Legge 7 agosto 1990, n. 241

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Legge 7 agosto 1990, n. 241
Titolo estesoNuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi
Date fondamentali
Testo

La legge 7 agosto 1990, n. 241 ("Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi") è una legge della Repubblica Italiana, che disciplina il procedimento amministrativo.

La norma ha rappresentato una notevole innovazione per l'attività della pubblica amministrazione italiana e più in generale per il diritto amministrativo italiano.[senza fonte]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La norma, nota anche come legge sulla trasparenza amministrativa, ha profondamente rinnovato ed innovato il rapporto tra i cittadini e la pubblica amministrazione.

Da questo si comprende l'importanza della legge, che ha trasformato, almeno nei principi dell'attività amministrativa, il rapporto tra amministrazione e cittadini da un rapporto di tipo autoritativo ad uno di tipo paritario e collaborativo.

Importantissima, in tal senso, è stata l'introduzione del diritto di accesso agli atti amministrativi, accanto ad altre disposizioni di rilievo, come una normazione generale dell'istituto della cosiddetta conferenza di servizi. Il diritto di accesso è comunque escluso per documenti coperti dal segreto di stato.

È stato introdotto, per la prima volta nell'ordinamento giuridico italiano, dalla legge 7 agosto 1990, n. 241.[1] La disciplina è stabilita da apposito regolamento per l'accesso, prima il D.P.R. 27 giugno 1992, n. 352[2], successivamente abrogato e sostituito dal D.P.R.12 aprile 2006, n. 184.[3]
Il diritto di accesso, in Italia, è sempre stato legato al possesso di una situazione legittimante (che, nel testo originario della L. 241/1990 è dato dal possesso di una "situazione giuridicamente rilevante").
Questa scelta è stata vista come limitativa dai primi commentatori della legge n. 241, e segna la principale differenza con l'accesso alle informazioni degli enti locali previsto dalla coeva legge 8 giugno 1990 n. 142.

Le caratteristiche del diritto, cui è dedicato il Capo V della legge 241/1990:

  • Il requisito per l'accesso agli atti risiede in un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l'accesso.[4]
  • Il diritto all'accesso è negato qualora dalla loro divulgazione possa derivare una lesione (...) alla sicurezza e alla difesa nazionale, quando i documenti riguardino la vita privata o la riservatezza di persone fisiche e persone giuridiche.[5]
  • L'amministrazione, prima di rispondere positivamente, deve verificare ed informare eventuali controinteressati che potrebbero avere pregiudizio da un eventuale esercizio del diritto d'accesso.
  • Il successivo art. 25 stabilisce che il giudice amministrativo (ovvero il Tribunale amministrativo regionale, detto TAR, in primo grado e il Consiglio di Stato in appello), sussistendone i presupposti, ordina l'esibizione dei documenti richiesti, peraltro avvalendosi di un rito processuale particolarmente celere con termini dimezzati.

Il diritto di accesso ai documenti amministrativi, si lega sia ad esigenze di tutela del singolo (il "diritto" è riconosciuto per salvaguardare posizioni giuridicamente rilevanti che preesistono, quali "diritti soggettivi" ed "interessi legittimi", e che attraverso l'accesso vengono salvaguardati), che a finalità di interesse generale come è ben manifestato nella originaria dizione dell'art. 22 della legge che riconosceva il diritto di accesso al fine di assicurare la trasparenza dell'attività amministrativa. Questo rapporto con la trasparenza, e quindi la cd. natura "bifronte" del diritto di accesso (legato a situazioni individuali, ma funzionale anche alla cura di interessi pubblici), si è attenuato in seguito alla riforma operata dalla legge 11 febbraio 2005, n. 15, che ha modificato varie parti della legge n. 241.
Questo principio si è concretizzato nella possibilità per i cittadini di attuare un controllo democratico sull'attività dell'amministrazione e della sua conformità ai precetti costituzionali. La legge 15/2005 ha ridisegnato l'istituto dell'accesso elevandolo a principio fondamentale ed estendendolo a tutta la pubblica amministrazione.

Titolari del diritto di accesso ai sensi dell'art 22 della legge 241/1990 sono tutti i soggetti interessati, e cioè i privati, anche portatori di interessi diffusi che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale corrispondente ad una situazione giuridica tutelata e connessa al documento in relazione al quale si richiede l'accesso.

L'oggetto del diritto d'accesso è il documento amministrativo definito nell'art. 22 come "ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni, formati dalle pubbliche amministrazioni o, comunque utilizzati ai fini dell'attività amministrativa."

Inoltre, al fine di garantire la piena attuazione di suddetta legge, è intervenuto il D.Lgs n. 29 del 3 febbraio 1993, con cui le Pubbliche Amministrazioni provvedono a istituire Uffici per le Relazioni con il Pubblico (URP). Essi provvedono al servizio all'utenza per i diritti di partecipazione di cui al capo III della legge 7 agosto 1990, n. 241, nonché all'informazione all'utenza relativa agli atti e allo stato dei procedimenti.[6]

Il contenuto[modifica | modifica wikitesto]

La legge ha rinnovato profondamente l'attività amministrativa; di seguito sono riportati brevemente gli interventi più significativi:

  • sono stati introdotti diversi momenti e meccanismi tramite i quali il privato può intervenire nell'attività della pubblica amministrazione;
  • introduzione di una disciplina generale dell'istituto della conferenza di servizi;
  • i provvedimenti amministrativi devono riportare obbligatoriamente la motivazione (ad eccezione degli atti aventi portata generale ed astratta, come i regolamenti);
  • l'autorità amministrativa ha l'obbligo di dare comunicazione o notizia dell'avvio del procedimento amministrativo;
  • la previsione dell'esistenza degli interessi legittimi collettivi;
  • l'individuazione della figura responsabile del procedimento amministrativo e la previsione dell'obbligo di comunicazione del responsabile agli interessati dal provvedimento amministrativo;
  • l'istituzione degli accordi integrativi o sostitutivi tra privati e pubblica amministrazione, come possibilità per sostituire provvedimenti di carattere amministrativo;
  • l'istituto del silenzio-assenso, per cui nei casi previsti dalla legge, il silenzio dell'amministrazione assume carattere di manifestazione di volontà;
  • l'istituto del denuncia di inizio attività nei casi in cui sia richiesta un'autorizzazione;
  • il diritto per i cittadini di avere accesso agli atti della pubblica amministrazione e di poterne ottenere una copia (cosiddetto diritto di accesso agli atti amministrativi).

Modifiche successive[modifica | modifica wikitesto]

Vari interventi normativi hanno novellato la legge sul procedimento amministrativo:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ art. 24 legge 241/1990
  2. ^ Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana 29 luglio 1992 n. 177
  3. ^ Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana 18 maggio 2006 n. 114
  4. ^ art 22 legge 241/1990
  5. ^ art 24 legge 241/1990
  6. ^ art. 12 d.lgs 29/1993

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]