Massimo Severo Giannini

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Massimo Severo Giannini
Zampetti Giannini.jpg
Massimo Severo Giannini, a destra, relatore in compagnia di Ugo Zampetti

Ministro per l'organizzazione della pubblica amministrazione e per le Regioni
Durata mandato 4 agosto 1979 –
28 settembre 1980
Presidente Francesco Cossiga
Predecessore Giovanni Del Rio
(Sottosegretario con delega per i Problemi della pubblica amministrazione)
Tommaso Morlino
(Ministro del bilancio e della programmazione economica con incarico di Ministro per le Regioni)
Successore Clelio Darida

Dati generali
Partito politico Partito Socialista Italiano

Massimo Severo Giannini (Roma, 8 marzo 1915Roma, 24 gennaio 2000) è stato un giurista e politico italiano.

Era figlio del giurista Amedeo Giannini.

Carriera accademica[modifica | modifica wikitesto]

Allievo di Santi Romano e Guido Zanobini, diventa professore ordinario di diritto amministrativo a 24 anni, nel 1939. Ha insegnato nelle università di Sassari, Perugia, Pisa e università di Roma La Sapienza. Fu anche avvocato.

Fu direttore della Rivista trimestrale di diritto pubblico ed autore di centinaia di pubblicazioni in materia di diritto costituzionale, amministrativo ed economico.

Movendo dalla teoria istituzionalistica di Santi Romano, fu il primo sostenitore dello studio del diritto pubblico fondato su un approccio interdisciplinare e realistico, osservando come lo studio di un sistema giuridico non potesse limitarsi allo studio delle norme che lo componevano, dovendo abbracciare anche l'economia, la sociologia, la scienza politica etc.

È stato membro dell'Accademia dei Lincei e vice presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali.

Nel 1988 è stato insignito del premio Aldo Sandulli.

Professore emerito dal 1990, è morto nel 2000 a seguito di una crisi cardiaca.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Fu capo di gabinetto del ministro per la Costituente Pietro Nenni dal 12 agosto 1945 al 2 agosto 1946.[1] Dal luglio 1946 ai primi mesi del 1948 è capo dell'ufficio legislativo del ministero dell'Industria, nominato da Rodolfo Morandi. Iscritto al Partito Socialista Italiano, se ne allontana nel 1953. Rientrerà nel Psi qualche anno più tardi, e fino al 1991 farà anche parte dell'Assemblea generale istituita da Bettino Craxi nel 1984.[2]

Giannini ha fatto parte di numerose commissioni ministeriali, in particolare la commissione creata dal ministro dell'Industria e commercio Emilio Colombo e presieduta da Francesco Santoro Passarelli per la riforma del diritto societario (1959), e le commissioni istituite tra il 1962 e il 1966 dai successivi ministri dei Lavori pubblici Fiorentino Sullo, Giovanni Pieraccini e Giacomo Mancini per l'elaborazione di una riforma della legge urbanistica. Nel 1976 presiede la commissione ministeriale che redigerà i decreti del Presidente della Repubblica che trasferiscono le funzioni alle Regioni.[3] Come tecnico di area socialista è ministro per la Funzione pubblica nel governo Cossiga I (4 aprile 1979 - 4 agosto 1980) e nel Cossiga II (4 agosto 1980 - 18 ottobre 1980).

Durante questo periodo dà alle stampe un rapporto per la riforma della pubblica amministrazione in Italia, dando luogo a quello che è stato definito[4] il suo terzo periodo di esperienza da riformatore, in cui "riuscì da un lato a far acquisire consapevolezza della grande importanza politica dell'amministrazione e della necessità della sua riforma; dall'altra impostò il problema della riforma come problema economico (di maggiore efficienza dei servizi amministrativi), con le conseguenti necessità di razionalizzazione e di diminuzione dei costi"[5]. Ciò lo indusse - al di là della riproposizione di alcune posizioni che aveva avanzato in gioventù[6] - a riprendere l'assunto secondo cui "la prima parte della Costituzione è opera monumentale, degna di figurare accanto alle più grandi Costituzioni esistenti. La seconda parte è un obbrobrio"[7].

