132º Reggimento carri

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
132º Reggimento carri
CoA mil ITA rgt carri 132.png
Descrizione generale
Attivo1º settembre 1941 - 8 novembre 1942 10 luglio 1948 - 1º novembre 1975
27 luglio 1992 - oggi
NazioneFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regno d'Italia
Italia Italia
ServizioFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Coat of arms of the Esercito Italiano.svg Esercito Italiano
TipoArma di cavalleria, Specialità carristi
Guarnigione/QGCordenons
PatronoSan Martino di Tours
Motto"In hostem ruit"
ColoriRosso e Blu
Mascotteariete Martino
Battaglie/guerreseconda guerra mondiale, campagna del Nordafrica
Missioni di peacekeepingmissione Ibis
operazione Joint Guardian
Anniversari27 maggio, anniversario del combattimento di Rugbet el Atash (1942)[1]
Decorazionivedi qui
Parte di
Reparti dipendenti
Comandanti
Comandante attualeCol. Quarta Mauro
Degni di notaEnrico Maretti (1° Comandante)
Simboli
FregioFre cav cr.jpg
Fonti citate nel corpo del testo
Voci su unità militari presenti su Wikipedia

Il 132º Reggimento carri è un'unità dell'Esercito Italiano, inquadrato da sempre nella 132ª Brigata corazzata "Ariete". Il reggimento, è gelosissimo custode delle tradizioni meccaniche della specialità. Pur essendo il più giovane in ordine di costituzione (fu l’ultimo in ordine di tempo) dei reggimenti della Specialità Carristi, è assurto a unità simbolo della specialità, in quanto l'unico ad essersi costituito in zona di guerra e prima reggimento carri dell'Esercito Italiano ad essere impiegata in combattimento in modo unitario (3 battaglioni in linea) quale unità di manovra, secondo i criteri della moderna guerra dei corazzati.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: 132ª Divisione corazzata "Ariete".

Il 132º Reggimento carri trae le sue origini dal 132º Reggimento fanteria carrista costituito il 1º settembre 1941 in Africa settentrionale ordinandosi nella zona di Eluet e di Lasga, lungo la pista che da Berta conduce a El Mecheli,[2] con la denominazione di 132º Reggimento Fanteria carristi al comando del tenente colonnello Enrico Maretti che con il 32° aveva partecipato alle operazioni contro Tobruk guadagnando due ricompense al valore.[3] Il Reggimento, costituito sul comando del disciolto 4º Reggimento carristi, che aveva perso tutti i suoi battaglioni a Beda Fomm era articolato su Compagnia Comando, costituitasi nel luglio dello stesso anno a Roma in seno al 4º Reggimento carristi, e dai battaglioni, VII, VIII e IX equipaggiati con carri medi M13/40. I battaglioni VII e VIII provenivano dal 32º Reggimento carristi, mentre IX battaglione carri medi era stato costituito a Bracciano con elementi dell’XI battaglione di Udine. Inserito nella 132ª Divisione corazzata "Ariete", partecipò alla campagna del Nordafrica, per sostituire il 32º Reggimento carristi, rimasto in organico alla divisione con i battaglioni di carri leggeri ad organico ridotto, fino al rimpatrio avvenuto il gennaio 1942. Il 132º Reggimento carri dopo un breve periodo di addestramento ed amalgama raggiunse la grande unità di appartenenza a Bir el Gobi, ed ebbe il battesimo del fuoco, il 18 novembre 1941 a Bir el Dlena, prendendo parte il giorno successivo alla prima battaglia di Bir el Gobi, dando subito prova di valore e spirito combattivo. Il 23 novembre a Bir Cremisa il 132° attaccò frontalmente il caposaldo nemico, in cooperazione con due reggimenti carri tedeschi, eliminandolo e il 29 e 30 novembre prese parte ai vittoriosi combattimenti di Sidi Rezegh; sostenne vittoriosamente alti combattimenti il 5 dicembre ad El Dubaa nel corso della seconda battaglia di Bir el Gobi e dal 13 al 15 dicembre prendendo parte alla conquista del caposaldo di quota 204 di Ain el-Gazala.[2] Dopo un brevissimo periodo di riordinamento prese parte, tra il 21 e il 29 gennaio 1942, alle prime operazioni per la riconquista della Cirenaica che si conclusero con la riconquista di Bengasi.

