Cappella Espiatoria

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Cappella Espiatoria
Cappella Espiatoria di Monza a memoria di re Umberto I (1910), veduta generale.jpg
Veduta generale della Cappella Espiatoria a Monza
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàMonza
Coordinate45°35′28.32″N 9°16′07.5″E / 45.5912°N 9.26875°E45.5912; 9.26875Coordinate: 45°35′28.32″N 9°16′07.5″E / 45.5912°N 9.26875°E45.5912; 9.26875
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzioneluglio 1901 - luglio 1910
Inaugurazione29 luglio 1910
UsoMonumento alla memoria
Realizzazione
ArchitettoGiuseppe Sacconi
CommittenteRegina Margherita
Re Vittorio Emanuele III

La Cappella Espiatoria è il memoriale che la regina vedova Margherita di Savoia e il re d'Italia Vittorio Emanuele III vollero erigere a Monza per commemorare il regicidio di Umberto I, ucciso a Monza il 29 luglio 1900. La Cappella sorge nel punto esatto in cui l’anarchico Gaetano Bresci sparò, uccidendolo, al Re al termine di una manifestazione sportiva.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La famosa copertina della Domenica del Corriere, disegnata da Achille Beltrame, illustra l'uccisione a rivoltellate di Umberto I a Monza il 29 luglio 1900.

La sera del 29 luglio 1900, alle ore 22, il Re d'Italia aveva assistito a un concorso ginnico a Monza. Alle 22,45, appena risalito in carrozza accompagnato dal generale Ponzio-Vaglia, Umberto I venne colpito da alcuni colpi di pistola sparatigli dall'anarchico Gaetano Bresci (1869-1901) e morì alle 23,30 nonostante i tentativi di salvarlo dei medici Vercelli e Salvio.

La regina Margherita in una foto ufficiale del 1908, come regina madre. Nella foto indossa il famoso diadema scomponibile di Musy

Già l'8 agosto 1900, in occasione dei primi funerali di Umberto I a Monza, un vecchio e un ragazzo avevano posto una semplica croce di legno sul luogo dell'assassinio e si erano raccolti in preghiera; in breve altre persone si erano aggiunte, rendendo il luogo sacro "per sentimento popolare". Successivamente venne posta una croce migliore, per cui la regina Margherita stabilì che in quel punto venisse eretta una cappella espiatoria a memoria dell'uccisione del marito.

Re Vittorio Emanuele III commissionò, insieme alla regina madre Margherita di Savoia, la realizzazione della Cappella Espiatoria in memorio del regicidio di Umberto I.
Giuseppe Sacconi, già autore del progetto del Vittoriano di Roma, architetto della Cappella Espiatoria.

L'incarico del progetto venne commissioanto da Vittorio Emanuele III di Savoia all'architetto Giuseppe Sacconi (1854-1905), già autore del progetto del Vittoriano di Roma. La cerimonia della posa della prima pietra si tenne alla presenza di Sua Altezza Reale Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, Duca degli Abruzzi, in rappresentanza di Vittorio Emanuele III il giorno 29 luglio 1901, primo anniversario del regicidio. I lavori erano ancora poco avanzati quando Sacconi morì e furono quindi proseguiti dal suo allievo Guido Cirilli, che introdusse varie modifiche al progetto originale. La cappella fu inaugrata nel decimo anniversario del regicidio, il 29 luglio 1910.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La Cappella Espiatoria vista dal viale alberato ad abeti

La Cappella è posta al termine di un breve viale alberato ad abeti che si dirama dall'esedra posta a sinistra lungo il viale Cesare Battisti che si diparte dalla fronte della Villa Reale di Monza.

Interno del muro di cinta rivestito a mosaico grigio della Cappella

Il monumento si presenta con il fronte cinto da una cancellata in ferro battuto opera di Alessandro Mazzucotelli (1865-1938); al di là del cancello, nel mezzo di un rettangolo cintato da un muro rivestito a mosaico grigio, si erge il monumento: su un alto basamento a gradinate sorge una piattaforma cintata da transenne di bronzo opera del bergamasco Giovanni Lomazzi (1853-1925); su di essa si innalza una poderosa base poligonale contenente la cappella e sulla quale poggia la grande stele in pietra di Oggiono recante due croci latine traslucide di alabastro proveniente da una cava romana in Algeria; il tutto raggiunge l'altezza di 35 metri.

Ai piedi della stele è posto il gruppo bronzeo di Ludovico Pogliaghi rappresentante la Pietà. Sulla sommità è posta un'urna sormontata da un cuscino sul quale sono posati lo scettro, il Collare dell'Annunziata e la corona dei Savoia.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Portone di legno d'ingresso alla cripta

L'interno del tempio, a pianta circolare, è rivestito da mosaici di ispirazione bizantina e marmi di vari colori e di varie origini. Soggetti vari a mosaico su cartoni di Emilio Petrosi raffigurano, nelle vele, angeli con i simboli della Passione di Cristo e, nei tondi, santi e beati di Casa Savoia.

Dall'esterno si accede alla sottostante cripta, a pianta a forma di croce greca, rivestita di marmi policromi e di bronzi. Le volte sono a mosaico riproducente un cielo stellato. All'incrocio dei quattro bracci della cripta è posto un cippo di marmo nero che reca incisa la data del 29 luglio 1900.

Commemorazioni[modifica | modifica wikitesto]

La Cappella Espiatoria vista dal basso. In evidenza la croce di alabastro che ogni notte del 29 luglio, in memoria del regicidio, viene illuminata dall'interno

Ogni 29 luglio, come avviene dal 1911, si svolge una cerimonia di commemorazione del regicidio con una celebrazione nella cappella, promossa dall'Istituto nazionale per la guardia d'onore alle reali tombe del Pantheon.

La notte di ogni 29 luglio il monumento è illuminato dall'interno attraverso le due croci di alabastro.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Storia della Cappella Espiatoria

Qualche anno dopo la morte di Gaetano Bresci, Ezio Riboldi, primo sindaco socialista di Monza, fece visitare la Cappella Espiatoria di Monza ad un giovane collega di partito, l'allora giovane esponente del sindacalismo rivoluzionario Benito Mussolini, il quale con un sasso appuntito incise sulla cancellata la scritta: "Monumento a Bresci".[1]

Galleria di immagini[modifica | modifica wikitesto]

La Cappella Espiatoria
Targa dedicatoria in bronzo
La cancellata opera di Alessandro Mazzucotelli
Interno del muro di cinta a mosaico grigio

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Indro Montanelli, Ritratti, Milano, Rizzoli, 1988, p. 296. ISBN 88-17-42803-5.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]