Roberto Lordi

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Roberto Lordi
Roberto Lordi 2.jpg
NascitaNapoli, 11 aprile 1894
MorteRoma, 24 marzo 1944
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegia Aeronautica
Reparto29ª Squadriglia
113ª Squadriglia
89ª Squadriglia
GradoGenerale di brigata aerea
ComandantiChiang Kai-shek
GuerrePrima guerra mondiale
Riconquista della Libia
Guerra civile cinese
Seconda guerra mondiale
Altre caricheCapo di Stato maggiore dell'Aeronautica della Repubblica di Cina
L'aeronautica militare nella Guerra di Liberazione 1943-1945
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Roberto Lordi (Napoli, 11 aprile 1894Roma, 24 marzo 1944) è stato un generale italiano, martire delle Fosse Ardeatine e Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Gen. Roberto Lordi prima del 1936

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La vita militare[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver frequentato il collegio militare della Nunziatella, partecipò alla prima guerra mondiale meritando la Medaglia d'argento al Valor Militare e la Medaglia di bronzo al Valor Militare. Dopo aver frequentato l'Accademia Reale di Torino nel maggio 1916 è Sottotenente osservatore nella 29ª Squadriglia, al 1º settembre 1917 nella 113ª Squadriglia e dopo il corso di pilotaggio al Campo Scuola Aerea di Cascina Costa di Samarate al 6 luglio 1918 Tenente pilota della 89ª Squadriglia Ansaldo S.V.A.. Il 28 dicembre 1918, destinato all’Aviazione della Tripolitania, parte da Napoli per la Libia, rimanendovi fino al 24 ottobre 1919. Nel giugno 1920 egli fu trasferito al Comando Aeronautica di Roma ed alla fine di luglio, fu assegnato alla 1ª Squadriglia B.R. del 2º Raggruppamento Aeroplani da Bombardamento.

Si laureò quindi in ingegneria aeronautica al Politecnico di Torino. Divenuto capitano dal 31 marzo 1923, il 10 settembre successivo venne assegnato al 1º Stormo Aeroplani da Bombardamento di Milano. Con la nascita della Regia Aeronautica, cessa di far parte del Regio Esercito, passando all’Aviazione dal 16 ottobre 1923 con il grado di comandante di squadriglia e poi di capitano dell’Arma Aeronautica, ruolo combattente. Nel maggio del 1924 venne assegnato al 13º Stormo Aeroplani da bombardamento ed il 4 novembre 1926 venne promosso a maggiore. Dal 15 dicembre del 1927 fu a capo della Divisione Operazioni dell’Ufficio di Stato Maggiore, all’Aeroporto di Ciampino Sud, fino al 15 aprile del 1929, venendo promosso tenente colonnello l’8 novembre del 1928.

Presta quindi servizio dapprima in Libia, a Castel Benito, oggi Aeroporto di Tripoli, dove sorse la prima Scuola Militare di Paracadutismo della Regia Aeronautica. Rimase in Africa dal 22 aprile 1929 al 10 maggio 1933 come comandante dell’Aviazione della Cirenaica[1].

In questo periodo oltre a comandare le forze aeree (4 Squadriglie) nella Conquista italiana di Cufra, per le cui azioni venne promosso a colonnello per merito di guerra il 17 luglio del 1931, partecipò anche ad alcuni spettacolari e pionieristici eventi aeronautici (organizzazione del primo lancio collettivo di paracadutisti nel 1927, partecipazione al raid Roma-Torino-Londra nel 1928, prima trasvolata al mondo del Tibesti, la più elevata catena montuosa del deserto del Sahara).

Il 18 maggio del 1930 egli sposò Livia Boglione da cui ebbe il figlio Roberto.

