Battaglia di Bir Hacheim

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Coordinate: 31°36′N 23°29′E / 31.6°N 23.483333°E31.6; 23.483333

Battaglia di Bir Hacheim
Bataille de Bir Hakeim.png
L'avanzata italo-tedesca su Bir Hacheim
Data 27 maggio - 11 giugno 1942
Luogo Bir Hacheim, Libia
Esito Incerto: vittoria militare dell'asse,
ma vittoria tattica francese
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Variabili nel corso della battaglia 5.000 di cui 3.703 combattenti[1]
Perdite
Incerte;
circa 3.300 tra morti, feriti e prigionieri
141 morti
229 feriti
814 - 900[2][3] prigionieri
53 cannoni
50 veicoli
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La battaglia di Bir Hacheim (Libia, 27 maggio - 11 giugno 1942) costituisce un importante episodio della più ampia battaglia di Ain el Gazala, durante la quale il generale Erwin Rommel riusci’ a spingere la Panzerarmee Afrika fino alla conquista di Tobruk e - ulteriormente in direzione dell’ Egitto - ad El Alamein, dove la sua avanzata fu finalmente arrestata dalle forze britanniche a fine luglio del 1942.

Bir Hacheim (in arabo "Pozzo del saggio" o anche "Pozzo del Capo", per quanto riguarda l'ortografia, Koenig in premessa delle sue memorie, preferisce "Bir Hakeim" piuttosto che "Bir Hakim"[4][5]) indica il luogo di un’antica oasi che rappresentava l’estremo sud della linea di difesa britannica che – partendo dalla costa tra Gazala e Tobruk - si snodava per ca 70 km verso il deserto libico.

La 1°Brigata delle Forze della Francia Libera (generale di brigata Marie Pierre Kœnig) dopo aver efficacemente fortificato questa posizione, la difese coraggiosamente, ostacolando con grande perizia e decisione le operazioni delle preponderanti forze italo-tedesche nel settore. Tale resistenza ebbe grande risonanza internazionale e fece conoscere al mondo intero la professionalità e il valore dei soldati della « Free France».

Ordine di battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Italo tedeschi[modifica | modifica wikitesto]

Non è possibile dare un ordine di battaglia preciso per le forze italo tedesche, dato che nell'attacco a Bir Hacheim si alternarono divisioni sia italiane (Trieste e Ariete) sia tedesche (21. Panzer e 90. leichte).

Francesi[modifica | modifica wikitesto]

Un legionario francese della brigata della Francia Libera beve nel deserto, nel marzo 1943
Tre militari coloniali francesi che si distinsero durante i combattimenti, rispettivamente provenienti da Senegal, Africa Equatoriale e Madagascar.

Alla data del 26 maggio il presidio di Bir Hacheim comprendeva 3.826 uomini (ufficiali, sottufficiali, truppa) di cui 103 inglesi (batteria contraerea e compagnia di collegamento) agli ordini del generale di brigata Pierre Koenig[6], così suddivisi:

  • 51e compagnie du Quartier général (compagnia comando)
  • 13e DBLE (Demi-brigade de la Légion etrangère)
    • 2e bataillon
    • 3e bataillon
  • Demi-brigade Coloniale
    • 2e bataillon de marche Oubangui-Chari (battaglione di complementi)
    • 1er bataillon du Pacifique
    • 1er bataillon Infanterie de Marine
  • 1er régiment d'Artillerie
  • 22e compagnie Nordafricaine
  • 2e compagnie antichars
  • 1er bataillon de Fusilers Marins (DCA) (contraerei)
  • 1er compagnie de Sapeurs-Mineurs
  • 1er compagnie de Trasmissions
  • 1er compagnie Auto

Servizi:

1er Atelier lourd de Réparation Auto
1er groupe Sanitaire Divisionnaire
Hôpital de campagne Hadfield-Spears
22e mission Britannique de liaison (missione britannica di collegamento)
"Bren Carrier" del tipo in forza alle FFL

Armi e mezzi:

Cannone anticarro 47 mm francese
  • Armi contraerei
  • Armi di reparto
    • 40 x mortai da 81
    • 40 x mitragliatrici Hotchkiss
    • 300 x fucili mitragliatori FM 24-29

La posizione giuridica dei militari della 1re Brigade française libre[modifica | modifica wikitesto]

La bandiera della Francia Libera con la Croce di Lorena

A seguito delle clausole dell'armistizio del giugno 1940 (cf: Convention d'armistice) i francesi che prendessero le armi contro il III Reich, dovevano essere considerati "franchi tiratori"[11], passibili quindi di pena di morte.