Dopo avere ricevuto, in sostituzione del decimato VII, il X Battaglione carri M14/41 proveniente dal 133º Reggimento carristi,[2] il 27 maggio 1942, nel corso della battaglia di Ain el-Gazala il 132º Reggimento attaccò con successo i due fortissimi capisaldi nemici di Rugbet El-Atasc, difeso dalla 3ª IMB ( Indian Motor Brigade: Brigata Indiana Motorizzata)[4] e Bir Hacheim, presidiato da truppe francesi aderenti alla Francia libera. A seguito dell’eroico comportamento tenuto in quell'occasione da tutti i carristi del 132°, la data è stata designata quale festa del Reggimento. Nel corso dei combattimenti venne fatto prigioniero il comandante del IX battaglione carri, colonnello Prestisimone, che, ustionato abbastanza seriamente alle gambe, dopo aver cambiato tre volte carro, pur di continuare l’assalto, venne catturato quando era giunto a soli 80 metri da una batteria francese,[5] ricevendo le congratulazioni personali del generale Koenig per il coraggio dimostrato nell’azione; i mezzi superstitii del IX battaglione, richiamati dal Comandante del 132º Reggimento, Maggiore Pinna, che aveva sostituito il Comandante Colonnello Maretti ferito a Rugbet el-Atasc[6] si ricongiunsero al resto del reggimento e della Divisione a Rugbet El-Atasc.

Nel corso dei combattimenti si distinse, tra gli altri, il diciannovenne caporale Giovanni Secchiaroli, mitragliere di carro medio dell'VIII battaglione, che, benché ferito ed unico sopravvissuto del suo equipaggio, continuò a fare fuoco dal proprio carro immobilizzato fino a che non fu ferito mortalmente da un ulteriore colpo anticarro; alla sua memoria è stata conferita la Medaglia d'oro al valor militare e nel 1975 l'VIII battaglione verrà rinominato in suo onore 8º Battaglione carri "M.O. Secchiaroli". Il reggimento prese parte attivamente ai combattimenti senza soluzione di continuità alla conquista, della fortezza di Tobruch che fu presa definitivamente il 21 giugno e, nonostante le gravi perdite subite, alla rapida avanzata in Egitto all'inseguimento dell'VIII Armata fino alla posizione difensiva di El Alamein.[2] Riordinatosi, costituito solo dal IX e X battahlione, il 15 luglio 1942 fece ritorno in prima linea, ricevendo qualche giorno più tardi il XIII Battaglione carri, appena giunto dall’Italia, cedutogli dal 31º Reggimento carristi in sostituzione del decimato VIII battaglione,[2] prendendo parte alla 1ª battaglia di El Alamein e dal 31 agosto al 6 settembre 1942 allo sforzo offensivo esercitato dall'Armata italo–tedesca nella zona di El Qattara. Dal 23 ottobre al 6 novembre il 132° prese parte alla 2ª battaglia di El Alamein immolandosi in numerosi contrattacchi lanciati per proteggere il ripiegamento delle divisioni di fanteria appiedate.[2]

Il 1º dicembre 1942, ormai completamente distrutto, il Reggimento venne sciolto.[2]

Il 5 dicembre seguente i superstiti della divisione "Ariete" e della "Littorio", insieme all'XI battaglione carri della "Trieste", diedero vita al 132º Reggimento controcarri, sciolto il 18 aprile 1943 in Tunisia.[7]

Nel corso di 14 mesi di guerra nel deserto africano il reggimento ha pagato un altissimo tributo di sangue con almeno 340 fra caduti e dispersi (40 ufficiali, 75 sottufficiali e 225 carristi). Ben 365 le decorazioni al valor militare concesse ai carristi di ogni grado del reggimento.[2] L'ultima decorazione al valor militare concessa a un carrista del 132º reggimento è del 22 marzo 1943.[2]

Dopo l'armistizio dell'8 settembre, il 21 marzo 1944, il reggimento venne ricostituito in Sardegna e inquadrato nel 1º Raggruppamento motocorazzato. Il reggimento era costituito da I e II battaglione su carri leggeri e III, IV, V battaglione equipaggiati con semoventi L40 da 47/32. Il 15 maggio successivo, scioltosi il raggruppamento motocorazzato, il 132º Reggimento carristi fu assegnato alla Divisione Granatieri di Sardegna.[2] Il 27 agosto dello stesso anno il reggimento fu nuovamente disciolto.

