Villa Reale di Monza

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Villa Reale di Monza
VillaReale2.JPG
Villa Reale
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località Monza
Indirizzo viale Brianza
Coordinate 45°35′35.9″N 9°16′25.38″E / 45.593306°N 9.273717°E45.593306; 9.273717Coordinate: 45°35′35.9″N 9°16′25.38″E / 45.593306°N 9.273717°E45.593306; 9.273717
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1777
Inaugurazione 1780
Stile Neoclassico
Uso funzioni espositivo/museali
Realizzazione
Architetto Giuseppe Piermarini
Appaltatore Maria Teresa d'Austria
Proprietario Comune di Monza e Regione Lombardia
Proprietario storico Casa d'Asburgo, Casa Savoia
Villa Reale di Monza, la facciata verso i Giardini

La Villa Reale di Monza è un grande palazzo in stile neoclassico che fu realizzato e usato come residenza privata dai reali Austriaci, successivamente diventato Palazzo Reale con il Regno d'Italia Napoleonico, e mantenuto in tale funzione - seppur via via diminuendo - dalla monarchia Italiana dei Savoia, ultimi Reali ad utilizzarlo.

Attualmente ospita mostre, esposizioni e in un'ala anche l'Istituto Superiore d'Arte e il Liceo artistico di Monza.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione della villa fu voluta dall'imperatrice d'Austria Maria Teresa quale residenza estiva per la corte arciducale del figlio Ferdinando d'Asburgo-Este, Governatore Generale della Lombardia austriaca dal 1771, che inizialmente si era stabilita nella Villa Alari di Cernusco sul Naviglio, presa in affitto dai conti Alari. La scelta di Monza fu dovuta alla salubrità dell'aria e all'amenità del paese, ma esprimeva anche un forte simbolo di legame tra Vienna e Milano, trovandosi il luogo sulla strada per la capitale imperiale.

L'incarico della costruzione, conferito nel 1777 all'architetto imperiale Giuseppe Piermarini, fu portato a termine in soli tre anni. Successivamente il giovane arciduca Ferdinando fece apportare aggiunte al complesso, sempre ad opera del Piermarini e usò la Villa come propria residenza di campagna fino all'arrivo delle armate napoleoniche nel 1796.

Tra i principali modelli da cui Piermarini prese ispirazione vi sono il Castello di Schönbrunn e la Reggia di Caserta del suo maestro Vanvitelli. Da Schönbrunn è ripresa in particolare la pianta ad U rovesciata, che unisce il forte impatto scenografico che le ali laterali conferiscono alla facciata principale, alla comodità distributiva che prevedeva l'utilizzo del corpo centrale per le funzioni di rappresentanza, le ali laterali per gli appartamenti privati e gli avancorpi per le funzioni di servizio. A tale scopo, il corpo principale presenta solo due piani di altezza doppia rispetto ai locali delle ali laterali, oltre al belvedere centrale situato al terzo piano. Nelle ali destinate a funzioni private i piani sono invece cinque, con due di minore altezza destinati alla servitù. A differenza degli altri palazzi imperiali, è qui preferito l'orientamento est-ovest delle facciate, rispetto al classico orientamento nord-sud che garantiva un maggior irradiamento solare. È discusso se tale scelta fosse dovuta a garantire un clima più fresco nei locali della villa, piuttosto che la volontà di orientare la facciata sui giardini verso le capitali dell'impero austro-ungarico. L'estensione è vastissima: 700 locali per un totale di 22.000 m²[1].

Il periodo napoleonico e sabaudo[modifica | modifica wikitesto]

Eugenio di Beauharnais, nel 1805 nominato viceré del nuovo Regno d'Italia, fissò la sua residenza principale nella Villa che quindi in questa occasione assunse il nome di Villa Reale. Il nuovo viceré commissiono al suo architetto di fiducia Luigi Canonica delle migliorie per la villa, oltre alla costruzione di un Teatrino Reale, che fu realizzato nell'ala nord, e di un grande Parco. Infatti tra il 1806 e il 1808 per suo volere al complesso della Villa e dei suoi Giardini fu affiancato il Parco, recintato e vasto 750 ettari, destinato a tenuta agricola e riserva di caccia[2].

