Aldo Finzi (politico)

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Aldo Finzi
20 aprile 1891 – 24 marzo 1944
Nato a Legnago
Morto a Roma
Dati militari
Paese servito Italia Italia
Forza armata Regio Esercito
Corpo Corpo aeronautico militare
Reparto 43ª Squadriglia
48ª Squadriglia
87ª Squadriglia Aeroplani
Grado Tenente Colonnello
Guerre Prima guerra mondiale
Decorazioni Medaglie d'argento al valor militare (2)
Medaglia di bronzo al valor militare
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Aldo Finzi (Legnago, 20 aprile 1891Roma, 24 marzo 1944) è stato un militare, dirigente sportivo e politico italiano.

Fu sottosegretario all'interno nel primo governo Mussolini, e fu fucilato dai nazisti alle Fosse Ardeatine.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Suo padre Emanuele, ricco proprietario di un'industria molitoria a Badia Polesine e di origini ebraiche, si dichiarò agnostico e libero pensatore, sposatosi in età avanzata ad una ragazza cattolica ne ebbe sette figli educati tuttavia secondo i precetti cristiani. Aldo Finzi[1] studiò con scarso profitto a Parma e quindi frequentò per tre anni un istituto tecnico vicino a Weimar.

Le sue prime esperienze aeronautiche risalgono al 1912 quando, come copilota di Celestino Usuelli, prese parte alla Coppa Bennett per palloni aerostatici: i due si classificarono secondi, coprendo 950 km. Iniziò l'attività politica nel 1913 come consigliere comunale nel comune di residenza di Badia Polesine dove aveva nel frattempo avviato una concessionaria di motociclette Rudge-Witworth.

Nel 1915 pur riformato per deficienza toracica, riuscì lo stesso ad arruolarsi nel Regio Esercito per prendere parte alla prima guerra mondiale, dapprima come soldato semplice e staffetta motociclista, poi, nel 1916, da ufficiale di complemento di artiglieria e quindi, sul finire dello stesso anno, come tenente pilota. Assegnato nel settembre 1916 alla 48ª Squadriglia equipaggiata con Caudron G.3 e G.4 vi conoscerà Natale Palli e nell'estate 1917 alla 43ª Squadriglia. Palli alla fine del 1917 lo inviterà a seguirlo alla costituenda 87ª Squadriglia dal 2 febbraio 1918, con la quale prenderà poi parte al volo su Vienna[2], per il quale ricevette la medaglia d'argento al valor militare.

Dopo la fine della Grande Guerra, laureatosi in giurisprudenza a Ferrara nel 1919, si stabilì a Milano, dove aderì nel 1920 ai fasci di combattimento venendo eletto deputato nel 1921 nei Blocchi Nazionali.

Nel settembre dello stesso anno Finzi portò al debutto nelle competizioni la neonata Moto Guzzi, partecipando alla Milano-Napoli, prova conclusiva del Campionato Motociclistico Italiano su Strada, in sella a una "500 Normale".

Fu tra gli artefici del fallimento dello sciopero generale legalitario del 1º agosto del 1922 e nell'ottobre fu tra gli artefici della marcia su Roma che portò all'avvento del fascismo, e fu con Mussolini a Milano in attesa degli esiti e insieme a lui si recò a Roma [3]. Con il governo Mussolini il 31 ottobre 1922 venne nominato sottosegretario agli Interni e divenne membro del Gran consiglio del fascismo. Dal 1923 al 1925 fu anche presidente del CONI.

Il 24 gennaio 1923 fu nominato anche vicecommissario all'Aeronautica[4] con Mussolini, che si attribuì il ruolo di Commissario all'Aeronautica delegando poi a Finzi la gestione effettiva; fu infatti lui a stendere, se non a ideare, il decreto legge che istituiva la Regia Aeronautica come forza armata indipendente.Incarichi che manterrà fino all'omicidio di Giacomo Matteotti. Col matrimonio[5] nel 1923 con Maria Luigia Clementi, nipote del cardinale Vincenzo Vannutelli, ripudiò l'iniziale integralismo e si fece interprete della linea normalizzatrice del governo, impegnandosi nel tentativo di inglobare nel regime elementi liberali e del mondo cattolico, dalla cooperazione al sindacalismo confederale, al fine di garantire la continuità col vecchio assetto economico e sociale. Fu rieletto deputato alla Camera nel maggio 1924 nel Listone fascista.