La storia del reggimento riprese vita il 10 luglio 1948, quando il reggimento venne ricostituito presso il forte di Pietralata a Roma, con il nome di 1º Reggimento carristi, articolato su Compagnia Comando Reggimentale e officina mobile e su I e II battaglione carri costituitisi, anch'essi nella capitale, il 25 maggio precedente equipaggiati con carri armati medi M4 Sherman. Il 2 giugno 1948 il I battaglione carri sfilò a ranghi completi davanti al Presidente della Repubblica Luigi Einaudi in via dei Fori Imperiali, subito prima di essere trasferito in Friuli, a Casarsa della Delizia, ed è stata la prima unità a sfilare su mezzi corazzati dinnanzi ad un Presidente della Repubblica Italiana. Il 1º settembre 1948 il reggimento venne assegnato alla Brigata corazzata "Ariete", costituitasi il 23 maggio 1948 a Roma con la denominazione di Raggruppamento corazzato "Ariete" che il 1º giugno 1948 divenne Brigata corazzata "Ariete", nel corso dell'anno trasferta a Pordenone.[8] Il 1º aprile 1949 il reggimento assunse la denominazione di 132º Reggimento carristi "Ariete" e per l’eroico comportamento tenuto in guerra, il 25 luglio 1949, nel corso di una cerimonia tenutasi nella Piana di Comina a Pordenone, ricevette dal Ministro della Difesa Pacciardi la Bandiera di guerra della Repubblica decorata contestualmente con una Medaglia d'oro al valor militare.

Il 29 aprile 1950 il Reggimento ha trasferito tutti i suoi reparti presso la Caserma "Salvatore Zappalà" di Aviano insistente su di un sedime aeroportuale dell'Aeronautica militare ceduto all'Esercito Italiano, confinante con l'aeroporto militare di Aviano che diverrà la sua sede storica. Il 1º marzo 1952 venne costituito, equipaggiato con carri armati medi M47 Patton, il III battaglione carri che fino al 16 dicembre 1952 ha avuto la sua sede a Casarsa della Delizia e venne poi subito ceduto al ricostituendo 31º Reggimento carristi di Verona. Il 1º ottobre dello stesso anno la Brigata "Ariete" venne elevata a livello di Divisione cambiando la sua denominazione in Divisione corazzata "Ariete" e il 29 dicembre 1952 il reggimento completa la sostituzione dell'intera linea carri con gli M47, dopo avere precedentemente sostituito per un breve periodo i carri medi Shermann con i carri armati pesanti M26 Pershing, rimasti in servizio per qualche anno nel reggimento fino alla consegna dei più moderni M47 che pure discendevano dal Pershing. Nel 1954 viene ricostituito nella sede di aviano il III battaglione carri equipaggiato anch'esso con carri armati M47.[2]

Il 5 gennaio 1959 i battaglioni del 132º Reggimento carri cambiarono numerazione: I, II e III assumono la storica denominazione avuta in guerra di VII, VIII e X battaglione.

Nel 1963 la Divisione corazzata "Ariete" assunse l'organico delle Grandi Unità dell'Alleanza Atlantica, articolandosi su una Brigata meccanizzata, due Brigate corazzate ed una Brigata di artiglieria. Il 132º Reggimento carri entrò a far parte della III Brigata corazzata "Ariete". Nello stesso periodo avvennero altre trasformazioni in seno ai reparti: il 132º Reggimento carri ricevette il 1º luglio 1963 il V Battaglione bersaglieri, equipaggiato con VTT M113, che venne ridenominato XXIII Battaglione bersaglieri, cedendo in cambio 1º agosto il VII Battaglione carri all'8º Reggimento bersaglieri inquadrato nella I Brigata meccanizzata "Ariete". Il 1º marzo 1964 entrò a far parte della Divisione corazzata "Ariete" il ricostituito 32º Reggimento carri di Cordenons, inquadrato nella II Brigata corazzata "Ariete" che si trasferirà a Tauriano di Spilimbergo nel 1968; anche questa unità era costituita da due battaglioni carri e un battaglione bersaglieri.

