Giuseppe Billanovich

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Giuseppe Billanovich

Giuseppe Billanovich (Cittadella, 6 agosto 1913Padova, 2 febbraio 2000) è stato un filologo, critico letterario e accademico italiano. Con il fratello Guido fondò alla metà degli anni '50 la casa editrice Antenore.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Eugenio, medico originario di Traù, e di Maria Ciani, si laureò all'Università di Padova nel 1934 ed insegnò all'Istituto Universitario Orientale di Napoli, al Warburg Institute, all'Università di Friburgo e alla Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Proprio alla Cattolica ebbe l'incarico, a partire dal gennaio 1955, della prima cattedra di Filologia medievale e umanistica, disciplina che aveva contribuito a fondare. La chiamata di Billanovich nell'Ateneo milanese avvenne su impulso di Ezio Franceschini, che egli stesso riconosceva inventore della disciplina.[1] Detenne l'insegnamento per 28 anni, fino al 1983, insegnando in parallelo anche Paleografia e diplomatica (1960-74) e Letteratura italiana (1974-1988). Fu collocato fuori ruolo per raggiunti limiti di età nel 1988. Morì a Padova il 2 febbraio 2000.

L'Università Cattolica ha dedicato alla sua memoria la Sala di Consultazione della biblioteca umanistica, sita nell'edificio Gregorianum di Largo Fra' Agostino Gemelli a Milano, volendo inoltre porre una lapide all'ingresso della biblioteca in memoria dello studioso.[2] La cospicua bibliografia dello studioso è stata più volte catalogata egli vivente, ora selettivamente ora integralmente; l'indice definitivo, comprensivo dei precedenti, è stato curato da Mirella Ferrari e pubblicato nel 2013.[3]

Nel 1958, con Carlo Dionisotti, Augusto Campana e Paolo Sambin diede vita alla rivista Italia medioevale e umanistica.

Studioso dell'Umanesimo e della tradizione dei classici latini, dedicò indagini fondamentali a Petrarca (basti citare quelle sul Rerum memorandarum libri) con le quali ravvivò le attività di lavoro dell'Edizione nazionale delle opere di Petrarca. Importanti anche i suoi precoci studi su Teofilo Folengo (particolarmente Tra don Teofilo e Merlin Cocaio, Napoli, 1948). Nel 1949 identificò la mano del Petrarca in uno dei più importanti codici di Tito Livio, l'Harleiano 2493 (Londra, British Library, del quale curò anche l'edizione anastatica nel 1981).

Fu socio corrispondente dell'Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti dal 21 Aprile 1963[4].

Nel 1965 l'Accademia dei Lincei gli conferì il Premio Feltrinelli per la Filologia.[5]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Restauri boccacceschi, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1945
  • Petrarca letterato. Lo scrittoio del Petrarca, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1947
  • Petrarca e Padova, Padova, Antenore, 1976
  • La tradizione del testo di Livio e le origini dell'Umanesimo, Padova, Antenore, 1981; contiene:
    • Vol. 1: Tradizione e fortuna di Livio tra Medioevo e Umanesimo
    • Vol. 2: Il Livio del Petrarca e del Valla: Londra, British Library, Harleian 2493 riprodotto integralmente
  • Come nacque un capolavoro: la "Cronica" del non più anonimo romano, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1995
  • Petrarca e il primo umanesimo, Padova, Antenore, 1996
  • Itinera: vicende di libri e di testi, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2004

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cf. la dedica della prolusione del corso di Filologia medievale e umanistica, originariamente tenuta in Cattolica il 10 maggio 1955 e in seguito, riveduta ed ampliata, pubblicata in Dall'antica Ravenna alle biblioteche umanistiche, «Italia Medievale e Umanistica» 36 (1993), 107-74: 107, «Alla memoria di Ezio Franceschini che, inventando la materia, mi volle nella sua università».
  2. ^ La lapide si trova all'ingresso della Sala Centrale, sempre nell'edificio Gregorianum; l'epigrafe lì incisa è stata dettata da Carlo Maria Mazzucchi, Professore ordinario di Filologia bizantina in Cattolica e già allievo di Billanovich e di Agostino Pertusi, e pubblicata in apertura di «Aevum» 74/1 (2001), pp. I-II, numero della rivista dedicato alla memoria di Billanovich nell'anniversario della scomparsa. Essa recita (il simbolo | indica il cambio di riga; se ripetuto, significa che si è andati a capo tante volte quante le ripetizioni del simbolo):
    (LA)

    «IOSEPHO BILLANOVICH || QVI CVM CODICES MANVSCRIPTOS | CVRIOSVS INDAGARET | QUOMODO SCRIPTORES ANTIQVI TRADITI SINT | RENATAEQVE LITTERAE HVMANIORES | NOVE DECLARAVIT | ATQVE DVTINA MEDITATIONE | MAGNI PETRARCHAE QVASI FAMILIARIS EXSTITIT | OB DOCTRINAM ARDOREM ANIMI COMITATEM | IN VNIVERSITATE CATHOLICA SACRI CORDIS | PER ANNOS XXXV | IMPVLSORI STVDIORVM SINGVLARI | PLVRIBVS ALVMNIS ET LIBRIS EDITIS ILLVSTRI | DE HAC BIBLIOTHECA LOCVPLETANDA | PROFESSORVM AD VSVM AEQVE DISCIPVLORVMQVE | SAPIENTER INSTRVENDA | BENE MERITO ||| POSITA DIE IV NONAS FEBRVARIAS A.D. MMI | TANTI VIRI MORTIS ANNIVERSARIO»

    (IT)

    «A Giuseppe Billanovich il quale, poiché indagava con curiosità nei codici manoscritti in qual modo gli antichi scrittori siano stati tramandati e nuovamente proclamò le rinate lettere umane, e con quotidiana riflessione si rivelò quasi familiare del grande Petrarca per dottrina, ardore e comunanza d'animo, promotore unico nell'Università Cattolica del Sacro Cuore, per trentacinque anni, degli studi e illustre per i numerosi allievi e i libri editi, benemerito per aver ampliato e costruito saggiamente questa biblioteca per utilità dei professori e ugualmente degli alunni. Posta il quarto giorno prima delle None di febbraio dell'anno del Signore 2001, anniversario della morte di cotanto uomo.»

    Il "quarto giorno prima delle None di febbraio", secondo il calendario romano, è appunto il 2 febbraio. La lapide in memoria del filologo padovano si accompagna, tra le altre, a quella in memoria dello stesso Franceschini, posta in uno dei Chiostri di Sant'Ambrogio.

  3. ^ M. F. (a c. di), Nel centenario della nascita di Giuseppe Billanovich. Bibliografia di Giuseppe Billanovich: Cittadella (Padova), 6 agosto 1913 - Padova, 2 febbraio 2000, «Aevum» 87/3 (2013), pp. 963-1003.
  4. ^ Attilio Maggiolo, I soci dell'Accademia Patavina dalla sua fondazione (1599), Padova, 1983.
  5. ^ Premi Feltrinelli 1950-2011, su lincei.it. URL consultato il 17 novembre 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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