Roman Jakobson

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Romàn Jakobsòn

Romàn Jakobsòn (in russo: Рома́н О́сипович Якобсо́н?; Mosca, 11 ottobre 1896Boston, 18 luglio 1982) è stato un linguista e semiologo russo naturalizzato statunitense.

È considerato uno dei principali iniziatori della scuola del formalismo e dello strutturalismo. A lui si deve lo studio della teoria della comunicazione linguistica. La sua teoria si basa sulle sei funzioni comunicative che si associano alla dimensione dei processi comunicativi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Romàn Òsipovič Jakobsòn (Mosca, 10 ottobre (28 settembre secondo il calendario giuliano) 1896 - Cambridge (Massachusetts), USA, 18 luglio 1982), fu un linguista russo-statunitense e uno studioso dei testi della letteratura slava, uno dei maggiori linguisti del secolo, che influenzò lo sviluppo delle scienze umanistiche con le sue idee innovative e con la sua instancabile attività organizzativa. Prese parte all'avanguardia russa e al suo interno svolse attività di ricerca. Le sue opere spaziano dalla teoria generale della lingua alla fonologia, dalla morfologia alla grammatica, dalla lingua russa alla letteratura russa, dalla poetica alla slavistica, dalla psicolinguistica alla semiotica, e abbracciano anche molti altri settori del sapere umanistico.

Roman Jakobson nasce a Mosca in una famiglia ebraica, uno dei tre figli di Iosif (Osip) Abramovič Jakobson, ingegnere chimico e mercante della prima gilda, nato nei territori dell'Impero Austro-ungarico e laureato al Politecnico di Riga, e di sua moglie Anna Jakovlevna Jakobson, nata Vol'pert, originaria di Riga. Nel 1914, dopo il diploma conseguito presso l'Istituto Lazarevskij di Lingue Orientali, si iscrive all'università di Mosca e si laurea nel 1918. Nel 1915 fonda, insieme ad altri studiosi, il «Circolo Linguistico di Mosca», di cui è presidente fino al 1920. Dal 1918 al 1920 lavora presso l'università di Mosca.

In quegli anni venne a conoscenza degli studi di Ferdinand de Saussure e cominciò a elaborare i concetti di quella che sarà poi la sua teoria della comunicazione.

Uno degli amici più cari di Jakobson fu Majakovskij, che lo introdusse all'opera di Chlebnikov e che fu un grande estimatore delle sue note critiche su questo poeta. Majakovskij fece riferimento a Jakobson nella poesia Al compagno Nette e nel saggio Ho viaggiato. Jakobson a sua volta scrisse un articolo in morte di Majakovskij, dal titolo La generazione che ha dissipato i suoi poeti. Nel febbraio del 1920 si reca a Revel' come membro della delegazione commerciale del Centrsojuz, in qualità di collaboratore del ROST, da lì, nel luglio dello stesso anno, si sposta in Cecoslovacchia in qualità di interprete per la missione della Croce rossa che si occupava del rimpatrio dei prigionieri di guerra. Il 1920 fu, per la Russia, un anno politicamente difficile e Jakobson fu costretto a trasferirsi a Praga per continuare i suoi studi di dottorato.

In seguito inizia a lavorare presso l'ambasciata sovietica. Il viceministro degli esteri cecoslovacco Vaclav Girsa considera Jakobson "un informatore, una spia e un provocatore della missione sovietica"[1]. Nel gennaio del 1923 la polizia cecoslovacca emette contro di lui un mandato di perquisizione per sospetta attività di spionaggio[2].

A Praga, si affiancò al suo più anziano collega Vilelm Mathesius, con il quale fondò il circolo linguistico della Scuola di Praga (1926). Al PLK (pražský lingvistický kroužek - circolo linguistico di Praga) si aggregarono altri due ex-membri della scuola di Mosca: Nikolaj Trubeckoj, Sergej Karcevskij, ma anche l'anglista Bohumil Trnka, lo slavista e boemista Bohuslav Havránek, e il celebre studioso di estetica Jan Mukařovský.

Il soggiorno praghese incentivò Jakobson ad applicarsi a ricerche nel campo della fonetica che lo aiutarono a sviluppare meglio le sue teorie nell'ambito della struttura e funzione del linguaggio.