La risonanza internazionale di questa battaglia delle "Forze Francesi Libere", portò Radio Berlino ad annunciare che i combattenti di Bir Hacheim - in quanto francesi al servizio della Gran Bretagna - non avrebbero potuto essere trattati secondo le regole della Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra. Immediatamente De Gaulle tramite Radio Londra, annuncio' che, in questo caso, le FFL si sarebbero comportate allo stesso modo per i loro prigionieri. Radio Berlino annuncio' a questo punto che le FFL sarebbero state considerate come forze regolari[12][13].

Faceva parte delle forze FFL la "demi-brigade" della Legione Straniera, composta di elementi di varie nazionalità e anche probabilmente qualcuno di origine ebraica[14]. Anche dopo tali dichiarazioni, Koenig quindi temeva per la sorte dei suoi soldati se fatti prigionieri[15]. Finita la battaglia, il 12 giugno i sopravvissuti - ca 400 tra feriti o perduti nel deserto - furono raccolti dalle forze italo-tedesche e radunati in Bir Hacheim dove Rommel in persona disse poche parole agli ufficiali prigionieri, scusandosi per la mancanza di acqua disponibile. I prigionieri furono qundi trasportati in camion verso la costa - i feriti furono curati e l'acqua distribuita quasi a volontà- e successivamente avviati verso l'Italia (campo di Tuturano, Brindisi) o verso la Grecia.[16]

Il caposaldo[modifica | modifica wikitesto]

I ruderi di Bir Hacheim come apparivano nel 1990

Il caposaldo di Bir Hacheim si estendeva per circa 16 km2 su un'area centrata ad un incrocio di carovaniere, su cui si trovavano i ruderi di tre cisterne di epoca romana, ormai insabbiate, indicate dai francesi come: "Les Mamelles".

In prossimità delle mamelles sorgeva quota 186, il punto più elevato del campo, collegata da un costone ai ruderi di un fortino turco.

Il caposaldo era circondato da campi minati e successivamente da un marais (palude) di mine che si prolungava verso nord per 20 km fin quasi al box della 150ª brigata britannica e nelle altre direzioni per profondità variabili, che arrivavano a più di 2 km. Per costruire campi minati e marais furono impiegate 130000 mine anticarro e 2000 mine antiuomo.

La 1re Brigade Française Libre aveva preso in carico il box il 15 febbraio 1942, proseguendo i lavori di fortificazione già iniziati dalla 150ª brigata. La difesa del caposaldo era garantita dai quattro battaglioni della brigata francese, con tre battaglioni (Pacifique, Infanterie de Marine, 2e Lègion) ai tre lati di un triangolo, con i vertici rinforzati da ridotte ed il 3e Lègion al centro per fornire truppe mobili ed eventuali riserve per i contrattacchi.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi mesi del 1942 in Africa SettentrionaIe, gli inglesi - già sorpresi due volte da Rommel – esitavano a riprendere l’offensiva e, nell’attesa, si erano fortificati tra Ain el-Gazala a Bir Hacheim, stabilendo capisaldi protetti da campi minati. Le forze dell’Asse invece avevano potuto rifornirsi grazie all’efficace blocco del transito britannico nel Mediterraneo, dovuto alla supremazia aerea e navale italo-tedesca che aveva permesso di paralizzare l’isola di Malta.

Rommel quindi voleva agire rapidamente: fin dal 15 aprile 1942 aveva reso noto al generale Enea Navarini[17] (con il quale intratteneva ottimi rapporti) il suo piano[18]. Si trattava di indurre il nemico a credere che l’attacco principale avvenisse verso Ain el-Gazala ma nel contempo di far effettuare ai mezzi blindati italo-tedeschi un ampio movimento aggirante verso sud per prendere sul tergo le posizioni britanniche[19].

