Lazzaro Anticoli

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Lazzaro Anticoli (Roma, 7 aprile 1917Roma, 24 marzo 1944) è stato un pugile e antifascista italiano e una vittima delle Fosse Ardeatine.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato da famiglia di religione ebraica, Anticoli salì agli onori delle cronache verso la fine degli anni venti, quale involontario protagonista di un piccolo e intricato caso legale. Era stato infatti sorpreso da un puntiglioso controllore a viaggiare sul tram a Roma con un biglietto valido, ma intestato ad altra persona e per questo motivo denunciato come truffatore. La questione sollevò un certo dibattito negli ambienti giuridici e fu risolta dalla sentenza di assoluzione emessa il 19 dicembre 1929 dalla XII sezione penale del Tribunale di Roma, che sconfessò clamorosamente l'operato dell'amministrazione comunale dell'Urbe, costituitasi parte civile.[1]

Durante gli anni giovanili, Anticoli si cimentò nel pugilato, con lo pseudonimo di "Bucefalo", ottenendo anche una certa notorietà nell'ambito cittadino della capitale come miglior pugile del rione di Trastevere. Abbandonata la carriera sportiva a causa delle leggi razziali, Anticoli si sposò con Emma Di Castro, dedicandosi al commercio ambulante .[2] Venne arrestato il 23 marzo 1944[3] a causa di una spiata effettuata da Celeste Di Porto, correligionaria conosciuta anche con il soprannome "La pantera nera" .

Anticoli era detenuto nel 3º raggio del carcere di Regina Coeli, ma il suo nome non era compreso nella lista dei destinati alla fucilazione. Venne però inserito poco prima del trasferimento alle Fosse Ardeatine, in sostituzione di un altro ebreo prigioniero, tale Angelo Di Porto, fratello della delatrice Celeste.[4] Fu probabilmente questo il motivo per cui egli scrisse con un chiodo, sul muro della cella n.306, il celebre graffito: «Sono Anticoli Lazzaro, detto Bucefalo, pugilatore. Si non arivedo la famija mia è colpa de quella venduta de Celeste. Arivendicatemi».[5] Sulla figura di Lazzaro Anticoli è stata allestita, nel 2009, la pièce teatrale Bucefalo il Pugilatore scritto, diretto ed interpretato dall'attore Alessio De Caprio

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Rivista italiana di diritto penale, Volume 2, Parte 1, Giuffrè, Roma, 1930, pag.215
  2. ^ Albertina Vittoria, Antonio Amendola, Intellettuali e politica alla fine degli anni '30: Antonio Amendola e la formazione del gruppo comunista romano, FrancoAngeli, Milano, 1985, pag.134
  3. ^ Marcello Pezzetti, Il libro della Shoah italiana, Centro di documentazione ebraica contemporanea, Einaudi, Torino, 2009, pag.300
  4. ^ Robert Katz,The battle for Rome, Simon & Schuster, New York, 2003, pag.381
  5. ^ Silvio Bertoldi, L'ebrea che vendeva gli ebrei, Corriere della Sera, 28 ottobre 1994, pag.29

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]