Coinvolto nelle indagini successive all'assassinio di Matteotti, Finzi venne rapidamente costretto alle dimissioni il 17 giugno 1924 dall'incarico di governo agli Interni che ricopriva, insieme ad Emilio De Bono. Forse per difendere la propria onorabilità, oppure per tutelare la propria sicurezza personale o anche solo per salvaguardare la propria posizione politica, sembra che Finzi avesse allora fatto circolare un memoriale sotto forma di lettera privata al fratello Gino,[6] contenente rivelazioni compromettenti riguardo ad una squadra speciale alle dipendenze del Ministero dell'Interno,[7] minacciando ambiguamente di volerlo rendere pubblico. Quale che sia stata la responsabilità di Finzi nel caso Matteotti,[8] più che i contatti tenuti con l'opposizione, certamente nocque alla sua carriera politica il marchio d'inaffidabilità derivantegli dall'ambigua e contraddittoria gestione dell'affaire del memoriale. Rimase però vice commissario dell'Aeronautica fino al 29 agosto 1925.

Nel 1929 non venne ricandidato alla Camera e uscì definitivamente dalla scena politica, ritirandosi a vita privata per diventare uno dei maggiori produttori di tabacco del basso Lazio, la moglie aveva infatti estesi possedimenti a Cave (Italia), dove la famiglia mantiene tuttora delle proprietà, e a Genazzano. Nel 1938, pur dichiarando di non essere ebreo e di professare la religione cattolica,[9] manifestò la propria opposizione alle leggi razziali, nel 1941 fu inviato al confino per alcune dichiarazioni contro il regime[10] e nel 1942 venne definitivamente espulso dal partito. Riavvicinatosi alla comunità ebraica, entrò in contatto con esponenti dell'antifascismo, aderendo nel novembre del 1943 al movimento partigiano.

Approfittando del fatto che il comando nazista si era stabilito nella villa della famiglia della moglie a Cave (chiamata Villa Clementi), tentò di trasmettere informazioni sui movimenti delle truppe tedesche al CLN, ma scoperto venne arrestato nel febbraio del 1944 e incarcerato a Regina Coeli.

Fu fucilato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Su una lapide all'ingresso della Sinagoga di Roma il suo nome figura tra quello degli ebrei caduti durante la resistenza, mentre al Sacrario delle Fosse Ardeatine è ricordato come "Tenente colonnello Aldo Finzi". Nell'elenco dell'associazione delle famiglie delle vittime (ANFIM) è indicato come «appartenente al Partito Democratico del Lavoro Banda De Rubeis»[11].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Superando ogni precedente ardimento, con magnifico volo, affermava su Vienna la potenza delle ali d'Italia, esempio meraviglioso di fede, di tenacia e di superbo valore.»
— Cielo di Vienna, 9 agosto 1918
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
— Cielo del Tirolo, 24 aprile 1917
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
— Cielo del Trentino-Alto Adige-Piave, marzo-giugno 1918

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Battezzato alla nascita secondo la maggior parte dei biografi, Sircana (Op.cit) sostiene al contrario che F. si convertì al cattolicesimo solo al momento di contrarre matrimonio.
  2. ^ Fu uno dei sette piloti che riuscirono a portare a termine l'impresa e sua è la relazione tecnica sul funzionamento e sui consumi degli Ansaldo S.V.A. nel volo S. Pelagio-Vienna e ritorno.
  3. ^ Dizionario Biografico Treccani
  4. ^ http://storia.camera.it/deputato/aldo-finzi-18910420/governi#nav
  5. ^ Cui aveva presenziato lo stesso Mussolini.
  6. ^ Gino Finzi in tarda età ammise di averlo distrutto, Cfr..
  7. ^ L'Archivio Centrale dello Stato conserva la minuta di una lettera a Farinacci, in cui F. nega di aver ammesso per iscritto l'esistenza della squadra; cfr. Sircana, Op.cit.
  8. ^ Ad oggi non ancora chiarita.
  9. ^ Alegi, Op.cit.
  10. ^ Forse per aver criticato l'entrata in guerra dell'Italia, F. venne confinato dapprima ad Ischia, poi a Ustica, alle Tremiti e infine a Lanciano.
  11. ^ Elenco delle vittime dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, su anfim-nazionale.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN18310180 · LCCN: (ENnb2004306580 · SBN: IT\ICCU\SBNV\008140 · ISNI: (EN0000 0000 6158 0644 · GND: (DE129694320 · BNF: (FRcb146178674 (data) · BAV: ADV12529426