Tenuta presidenziale di Castelporziano

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Tenuta presidenziale di Castelporziano
Residenza ufficiale del
Presidente della Repubblica Italiana
Tipo di areaRiserva naturale
Codice WDPA178825
Codice EUAPEUAP1171
Class. internaz.Categoria IUCN IV: area di conservazione di habitat/specie
StatiItalia Italia
RegioniLazio Lazio
ProvinceRoma Roma
ComuniRoma
Superficie a terra5.892,00 ha
Provvedimenti istitutiviD.M. 12.05.99
GestoreSegretariato generale della Presidenza della Repubblica
Castelporziano-Veduta aerea del Borgo e del Castello.jpg
Mappa Tenuta Presidenziale di Castelporziano.png
Mappa di localizzazione
Sito istituzionale

La tenuta presidenziale di Castelporziano è una delle tre residenze del presidente della Repubblica Italiana, assieme al palazzo del Quirinale a Roma e a villa Rosebery a Napoli. È situata nella zona Z. XXIX Castel Porziano, all'interno del Municipio Roma X di Roma Capitale. Dista circa 25 km dal centro di Roma e si estende su una superficie di 59 km² (5892 ettari) che comprende anche alcune storiche tenute di caccia, quali Trafusa, Trafusina, Riserve Nuove e Capocotta.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'area, che inizialmente inglobava anche Capocotta, deve il nome a un fundus procilianus, forse con riferimento a una Gens Procilia; nota fin dal V secolo d.C. come possedimento della Basilica di S. Croce in Gerusalemme, nel X secolo d.C. è in dotazione ai monaci di S. Saba. I monaci vi eressero le prime fortificazioni e la detennero fino al 1561, quando parte dei loro beni fu ceduta all'Arcispedale di S. Spirito[1], e parte ai Naro. Nel 1586 la tenuta, estesa per quasi 4.000 ettari, fu ceduta dall'Arcispedale alla famiglia fiorentina dei Del Nero, che ne ebbero il titolo di baroni di Porcigliano[2][3]; successivamente, dopo un breve passaggio nel 1825 alla famiglia Grazioli, fu acquistata nel 1872 dal ministro delle Finanze del Regno d'Italia Quintino Sella come luogo di rappresentanza, riserva di caccia e azienda agricola del Re[4].

Con l'avvento della Repubblica, Castel Porziano venne assegnata alla dotazione del Presidente della Repubblica, come l'analoga San Rossore. Nel 1966 il presidente Saragat donò al Comune di Roma e ai romani gran parte della spiaggia appartenente alla tenuta, che con una lunghezza di circa 2 km divenne la spiaggia libera più grande d'Europa. Nel 1977 il presidente Leone vietò la caccia all'interno della tenuta, alla quale nel 1985 il presidente Pertini aggiunse circa 1000 ettari dell'area di Capocotta. Nel 1999 è diventata una riserva naturale statale[5] e successivamente Sito di Interesse Comunitario[6]; la zona coltivata è oggi ridotta a 500 ettari.

È concordemente collocata in quello che era l'antico fondo di Porciliano l'antica città laziale di Laurentum; ne appare però ancora controversa l'esatta ubicazione, ipotizzata in passato presso la località Tor Paterno, poi all'interno della Tenuta, con una tesi però smentita da Antonio Nibby. Nel 1984 l'architetto Eugenia Salza Prina Ricotti, con nuovi studi, ha identificato i resti presenti nella Tenuta in località Villa Magna a Grotte di Piastra con la villa Laurentina di Plinio il Giovane[7], il quale la riteneva edificata sulle rovine di Laurentum[8].

Nel 1997 un incendio ha distrutto una ventina di ettari di parco.[9] L'area della tenuta, i dintorni e tutta la riserva naturale Litorale romano sono soggetti a frequenti incendi dolosi. Per questo il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha inserito entrambe tra le aree protette da tutelare in base ai Piani AIB (Attività antincendi boschivi) delle riserve naturali statali, in attuazione della Legge 21 novembre 2000, n. 353.[10]

Flora[modifica | modifica wikitesto]

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

Nella tenuta vivono centinaia di ungulati allo stato brado, soprattutto nelle aree più remote dove il bosco è più fitto e vetusto. Gruppi consistenti di cinghiali, caprioli, daini e in minor numero cervi scorrazzano in piena libertà tra centinaia di ettari a lecceta, pineta, macchia mediterranea alta e bassa e bosco misto che si alternano a radure e praterie naturali. Di grande importanza la popolazione di caprioli, considerati una specie endemica (Capreolus capreolus italicus) di questo territorio, distinta dal Capreolus capreolus che popola l'arco alpino, l'Appennino settentrionale e l'Abruzzo. Assai significativa anche la popolazione di daini in quanto diretta discendente di quel nucleo di daini che in età medievale, in circostanza ignote, era arrivato a popolare l'Italia centrale dopo che la specie si era completamente estinta dalle Alpi in giù alla fine dell'era glaciale. Oltre agli ungulati abitano il bosco la volpe, il tasso, la martora, l'istrice, la puzzola, il riccio, la faina, il coniglio, la lepre mediterranea e occasionalmente sono stati avvistati anche lupi.

I tronchi delle vecchie e maestose querce offrono riparo a diverse specie di picchio, alla ghiandaia, alla civetta, all'allocco e al barbagianni oltre a rapaci notturni e diurni, come la poiana. Le aree boschive allagate, le cosiddette "piscine", attirano trampolieri, limicoli e anatidi. Queste le specie stanziali; tra quelle migratorie vanno citati la beccaccia, la tortora, il nibbio bruno e il colombaccio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ v.M.G. Lauro, in Enciclopedia Treccani, alla voce
  2. ^ Dissertazioni della Pontificia Accademia romana di Archeologia..., Volume 2, 1825.
  3. ^ Ostia Antica Atlas - Infernetto e Castel Porziano
  4. ^ Castel Porziano su L'Enciclopedia dell'arte antica Treccani
  5. ^ La richiesta di tutela dell'area incominciò con il decreto presidenziale n. 136/N del 5 maggio 1999.
  6. ^ Elenco e cartografia aree SIC e ZPS della Regione Lazio
  7. ^ Di parere contrario Marina De Franceschini, Ville dell'Agro romano, Roma 2005, pp.265-266.
  8. ^ v. Laurentum in Antonio Nibby, Analisi storico-topografico-antiquaria della carta de' dintorni di Roma ..., Volume 2°, pp.189-207; Paola Brandizzi-Vittucci, Considerazioni sulla Via Severiana e sulla Tabula Peutingeriana, in M.E.F.R.A 1998, 2, pp.929-993; v. Amanda Claridge, Thomas Ashby nell'Agro Laurentino. Appunti e carte topografiche nell'archivio della British School at Rome
  9. ^ Fabrizio Peronaci, Brucia la tenuta presidenziale di Castelporziano, Corriere della Sera, 28 giugno 1997. URL consultato il 9 marzo 2009 (archiviato dall'url originale il pre 1/1/2016).
  10. ^ Legge 353, Parlamento Italiano

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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