Dopo la caduta di Napoleone (1815) vi fu il ritorno degli austriaci con la nomina a viceré del Lombardo-Veneto di Ranieri Giuseppe d'Asburgo-Lorena. L'arciduca Ranieri era un appassionato di botanica e fu grazie a lui che il parco raggiunse l'attuale estensione. Fu sempre grazie a lui che nel 1819 fu aperta nel parco una scuola per formare dei giardinieri professionisti atti a curare i giardini delle residenze imperiali. L'arciduca commissionò all'architetto Giacomo Tazzini un riammodernamento della villa. Operò in particolare sugli appartamenti riservati ai figli e alle figlie dell'arciduca, oltre che sui pavimenti, che furono arricchiti di decori preziosi, e sui bagni. Ranieri lasciò Monza nel 1848 e per un brevissimo lasso di tempo vi si stabilì il maresciallo Radetzky. Nel 1857 giunse il nuovo governatore del Lombardo-Veneto l'arciduca Massimiliano d'Asburgo che la occupò in modo sporadico per soli due anni, chiudendo definitivamente il periodo austroungarico della Villa Reale[3].

Con la fine della seconda guerra di indipendenza (1859) dunque la Villa Reale divenne patrimonio di Casa Savoia. Nel 1868 la villa fu regalata da Vittorio Emanuele II al figlio, il futuro Umberto I per il suo matrimonio con la cugina Margherita di Savoia. La villa fu un regalo molto gradito e subito utilizzata dalla coppia, che tuttavia attese la morte del re, prima di realizzare dei lavori di ammodernamento, grazie all'ausilio degli architetti Achille Majnoni d'Intignano e Luigi Tarantola.

Il 29 luglio 1900 Umberto I fu assassinato proprio a Monza da Gaetano Bresci mentre assisteva ad una manifestazione sportiva organizzata dalla società sportiva "Forti e Liberi", tuttora in attività. In seguito al luttuoso evento il nuovo Re Vittorio Emanuele III non volle più utilizzare la Villa Reale, facendola chiudere, lasciandole un senso di mausoleo e trasferendo al Quirinale gran parte degli arredi.

Il XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1934 con Regio decreto Vittorio Emanuele III fece dono di gran parte della Villa ai Comuni di Monza e di Milano, associati. Ma mantenne ancora la porzione sud con sale dell'appartamento del padre, Re Umberto I, sempre costantemente chiusi, in sua memoria. Le vicende dell'immediato dopoguerra della seconda guerra mondiale provocarono occupazioni, ulteriori spoliazioni e decadimento del monumento. Con l'avvento della Repubblica, l'ala sud è diventata patrimonio e amministrata dallo Stato. Il resto della Villa Reale è amministrata congiuntamente dai comuni di Monza e Regione Lombardia.

Dopo un lungo periodo di degrado dovuto anche al frazionamento delle amministrazioni, a marzo 2012 sono iniziati i lavori di restauro[4] all'interno della villa, che prevedono il recupero e la valorizzazione del corpo centrale, il recupero parziale delle ali nord e sud, la realizzazione dell'area tecnica esterna alla Villa nel lato nord e il recupero del Cortile d'onore dell'avancorte. Per quanto riguarda la struttura edilizia, è previsto il consolidamento delle murature del piano terra, il restauro e consolidamento delle volte e dei solai lignei, la realizzazione di opere di manutenzione straordinaria per la messa in sicurezza della corte e il ripristino della pavimentazione, della cancellata e della facciata sud dell'area nord. Inoltre, il progetto prevede la riqualificazione del belvedere e il restauro delle sale del piano terra. I lavori sono terminati a febbraio 2014 e il 26 giugno 2014 la villa è stata inaugurata[5]. Attualmente si possono visitare gli appartamenti reali di Umberto I e Margherita di Savoia che conservano ancora parte degli arredi, oltre alle sale di rappresentanza e gli altri appartamenti privati allestiti per la visita dell'Imperatore di Germania Guglielmo II nel 1889, per il Principe di Napoli futuro Vittorio Emanuele III e per la Duchessa di Genova, Elisabetta di Sassonia, madre della Regina Margherita[6]. La Villa, i Giardini Reali e il Parco sono gestiti da un Consorzio unico (Consorzio Villa Reale e Parco di Monza), di cui fanno parte gli enti proprietari della villa.

Sedi decentrate dei ministeri e soppressione[modifica | modifica wikitesto]

Dal 23 luglio 2011 ha ospitato le sedi distaccate di quattro ministeri (Economia e Finanze, Riforme, Semplificazione e Turismo inaugurate in presenza dei ministri Giulio Tremonti, Umberto Bossi, Roberto Calderoli e Michela Vittoria Brambilla[7]). Il 19 ottobre dello stesso anno il tribunale di Roma ha annullato i decreti che istituiscono le sedi periferiche dei ministeri a Villa Reale per condotta antisindacale, dato che tali sedi erano stati istituite senza coinvolgere le organizzazioni sindacali e/o senza attivare preliminarmente, come previsto dalla legge, l'informazione preventiva o la concertazione con le organizzazioni sindacali[8][9]. Con la caduta del Governo Berlusconi IV le sedi distaccate in questione sono state definitivamente soppresse dal neo presidente Mario Monti.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Piermarini realizza un edificio esemplare della razionalità neoclassica adattata alle esigenze di una realtà suburbana. I tre corpi principali, disposti a U, delimitano un'ampia corte d'onore chiusa all'estremità dai due volumi cubici della Cappella e della Cavallerizza, da cui partono le ali più basse dei fabbricati di servizio: si definisce in tal modo uno spazio razionale, costituito dall'ordinata disposizione dei volumi che si intersecano ortogonalmente e che, progressivamente, si sviluppano in altezza. Come nella reggia di Caserta di Vanvitelli e prima ancora a Versailles, nella Villa reale di Monza si sottolinea un percorso che, attraverso un viale principale, collega la villa al centro del potere.

