3º Reggimento fanteria corazzato

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3º Reggimento fanteria corazzato
CoA mil ITA btg corazzato 09.png
Descrizione generale
Attivo1963 - 1975
NazioneFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regno d'Italia
Italia Italia
ServizioFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Coat of arms of the Esercito Italiano.svg Esercito Italiano
TipoArma di fanteria
specialità Carristi
Guarnigione/QGPersano
Motto"Pondere et Igne Iuvat"
Parte di
Reparti dipendenti
  • VI Battaglione bersaglieri
  • IX Battaglione carri
  • Compagnia bersaglieri controcarri
  • Squadrone esplorante cavalleggeri di Alessandria
  • Batteria artiglieria semovente
Simboli
Fregio dei carristiFre cav cr.jpg
Fonti citate nel corpo del testo
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Il 3º Reggimento fanteria corazzato è stata una unità del Regio Esercito, con la denominazione di 3º Reggimento fanteria carristi dal 1936 al 1943 e dal 1963 al 1975 dell'Esercito Italiano con la denominazione di 3º Reggimento fanteria corazzato

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del Reggimento risalgono al 1º ottobre 1927, quando a Roma, presso "Forte Tiburtino", venne costituito il "Reggimento carri armati" formato da Comando, Deposito e cinque battaglioni, due dei quali a Roma e uno a Udine, Codroipo e Bologna su quattro compagnie di due plotoni carri, con carri Fiat 3000 in dotazione.[1]

Nel 1931 il comando del "Reggimento carri armati" venne trasferito da Roma a Bologna.[1]

Il 15 settembre 1936 venne sciolto il Reggimento carri armati e costituiti quattro Reggimenti fanteria carristi:[1]

Il 3º Reggimento fanteria carristi, con sede a Bologna raccolse l'eredità del "Reggimento carri armati" ed aveva la seguente articolazione:

Il VI Battaglione carri L3/33 costituito a Bologna il l° giugno 1935 presso il Reggimento carri armati, con la costituzione del 3º Reggimento fanteria carristi venne ridenominato VI Battaglione carri d'assalto "Lollini", restando inquadrato nel reggimento fino al 6 novembre 1939 allorché venne trasferito, insieme al XXXII battaglione al 33º Reggimento fanteria carristi, costituitosi in quella stessa data a Parma.[2]

All'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale, il reggimento, che inquadrava i battaglioni carri V e XI, equipaggiati con carri L3/35 venne schierato, nel 1940, al comando del colonnello Pedoni, sul fronte occidentale, inquadrato nel Raggruppamento Celere della "1ª Armata", di cui facevano parte anche il 1º Reggimento bersaglieri e il Reggimento "Cavalleggeri di Monferrato", senza tuttavia prendere parte alle operazioni, essendo sopraggiunto l'armistizio di Villa Incisa. Rientrato a Bologna il reggimento continuò a svolgere il compito di addestramento degli allievi ufficiali, degli allievi sottufficiali e degli allievi specialisti, nonché quello della costituzione e preparazione di nuove unità destinate ai vari fronti, compito affidato a tutti i reggimenti carri, compresi quelli incorporati nelle grandi unità, in quanto ciascun reggimento aveva lasciato nelle sedi originarie saul suolo italiano, un ente (il deposito reggimentale) con funzioni amministrative e matricolari, che provvedeva all'immatricolazione del personale e a ricevere i mezzi e all’addestramento, preparando quadri e reparti carristi al combattimento.[3]

Nel dicembre 1940 il V Battaglione Carri L "Venezian" venne inviato in Nordafrica assegnato alla Divisione "Pavia"; i carristi del V battaglione sostennero, durante la prima offensiva britannica, violenti ed accaniti combattimenti sino ai primi di dicembre, lottando contro un nemico preponderante, affrontando sia forze di fanteria e corazzate, sia i munitissimi capisaldi, sacrificando uomini e carri e prendendo parte nel gennaio 1941 alla riconquista del deserto sirtico e, successivamente, a quella di Agedabia ed all'assedio di Tobruch.[3]

Il IX Battaglione carri L, trasformato dal 3º Reggimento nel IV battaglione carri "M13", ultimata la necessaria preparazione, venne inviato al Nordafrica dove, dopo essere sbarcato il 29 luglio 1941, venne inquadrato nel 132º Reggimento fanteria carrista della Divisione corazzata "Ariete", con il quale partecipò a tutti i combattimenti sino alla battaglia di el Alamein.[3]

