Novecento (movimento artistico)

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Categoria:Storia dell'arte
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Il Novecento è stato un movimento artistico italiano nato a Milano alla fine del 1922. Venne iniziato da un gruppo di artisti composto da Mario Sironi, Achille Funi, Leonardo Dudreville, Anselmo Bucci, Emilio Malerba, Pietro Marussig e Ubaldo Oppi che, alla Galleria Pesaro di Milano, si unirono nel nuovo movimento battezzato Novecento dal Bucci.[1] Questi artisti, che si sentivano traduttori dello spirito del Novecento, provenivano da esperienze e correnti artistiche differenti, ma legate da un senso comune di "ritorno all'ordine" nell'arte dopo le sperimentazioni avanguardistiche soprattutto del Futurismo: il Novecento torna quindi ad avere come supremo riferimento l'antichità classica, la purezza delle forme e l'armonia nella composizione. Il movimento Novecento si manifestò anche in letteratura con Massimo Bontempelli e soprattutto in architettura con i celebri architetti Giovanni Muzio, Giò Ponti, Paolo Mezzanotte e altri.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

“Coordinatrice” del movimento era il critico d'arte Margherita Sarfatti, stretta collaboratrice e amante di Mussolini. Gli artisti si ripresentarono assieme, con il nome di "6 artisti del Novecento" (Oppi esponeva da solo), nel 1924, alla Biennale di Venezia dove esposero opere come "L'allieva", "Paesaggio urbano" (Sironi), "Amore: discorso primo" (Dudreville), "I pittori" (Bucci). Le opere sono caratterizzate da forme plastiche e geometriche e i generi prediletti sono ritratti, nature morte e paesaggi.

Dopo il successo veneziano la Sarfatti volle aumentare l'importanza del movimento e nel 1926 organizzò un'esposizione con centodieci artisti italiani alla Permanente di Milano. Alla mostra erano presenti tutte le figure artistiche più importanti del panorama italiano (come Carrà, De Chirico, Morandi, Martini, Balla, Depero, Severini). Una seconda esposizione del movimento ebbe luogo nel 1929.

"Novecento" in architettura[modifica | modifica wikitesto]

Particolare della "Ca Brutta"

Nell'ambito dell'architettura posizioni analoghe a quelle degli artisti furono portate avanti a partire da diversi progettisti lombardi attivi anch'essi prevalentemente a Milano negli anni '20 e '30 e tra i quali si ricordano Giovanni Muzio, Giò Ponti, Emilio Lancia ed altri[2]. L'architetto di maggior prestigio fu Giovanni Muzio, amico di Mario Sironi, che tra il 1919 ed il 1923 costruì a Milano la cosiddetta "Ca' Brutta", opera manifesto di uno stile che in nome di un dichiarato "ritorno all'ordine" rifiutava sia il Liberty, sia le nascenti tendenze razionaliste, traendo dal neoclassicismo lombardo ottocentesco un linguaggio semplificato ed austero che d'altra parte non rifiutava totalmente la modernità. Alcune delle realizzazioni degli architetti novecentisti hanno evidenti assonanze con le metafisiche piazze di De Chirico.

Significative furono le collaborazioni tra alcuni degli architetti novecentisti e gli artisti allora attivi a Milano. Per esempio Muzio e Sironi collaborarono in diversi allestimenti temporanei: padiglioni della Stampa a Colonia (1928) e Barcellona (1929), padiglione della IV Triennale d'Arte Decorativa di Monza (1930) e padiglione della Mostra della Rivoluzione fascista (1932). Sironi inoltre è l'autore dei bassorilievi del Palazzo del Popolo d'Italia progettato da Muzio a Milano.

L'architettura Novecento prende posizioni chiare contro l'eclettismo accademico battendosi per una semplificazione e re-interpretazione, che voleva significare modernizzazione. L'espressione linguistica è quanto mai diversificata: si va da una sorta di medievalismo a posizioni derivanti da un secessionismo viennese, da riferimenti alla romanità classica al barocco romano. A Roma l'orientamento architettonico, superato il "barocchetto" di Gustavo Giovannoni, è decisamente orientato verso un'immagine di città grandiosa e magniloquente, una città come nelle incisioni di Piranesi, ma questa tendenza si confonderà in seguito con un'architettura di regime che richiedeva una retorica romanità. Come esponenti di questa architettura che si presenta come "rinnovamento moderato", a Roma citiamo, tra i tanti, Marcello Piacentini, Armando Brasini, Pietro Aschieri, Mario De Renzi e Innocenzo Sabbatini.

Edifici monumentali o in stile Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Contemporaneamente al Movimento razionalista in Italia si era sviluppato un movimento denominato Novecento italiano coordinato dalla critica d'arte Margherita Sarfatti ed il cosiddetto Neoclassicismo semplificato di cui il massimo esponente era Marcello Piacentini.