Inizialmente il piano (nome: operazione Theseus)[20] prevedeva che il XX° Corpo (101° Div. motorizzata Trieste e Divisione Corazzata Ariete) effettuasse la manovra aggirante passando subito a nord di Bir Hakeim. Il Deutsche Afrikakorps (21°,15° Divisione Panzer, nonché la 90ª Divisione Leggera) sarebbe invece passato attraverso il deserto aggirando il caposaldo da sud, per proseguire poi verso nord e prendere di spalle le forze blindate nemiche verso El Adem, Sidi Rezeigh e Knightsbridge a ca 40 km a nord-est di Bir Hacheim. Fine ultimo essendo, per tutta la massa aggirante, di ristabilire il contatto a nord con il X° e XXI° Corpo da est per affrontare poi assieme la piazzaforte di Tobruk.

Rommel peraltro prevedeva la possibilità - nell'imminenza del movimento avvolgente - di spingere ulteriormente a sud tutto il dispositivo, diramando la parola in codice ("Unternehmen"): "Venezia"[21]. Secondo la "Variante Venezia", anche il XX° corpo (i.e.: Ariete e Trieste ) sarebbe passato, non più a nord di Bir Hacheim, ma subito a sud, lasciando quindi Bir Hacheim alla sua sinistra e mantenendo il D.A.K. alla sua destra. Rommel ordino’ la variante quando si rese conto che l’esistenza di campi minati, individuati tardivamente[22] e/o il permanere di forze significative britanniche a sud, non ingannate dall’attacco dimostrativo frontale[23], gli avrebbero fatto perdere la sorpresa e comunque rallentato l’aggiramento[24][25].

Per quanto riguarda lo schieramento e consistenza delle forze della France Libre, il Comando dell'Asse aveva informazioni molto scarse sulla posizione di Bir Hacheim: si sapeva solamente che la 1° Brigata della France Libre vi era attestata e che esistevano nei dintorni campi minati di estensione e ubicazione sconosciuta[26]. Tale incertezza è palese nel testo dell'« Ordine d’Armata per l’Attacco » dd 20 maggio che si limitava a menzionare: « il nemico che si trovasse nella zona di Bir Hacheim deve essere attaccato e battuto»[27].

Rommel stesso nei suoi diarii ricorda che alle ore 22 del giorno 26, «sia la DAK che tutto il XX° corpo, inclusi reparti esploranti al completo, dovevano iniziare la marcia per il vasto attacco intorno a Bir Hacheim» e «procedere oltre Acroma fino alla costa» per annientare l’avversario»[28]

Il primo investimento[modifica | modifica wikitesto]

Il piano di attacco contro Bir Hacheim andò a monte immediatamente, dato che la divisione Trieste, subito dopo l'inizio del movimento dalla base di partenza delle forze mobili, perse l'orientamento e si diresse a nord di Bir Hacheim (invece che a sud come le altre grandi unità italo tedesche) cioè proprio verso il grande marais di mine che si estendeva fra Bir Hacheim ed il box della 150ª brigata inglese. In questo modo l′Ariete (la divisione più interna della grande manovra avvolgente prevista do Rommel) si trovò scoperta sul fianco sinistro. Al mattino del 27 maggio, alle 5.30 del mattino l′Ariete si scontrò a sud di Bir Hacheim con la 3ª brigata motorizzata indiana (5ª divisione indiana), che si stava preparando ad attrezzare un caposaldo a quota 171, circa 6 km a sud est di Bir Hacheim. Il combattimento si risolse in un disastro per la divisione indiana, che fu messa in fuga e perse completamente uno dei suoi battaglioni. Tuttavia il IX battaglione (132º reggimento carri) dell′Ariete, posto alla sinistra dello schieramento divisionale (e quindi alla sinistra di tutto lo schieramento italo-tedesco), deviò verso nord avendo perso nel combattimento il contatto con il comando di reggimento, venendo così a trovarsi fra Bir Hacheim e gli indiani. Alle 8.30 il battaglione (comandato dal tenente colonnello Pasquale Prestisimone) si diresse direttamente sul caposaldo francese, investendolo ed entrando nei campi minati che proteggevano la linea di difesa francese. Le unità attaccate erano la 5ª e 7ª compagnia (2e Bataillon Lègion Etrangère). Il combattimento durò circa un'ora, con perdite gravi per i carri italiani. Prestisimone, distrutto il terzo carro che lo portava,e ustionato alle gambe, venne catturato dai francesi. Alle 10.15 giunse dal comando di reggimento l'ordine di ripiegare su quota 171. Gli italiani persero 31 carri ed un carro osservatorio di artiglieria, 15 morti e 76 prigionieri mentre i francesi persero solo un cannone da 75 mm.