Missione Aeronautica italiana in Cina[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre del 1933, a seguito di importanti accordi politici intrapresi direttamente da Galeazzo Ciano (genero del Duce, ministro plenipotenziario a Shanghai fino al 1933 e all’epoca ministro della stampa e propaganda), viene inviato in Cina a capo di una missione militare incaricata di assistere la formazione della RoCAF. Lordi, grazie alla sua lealtà e alla sua grande competenza aeronautica, conquista la fiducia totale del Generalissimo Chiang Kai-Shek divenendo suo consigliere personale.[2] Nominato Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Cinese il 18 Maggio del 1934, con l’incarico di riorganizzare tutto l’apparato aeronautico e gestirne il bilancio, scalza la concorrenza americana e tedesca riuscendo ad ottenere dal Ministro delle Finanze cinese H. Kung l’accordo per realizzare a Nanchang una fabbrica italiana di aeroplani. Promosso Generale di Brigata Aerea nel marzo del 1935, riesce ad ottenere importanti commesse di forniture di aeroplani e armamenti per l’industria italiana, che vengono però gestite dal regime e dalle case costruttrici in maniera superficiale. Entrato in forte contrasto col nuovo Ambasciatore Italiano in Cina e con l’Addetto Aeronautico, inviato per controllarne le azioni, si oppone alla vendita di materiale italiano al governo di Canton. Il 20 aprile 1935 invia al Capo del Governo un telegramma in cui denuncia  avidità ed incapacità da parte di alcuni funzionari di governo e rappresentanti commerciali delle case costruttrici. La cruda e dura relazione inviata, l’invidia per i brillanti successi ottenuti dalla  missione italiana aeronautica in Cina al suo comando e una sua visione ormai profondamente mutata del fascismo, gli attirano l’avversione delle alte sfere militari e politiche. Richiamato in patria alla fine dell’agosto 1935, con la scusa di relazionare sull’andamento della missione, Roberto Lordi viene dapprima posto agli arresti e poi rinchiuso in una clinica. Accusato di false e pretestuose irregolarità amministrative viene  posto a riposo d’autorità per limiti d’età a soli 42 anni. Inutili ma estremamente coraggiosi i suoi ricorsi al Consiglio di Stato nel 1937 e 1938 contro il Ministero dell’Aeronautica per abuso di potere. Entrambi furono respinti nel 1939.  Sorvegliato costantemente dall’OVRA (Opera Vigilanza Repressione Antifascismo) sino al 1942,  è posto al confino presso la propria abitazione in Genzano di Roma con divieto assoluto di espatrio e di intrattenere rapporti con il governo Cinese. Inutili furono le numerose e insistenti richieste ufficiali da parte di Chiang Kai-shek a Mussolini per riavere Roberto Lordi al suo fianco.[2] Divenuto un problema politico anche a causa del progressivo avvicinamento del regime fascista al Giappone, Lordi non rientrerà mai più in Cina. Fu sostituito a capo della Missione Aeronautica in Cina da Silvio Scaroni, che dovette superare l'ostilità di Chiang Kai-shek offeso per il richiamo unilaterale del suo fidato consigliere Lordi. Il Ministero dell’Aeronautica mise quindi Lordi in disponibilità con R.D. del 4 giugno del 1936 ed a riposo d’autorità con R.D. dell’8 giugno del 1936, ai sensi dell’Art. 3 comma 1° del Regio Decreto Legge 27 luglio del 1934 n. 1340. Lordi venne quindi iscritto nel ruolo degli Ufficiali della Riserva, fu così estromesso dall’Arma e privato del trattamento economico.

La Resistenza[modifica | modifica wikitesto]

Lordi resta senza occupazione sino al 1939 quando, assieme all’amico Sabato Martelli Castaldi, anch’egli posto forzatamente a riposo dal regime fascista per forti contrasti, viene assunto dal Conte Ernesto Stacchini in qualità di dirigente al polverificio Stacchini in via Cavour a Roma. A seguito dell’armistizio dell’8 Settembre 1943, seppur malato di cuore, esce di casa armato del suo fucile da caccia per dirigersi a Porta San Paolo a combattere contro le truppe tedesche. Collabora sia con il Fronte Militare Clandestino che con il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) rifornendo di armi e munizioni vari gruppi di partigiani laziali e abruzzesi. Organizza assieme all’amico Sabato la Banda partigiana “Fulvi”, composta da più di 500 elementi ed operativa nella zona dei Castelli Romani. Nasconde e mantiene nella casa di campagna di Genzano ricercati politici, militari ed ebrei. Trasmette alle truppe anglo-americane, attraverso apparecchiature radio clandestine da lui stesso installate, importanti informazioni sui rilievi topografici e sulle installazioni militari tedesche tra Fregene ed Anzio. Partecipa in prima persona, sempre assieme a Martelli Castaldi, a rischiose missioni partigiane di sabotaggio.

A seguito di una delazione, il 17 gennaio 1944 le S.S. irrompono nelle abitazioni romane dei Generali Lordi e Martelli Castaldi.  Non riuscendo a trovare i due generali, impegnati in quei giorni fuori Roma, viene arrestato il Conte Ernesto Stacchini, titolare del polverificio. I Generali Lordi e Martelli Castaldi si presentano spontaneamente il giorno stesso presso l’ambasciata tedesca per chiedere la liberazione di Ernesto Stacchini. Arrestati vengono rinchiusi presso il carcere di Via Tasso. Durante i 67 giorni nella cella n. 4 del temuto carcere di via Tasso, Lordi che era ben consapevole delle torture che lo attendevano, essendo malato di cuore, richiese la visita del suo medico personale, il cardiologo Giovanni Borromeo. I tedeschi acconsentirono alla visita che avvenne il 12 Febbraio 1944 come riportato dal calendario segreto di Sabato Martelli Castaldi che annotò segretamente quel particolare episodio. Il professor Giovanni Borromeo, poi Giusto tra le Nazioni, era un membro della Resistenza e una delle radio clandestine di Lordi era nascosta nelle cantine dell'Ospedale Fatebenefratelli, dove Borromeo lavorava. Il timore di Lordi era la possibilità che si potesse arrendere alle torture naziste e così chiese a Borromeo, durante la finta visita medica, di apprendere a memoria un elenco di nomi di altri coinvolti nella lotta partigiana. Voleva che fossero avvertiti e si mettessero al sicuro se per caso ancora non fossero stati a conoscenza del suo arresto e dei rischi che correvano.