La decorazione delle facciate, rinunciando a timpani, colonnati e riquadri a rilievo, si presenta estremamente rigorosa, segnando le superfici di sottili gradazioni. L'essenzialità stilistica dell'edificio è dovuta, oltre che a precise scelte di gusto, anche a ragioni politiche: la corte illuminata di Vienna preferiva evitare un'eccessiva ostentazione di ricchezza e potere in un paese occupato. Anche gli interni si accordano al principio di razionalità e semplicità che caratterizza l'intero progetto. In particolare appare curata la loro funzionalità: i corridoi ad esempio sono tagliati in modo da servire indipendentemente varie sale adibite ad usi diversi.

La decorazione interna viene affidata ai principali maestri della neonata Accademia di Brera, fondata per volontà arciducale nel 1776. In particolare gli stucchi e le decorazioni delle sale di rappresentanza sono dovuti al ticinese Giocondo Albertolli, gli affreschi e i dipinti a Giuseppe Levati e Giuliano Traballesi, pavimenti e mobili alla bottega di Giuseppe Maggiolini.

Il complesso della Villa comprende la Cappella Reale, la Cavallerizza, la Rotonda dell'Appiani, il Teatrino di Corte, l'Orangerie. Nel primo piano nobile sono le sale di rappresentanza, gli appartamenti di Umberto I e della Regina Margherita. La fronte della Villa rivolta ad est si apre sui Giardini all'inglese progettati dal Piermarini.

Il Serrone (Orangerie)[modifica | modifica wikitesto]

Il roseto

L'edificio destinato alle serre per il servizio dei giardini della Villa, denominato Orangerie nel progetto originale piermariniano e oggi comunemente noto come il Serrone, fu costruito nel 1790. Voluto dall'archiduca Ferdinando d'Asburgo-Este in occasione del ventesimo anniversario di matrimonio con Maria Beatrice Ricciarda d'Este fu disegnato sul modello dell'Orangerie della reggia di Schönbrunn. Posto sul lato nord della villa era collegato a questa tramite un corridoio chiamato "Passaggio delle dame". Un piccolo ambiente circolare, ora chiamato la Rotonda dell'Appiani introduceva alla grande serra[10].

L'ambiente, imponente per le dimensioni, è esposto e riceve la luce da sud da una lunga serie di finestre. In esso, oltre al ricovero invernale delle piante più delicate ed in generale delle piante esotiche, in età asburgica si soleva tenervi anche spettacoli di vario genere per la Corte.
Nella seconda metà del XX secolo, proprio davanti al Serrone, è stato impiantato un vasto roseto nel quale annualmente nel mese di maggio viene indetto un concorso floreale.
Dopo i restauri intervenuti, l'edificio oggi è destinato a sede di mostre d'arte temporanee.

Fuochi di San Giovanni e Concerti[modifica | modifica wikitesto]

Annualmente, il 24 giugno in concomitanza con il Santo Patrono della città, San Giovanni Battista, vengono organizzati i fuochi d'artificio a suon di musica nel prato della Villa Reale o all'interno del Parco di Monza, attirando migliaia di persone. Numerosi sono stati anche i concerti e le manifestazioni sportive a cui hanno partecipato star famose della musica, dello sport e dello spettacolo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ P.Paleari, C.Vittone, La Villa Reale di Monza, Monza, Vittone, 2006.
  2. ^ Monica Torri e Paolo Patanè, La Villa Reale di Monza, ISBN 978-88-317-2220-9 pag.24
  3. ^ Monica Torri e Paolo Patanè, La Villa Reale di Monza, pag.31-35
  4. ^ Sito web del restauro della villa
  5. ^ [1]
  6. ^ [2]
  7. ^ La Lega inaugura a Monza la sede di 4 ministeri
  8. ^ Tribunale di Roma contro la Lega
  9. ^ Ministeri Monza, opposizione chiede i danni
  10. ^ Monica Torri e Paolo Patanè, La Villa Reale di Monza, ISBN 978-88-317-2220-9 pag.64

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]