La calma[modifica | modifica wikitesto]

Serventi di un pezzo antiaereo tedesco incavalcano il pezzo sull'affusto il 19 giugno 1942 presso Bir Hacheim

Dopo il 27 maggio non ci furono altri investimenti contro il caposaldo, dato che le truppe mobili italo tedesche erano impegnate contro i corazzati britannici e la Trieste stava districandosi dai campi minati fra Bir Hacheim e il "quadrato" della 150ª brigata. In questa fase le truppe nel caposaldo svolsero egregiamente il loro compito di interdire i rifornimenti alle forze mobili italo tedesche, che si erano spinte temerariamente nello schieramento dell'VIII armata. La brigata francese, per svolgere questo compito, si affidò ad una colonna mobile, denominata Tomcol, operante ad ovest del caposaldo, composta da una compagnia autocarrata, 4 cannoni controcarri, 2 batterie di cannoni da 75 mm ed una sezione di 40 mm Bofors. Proprio per la mancanza di rifornimenti le truppe italo tedesche furono costrette a concentrasi nello "Hexenkessel" (il "Calderone delle streghe"), e solo l'errore di rotta iniziale della Trieste permise di aprire un varco nei campi minati portando i rifornimenti necessari ad attaccare sul rovescio la 150ª brigata, che cessava di esistere nella notte del 1º giugno. Già il 2 giugno la Trieste e la 90ª leggera venivano spostate a sud per attaccare il caposaldo tenuto dai francesi.[29]

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

I generali Rommel e Bayerleyn in uno Befehlsfahrzeug, leichter Schützenpanzer (Sd.Kfz. 250/3 "Greif"), un veicolo comando semicingolato (la "ringhiera" intorno allo scafo è l'antenna radio) vicino a Bir Hakeim nel giugno 1942.

Il 2 giugno, alle 10.30 del mattino si presentavano due parlamentari italiani, accolti dal generale Koenig, che chiedevano, a nome del generale Rommel, la resa del caposaldo, ricevendo un rifiuto cortese, ma deciso. Immediatamente dopo l'allontanamento dei parlamentari iniziò il bombardamento terrestre ed aereo del campo. Intanto la 90ª leichte e la Trieste dalla zona del Calderone si avviavano verso sud per l'investimento del caposaldo, tuttavia, a causa di una tempesta di sabbia, le due divisioni si trovarono invischiate nel marais di mine che circondava i francesi e furono costrette a ritardare l'attacco al giorno successivo. Il giorno successivo il campo fu investito da 5 ondate di Stuka. La RAF ne intercettò una e abbatté 4 aerei tedeschi ma subì gravi perdite da parte della Luftwaffe. Il grande asso Hans-Joachim Marseille, in particolare, confermò la sua abilità, rivendicando sei vittorie aeree in poco più di 10 minuti, nel corso di un combattimento contro i P-40 del No. 5 Squadron SAAF (con un totale di 75 abbattimenti, tre giorni dopo, a Marseille vennero concesse le "Foglie di Quercia"[30]). Nonostante le vittorie in cielo, le truppe italo-tedesche furono arrestate a 3 km dalla linea di difesa principale e il giorno dopo, 4 giugno, un convoglio di rifornimenti forzò il blocco italo-tedesco, portando agli assediati 3 000 proiettili da 40 mm e 6 000 proiettili da 75 mm.

il tenente pilota R Pare del No. 5 Squadron SAAF, seduto nella cabina del suo Curtis Tomahawk "Shirley III"; verrà abbattuto dall'asso tedesco Hans Joachim Marseille il 3 giugno vicino a Bir Hacheim.

