Adele Bei

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Adele Bei Ciufoli
AdeleBei.jpg

Deputata dell'Assemblea Costituente
Gruppo
parlamentare
Comunista
Collegio Ancona
Incarichi parlamentari
  • Segretaria della Terza Commissione per l'esame dei disegni di legge
Sito istituzionale

Senatrice della Repubblica Italiana
Durata mandato 1948 –
1953
Legislature I
Gruppo
parlamentare
Comunista
Sito istituzionale

Deputata della Repubblica Italiana
Legislature II e III
Collegio Ancona
Incarichi parlamentari
  • Componente della XI Commissione (Lavoro e previdenza sociale) - II legislatura
  • Componente della Giunta per i trattati di commercio e la legislazione doganale - II legislatura
  • Componente della VI Commissione (Finanze e Tesoro) - III legislatura
  • Componente della VII Commissione (Difesa) - III legislatura
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Comunista Italiano
Professione sindacalista

Adele Bei, coniugata Ciufoli (Cantiano, 4 maggio 1904Roma, 15 ottobre 1976), è stata una sindacalista e politica italiana, componente dell'Assemblea costituente, senatrice e deputata del Partito Comunista Italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nata in una famiglia povera operaia fortemente politicizzata, nel 1920 sposa Domenico Ciufoli tra i fondatori del Partito comunista d'Italia. Entrata anche lei nel partito nel 1925, espatriò con il marito in Francia, da dove compì numerosi viaggi clandestini in Italia per svolgere attività di collegamento tra militanti antifascisti. Nel 1933 venne arrestata e condannata dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato a diciotto anni di reclusione.[1] Scontò sette anni e mezzo cui si aggiunsero due e mezzo di confino;[2] fu liberata nell'agosto del 1943. Dopo l'8 settembre 1943, partecipò alla lotta partigiana a Roma, con il compito di organizzare le masse femminili.

Insieme alle altre dirigenti del Partito comunista clandestino (Laura Lombardo Radice, Marcella Lapiccirella, Egle Gualdi ecc.), Adele Bei idea e organizza gli assalti ai forni delle donne romane, evitando le comunicazioni telefoniche ma, grazie ai passa parola, coinvolgendo il maggior numero di donne possibile[3]: il 9 aprile, al Flaminio; tra il 20 e il 28 aprile, in Prati e al Trionfale; il 24 al Tiburtino III; il 28 e il 29 aprile, a Monte Sacro, Val Melaina e in Via Alessandria; il 3 maggio, ancora al Tiburtino III e l'azione si conclude cruentemente con l'uccisione di Caterina Martinelli, madre sei figli, per uno sfilatino nella borsa della spesa. Si risolve violentemente anche l'assalto al forno Tesei, il 7 aprile 1944, con l'eccidio di dieci donne presso il Ponte dell'Industria[3].

Dopo la Liberazione, Adele Bei entrò a far parte della Consulta nazionale su designazione della CGIL. Nel primo congresso della CGIL tenuto a Forenze nel giugno del 1947 mentre la CGIL aveva firmato un accordo con gli industriali per portare il salario delle donne al 70% di quello degli uomini, mentre la la normativa fascista prevedera un taglio del 50%, Adele presentò la Carta della lavoratrice in cui veniva richiesto che le donne a parità di lavoro ricessero la stessa retribuzione degli uomini[4].

Il 2 giugno 1946 fu tra le 21 donne elette all'Assemblea costituente italiana, dove sedette come componente del gruppo parlamentare comunista: in particolare lavorò nella Terza commissione per l'esame dei disegni di legge. Successivamente entrò al Senato nella I legislatura (1948-1953) unica donna fra i 106 senatori di diritto nominati in accordo con la III disposizione transitoria e finale della Costituzione Italiana. Fu poi eletta alla Camera dei deputati, sempre nelle file del partito comunista, nella II (1953-1958) e III (1958-1963) legislatura del parlamento repubblicano.

Come componente della 10°Commissione lavoro, si impegnòa fortemente a difesa delle categorie di lavoratrici donne più disagiate: mondariso, tabacchine, operaie agricole; chiamata a dirigere il sindacato dei lavoratori delle foglie di tabacco, composto in maggioranza di lavoratrici donne dal 1951 al 1960, sostenne con forza le loro battaglie ottenendo nel 1957 aumento di salario e misure previdenziali simili a quelle degli altri lavoratori[4]

Scritti[modifica | modifica wikitesto]

  • città Adele Bei, Perchè i giovani sappiano, Roma, Seti, 1968?.
  • Adele Bei, Discorsi parlamentari con un saggio di Nadia Ciani, Bologna, Il mulino, 2015.
  • Adele Bei, In difesa della donna lavoratrice : discorso pronunciato al Senato della Repubblica, novembre 1949, Roma, CDS, 1949.
  • Adele Bei, La lotta delle lavoratrici per le rivendicazioni immediate, sostenuta dall'azione dei loro rappresentanti ... : discorso pronunciato alla camera dei Deputati nella seduta del 23 luglio 1954, Roma, Tip. della Camera dei Deputati, dopo il 1954].
  • Adele Bei, Le donne della campagna per un avvenire migliore, in Noi donne.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Ad Adele Bei e ad altre sei donne partigiane, il Comune di Roma ha dedicato il percorso ciclopedonale che da Ponte Milvio porta a Castel Giubileo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sentenza n. 9 dell'8.3.1934 contro Adele Bei e altri ("Organizzazione comunista romana diretta da Adele Bei; costituzione del PCd'I e propaganda"). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia dissidente e antifascista. Le ordinanze, le Sentenze istruttorie e le Sentenze in Camera di consiglio emesse dal Tribunale speciale fascista contro gli imputati di antifascismo dall'anno 1927 al 1943, Milano 1980 (ANPPIA/La Pietra), vol. II, p. 778-779
  2. ^ Commissione di Roma, ordinanza del 7.1.1942 contro Adele Bei ("Sentimenti antifascisti, ascolto di radio nemiche"). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. IV, p. 1463
  3. ^ a b Marisa Musu, Ennio Polito, Roma ribelle, Teti editore, Milano, 1999, pagg. 192-193
  4. ^ a b Adele Bei.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. Addis Saba, M. De Leo, F. Taricone, Donne e Costituente: alle origini della Repubblica, Roma: Presidenza del consiglio dei ministri, Dipartimento per l'informazione e l'editoria, stampa 1996
  • M. Antonietta Serci, La sindacalista in abito bianco. Appunti per una biografia di Adele Bei, in Le Marche dalla ricostruzione alla transizione 1944-1960, Atti del Convegno di studi, Ancona, 26-27-28 marzo 1998, a cura di P. Giovannini, B. Montesi e M. Papini, Ancona, Il Lavoro Editoriale, 1999, pp. pp. 298-331.
  • S. Lunadei, L. Motti, M. L. Righi (a cura) È brava, ma...: donne nella CGIL 1944-1962, Roma, Ediesse, 1999.
  • A. Bei "Discorsi parlamentari" (con un saggio di N. Ciani) Roma-Bologna Il Mulino 2015
  • Adele Bei, su RAI Play Sound, 12 dicembre 2019. URL consultato il 23 dicembre 2021.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN316879421 · ISNI (EN0000 0004 5127 8299 · SBN IEIV007608 · LCCN (ENno2015095075 · BNF (FRcb169989433 (data) · WorldCat Identities (ENlccn-no2015095075