Insegnò alla Karlova univerzita di Praga e alla Masarykova univerzita di Brno.

Uno degli amici più cari di Jakobson fu Majakovskij, che lo introdusse all'opera di Chlebnikov e che fu un grande estimatore delle sue note critiche su questo poeta. Majakovskij fece riferimento a Jakobson nella poesia «Al compagno Nette» e nel saggio «Ho viaggiato». Jakobson a sua volta scrisse un articolo in morte di Majakovskij, dal titolo «Una generazione che ha dissipato i suoi poeti» (1931).

Con l'invasione tedesca della Cecoslovacchia, Jakobson, in quanto non ariano, dovette lasciare il paese per la Scandinavia e insegnò in prestigiose università, come quella di Oslo, Copenaghen, Uppsala. Quindi nel 1941 si recò a New York dove entrò a far parte della comunità degli intellettuali emigrati. Alla École Libre des Hautes Études, una specie di Università francofona in esilio, cominciò a collaborare con Claude Lévi-Strauss, il maggiore esponente dello strutturalismo. Egli ebbe così modo di frequentare molti linguisti americani e antropologi come Franz Boas, Benjamin Whorf e Leonard Bloomfield.

Nel 1949 Jakobson si recò all'Università di Harvard, dove rimase per il resto della sua vita, tenendo corsi anche alla Columbia University e al M.I.T.

Contributo scientifico[modifica | modifica wikitesto]

Con la sua operosa attività ovunque si ritrovasse a soggiornare (Mosca, Praga, New York), Jakobson organizzava circoli linguistici che contribuivano in modo sostanziale (e spesso cruciale a livello non solo nazionale, ma mondiale) allo sviluppo della linguistica come scienza: nello specifico, il Circolo linguistico di Mosca, l'Opojaz, il Circolo linguistico di Praga. Fu uno dei promotori dello strutturalismo applicato alla linguistica e alla scienza del testo. Alcune sue opere sono di grande interesse per la psicolinguistica. Roman Jakobson, insieme a Claude Lévi-Strauss, introdusse il concetto secondo cui la lingua ha avuto origine da una combinazione di gesti e di suoni, destinati a diventare fonemi.

La prima opera significativa di Jakobson è uno studio sulle particolarità stilistiche nella produzione del poeta futurista Velimir Chlebnikov (1919). Mettendo a confronto il linguaggio poetico con quello naturale, Jakobson dichiara che «la poesia è linguaggio in funzione estetica», ragion per cui «è indifferente verso l'oggetto che descrive». Questa tesi costituisce la base teorica del primo formalismo russo, che rivoluziona il rapporto tradizionale tra forma e contenuto in letteratura. In un saggio successivo (1928), scritto in collaborazione con Tynjanov, Jakobson sostiene che, nonostante la scienza del testo operi secondo specifiche norme proprie, queste stesse sono applicabili anche ad altri ambiti culturali, come la politica, l'economia, la religione e la filosofia.

Nel saggio dedicato al confronto tra il sistema di versificazione russo e quello ceco (1923), Jakobson focalizza l'attenzione sulle unità sonore, chiamati “fonemi”, che compongono le parole: nonostante i fonemi siano privi di un significato proprio, la loro sequenza all'interno della frase costituisce il mezzo espressivo principale del linguaggio poetico. Fu l'interesse per l'elemento fonetico della lingua a spingere Jakobson a fondare, con la collaborazione di Trubeckoj, una nuova branca della linguistica, la fonologia, avente come oggetto di studio i tratti distintivi dei suoni che costituiscono i fonemi. Jakobson individua dodici segni acustici binari in opposizione fonologica che, sostiene, costituiscono dei veri e propri universali linguistici e sono alla base di qualsiasi lingua. Il metodo dell'analisi strutturale in termini di opposizioni fonologiche ebbe una grande influenza sul pensiero dell'antropologo Claude Lévi-Strauss, che lo applicò nell'analisi dei miti, segnando l'inizio dello strutturalismo francese.