La Compagnia meccanizata di Zara il 1º aprile 1941, in preparazione delle operazioni contro la Jugoslavia, venne dislocata, insieme al IX battaglione bersaglieri Zara, al confine con la Jugoslavia, nel settore di Zemonico e il 5 aprile, iniziate le ostilità, eliminò i posti di confine occupando Bencovac ed ebbe il battesimo del fuoco il 6 aprile intorno a Knin, in un furioso combattimento in cooperazione con il battaglione bersaglieri Zara; procedendo verso sud raggiunse Sebenico, Traù e Spalato, passando alle dipendenze del III Corpo d'armata e successivamente concorse a mantenere l'occupazione di Mostar, Ragusa e Cattaro, nelle cui zone fronteggiò le bande ribelli jugoslave.[3]

Oltre alla preparazione dei reparti che combatterono in Nordafrica, il 3º Reggimento preparò quadri e reparti di alcuni squadroni autoblindo ed altre unità, che operarono in Africa orientale.[4]

La ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Il Reggimento venne ricostituito nel 1963, con la denominazione di 3º Reggimento fanteria corazzato, nella sede di Persano e inquadrato nella Divisione fanteria "Granatieri di Sardegna" con la seguente configurazione organica:[5]

  • IV Battaglione bersaglieri su VTT M113
  • IX Battaglione carri su carri medi M47
  • Compagnia bersaglieri controcarri su M106
  • Squadrone cavalleggeri di Alessandria
  • Batteria artiglieria semovente

9º Battaglione corazzato "M.O. Butera"[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1975 con la ristrutturazione dell'Esercito Italiano che aboliva il livello reggimentale, il 3º Reggimento fanteria corazzato venne sciolto e la sua eredità raccolta dal 9º Battaglione corazzato "M.O. Butera" con sede a L'Aquila e inquadrato nella Brigata motorizzata "Acqui".[6] costituita il 1º ottobre 1975 con reparti per lo più provenienti dalla Divisione fanteria "Granatieri di Sardegna".

Il reparto era intitolato alla memoria di Gaetano Butera, un carrista del 4º Reggimento fanteria carristii che quando la capitale venne occupata dai tedeschi, si arruolò volontario tra i partigiani e dopo essere stato fatto prigioniero dalle SS e condotto presso il carcere di via Tasso, il 24 marzo 1944 venne ucciso nell'eccidio delle Fosse Ardeatine e dopo la liberazione, decorato con la medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Il 1º ottobre 1991, con la riconfigurazione della brigata da motorizzata a meccanizzata, il 9º Battaglione corazzato "M.O. Butera" lasciava la Brigata e veniva trasferito a Monte Romano, con il Poligono di Monte Romano che veniva riconfigurato in 9º Battaglione corazzato "M.O. Butera".[7]

In data 29 settembre 1995, a seguito di provvedimenti di riordino della Forza Armata, il 9º battaglione corazzato veniva soppresso e sostituito nella stessa sede dall'attuale Reparto Supporti Logistici Poligono di Monte Romano.

Decorazioni alla Bandiera di Guerra[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia di bronzo al valor militare (al IX Battaglione carri)[8] - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare (al IX Battaglione carri)[8]
«Durante un tormentato periodo di operazioni, lanciato contro il nemico preponderante in forze e in mezzi, sempre isolato, sostenuto da fede incrollabile ed elevatissimo spirito di sacrificio, si opponeva all'offensiva nemica da Bardia ad Agedabia affrontando in ogni scontro la sicura distruzione e considerando chiusa la lotta allorché l'ultimo carro veniva incendiato. Quando tutto crollava, gli intrepidi carristi seppero superare la sfortuna, immolandosi per il dovere e l'onore.»
— Egitto - Marmarica (A.S.) - dicembre 1940 - 5 gennaio 1941
Medaglia di bronzo al valor militare (al V Battaglione carri)[8] - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare (al V Battaglione carri)[8]
«Dopo aver per lunghi mesi dato valorosamente valido contributo di azione e di sangue sul fronte della cinta di una piazzaforte assediata, ridotto nei mezzi e negli uomini interveniva con slancio e coraggio inalterabili nella battaglia della Marmarica. Posto di fronte a forze di fanteria e corazzate preponderanti le aggrediva arrestandone l'impeto e volgendo ij fuga truppe appiedate. Impiegato di nuovo in azione dimostrativa in località lontane dalle linee, si impegnava di iniziativa e con grande coraggio contro capisaldi nemici annientandoli, catturando prigionieri e causando al nemico gravi perdite in morti e feriti. In successivo fatto d'arme con pochi carri ancora validi confermava queste doti d'abnegazione e coraggio, dando esempio di profondo senso del dovere e di valore carrista non comune.»
— Cinat di Tobruk, 23 novembre - 5 dicembre 1941

Note[modifica | modifica wikitesto]