Duomo di Bamberga

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Duomo Imperiale dei Santi Pietro e Giorgio
Kaiserdom Sankt Peter und Sankt Georg
Bamberger Dom BW 6.JPG
Vista del lato meridionale
Stato Germania Germania
Land Flag of Bavaria (lozengy).svg Baviera
Località Wappen Bamberg.svg Bamberga
Religione Cristiana Cattolica di rito romano
Titolare Giorgio
Diocesi Arcidiocesi di Bamberga
Consacrazione 1012 e 1237
Stile architettonico Tardo-Romanico e Gotico
Inizio costruzione fine XII secolo su edificio precedente
Completamento 1237

Coordinate: 49°53′27″N 10°52′57″E / 49.890833°N 10.8825°E49.890833; 10.8825

Il Duomo Imperiale (in Tedesco comunemente detto Bamberger Dom, dal nome ufficiale di Bamberger Kaiserdom Sankt Peter und Sankt Georg) è la cattedrale della città di Bamberga in Baviera, sede della arcidiocesi metropolitana.

Fondata a partire dal 1004 per volere dell'imperatore Enrico II il Santo, è una delle sette cattedrali imperiali di Germania. Infatti, accoglie la tomba dell'imperatore e di sua moglie Cunegonda, entrambi santificati, unici governanti canonizzati del Sacro Romano Impero.

Nel 1923 il duomo è stato elevato alla dignità di basilica minore[1].

Rappresenta un significativo esempio dell'architettura romanica e una delle opere medievali più importanti della Germania.

Storia e architettura[modifica | modifica wikitesto]

La prima cattedrale (Heinrichsdom)[modifica | modifica wikitesto]

La prima pietra dell'edificio precedente all'odierna cattedrale, detto Heinrichsdom, venne posta nel 1004 dall'imperatore Enrico II il Santo sulle fondamenta della cappella, e il cimitero, dell'antico Babenburg (il sito primitivo di Bamberga, ereditato da suo padre Enrico il Litigioso.) Nel 1007 Bamberga venne elevata, per volere imperiale, a Diocesi e la chiesa venne notevolmente migliorata ed assunse già quella pianta bicefala, a due cori contrapposti e quel particolare orientamento da nord-est a sud-ovest, che ancora la caratterizzano. Nell'anno 1012 l'edificio si poté definire terminato. Il 6 maggio 1012, data di ricorrenza del compleanno di Enrico II, si svolse una solenne cerimonia di consacrazione della cattedrale a san Pietro, la Vergine Maria e san Giorgio. La presenza di 45 vescovi e alti dignitari della Chiesa fra cui, con una sola eccezione, tutti gli arcivescovi del presente Sacro Romano Impero, testimoniano l'importanza che il nuovo edificio avrebbe assunto nella chiesa tedesca. L'Heinrichsdom aveva una pianta basilicale divisa in tre navate da colonne reggenti soffitti lignei piatti, con un transetto e il coro principale verso est fiancheggiato da due torri e chiuso da un'abside semi-circolare. Il duomo entrava nella tradizione delle grandi cattedrali dell'XI secolo, anche se in confronto a quelle maestose contemporanee di Magonza (lunga 116 metri) e di Spira (lunga 134 metri), con la sua lunghezza di soli 75 metri restava piuttosto modesta. Di questa cattedrale oggi si conserva solo la tomba sotterranea dei vescovi.

Durante la veglia pasquale del 1081 un incendio si sviluppò all'interno del Duomo distruggendone il tetto e le torri. Subito si corse ai ripari tanto che nel 1087 il vescovo Rupert poté tenervi un Sinodo. I lavori di ripristino continuarono anche sotto il suo successore, il vescovo Sant'Ottone, già esperto in costruzioni avendo condotto il cantiere per la trasformazione della cattedrale di Spira. Il duomo di Bamberga ricevette un nuovo assetto: le colonne vennero rivestite di stucchi atti a celare le bruciature della pietra, il coro orientale venne dotato di una costosa copertura in rame per ridurre il pericolo di incendio e i campanili a guglie vennero dorati.

Il duomo odierno (Eckbertdom)[modifica | modifica wikitesto]

veduta del coro orientale
pianta del duomo

Nel 1185 si sviluppò un altro, ben più grave incendio, tanto che si decise per l'integrale demolizione dell'edificio, anche se per continuare a celebrare le funzioni religiose e preservare, in questo modo, la sacralità del luogo, la demolizione e la ricostruzione vennero coordinati in modo da garantire sempre il culto all'interno della chiesa. La nuova costruzione si pose nello stesso identico posto, mantenendone anche il particolare orientamento. Essendo l'imperatore Enrico II già stato canonizzato nel 1146, il vescovo Thimo von Lyskirch si adoperò perché altrettanto avvenisse per l'imperatrice Cunegonda. La sua canonizzazione avvenne in cattedrale il 29 marzo 1200 e fu una delle più importanti santificazioni nel medioevo perché pochissime erano le donne canonizzate non martiri. In seguito all'evento, venne eretto un altare in onore di Cunegonda.

