Marino Marini (scultore)

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Marino Marini, 1958

Marino Marini (Pistoia, 27 febbraio 1901Viareggio, 6 agosto 1980) è stato un artista, scultore, pittore, incisore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ha una sorella gemella, Egle, pittrice e poetessa che diverrà la più grande interprete lirica della sua arte[1] . Nel 1917 si iscrive con la sorella all'Accademia delle Belle Arti di Firenze, frequentando i corsi di pittura di Galileo Chini e quelli di scultura tenuti da Domenico Trentacoste. Nel 1919 si reca per la prima volta a Parigi dove entra in contatto con le nuove tendenze del mondo dell'arte. Tornato in Italia comincia a praticare la pittura e l'incisione, legandosi alla tradizione figurativa di fine Ottocento e in particolare all'opera di Medardo Rosso. In alcuni lavori dei suoi inizi si può notare l'influenza degli artisti del primo Rinascimento, in particolare Piero della Francesca.

Presto si distacca da queste influenze, abbracciando la ricerca di forme pure e assolute. Già dal 1922 decide di dedicarsi alla scultura e comincia a partecipare ad una serie di esposizioni che decreteranno la sua fama. Nel 1926 apre uno studio a Firenze, ma nel '29 decide di trasferirsi a Milano,invitato da Arturo Martini per sostituirlo come insegnante presso la scuola d'arte ISIA nella Villa Reale di Monza, dove, in seguito, gli viene assegnata la cattedra di scultura che manterrà fino al 1940.

Nel 1927 Renato Fondi sulle colonne de “La rassegna grafica” prevede per il giovanissimo scultore un'attività destinata «a tappe luminose e conquiste importanti». Nei primi anni trenta visita ancora Parigi, dove incontra i massimi artisti dell'epoca: Picasso, De Chirico, Kandinskij e molti altri. Il 1932 è l'anno della sua definitiva consacrazione: espone sia a Milano che a Roma e diviene membro onorario dell'Accademia di belle arti di Firenze.

Gli anni successivi lo vedono protagonista di diversi viaggi in Italia e all'estero che gli permettono di aumentare la propria fama. In uno di questi viaggi si reca a Bamberga, nella cui Cattedrale rimane affascinato dalla statua equestre di Enrico II. Sembra infatti che da questa statua abbia tratto ispirazione per la sua famosa serie di sculture denominate Cavallo e cavaliere, che simboleggiano l'unione uomo-natura[2].

Marino Marini, 1963

Il 14 dicembre 1938 sposa Mercedes Pedrazzini che da allora chiamerà Marina quasi a sottolineare l'intenso legame che li unirà per tutta la vita. Nel 1940 lascia Monza per diventare professore alla facoltà di scultura dell'Accademia di Torino e l'anno successivo diventa titolare della cattedra di scultura all'Accademia di belle arti di Brera a Milano. Durante la guerra a seguito della distruzione, per un bombardamento, del suo atelier a Monza, si rifugia a Tenero[3], in Svizzera, nei pressi di Locarno (città natale della moglie), dove continua a lavorare. Si reca spesso a Zurigo e Basilea continuando a esporre fino al 1945.

Solo nel 1948 torna a Milano dove riprende a insegnare e torna a ricoprire la cattedra all'Accademia di Brera a Milano, dove guida verso l'affermazione internazionale la giovane scultrice Amalia Del Ponte. Nello stesso anno partecipa alla Biennale di Venezia, sia come di membro della giuria che come artista, ricevendone una consacrazione internazionale. Peggy Guggenheim acquista un suo Cavaliere, L'angelo della città, e lo installa a Venezia davanti al suo museo, dove si trova tuttora[4].

Gli anni successivi vedono il suo progressivo svincolarsi dalle forme definite e un crescere del suo compiacimento per forme e volumi eleganti e stilizzati. Significativa in questo senso la sua amicizia con lo scultore Henry Moore.

Negli anni Cinquanta l’artista soggiorna negli Stati Uniti dove conosce Stravinskij, Dalì, Feininger e altri artisti. Al suo ritorno in Europa si ferma a Londra, dove incontra l’amico Henry Moore, e a Bruxelles, dove riceve il riconoscimento come membro onorario dell’Accademia reale fiamminga. Fa numerose esposizioni a Stoccolma, Cincinnati, Oslo, Copenaghen, New York. Nel 1954 ottiene il Gran Premio all’Accademia dei Lincei di Roma e, sempre nello stesso anno, si trasferisce con la moglie a Forte dei Marmi e qui incontra Pablo Neruda[5].notorietà a livello mondiale: espone in tutti i più importanti musei e riceve continui riconoscimenti per tutti gli anni cinquanta, sessanta e settanta.

Nel corso degli anni Sessanta continuano le sue esposizioni al Museo Boymans Von Beunigen a Rotterdam e a Palazzo Venezia a Roma, e a Gottinga riceve la nomina a membro dell’Orden pour le Merite für Wissenschaften und Künst[6][7].

Nel 1962 partecipa, insieme ai più importanti scultori internazionali dell'epoca, alla mostra Sculture nella città organizzata da Giovanni Carandente nell'ambito del V Festival dei Due Mondi a Spoleto. Presenta tre sculture in bronzo: Pomona del 1949, Cavallo e cavaliere del 1956 e Il guerriero del 1959.

