica del capitale monopolistico internazionale. [...] Vecchio o giovane che sia il tizio che maneggia la famosa Ibm,[2] il suo schema è veterocomunismo puro. Cui innesta una conclusione che invece veterocomunista non è: la guerriglia».[3] Pochi giorni dopo, sulle pagine dell'Unità - organo di stampa ufficiale del PCI - comparve un articolo di Emanuele Macaluso, che replicava piccato: "io non so quale album conservi Rossana Rossanda: è certo che in esso non c'è la fotografia di Togliatti; né ci sono le immagini di milioni di lavoratori e di comunisti che hanno vissuto le lotte, i travagli e anche le contraddizioni di questi anni. [...] Una tale confusione e distorsione delle nostre posizioni da parte degli anticomunisti di destra e di sinistra è veramente impressionante."[4]

Rossana Rossanda è atea.[5] Dopo essere stata direttrice dunque del giornale il manifesto sin dalla sua stessa fondazione, decide di lasciare per alcuni anni la politica attiva, per dedicarsi principalmente al giornalismo ed alla letteratura, senza però abbandonare il dibattito politico e la riflessione sui movimenti operaio e femminista italiani.

Il 26 novembre del 2012 lascia poi definitivamente il giornale a causa di un forte screzio con il gruppo redazionale, «preso atto della indisponibilità al dialogo», e con una domanda: «Noi, nel nostro piccolo di gente che non mira a essere deputato, abbiamo detto che siamo per un'Europa che faccia abbassare la cresta alla finanza, unifichi il suo disorientato fisco, investa sulla crescita selettiva ed ecologica, non solo difenda ma riprenda i diritti del lavoro. Non piacerà a tutti. Ma chi ci sta?».[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Massimo Caprara, Quando le botteghe erano oscure, il Saggiatore, Milano, 1997, pag. 204.
  2. ^ IBM era la macchina da scrivere con cui le Brigate Rosse diffondevano i loro comunicati, come sigillo di autenticità.
  3. ^ R. Rossanda, Il discorso sulla Dc, articolo apparso in prima pagina su il manifesto, il 28 marzo 1978.
  4. ^ Storia e Futuro autorappresentazione delle brigate rosse - articoli Rivista di Storia e Storiografia On line
  5. ^ R. Rossanda, La ragazza del secolo scorso, Einaudi, Torino, 2005. Vedi inoltre Nel cuore dell'uomo la fede dei non credenti di Renzo Giacomelli
  6. ^ Sbilanciamoci 23/11/2012 Copia archiviata, su sbilanciamoci.info. URL consultato il 26 novembre 2012 (archiviato dall'url originale il 29 novembre 2012).

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Note su alcuni aspetti teorici e politici del dibattito sul controllo operaio, in Rivista storica del socialismo, 1959.
  • L'anno degli studenti, Bari, De Donato, 1968.
  • Il marxismo di Mao Tse-tung e la dialettica, con Charles Bettelheim, Milano, Feltrinelli, 1974.
  • Le altre. Conversazioni a Radiotre sui rapporti tra donne e politica, liberta, fraternita, uguaglianza, democrazia, fascismo, resistenza, stato, partito, rivoluzione, femminismo, Milano, Bompiani, 1979; Milano, Feltrinelli, 1989. ISBN 88-07-81063-8. * Un viaggio inutile o della politica come educazione sentimentale, Milano, Bompiani, 1981; Milano, Il saggiatore, 1996. ISBN 88-428-0326-X; Torino, Einaudi, 2008. ISBN 978-88-06-19298-3.
  • Anche per me. Donna, persona, memoria dal 1973 al 1986, Milano, Feltrinelli, 1987. ISBN 88-07-08037-0.
  • L'armonia senza parole, in Un tocco da maestro, Roma, Manifestolibri, 1991. ISBN 88-7285-011-8.
  • Se la felicità.... Per una critica al capitalismo a partire dall'essere donna. Roma, 21 marzo 1992, con Alessandra Bocchetti e Christa Wolf, Roma, Centro culturale Virginia Woolf, Gruppo B, 1992.
  • Brigate rosse. Una storia italiana, con Carla Mosca, Milano, Anabasi, 1994. ISBN 88-417-2007-7. Il libro è tratto da una serie di interviste a Moretti, realizzate in carcere dalle due giornaliste nel luglio e agosto 1993.
  • Appuntamenti di fine secolo, con Pietro Ingrao, Roma, Manifestolibri, 1995. ISBN 88-7285-089-4.
  • La vita breve. Morte, resurrezione, immortalità, con Filippo Gentiloni, Parma, Pratiche, 1996. ISBN 88-7380-261-3.
  • Note a margine, Torino, Bollati Boringhieri, 1996. ISBN 88-339-0958-1.
  • I comunisti e l'Urss, in Sul libro nero del comunismo. Una discussione nella sinistra, Roma, Manifestolibri, 1998. ISBN 88-7285-158-0.
  • A centocinquant'anni dal «Manifesto del Partito Comunista», in Il Manifesto del Partito comunista 150 anni dopo, a cura di, Roma, Manifestolibri, 2000. ISBN 88-7285-236-6.
  • La ragazza del secolo scorso, Torino, Einaudi, 2005. ISBN 88-06-14375-1.
  • La perdita, con Manuela Fraire, Torino, Bollati Boringhieri, 2008. ISBN 978-88-339-1875-4.
  • Un viaggio inutile, Torino, Einaudi SuperET, 2008. ISBN 978-88-061-9298-3.
  • Il film del secolo, con Mariuccia Ciotta e Roberto Silvestri, Milano, Bompiani, 2013. ISBN 978-88-452-6821-2.
  • Quando si pensava in grande. Tracce di un secolo. Colloqui con venti testimoni del Novecento, Torino, Einaudi Stile Libero, 2013. ISBN 978-88-062-1081-6.
  • Questo corpo che mi abita, Torino, Bollati Boringhieri , 2018 .

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sergio Dalmasso, Il caso "Manifesto" e il Pci degli anni 60, Cric editore, Torino, 1989.
  • Antonio Lenzi, Il manifesto, tra dissenso e disciplina di partito : origine e sviluppo di un gruppo politico nel Pci, Città del sole, Reggio Calabria, 2011. ISBN 978-88-7351-485-5

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