La nomina a vescovo, nel 1203, del potente Eckbert di Andechs-Merania, fratello di Santa Edvige, di Agnese di Merania, moglie del re di Francia Filippo Augusto e di Ottone II di Borgogna, oltre che cognato del re Andrea II d'Ungheria e cugino del futuro imperatore Federico II, rafforzò l'intenzione di ricostruire il duomo. Tuttavia il regicidio di Filippo di Svevia, assassinato il 21 giugno 1208 nella Corte Vecchia, poco prima della sua elezione a imperatore, dal conte palatino Ottone VIII di Wittelsbach, fermò i lavori per alcuni anni. Il vescovo Eckbert, partigiano di parte guelfa per l'elezione imperiale di Federico II, venne subito considerato complice, e così fuggì dal cognato Andrea II d'Ungheria. Con grande impegno diplomatico, presto fu riabilitato, tanto che nel 1212 poté tornare nella sua diocesi. Nel 1215 il cantiere del Duomo riprese le sue attività, ma le relazioni internazionali del vescovo, lo spinsero a modificare lo stile architettonico influenzato dallo sviluppo dell'arte contemporanea francese.

Tra il 1215 e il 1225 a erigere il coro orientale venne chiamato un Maestro alto-renano; a lui succederà un architetto della Borgogna che volterà il coro, erigerà le torri e costruirà il piedicroce. Un terzo architetto, un converso cistercense, eresse il transetto e il coro occidentale, mentre un quarto Maestro, della Francia settentrionale, realizzò tutte le sculture dell'edificio. I lavori finirono nel 1237 e nello stesso anno il nuovo Duomo, di dimensioni maggiori, venne consacrato, come riportato dagli Annuari di Erfurt : "Hoc anno pridie Nonas Maii in Babenberc dedicatum est monasterium ab his episcopis: Erbipolense, Eystatense, Nuwenburgense, Merseburgense; domino papa ibidem magnam faciente indulgentiam."

"Quest'anno il giorno prima del Nove di maggio, la cattedrale di Bamberga, fu consacrata dai seguenti vescovi: di Würzburg, di Eichstätt, di Naumburg, e di Merseburg. Il Papa aveva concesso una grande indulgenza".

l'interno della cattedrale barocchizzata

Dopo la fine della Guerra dei Trent'anni, sotto il Principe vescovo Melchior Otto Voit von Salzburg, la cattedrale venne "modernizzata". In linea con le tendenze dettate dal Concilio di Trento, il Duomo venne reso Barocco, come simbolo del rinnovamento della Chiesa cattolica. Anche se il Capitolo della cattedrale non sposò mai in pieno l'attuazione del nuovo movimento artistico, il 10 maggio 1611, decise di dipingere l'interno. Nel 1678, poi, quasi tutti i 30 altari erano barocchi. Nel corso dei secoli, tuttavia, l'uso di candele obbligò più volte a nuove pitture, tanto che si trovano resti di ben 12 strati e di colori diversi, soprattutto in bianco, ma anche in verde, ocra e giallo. Una decisione importante fu, poi, quella della rimozione delle antiche vetrate istoriate superiori per aver più luce.

Nel 1830, il re Ludovico I di Baviera decise che la cattedrale doveva essere restituita al suo originale stile romanico, e ordinò una ricostruzione purificatrice, affidandola al celebre architetto Friedrich von Gärtner.

Esterni[modifica | modifica wikitesto]

Caratterizzato da un inconfondibile profilo con quattro torri e con una pianta bicefala, il duomo presenta un coro orientale che, su un alto zoccolo, sporge verso la piazza. Di fattura tardoromanica, è tripartito orizzontalmente da cornici geometriche e aperto da finestre a strombo e da una galleria di archetti tripartiti; ai lati due torri a tre ordini di arcature gotiche. Sotto le torri si aprono due portali con profili geometrici a losanghe di carattere normanno (1215-20) che erano ornati di sculture, capolavori della plastica romanica di gusto francese: nel timpano del portale di destra, quello di Maria, sono ancora presenti la Vergine adorata dai Santi Patroni Pietro e Giorgio e dalla coppia imperiale Enrico II e Cunegonda; nel timpano del portale di sinistra, quello di Adamo, invece, con statue di Adamo e Eva, le cui statue originali sono ora conservate nel Museo Diocesano. Sul fianco nord della chiesa, verso la piazza, è collocato, poi, il terzo e più famoso portale, quello del Principe, che porta nel timpano il Giudizio Finale, gotico e, ai lati, le copie delle statue della Chiesa e della Sinagoga, dei Profeti e degli Apostoli.

Una porta minore, detta di Veit, in stile Cistercense dà accesso al transetto sud.

Nel campanile sono presenti quattro campane antiche create tra il 1185 e il 1311.