Gli attacchi della fanteria (sospesi momentaneamente il 4 e 5 giugno per l'attacco britannico contro le posizioni tedesche del Calderone e per gli attacchi della Desert Air Force contro i concentramenti dell'Asse) ripresero il 6 giugno, bloccati da artiglieria e fuoco di mortai. Nella stessa notte un altro convoglio di rifornimenti forzò il blocco portando acqua e 5000 proiettili da 75 mm. Il 7 giugno il cerchio fu chiuso definitivamente attorno al caposaldo. Per tutto il giorno le forze aeree tedesche e britanniche si scontrarono nel cielo del caposaldo, con gravi perdite per entrambi i contendenti[31] Le perdite subite in quella giornata da parte della Luftwaffe mandarono su tutte le furie il generale Von Waldau, che riteneva insignificanti gli sforzi compiuti dalle forze di terra per il conseguimento dell'obbiettivo. Von Waldau il giorno 9 comunicò con un breve messaggio che il suoi uomini avevano compiuto 1030 missioni contro le forze che tenevano Bir Hacheim, e che se Rommel riteneva imprecise le sue affermazioni, era pronto a farle esaminare da una corte marziale[32]

L'attacco finale iniziò l'8 giugno di primo mattino, con un attacco aereo di 60 bombardieri tedeschi, appoggiato contemporaneamente dal fuoco di artiglieria. L'attacco era diretto dal generale Kleemann, che oltre alle forze già presenti aveva ricevuto in rinforzo il 33º Aufklärungsabteilung (reparto da ricognizione della 21ª Panzerdivision), un reparto di artiglieria della 15ª Panzerdivision e truppe provenienti dai reparti d'assalto tedeschi, con Rommel in persona presente per incitare le truppe. Il piano di attacco prevedeva di dividere le forze di attacco in due tronconi composti da unità di genieri tedeschi, da due battaglioni della Trieste, da elementi del 288ª Sonderabteilung (288ª unità Speciale), carri armati e mezzi blindati, cannoni contraerei da 88 mm e elementi di artiglieria pesante, avrebbero dovuto formare le due braccia della tenaglia che avrebbe soffocato la resistenza dei francesi: il braccio sinistro guidato dal colonnello Hecker e quello destro dal capitano Hundt. A proteggere i fianchi delle formazioni or ora citate si trovava il Wolz al comando delle batterie antiaeree. La Trieste (da est) e la 90ª leichte (da sud) avrebbero continuato a mantenere la loro pressione sui difensori del caposaldo. L'attacco principale, portato dalle fanterie italo-tedesche sul settore nord del campo, supportato da pochi carri e da cacciacarri Marder III, inizialmente venne arrestato con la perdita di due carri[33], tuttavia al tramonto le truppe dell'Asse si erano impadronite solo dell'osservatorio di artiglieria sito all'angolo nord ovest del caposaldo, annientando i difensori. I tedeschi si erano attestati a 500 m dalla linea di difesa esterna di Bir Hacheim; durante la notte, con audaci colpi di mano, alcuni reparti della 288ª Unità Speciale conquistarono alcune postazioni avanzate di mitragliatrici.

Per tutta la mattina del 9 giugno il caposaldo fu sottoposto ad una serie di violenti bombardamenti di artiglieria, mentre l'intervento aereo fu impedito dalla mancanza di collegamenti con le truppe a terra[senza fonte]. Immediatamente dopo la fine dei bombardamenti, alle 13.30, la fanteria ed i carri iniziarono un attacco su tutto il perimetro, l'attacco, bloccato ad ovest, est e sud, con la perdita di 20 carri, progredì a nord, dove venne arrestato solo dopo che un gruppo da combattimento tedesco aveva occupato quota 186. Un rifornimento aereo notturno da parte della RAF non ebbe successo, dato che ai difensori arrivarono solo pochi litri d'acqua e pochi colpi per i cannoni. Intanto lo svolgimento della battaglia principale aveva fatto concludere al comando della 7ª Divisione corazzata (da cui dipendeva operativamente e logisticamente la brigata francese) che non era più indispensabile tenere la posizione di Bir Hacheim, quindi era iniziato lo studio dell'evacuazione delle forze superstiti. Il generale Koenig aveva richiesto di organizzare l'evacuazione per la notte stessa, ma il comando britannico chiese ai francesi di resistere ancora un giorno per permettere l'organizzazione di attacchi diversivi contro le forze dell'Asse. Koenig si spostò quindi al comando della divisione per organizzare l'evacuazione, lasciando il comando sul campo al tenente colonnello Amilakvari (comandante la 13e DBLE)