Nell'ottobre 1963 i eparti del reggimento hanno preso parte alle perazioni di occorso in occasione della sciagura del Vajont e il 4 novembre 1966 sono intervenuti in soccorso delle popolazioni colpite dall'alluvione del Piave, con la morte nel corso delle operazioni di soccorso del caporale ventiduenne Eros Perinotto, alla cui memoria è stata concessa la Medaglia d'Oro al Valor Civile.[2]

Il 29 luglio 1968 nel ventennale della ricostituzione del reggimento viene concesso al 132º carri dal Presidente della Repubblica Saragat, con proprio decreto, lo stemma araldico e il motto "In hosten ruit" (sul nemico irrompo); nell'ottobre del 1968 venne abbandonato l'organico standard NATO e i reggimenti ritornarono a dipendere direttamente dal comando di divisione, mentre i reggimenti carri videro i carri medi M47 Patton sostituiti dai carri da combattimento M60 A1 Patton.[2]

Con la ristrutturazione dell'Esercito Italiano, il 1º novembre 1975 il 132º Reggimento carri venne sciolto e le sue tradizioni e la sua bandiera di guerra vennero riprese dall'VIII Battaglione carri, ridenominato 8º Battaglione carri "M.O. Secchiaroli" inquadrato, con il 10º battaglione carri "M.O. Bruno" nella neocostituita 132ª Brigata corazzata "Manin"[7] che ha la sua sede ad Aviano. Nella primavera–estate del 1976 l’8º battaglione partecipa alle operazioni di soccorso per il sisma del Friuli.

Il 1º ottobre 1986 con lo scioglimento del Comando della Divisione Ariete, la Brigata "Manin" ne eredita il nome e le tradizioni e viene ridenominata 132ª Brigata corazzata "Ariete" trasferendo il suo Comando a Pordenone con le brigate che precedentemente erano inquadrate nel comando divisionale, che passano alle dirette dipendenze del Comando del 5º Corpo d'armata.

Nel 1991 in occasione della prima guerra del golfo il battaglione è stato impiegato in operazione di presidio punti sensibili sul territorio nazionale

Il 132º Reggimento carri venne ricostituito il 27 luglio 1992 a seguito di una ulteriore ristrutturazione dell’Esercito, inquadrando oltre alla Compagnia Comando e Supporto Logistico "Bengasi", l'8º battaglione carri "M.O. Secchiaroli", inizialmente costituito su 5 compagnie carri, la 6ª compagnia "Ghemines", la 7ª compagnia "Roma", la 8ª compagnia "Bir Hacheim", la 9ª compagnia "Ghibli" e la 10ª compagnia "Aviano". Dal dicembre 1992 al marzo 1994, a turni trimestrali, i reparti del 132° hanno preso parte con i carri M60, alla missione Ibis in Somalia, al termine della quale lo Stendardo del reggimento venne decorato di medaglia di bronzo al valore dell'esercito.

Nel 1994 il reggimento ha preso parta all'operazione Testuggine per la sorveglianza del confine orientale, per contrastare il flusso di clandestini, per impedire eventuali tentativi d'ingresso irregolare di persone, mezzi e materiali.

Lasciata la storica sede di Aviano il 30 novembre 1995 il reggimento ha trasferito la sua sede a Cordenons in provincia di Pordenone,[7] assorbendo nei propri ranghi il grosso del personale del disciolto 63º Reggimento carri e riducendo l'organico dell'8º battaglione carri a 4 compagnie carri: la 1ª compagnia "Rugbet el Atasc", la 2ª compagnia "El Alamein", la 3ª compagnia "Tobruch" e la 4ª compagnia "Bir Hacheim".