Misure e dimensioni

Lunghezza totale esterna: 99 m
Lunghezza del coro orientale: 30 m
Lunghezza della navata: 37 m
Lunghezza del coro occidentale: 28 m
Larghezza: 28,50 m
Altezza delle volte: 25,50 m
Altezza delle torri orientali: 76 m
Altezza delle torri occidentali: 74 m

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Entrando da un piccolissimo portale sul lato nord, ci si immette, con una bella vista delle tre possenti navate su pilastri compositi chiuse dall'abside est, nel transetto del coro ovest, dedicato a San Pietro, che contiene, una cattedra (1904), al centro, la tomba d'arte ottoniana in marmo grigio-argento (ca. 1230) del papa Clemente II, morto nel 1047 con figura del papa e rilievi allegorici, presenta stalli (fine del XIV secolo), affollati di statue e sculture, l'altare della Croce in tiglio dorato (1652-53), con statue di Gesù, Maria, Maria Maddalena e Giovanni, uno dei pochissimi residui dell'arte barocca, opera di Justus Glesker e, di fronte l'Altare del popolo (1974-75), in arenaria, con medaglioni che mostrano la vita di Gesù, di Klaus Backmund.

Sotto il coro, una cripta riaperta nel 1995, contiene le sepolture degli ultimi arcivescovi.

Sotto la torre a nordovest è stata creata, invece, una cappella (1997) per mostrare, in una teca, i teschi di Enrico II il Santo e della moglie Cunegonda.

Nel transetto nord è presente un altare tardogotico (ca. 1500) dedicato a Maria.

Nel transetto sud, interessanti un epitaffio in pietra del vescovo Philipp Von Henneberg, morto nel 1487 di un maestro magontino e, soprattutto, sull'altare, il dossale di Maria (1520-1523), opera di Veit Stoss il Vecchio. Nello stesso transetto sud, la cappella del chiodo (1456), contiene 97 epitaffi bronzei di canonici (XV-XVII secolo) e un Crocifisso (1658).

Nella navata centrale spicca la tomba dell'imperatore Enrico II il Santo e della moglie Cunegonda, capolavoro di Tilman Riemenschneider (1499-1513) su bozzetti di Wolfgang Katzheimer, in calcare e marmo, con bassorilievi quasi rinascimentali che rappresentano la vita dell'Imperatore e, in alto, le statue della coppia imperiale. Al settimo pilastro, poi, sopra una mensola di acanto, la celeberrima statua del Cavaliere (metà del XIII secolo), del Maestro del Giudizio finale del portale del Principe, che forse rappresenta il re ungherese Stefano I e sembra simboleggiare l'ideale medievale. Sempre nella navata centrale un pulpito (XIX secolo) e l'organo (1976), opera dell'organaio Rieger.

Nella navata sud, al terzo pilastro, si nota la lastra tombale del vescovo Friedrich Von Hohenlohe, morto nel 1352, capolavoro di un ignoto Maestro gotico, al settimo pilastro, rilievo dell'Annunciazione, tra i pilastri settimo e ottavo, statue della Chiesa e della Sinagoga; ai lati dei pilastri ottavi di destra e sinistra, parti di un recinto in pietra (prima parte del XIII secolo), ad armature che inquadrano statue a bassorilievo di Apostoli e Profeti.

Nella navata nord, a sinistra, le tombe degli arcivescovi Albrecht von Wertheim, morto nel 1421 e Friedrich Von Trechendingen, morto nel 1366. Al pilastro successivo, contro il coro, gruppo della Visitazione e gruppo di San Dionigi con Angelo sorridente; infine, la lastra tombale del papa Clemente II.

Nelle navate laterali, si notano anche due altari: il primo (XVI secolo), detto Kirchgattendorfer Altar per la provenienza dalla chiesa di Kirchgattendorfer e il secondo (ca. 1500), detto Riemenschneider Altar, per la presenza tra le statue di un San Sebastiano attribuito allo scultore.

Nel coro est, sopraelevato per la presenza della cripta e dedicato a San Giorgio, al transetto sud tre statue di apostoli più antiche e le altre e quelle del transetto nord più moderne, due tombe (XII secolo) e gli stalli con chimere e leoni (prima metà del XIV secolo), ritoccati.

Nella cripta tombe di vari vescovi, quella del re Corrado III che morì a Bamberga nel 1152 e una fonte battesimale.

A destra del coro c'è l'ingresso verso il chiostro tardogotico (XV secolo), con gallerie popolate di tombe.

Nella sala capitolare, visibili un altare in legno (c. 1500), e un chiodo supposto appartenere alla Vera Croce, venerato a Bamberga sin dal XIV secolo. Nella cappella del Sacramento, invece, un quadro (c. 1520) attribuito a Lucas Cranach il Vecchio.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note e referenze[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (DE) Sito GCatholic.org
Controllo di autorità VIAF: (EN134239076 · LCCN: (ENn50058483 · GND: (DE4104214-1