Mirko Basaldella

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Senza titolo, bozzetto per mosaico (1957-1959), Collezione dei mosaici contemporanei del Museo d'Arte della città di Ravenna

Mirko Basaldella (Udine, 28 settembre 1910Cambridge, 24 novembre 1969) è stato uno scultore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fratello di Afro e Dino Basaldella, studiò al Liceo artistico di Venezia, all'Accademia di Firenze e alla Scuola dell'arte di Monza. Lavorò nello studio di Arturo Martini come allievo fino al 1933, quindi si trasferì a Roma. Qui conobbe gli artisti della scuola romana quali: Scipione, Corrado Cagli (di cui sposò la sorella Serena), Antonietta Raphaël, Fazzini, Mazzacurati, Leoncillo.

Tenne la sua prima mostra nel 1935 alla Galleria La Cometa, galleria di proprietà della Contessa Mimì Pecci Blunt e nella quale erano direttori artistici Libero de Libero e un giovanissimo Corrado Cagli. Un viaggio a Parigi, compiuto nel 1937 assieme al fratello Afro, lo aprì ad una visione più completa dell'arte uscendo dai confini della cultura mediterranea, assorbendo quella europea.

Nel 1935 si stabilì a Roma ed entrò nel gruppo milanese di Corrente. A New York, presso la galleria Knoedler nel 1947 tenne una mostra che ripeterà nei due anni successivi.

Tra il 1949 ed il 1951 realizzò i tre cancelli delle Fosse Ardeatine, imponente scultura in bronzo. Questa significativa esperienza indirizzò Basaldella verso la ricerca di un nuovo modo di fare scultura, con strutture e materiali diversi da quelli tradizionalmente usati, tra cui: cemento, reti metalliche, fili di ferro, materie plastiche.

Fontana delle Voci (1956)
La Spezia, piazza Brin

Negli anni successivi ci furono molte visitazioni della cultura orientale, dell'iconologia mitica, dei totem, dei reperti assiri, mesopotamici, ebraici e precolombiani. Il periodo che va dal 1953 al 1960 fu caratterizzato dall'utilizzo di lamine di rame e di ottone ritagliate. Di quel periodo sono la serie dei Leoni di Damasco e delle Chimere.

Nel 1957 fu chiamato a dirigere il Design work shop al Carpenter Center fot the Visual Arts della Harvard University di Cambridge nel Massachusetts, da qui la sua scultura viene orientata verso direzioni tecnologiche, meccanicistiche e verso stimolazioni fantastiche dell'artigianato sacrale dei pellerossa, alcuni temi obbligati della scultura vennero riportati in forme archeologiche.

Nel 1962 partecipò, insieme ai più importanti scultori internazionali dell'epoca, alla mostra Sculture nella città organizzata da Giovanni Carandente nell'ambito del V Festival dei Due Mondi a Spoleto. Presentò due sculture in bronzo del 1961: Totem e Motivo dentato.

Nella seconda metà degli anni sessanta si dedicò ad una nuova serie di legni dipinti, gli ultimi bronzi e bronzetti nascono dalla capacità dello scultore di plasmare ogni tipo di materia, dai materiali di scarto ai mattoni, ai residui dei materiali d'incarto industriale. Infine ricompaiono anche i temi dichiaratamente figurativi ispirati alla tematica biblica degli anni trenta, carichi di raffinate momorie culturali.

Opere dello scultore si trovano nei seguenti luoghi:

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Bergamini, Giancarlo Pauletto, Omaggio a Mirko: Opere 1934-1967, Pordenone, Centro Iniziative Culturali, 2003, pp. 116. ISBN 88-8426-009-4
  • Licio Damiani Il novecento- Mito e Razonalismo - Del Bianco Editore
  • Arnaldo Romani Brizzi e Alberto Mazzacchera, Mirko. Nel tempo e nel mito, cat. mostra, Roma, Musei di Villa Torlonia, Casino dei Principi, Palombi Editore, 2011, 158 p, ISBN 978-88-6060-340-1.
  • Arnaldo Romani Brizzi e Alberto Mazzacchera, Mirko. Nel tempo e nel mito, cat. mostra, Cagli, Palazzo Berardi Mochi-Zamperoli, Palombi Editore, 2011, 157 p, ISBN 978-88-6060-375-3.
  • Antonello Nave, Mirko Basaldella (scheda e nota bio-bibliografica), in Alfonso Panzetta (a cura di), Scultura e Mosaico. Da Fontana a Pietro D'Angelo. Tra XX e XXI secolo le metamorfosi della tessera nella scultura italiana, Firenze, Aska, 2014
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