Dopo 67 giorni di prigionia e torture, il 24 Marzo 1944, il Generale Roberto Lordi ed il Generale Sabato Martelli Castaldi vengono trucidati alle Fosse Ardeatine. Herbert Kappler, l’ufficiale tedesco autore dell’eccidio, durante il processo a suo carico del 1948 dirà che morirono da grandi soldati gridando “Viva l’Italia!”.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Dedicatosi senza alcuna ambizione personale e per purissimo amor di Patria all’attività partigiana, vi profondeva, durante quattro mesi di infaticabile e rischiosissima opera, tutte le sue eccezionali doti di coraggio, di intelligenza e di capacità organizzativa, alimentando di uomini e di rifornimenti le bande armate, sottraendo armi ed esplosivi destinati ai tedeschi, fornendo utili informazioni al Comando alleato, sempre con gravissimo rischio personale. Arrestato e lungamente torturato, nulla rivelò circa i propri collaboratori e la propria attività ed affrontò serenamente la morte. Esempio nobilissimo di completa e disinteressata dedizione alla causa della libertà del proprio Paese. Fosse Ardeatine, 24 marzo 1944
— Decreto Luogotenenziale 15 febbraio 1945.[3]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Ardito Osservatore d’aeroplano, eseguì lunghe e difficili ricognizioni ed osservazioni di tiri d’artiglieria, sfidando il fuoco delle batterie antiaeree e gli apparecchi da caccia nemici, che spesso colpirono e danneggiarono gravemente il suo apparecchio senza però riuscire a smuoverlo dal proprio mandato. Insistendo con accanimento sull’obiettivo indicatogli e volando spesso a bassa quota condusse sempre a termine, brillantemente, gli importanti compiti affidatigli portando ogni volta dai suoi voli utilissime notizie. Cielo di Carnia e Isonzo, maggio 1916 – ottobre 1917
— Regio Decreto 13 giugno 1918.[4]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Appassionato volatore e combattente valoroso, venuto a conoscenza che un apparecchio in ricognizione aveva atterrato fuori campo in regione pericolosa e lontana dai centri abitati capottando e causando gravi ferite all’osservatore, non esitava ad affrontare, mentre sopraggiungeva la notte, il rischio di un atterraggio difficile per terreno accidentato e condizioni atmosferiche avverse, pur di assicurare il trasporto in volo del ferito all’ospedale, dimostrando alto senso di altruismo ed esemplari doti di Comandante. Bengasi, 12 giugno 1930
— Regio Decreto 23 ottobre 1930[5]
Croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valor militare
«Esperto e valente pilota d’aeroplano sapeva col proprio esempio, trascinare i propri dipendenti a compiere arditi e lontani bombardamenti e mitragliamenti in condizioni atmosferiche avverse. Cielo del Piave, agosto – novembre 1918
— Regio Decreto 13 agosto 1926.[6]
Commendatore dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia
— Regio Decreto 1 giugno 1933[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ R. Chiarvetto, A. Menardi Noguera, M. Soffiantini., In volo su Zerzura, Roma, Edizioni Rivista Aeronautica, 2015, p. 290, ISBN 978-88-88180-19-9.
  2. ^ a b (EN) Orazio Coco, The Italian Military Aviation in Nationalist China: General Roberto Lordi and the Italian Mission in Nanchang (1933–1937), in The International History Review, 16 novembre 2021, pp. 1–24, DOI:10.1080/07075332.2021.1984277. URL consultato il 20 novembre 2021.
  3. ^ Bollettino Ufficiale 1945 - Disp. 9ª; pag. 392.
  4. ^ Bollettino Ufficiale 1918 - Disp. 40ª; pag. 3091.
  5. ^ Bollettino Ufficiale 1930 – Disp. 51ª pag. 901.
  6. ^ Bollettino Ufficiale 1926 – Disp. 49ª; pag. 3357.
  7. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.103 del 1 maggio 1934, pag.2187.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]