I legionari francesi all'attacco di un caposaldo italo-tedesco il 12 giugno 1942

Il giorno successivo le forze tedesche rinnovarono i loro attacchi, sempre supportati dagli Stuka, trattenuti a stento e con gravi perdite fra i legionari ed i fanti di marina, che si difesero dai bombardamenti chiudendosi in rifugi scavati nel terreno e contrattaccando i carri armati quando questi arrivavano nelle vicinanze delle buche. Al tramonto i difensori avevano esaurito le munizioni.

A sud della roccaforte si trovava, sin dall'inizio dell'azione, il Kampfgruppe (gruppo da combattimento) del capitano Briel, formato da reparti del 606º Battaglione di Artiglieria e del 605º Panzerjägerabteilung. Le informazioni raccolte da un prigioniero catturato poco prima del tramonto confermavano a Briel che le truppe britanniche, da sud, avrebbero tentato, con attacchi di alleggerimento, di facilitare la sortita delle truppe assediate. Quella stessa notte il gruppo di Briel si trovò a combattere su due fronti, preso da nord dalla 1ª Brigata Francia Libera e da est dalle truppe della 7ª Divisione corazzata rischiando di venire travolto dall'impeto che i legionari superstiti misero nell'ultimo, disperato assalto alla baionetta.

La sortita della guarnigione iniziò alle 23.30, con gravi difficoltà dato che i passaggi dei campi minati, devastati dal tiro di artiglieria e dai bombardamenti aerei, non erano più riconoscibili, specialmente di notte. Alle 3 vennero effettuati una serie di attacchi contro i nidi di mitragliatrici tedeschi e italiani, e contro il Kampfgruppe Briel, alcune posizioni furono distrutte, ma dai nidi superstiti il fuoco degli assedianti danneggiò molti veicoli, aumentando la confusione nel nemico. Verso le 5 cominciarono ad apparire le autoblindo italo tedesche, alcuni veicoli persero i contatti con la colonna, ma il grosso riuscì ad arrivare al sicuro a Bir el Gobi.

All'alba dell'11 giugno, circa 400 uomini che non erano riusciti ad attraversare le linee nemiche, oltre ad un certo numero di feriti, furono fatti prigionieri dalle forze dell'Asse[34].

Le perdite[modifica | modifica wikitesto]

Il rapporto di Koenig stilato il 14 giugno presso il comando del XXX corpo[35] indicava le perdite fra i francesi in 1.200 fra uccisi, feriti, dispersi (di cui 200 feriti presenti in ospedali alleati), 53 cannoni persi, disabilitati o distrutti, 350 veicoli persi. Dall'altra parte, sempre secondo il rapporto di Koenig le perdite erano state di 52 carri, 11 autoblindo, 5 cannoni su autocarro, 7 aerei abbattuti, "molti" veicoli, 10 ufficiali e 267 sottufficiali e soldati prigionieri. Le perdite in uomini (uccisi e dispersi) nell'assalto a Bir Hacheim fra gli italo tedeschi non sono indicate, essendo comprese in quelle della battaglia di el Gazala, ma dovrebbero essere comprese fra 2.000 e 3.000 uomini.

Le perdite di aerei sul campo di battaglia di el Gazala dal 27 maggio al 10 giugno furono di 58 aerei per le forze dell'asse e 77 aerei per la RAF[36], si può ritenere che più della metà sia stata persa nel cielo di Bir Hacheim. Nella Battaglia di Bir Hacheim la Regia Aeronautica perse 21 velivoli, otto in combattimenti aerei, benché disponesse di una forza d'urto maggiore della Luftwaffe, ma non poté successivamente ripianare le perdite con altrettanta rapidità.