Il palazzo dell'ex collegio aeronautico e l'ex casa del Balilla a Forlì[modifica | modifica wikitesto]

A Forlì furono numerosi gli interventi architettonici ispirati al razionalismo[3]. Oltre ad alcune opere nello stesso centro storico, realizzazioni in stile razionalista si possono vedere lungo il Viale della Libertà, fino al piazzale della Vittoria e a Porta Ravaldino.

La torre Littoria di Torino[modifica | modifica wikitesto]

La torre Littoria sorge nel centro storico di Torino, nell'isolato Sant'Emanuele, all'epoca fulcro dell'intervento di riassetto urbanistico del primo tratto della centralissima via Roma. La struttura fu realizzata con l'intento di ospitare anche la sede centrale del PNF.[4] In realtà non lo fu mai e divenne interamente proprietà della Reale Mutua Assicurazioni, società torinese che finanziò la quasi totalità dei costi e che è ancora proprietaria dell'intero immobile.

Il progetto nacque nel 1933 dalla collaborazione congiunta dell'architetto Armando Melis de Villa e dell'ingegnere Giovanni Bernocco. La struttura rappresentava, per l'epoca in cui fu costruita, un concentrato di innovazione tecnologica e avanguardia per il largo uso di materiali innovativi (vetrocemento, klinker e linoleum) ed è anche il primo edificio italiano ad essere stato realizzato con struttura portante in carpenteria metallica tipica dei grattacieli, per questo motivo da numerosi testi di architettura è considerato il primo grattacielo italiano.[5]

L'edificio occupa poco più dei due terzi dell'isolato e si compone di un corpo basso di 8 piani che si sviluppa lungo via Giambattista Viotti fino a via Cesare Battisti ed è sovrastato dal corpo verticale della torre. Nel lato nord affacciato su piazza Castello la torre si unisce al più antico edificio con portici che adempiono al doveroso quanto discusso compito di adeguarsi al prospetto barocco dell'antistante piazza.[6]

In corrispondenza dell'ottavo piano vi è il punto di intersezione con la torre che, contrariamente a quanto prevedeva il progetto originale, ospita un terrazzo di pertinenza del relativo appartamento. Da qui la s'innalza il corpo della torre fino a raggiungere gli 87 metri di altezza, ma la presenza dell'antenna metallica sommitale permette all'edificio di raggiungere i 109 metri, con 19 piani nel complesso, per un eguale numero di appartamenti a uso residenziale e commerciale.

I prospetti laterali invece mantengono gli stessi elementi caratteristici della torre, evidenziando un andamento orizzontale scandito dalle modanature di intonaco chiaro alternate alle ampie finestre costrette entro le campiture a fasce in laterizio rosso. I terrazzi angolari presenti sul prospetto est della torre esibiscono un ampio uso del vetrocemento e forme tondeggianti che trovano richiamo nel prospetto retrostante, sull'angolo di via Giambattista Viotti e via Cesare Battisti. Essi, dal 2011, sono stati illuminati da fasci di luce blu che percorrono il loro perimetro esterno. In particolare, si possono ricordare:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bucarelli, Palma, NOVECENTO, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1934.
  2. ^ Alfredo De Paz, L'arte contemporanea, 2007
  3. ^ ForlìToday, 29 giugno 2012, http://www.forlitoday.it/politica/l-assessore-leech-forli-museo-a-cielo-aperto-del-razionalismo.html. URL consultato il 27 agosto 2013.
  4. ^ Armando Melis, op. cit., pp. 347-420.
  5. ^ Armando Melis, op. cit., pp. 346-416.
  6. ^ «[...] il prospetto frontale color pastello e a schema obbligato su via Roma rappresenta la faticosa mediazione del prospetto su piazza Castello». (Tratto da: «Via Roma nuova. Guida all'architettura moderna di Torino»).
  7. ^ Lavori di restauro e risanamento conservativo edificio ex G.I.L. Casa Stadio, Forlì, Studio Valle Progettazioni, 6 aprile 2009. URL consultato il 27 agosto 2013.
  8. ^ Chiara Magalini, Forlì - Casa del Balilla, Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna, 2007. URL consultato il 17 dicembre 2011.
  9. ^ Ex Collegio Aeronautico “Bruno Mussolini”, Comune di Forlì. URL consultato il 27 agosto 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • IACP di Roma, Cinquant'anni di vita dell'Istituto Autonomo per le Case Popolari della Provincia di Roma, Roma 1953
  • B. Regni, M. Sennato, L'architettura del Novecento e la "Scuola romana", in "Rassegna dell'Istituto di Architettura e Urbanistica" n° 40/41, Roma 1978; pp. 37 e segg.
  • G. Ciucci, Gli architetti e il fascismo, Einaudi, Torino 1989
  • Barocci, Storia dell'Arte in Italia. Dal Novecento ai dibattiti sulla figura e sul monumentale, 1925-1945, vol 3/1, Einaudi, Torino 1990

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]