Le basi di un'ulteriore nuova branca della linguistica, la neurolinguistica, furono poste invece dall'opera di Jakobson sull'afasia (Child Language, Aphasia and Phonological Universals, 1941), in cui lo studioso collega i disturbi del discorso (le patologie del linguaggio) ai dati neurologici sulla struttura del cervello. Questa ricerca fornisce una dimostrazione su base fisiologica della sua dottrina sulla metafora (asse della combinazione) e sulla metonimia (asse della selezione), viste come due modalità contrapposte di ordinamento delle unità linguistiche, determinanti, fra l'altro, per individuare le differenze tra poesia e prosa. Questa contrapposizione divenne ben presto parte integrante dell'apparato terminologico della moderna scienza del testo.

Struttura del linguaggio[modifica | modifica wikitesto]

La sua teoria più nota è un modello generale per la comunicazione linguistica, che integra modelli precedenti di Karl Bühler e Bronisław Malinowski, proponendo la suddivisione delle funzioni del linguaggio in sei:

  1. Funzione emotiva
  2. Funzione fàtica
  3. Funzione conativa
  4. Funzione poetica
  5. Funzione metalinguistica
  6. Funzione referenziale

La funzione emotiva è incentrata sull'emittente. Viene posta in essere quando l'emittente dell'atto linguistico ha come fine l'espressione dei suoi stati d'animo (per questo è stata imparentata al discours di Émile Benveniste e usata nella poesia lirica). La funzione fàtica è incentrata sul canale di comunicazione. Essa si realizza quando un partecipante dell'atto di comunicazione desidera controllare se il canale è, per così dire, aperto (esempio: domande del tipo "Mi segui?, mi ascolti?"). La funzione conativa è focalizzata sul ricevente. Essa avviene quando tramite un atto di comunicazione l'emittente cerca di influenzare il ricevente, come per esempio in un ordine (esempio: "Va' da lei!") o nei casi linguistici del vocativo e dell'imperativo. La funzione poetica è incentrata sul messaggio e valorizza il piano del significante. Avviene quando il messaggio che l'emittente invia all'ascoltatore ha una complessità tale da obbligare il ricevente a ridecodificare il messaggio stesso (ne sono un esempio molte frasi pubblicitarie o frasi di poesia del tipo "Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura"). La funzione metalinguistica è quella riferita al codice stesso. Ossia quando il codice "parla" del codice (un esempio lampante sono le grammatiche o le didascalie in un testo teatrale). La funzione referenziale infine è incentrata sul contesto. Essa è posta in essere quando viene data un'informazione sul contesto (esempio: "L'aereo parte alle cinque e mezza") e viene imparentata al récit di Benveniste.

Schema generale della comunicazione umana

Principali opere[modifica | modifica wikitesto]

Scrisse nel 1923 Sul verso ceco; nel 1929 Il folklore come un particolare modo di creazione, in collaborazione con Pëtr Grigor'evič Bogatyrëv; nel 1931 Principi di fonologia storica; nel 1941 Linguaggio infantile, afasia e leggi fonetiche universali; nel 1945 Sulle fiabe russe e Gli inizi dell'autodeterminazione nazionale in Europa; nel 1949 Sulla teoria delle affinità fonologiche tra le lingue; nel 1955 L'afasia come problema linguistico; nel 1966 Alla ricerca dell'essenza del linguaggio (sulla rivista "Diogènes"); e tra gli anni 1962 e 1982 la sua raccolta più conosciuta, i Saggi di linguistica generale, comprendente diversi articoli apparsi su riviste, tra cui:

  • Antropologi e linguisti: bilancio di un convegno (1953)
  • Fondamentali del linguaggio (1956)
  • Gli studi tipologici e il loro contributo alla linguistica storica comparata (1958)
  • Aspetti linguistici della traduzione (1959)
  • Linguistica e teoria della comunicazione (1961)
  • Commutatori, categorie verbali e il verbo russo (1957)
  • La nozione di significato grammaticale secondo Boas (1959)
  • Linguistica e poetica (1960)
  • A guisa di prefazione (1966, premessa all'ed. italiana).