Tra marzo e maggio 1996 e successivamente tra maggio e luglio 1997 reparti del 132° hanno preso parte all'Operazione Vespri siciliani, in concorso con le forze di Polizia, per il presidio di obiettivi sensibili e per il controllo di parte del territorio della provincia di Palermo.

Il 30 maggio 1998 al reggimento è stata conferita la cittadinanza onoraria della città di Cordenons.

Nel 1994 la linea carri M60 è stata sostituita con i Leopard 1[2] in attesa della consegna dei nuovi carri armati Ariete di produzione nazionale; gli ultimi cinque Leopard 1 il 1º luglio 2000 hanno lasciato il 132º Reggimento ceduti al Centro Rifornimenti Motorizzazione di Lenta.[8]

Dal novembre 2000 a febbraio 2001, nell'ambito dell'operazione Joint Guardian in Kosovo, il reggimento carri ha costituito la task force "Sauro" a Dečani in Kosovo e dall'ottobre 2001 al marzo 2002 l'8º Battaglione carri è stato inquadrato nella medesima task force e sempre nell'ambito dell'operazione Joint Guardian dal luglio 2004 al gennaio 2005 la 1ª, la 2ª e la 3ª Compagnia sono state inquadrate nella task force "Aquila" su Reggimento "Lancieri di Novara" a Belo Polje, un villaggio compreso tra le municipalità di Istok e Pejë.

Da aprile a settembre 2005 il 3º plotone della 4ª compagnia carri ha operato, con i propri carri, in Iraq nell’ambito dell'operazione Antica Babilonia, inquadrato nella task force Alfa su 187º Reggimento paracadutisti.

Carri Ariente del 132º Reggimento durante l'esercitazione Strong Europe Tank Challenge

Comandanti[modifica | modifica wikitesto]