« Lo Stato repubblicano è ancora un edificio in costruzione: per alcune parti anzi malfatto; per altre perfino somigliante ad un bel rudere, come quello di un palazzo imperiale del Palatino »
(M.S. GIANNINI, La lentissima fondazione dello Stato repubblicano, in Scritti, VII, 1977-1983, Giuffrè, 2005, p. 657.)

All'inizio degli anni '90 si schiera a favore di un sistema elettorale maggioritario, aderendo al comitato promotore presieduto da Mario Segni. Fonda il CORID (Comitato per la Riforma Democratica)[8] che promuove i quesiti referendari per l'abolizione del Ministero delle Partecipazioni Statali, la riforma dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno, il sistema delle nomine bancarie, e aderısce al referendum sul finanziamento pubblico dei partiti promosso dai radicali (i referendum si tennero tutti insieme il 18 aprile 1993).

In disaccordo con Mario Segni, fonda la lista Sì Referendum, con l'obiettivo di difendere in Parlamento le riforme referendarie. Vi aderiscono, tra gli altri, Ernesto Galli della Loggia, Federico Zeri, Nicola Matteucci e Marcello Pera. Alle elezioni politiche del 5 aprile 1992 la lista avrà pochissimi voti e non riuscirà a conquistare alcun seggio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Governo Italiano - Il Governo Informa
  2. ^ Carniti E Gattai Tra I Nuovi Eletti Dell'Assemblea - Repubblica.It » Ricerca
  3. ^ GEOPOLITICA.info - Approfondimento sugli assetti geopolitici mondiali - sviluppo e globalizzazione
  4. ^ Sabino Cassese, Il politico, il riformatore, lo studioso, in Mondoperaio, n. 11-12/2015, p. 31.
  5. ^ Sabino Cassese, Il politico, il riformatore, lo studioso, in Mondoperaio, n. 11-12/2015, p. 31.
  6. ^ Cesare Pinelli, Lavare la testa all'asino, in Mondoperaio, n. 11-12/2015, p. 35: la sua proposta di autogoverno ruotava intorno alla regione vista come “organo dello Stato fornito di autogoverno, nel senso che i funzionari della regione avrebbero lo stato giuridico dei funzionari dello Stato, pur essendo elettivi. In altre parole si tratterebbe di trasportare da noi l'istituzione delle contee anglosassoni”. Più in generale, delle sue proposte "sono testimonianza la relazione che presentò al congresso fiorentino del partito socialista dell'aprile 1946, e la conseguente mozione, anche questa da lui redatta: due atti con cui si definiva la linea del partito" socialista all'Assemblea Costituente: Sabino Cassese, Il politico, il riformatore, lo studioso, in Mondoperaio, n. 11-12/2015, pp. 29-30, dove si prosegue ricordando che sia la relazione sia la mozione concludevano affermando che la forma di governo proposta non era né parlamentare, né presidenziale, né assembleare, ma “una nuova forma di governo, che muove interamente dal popolo (capo dello Stato – assemblea – governo – tribunale costituzionale), il quale è raccordato allo Stato dagli enti locali e dall'autogoverno, dai partiti e dagli organismi di autogoverno del campo dell'economia”.
  7. ^ M.S. GIANNINI, Intervento, in Il pensiero giuridico di Carlo Lavagna (1996), in Scritti, X, Giuffrè, 2008, p. 83, ove proseguiva motivando così: "... perché se diciamo che fonda la democrazia ciò è accaduto in quanto si è avuta, da tutti, un'interpretazione, un'applicazione che oggi ci fanno dire che in questa parte della Costituzione, bene o male, è delineato uno Stato democratico”.
  8. ^ Si veda pagina 8 di questo documento

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • S. Cassese, G. Carcaterra, M. D’Alberti, A. Bixio (a cura di), L'unità del diritto. M.S. Giannini e la teoria giuridica, Bologna, Il Mulino, 1994.
  • Sabino Cassese, Giannini: l’uomo e il lascito scientifico, in “Rivista trimestrale di diritto pubblico”, 2000, n. 4, pp. 955-965.
  • Sabino Cassese, Dalle “Carte Giannini” (a cura di S. Cassese), in collaborazione con B.G. Mattarella, in “Rivista trimestrale di diritto pubblico”, 2000, n. 4, pp. 1337-1376.
  • Sabino Cassese, Massimo Severo Giannini, l’eretico, in “Nomos”, n. 1, 2014, pp. 49-54.

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