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di II Classe dell'Ordine di Tomáš Garrigue Masaryk - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di II Classe dell'Ordine di Tomáš Garrigue Masaryk
— 1991

Traduzioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Cantare della gesta di Igor: epopea russa del XII secolo, a cura di Renato Poggioli, testo critico annotato di Roman Jakobson, Einaudi, Torino 1954
  • Saggi di linguistica generale, a cura di Luigi Heilmann, Feltrinelli, Milano 1966
  • Aspetti linguistici della traduzione in "il Verri", 19, 1966, pp. 98–106; poi in Paolo Fabbri e Gianfranco Marrone (a cura di), Semiotica in nuce, vol. I, Meltemi, Roma, 2000, pp. 208–213
  • Verso una scienza dell'arte poetica, prefazione a I formalisti russi: teoria della letteratura e metodo critico, a cura di Tzvetan Todorov, Einaudi, Torino, 1968, pp. 7–11
  • Il realismo nell'arte, ivi, pp. 95–107
  • Problemi di studio della letteratura e del linguaggio (con Jurij Nikolaevič Tynjanov), ivi, pp. 145–149
  • Il farsi e il disfarsi del linguaggio: linguaggio infantile e afasia, Einaudi, Torino 1971; n. ed. con introduzione di Livio Gaeta, ivi, 2006
  • Linguistica e poetica, in Luigi Rosiello (a cura di), Letteratura e strutturalismo, Zanichelli, Bologna 1974, pp. 71–82
  • Una generazione cha ha dissipato i suoi poeti: il problema Majakovskij, a cura di Vittorio Strada, Einaudi, Torino 1975; SE, Milano 2004
  • Premesse di storia letteraria slava, a cura di Lidia Lonzi, Il Saggiatore, Milano 1975
  • Holdërlin: l'arte della parola, con la collaborazione di Grete Lübbe Grothues, introduzione di Carlo Angelino, Il Melangolo, Genova 1976
  • La linguistica e le scienze dell'uomo: sei lezioni sul suono e sul senso, introduzione di Claude Lévi-Strauss, Il Saggiatore, Milano 1978
  • Lo sviluppo della semiotica e altri saggi, introduzione di Umberto Eco, Bompiani, Milano 1978
  • Lingua, discorso, società, con altri, a cura di Daniele Gambarara, Pratiche, Parma 1979
  • La forma fonica della lingua, con Linda R. Waugh e Martha Taylor, introduzione di Cesare Segre, Il Saggiatore, Milano 1979
  • Magia della parola, a cura di Krjstjna Pomorska, Laterza, Bari 1980
  • Poetica e poesia: questioni di teoria e analisi testuali, introduzione di Riccardo Picchio, Einaudi, Torino 1985
  • La scienza del linguaggio: tendenze principali, trad. di Ottavio Fatica, Theoria, Roma 1986
  • Autoritratto di un linguista: retrospettive, a cura di Luciana Stegagno Picchio, Il Mulino, Bologna 1987
  • Russia, follia, poesia, a cura di Tzvetan Todorov, Guida, Napoli 1989
  • Dialoghi: gli ultimi suoni del Novecento, con Krystyna Pomorska, Castelvecchi, Roma 2009
  • La fine del cinema?, a cura di Francesca Tuscano, BookTime, Milano 2009

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1.  Гланц Т. Разведывательный курс Якобсона // Роман Якобсон: Тексты, документы, исследования. — М.: РГГУ, 1999. — С. 359-360. — ISBN 5-7281-0261-1.
  2.  Сорокина М. Ю. «Ненадёжный, но абсолютно незаменимый». 200-летний юбилей Академии наук и «дело Масарика-Якобсона» // In memoriam. Исторический сборник памяти А. И. Добкина. — СПб.-Париж: Феникс-Atheneum, 2000. —С. 118. — ISBN 5-901027-22-1.. Полпред Антонов-Овсеенко сообщал в 1925 году наркому Чичерину: «Якобсон нам чрезвычайно полезен и реальная польза от него перевешивает возможный вред. До сих пор нет данных, уличающих его в двойственной игре. Добрая половина нашей информации исходит от него и от его источников.» (Там же, с. 139)

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  2. ^ Template:Статья. Полпред Антонов-Овсеенко сообщал в 1925 году наркому Чичерину: «Якобсон нам чрезвычайно полезен и реальная польза от него перевешивает возможный вред. До сих пор нет данных, уличающих его в двойственной игре. Добрая половина нашей информации исходит от него и от его источников.» (Там же, с. 139)