Il Tenente colonnello Enrico Maretti, primo comandante del Reggimento con il generale tedesco Erwin Rommel
132º Reggimento Fanteria Carrista
  1. Tenente colonnello Enrico Maretti (Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia) 1 settembre 1941– 1 dicembre 1942
  2. Maggiore Luigi Pinna (interinale, per eventi di guerra) 27 maggio 1942 – 15 giugno 1942
  3. Colonnello Paolo Formenti 1 dicembre 1942 – 10 dicembre 1942
132º Reggimento Fanteria Carrista
  1. Tenente Colonnello Luigi Longo (1° rifondatore – Sardegna) 21 marzo 1944 – 27 agosto 1944
1º Reggimento Carristi
  1. Colonnello Ferruccio Frittella (2° rifondatore – Roma) 10 luglio 1948 – 28 febbraio 1949
  2. Tenente Colonnello Raoul Ranalli (interinale)
  3. Colonnello Renato Biancoli Borghi 1 marzo 1949 – 31 marzo 1949
132º Reggimento Carristi "Ariete"
  1. Colonnello Renato Biancoli Borghi 1 aprile 1949 – 20 setettembre 1949
  2. Tenente Colonnello Alberto Andreani (Medaglia d'oro al valor militare) 21 settembre 1949 – 14 novembre 1949
  3. Colonnello Torquato Pancrazi 15 novembre 1949 – 31 agosto 1951
  4. Colonnello Vittorio Mazzone 1 settembre 1951 – 30 settembre 1952
  5. Colonnello Ettore Attisano 1 ottobre 1952 – 20 novembre 1953
  6. Tenente colonnello Luigi De Felice 21 novembre 1953 – 29 novembre 1953
  7. Colonnello Luigi Pinna (Medaglia d'argento al Valor Militare) 30 novembre 1953 – 19 novembre 1954
  8. Colonnello Michele Chillemi 20 novembre 1954 – 31 agosto 1956
  9. Colonnello Pietro Pettolello 1 settembre 1956 – 15 settembre 1957
  10. Colonnello Enzo Del Pozzo 16 settembre 1957 – 30 settembre 1958
  11. Colonnello Carlo Piccardo 1 ottobre 1958 – 4 gennaio 1959
132º Reggimento Carri "Ariete"
  1. Colonnello Carlo Piccardo 5 gennaio 1959 – 31 ottobre 1958
  2. Colonnello Luigi Battisti 1 novembre 1959 – 30 gennaio 1962
  3. Colonnello Luigi Galleni 31 gennaio 1962 – 30 gennaio 1963
  4. Colonnello Arvedo Moscatelli 1 febbraio 1963 – 31 luglio 1965
  5. Colonnello Antonino Rocchetti 1 agosto 1965 – 20 settembre 1966
  6. Colonnello Leonida Falco 21 settembre 1966 – 20 settembre 1967
  7. Colonnello Enzo Petrei 21 settembre 1967 – 23 settembre 1968
  8. Colonnello Nicola Chiari 24 settembre 1968 – 23 settembre 1969
  9. Colonnello Alfredo Guacci 24 settembre 1969 – 23 settembre 1970
  10. Colonnello Salvatore Furnari 24 settembre 1970 – 24 settembre 1971
  11. Colonnello Armano Capurso 25 settembre 1971 – 2 ottobre 1972
  12. Colonnello Alfredo Orsini 3 ottobre 1972 – 2 settembre 1974
  13. Colonnello G. Franco Riccio 3 settembre 1974 – 2 settembre 1975
  14. Colonnello Antonio Viesti 3 settembre 1975 – 31 ottobre 1975
8º Battaglione Carri "M.O. Secchiaroli"
  1. Tenente colonnello Agostino Felli 1 novembre 1975 – 30 settembre 1976
  2. Tenente colonnello Cesare Pucci 1 ottobre 1976 – 2 ottobre 1977
  3. Tenente colonnello Mario Ventruto 3 ottobre 1977 – 30 luglio 1979
  4. Tenente colonnello Giuseppe Maruotti 31 luglio 1979 – 5 luglio 1981
  5. Tenente colonnello Alfio Chisari 6 luglio 1981 – 28 agosto 1983
  6. Tenente colonnello Lucio Maltoni 29 agosto 1983 – 9 settembre 1985
  7. Tenente colonnello M. Aurelio Piselli 10 settembre 1985 – 9 agosto 1987
  8. Tenente colonnello Giuseppe Crisci 10 agosto 1987 – 24 agosto 1989
  9. Tenente colonnello Giovanni Cirillo 25 agosto 1989 – 26 luglio 1991
  10. Tenente colonnello Raffaele Palmieri 27 luglio 1991 – 26 luglio 1992
132º Reggimento Carri
  1. Colonnello Giustino Crivellaro (3° rifondatore – Aviano) 27 luglio 1992 – 15 settembre 1993
  2. Colonnello Filippo Petrera 16 settembre 1993 – 8 agosto 1996
  3. Colonnello Andrea Caso 9 agosto 1996 – 6 luglio 1998
  4. Colonnello Luigi Guglielmo 7 luglio 1998 – 9 settembre 2001
  5. Colonnello Fulvio Sbernadori 10 settembre 2001 – 2 luglio 2003
  6. Colonnello Luigi Lunigiani 3 luglio 2003 – 2 febbraio 2004
  7. Tenente colonnello Enrico Bucci 3 febbraio 2004 – 31 gennaio 2005
  8. Colonnello Giovanni Cazzorla 1 febbraio 2005 – 13 ottobre 2006
  9. Colonnello Massimo Bettini 14 ottobre 2006 – 18 settembre 2008
  10. Colonnello Maurizio Enrico Parri 19 settembre 2008 – 15 ottobre 2010
  11. Colonnello Mario Nicola Greco 15 ottobre 2010 – 3 novembre 2012
  12. Colonnello Giandomenico Petrocelli 3 novembre 2012 – 6 dicembre 2013
  13. Colonnello Ciro Forte 7 dicembre 2013 – 1 settembre 2016
  14. Colonnello Pierluigi Lodola 2 settembre - 31 agosto 2018
  15. Colonnello Mauro Quarta 1 settembre 2018 (in carica)

Descrizione araldica dello stemma[modifica | modifica wikitesto]

Lo scudo araldico è d'azzurro, all'ariete furioso d'oro, attraversante un palmizio di nero nodrito (che nasce da una partizione o lembo) su campagna di rosso e sormontato da un lambello a tre pendenti anch'esso di rosso. Il tutto abbassato ad un capo d'oro, con il quartier franco d'azzurro, al silfio d'oro sormontato da una stella dello stesso.[9]