Muore a Viareggio all'età di settantanove anni.

Marino Marini nei musei[modifica | modifica wikitesto]

Marino Marini nelle strutture private[modifica | modifica wikitesto]

  • Litografie dell'artista sono presenti nella struttura alberghiera "Locanda dell'Arte" a Solonghello, Monferrato, Piemonte.

La fondazione e i musei "Marino Marini"[modifica | modifica wikitesto]

La Fondazione Marino Marini

Nel 1979 viene dato avvio all'attività del "Centro di documentazione dell'opera di Marino Marini" nella sede del Comune di Pistoia, dove Marino aveva deciso di lasciare tutta la sua documentazione d’archivio: disegni, incisioni, una biblioteca specializzata e piccole opere dell'artista, insieme ad una videoteca e fototeca[8]. La città natale dell’artista, dietro sollecitazione della moglie Mercedes Pedrazzini, costituisce nel 1983 una fondazione a lui dedicata[9][10] e nomina prima presidente della Fondazione proprio Mercedes “Marina”, carica che manterrà fino al 2008, l' anno della sua morte. Ad oggi la Fondazione è riconosciuta come unico referente per l’autenticazione delle opere di Marino ed ospita un percorso espositivo sull’artista e le sue opere. La città di Pistoia accoglie nell’atrio del Palazzo Comunale e nel Palazzo Pretorio sculture donate dall'artista alla città.

Il Museo Marino Marini a Milano:

La città di Milano ospita, presso la Galleria di Arte Moderna (GAM), dal 1984 una sezione separata, "Museo Marino Marino", con le opere dell'artista[11].

Il museo Marino Marini a Firenze

Nel 1988 il Comune di Firenze e la Fondazione di Pistoia hanno fondato il museo dedicato all'artista, situato nell'ex chiesa di San Pancrazio a Firenze. Grazie a tale museo è possibile la conservazione, valorizzazione ed esposizione permanente delle sue opere[12].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine Pour le Mérite (classe di pace) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Pour le Mérite (classe di pace)
— 1968
  • Membro delle Bayerische Akademie der Schonen Kunste, Monaco di Baviera - 1958
  • Membro dell'Académie Royale Flamande, Bruxelles - 1950
  • Membro dell'Akademie der Kunste der Deutschen Demokratischen Republik - 1978
  • Riconoscimento del Governo Giapponese, Konju Hosho - 1979

Premi[modifica | modifica wikitesto]

  • Gran Premio di scultura - II Quadriennale, Roma - 1935
  • Gran Premio Internazionale di Scultura alla XXVI Biennale, Venezia - 1952
  • Gran Premio Internazionale Accademia dei Lincei, Roma - 1954
  • Premio "Il Cino", Pistoia - 1972
  • Cittadino onorario di Firenze - 1979

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marco Di Memmo, Marino Marini e la sorella gemella Egle, 6 febbraio 2015. URL consultato l'11 giugno 19.
  2. ^ Marino Marini, su guggenheim-venice.it. URL consultato l'11 giugno 19.
  3. ^ Rudy Chiappini, Marino Marini, in Corriere del Ticino, 3 agosto 2010.
  4. ^ Marco Bazzini e Maria Teresa Tosi (a cura di), Marino Marini. La forma del colore, Pistoia, Maschietto&Musolino, 2001, p. 135.
  5. ^ Marco Bazzini e Maria Teresa Tosi (a cura di), Marino Marini. La forma del colore, Pistoia, Maschietto & Musolino, 2001.
  6. ^ Unici precedenti italiani furono Alessandro Manzoni e Giuseppe Verdi.
  7. ^ Marco Bazzini e Maria Teresa Tosi (a cura di), Marino Marini. La forma del colore., Pistoia, Maschietto&Musolino, 2001, pp. 138.
  8. ^ Fondazione Marino Marini, su fondazionemarinomarini.it. URL consultato il 23 maggio 2019.
  9. ^ Fondazione Marino Marini, su fondazionemarinomarini.it. URL consultato il 23 maggio 2019.
  10. ^ Il 29 novembre 1983, ma riconosciuta con un decreto prefettizio il 27 agosto 1985.
  11. ^ Galleria d'Arte Moderna (Milano), su gam-milano.com. URL consultato il 23 maggio 2019.
  12. ^ Museo Marino Marini, su museomarinomarini.it. URL consultato il 22 maggio 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Erich Steingräber, Marino Marini. Biografia per immagini, Ivrea, Priuli & Verlucca, Editori, 1983.
  • Marco Bazzini e Maria Teresa Tosi (a cura di), Marino Marini. La forma del colore, Pistoia, Maschietto & Musolino, 2001.
  • Barbara Cinelli, Marino Marini, in Art e Dossier, nº 347, ottobre 2017.
  • Sharon Hecker, Marino Marini. Pistoia and Venice, in The Burlington Magazine, dicembre 2017, pp. 1017-1018.
  • Barbara Cinelli e Flavio Fergonzi (a cura di), Marino Marini. Passioni visive, Silvana editoriale, 2017.

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