Gaetano Butera

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Gaetano Butera
Gaetano Butera.jpg
11 settembre 1924 – 24 marzo 1944
Nato aRiesi
Morto aRoma
Cause della mortecolpo di arma da fuoco
Dati militari
Paese servitoFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regno d'Italia
Forza armataRegio Esercito
Armacavalleria
Specialitàcarrista
Unità4º Reggimento carri
RepartoFronte militare clandestino
Anni di servizio1943 - 1944
Gradosoldato carrista
GuerreSeconda guerra mondiale
Guerra di liberazione italiana
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Gaetano Butera (Riesi, 11 settembre 1924Roma, 24 marzo 1944) è stato un decoratore, militare e partigiano italiano, uno dei sedici siciliani uccisi nell'eccidio delle Fosse Ardeatine[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fin da giovanissimo aveva iniziato a svolgere l'attività di artigiano decoratore; chiamato alle armi, prestò servizio a Roma presso il 4º Reggimento carri. Quando la capitale fu occupata dai tedeschi, si arruolò volontario nell'organizzazione dei partigiani denominata Bande armate del Lazio. Fatto prigioniero dalle SS, fu condotto presso il carcere di via Tasso e torturato per giorni, fino al 24 marzo 1944, quando venne ucciso nell'eccidio delle Fosse Ardeatine.

Dopo la Guerra di liberazione italiana, fu decorato con la medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Alla Memoria di Gaetano Butera è stato intitolato il 9º Battaglione corazzato "M.O. Butera", attivo tra il 1975 e il 1995, erede delle tradizioni del 3º Reggimento fanteria corazzato.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Audace patriota appartenente ad un gruppo di bande armate operanti sul fronte della resistenza, si distingueva per attività, coraggio ed alto rendimento. Incurante dei gravi rischi cui continuamente si esponeva, portava a compimento, brillantemente, tutte le missioni operative affidategli facendo rifulgere le sue doti di ardito combattente della libertà ed assoluta dedizione alla causa nazionale. Arrestato dalla sbirraglia nemica durante un’azione di sabotaggio, sopportava con fierezza nelle celle di tormento di via Tasso le barbare torture inflittegli senza nulla rivelare sull’organizzazione di cui faceva parte. Condannato a morte affrontava serenamente l’estremo sacrificio, pago di aver fatto il suo dovere verso la Patria oppressa, con l’olocausto della vita. Roma, settembre 1943 - marzo 1944.»
— 1944[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I sedici siciliani che Priebke fece fucilare alle Ardeatine, su http://www.repubblica.it/, la Repubblica. URL consultato il 4 novembre 2013.
  2. ^ Sito web del Quirinale:dettaglio decorato, su quirinale.it. URL consultato il 4 novembre 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]