Gli ornamenti esteriori sono, sullo scudo, la corona turrita d'oro, accompagnata sotto da nastri annodati nella corona, scendenti e svolazzanti in sbarra e in banda al lato dello scudo, rappresentativi delle ricompense al Valore. Sotto lo scudo su lista bifida d'oro, svolazzante, con la concavità rivolta verso l'alto, il motto "In hostem ruit".[9]

Decorazioni alla bandiera di guerra[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Poderoso strumento di guerra fuso in un unico blocco di macchine, energie e cuori, iniziò sul suolo marmarico la sua vita di dedizione, di sacrificio e di vittoria recando con la più severa preparazione, l'ardore puro dell'ideale e della giovinezza. Tappe di conquista e di gloria, lotte titaniche di corazze contro corazze. Bir El Gobi, Sidi Rezegh; munitissimi capisaldi smantellati e travolti, quota 204 di Ain El Gazala, El Duba, Bir Hacheim, Dahar El Aslagh; infaticabile pulsare di motori; ansia ardente di incalzare sempre più il nemico, battuto nelle nostre terre ed in ritirata verso l'Est oltre i confini, da Tobruk ad El Alamein. Affrontò sempre un avversario agguerrito e superiore per numero e potenza lottando incessantemente in un ambiente naturale tra i più inospitali della terra; due volte si immortalò nella gloria dell'offerta estrema, due volte risorse più forte per virtù di capi e generosità di gregari. Nell'unità morale dei Caduti e dei vivi dimostrò saldezza e compagine degne dello spirito eroico della razza e delle più belle tradizioni millenarie dell'Esercito Italiano»
— Bir el Gobi, 18 novembre 1941 - El Alamein 3 luglio 1942
— 31 dicembre 1947[10]
Medaglia di bronzo al valore dell'esercito - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valore dell'esercito
«Il 132º Reggimento carri ha partecipato con proprie forze, inquadrate nel contingente italiano impegnato in Somalia, alle operazioni di soccorso e di protezione alla popolazione martoriata dalla guerra civile. Per circa 15 mesi, operando diuturnamente, in oggettive difficoltà ambientali ed in condizioni di particolare sensibilità operativa, le sue unità hanno sempre evidenziato elevate capacità professionali e altissimo senso del dovere e dimostrando, in ogni circostanza, la capacità di discriminare le loro reazioni, evitando così inutile spargimento di sangue. Con i propri mezzi le unità hanno garantito un'eccezionale cornice di sicurezza e fronteggiato molteplici emergenze diventando così punto di sicuro riferimento per tutte le forze del contingente. Chiaro esempio di grande perizia ed estremo valore che ha concorso ad elevare e nobilitare il prestigio dell'Esercito Italiano sia in Patria sia all'Estero»
— Somalia, 29 dicembre 1992 - 15 marzo 1994
— 5 ottobre 1994[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 132° Reggimento carri, su esercito.difesa.it. URL consultato il 6 settembre 2013 (archiviato dall'url originale il 17 ottobre 2012).
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o STORIA DEL 132° REGGIMENTO CARRI
  3. ^ Dino Campini, Ferrea Mole Ferreo Cuore, città, Soldiershop, anno.
  4. ^ Montanari, p.206.
  5. ^ Montanari, p.211.
  6. ^ Viglione, p.660.
  7. ^ a b c 132° Reggimento carri - La storia, su esercito.difesa.it. URL consultato il 6 settembre 2013.
  8. ^ a b Brigata Corazzata Ariete, su ferreamole.it. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  9. ^ a b 132° Reggimento carri - Lo stemma, su esercito.difesa.it. URL consultato il 6 settembre 2013.
  10. ^ a b 132° Reggimento carri - Il medagliere, su esercito.difesa.it. URL consultato il 6 settembre 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Montanari, Le Operazioni in Africa Settentrionale Vol.III, Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito,Roma, 1989.
  • Francesco Viglione, Tentativo di ricostruzione di un mattino di guerra del 132º Reggimento Carri «Ariete», Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito, Roma, 1987 nr 6389, 1988.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]