Valutazioni tattico strategiche[modifica | modifica wikitesto]

Una mina britannica ritrovata nell'area intorno al 1990

Il caposaldo di Bir Hacheim rappresentò, per tutta la prima fase della battaglia di el Gazala, un notevole ostacolo per le forze dell'Asse poiché, per garantirsi i rifornimenti, la Panzerarmee era costretta ad aggirarlo da Sud, con un notevole dispendio di tempo e risorse, elementi entrambi fondamentali nel corso di un'offensiva terrestre nel deserto. Tuttavia, dopo la distruzione della 150ª brigata inglese (avvenuta il 1º giugno), la sua importanza strategica era notevolmente diminuita, poiché in quel modo le truppe dell'Asse avevano stabilito una linea di rifornimento che passava dalla Rotonda Meitfel, a nord ovest di Bir Hacheim; quindi la presa del caposaldo non avrebbe modificato radicalmente la situazione dei rifornimenti. L'accanimento con cui Rommel tentò di occupare per tutta una settimana (dal 2 al 10 giugno) il caposaldo si può comunque spiegare col fatto che a Bir el Gobi si trovavano ancora reparti consistenti della 7ª divisione corazzata, che avrebbero potuto agire sulle retrovie italo tedesche (come dimostra il tentativo, comunque abortito, di operare ad ovest della linea iniziale del fronte del 7 giugno), quindi non era sensato lasciarsi dietro le spalle una forza organizzata ed attestata in un punto favorevole.

Considerazioni generali finali[modifica | modifica wikitesto]

Indubbiamente la valutazione iniziale delle capacità di resistenza del caposaldo furono sottovalutate da Rommel, anche per mancanza di informazioni adeguate[37], tuttavia nel corso della battaglia le forze dell'Asse furono costrette ad aumentare i reparti impegnati contro la singola brigata francese fino a circa due divisioni. I difensori comunque erano le truppe meglio addestrate dell'Esercito francese, che già un anno prima si erano battuti con grande efficacia contro le forze britanniche in Siria.

A Bir Hacheim per la prima volta dopo il 1940, truppe francesi e tedesche si ritrovarono di fronte sul campo di battaglia, permettendo cosi' alla Francia di mostrare al mondo che non era stata la mancanza di spirito combattivo a determinare la capitolazione. Il valore - non solo simbolico - dell' ostinata resistenza francese puo' misurarsi dall'emozione con cui il generale De Gaulle commentava l'evento nelle sue memorie:

« "Il 27 maggio, Rommel ha iniziato l'offensiva, Bir Hakeim è attaccata. Nelle imprese in cui si rischia tutto, il momento a volte arriva in cui colui che dirige la partita si rende conto che il destino si compie. Stranamente allora, le mille prove in cui egli si dibatte sembrano di colpo svanire di fronte all' episodio decisivo. Che questo si risolva felicemente e la fortuna gli arriderà. Ma che esso induca il comandante a confusione, ed ecco che tutta la partita è persa.

Mentre che nel quadrato di 16 chilometri difesi da Koenig e dai suoi uomini si recita il dramma di Bir Hakeim, io a Londra - leggendo i dispacci, ascoltando i commenti, percependo negli sguardi a volte le luci a volte le ombre - misuro le conseguenze di cio' che sta succedendo laggiù. Se questi 5.000 soldati volontari - giunti con il loro carico di pena e di speranze dalla Francia, d'Africa, d'Oriente, dal Pacifico, e li' radunati dopo aver attraversato cosi' tante difficoltà - subiscono una terribile disfatta, la nostra causa sarà purtroppo compromessa. Ma che al contrario, quest'oggi, su questo terreno, ottengano una brillante vittoria, e allora il futuro sarà nostro."

(Trad da: Charles De Gaulle - Mémoires de guerre – tome 1 – L’Appel: 1940 - 1942 ) »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tricolor over the Sahara: the desert battles of the Free French, 1940-1942, Edward L. Bimberg, Greenwood Publishing Group, 2002, p. 109, 101
  2. ^ The Second World War: Europe and the Mediterranean, Thomas B. Buell, John N. Bradley, Thomas E. Griess, Jack W. Dice, John H. Bradley, Square One Publishers, Inc., 2002, p. 169
  3. ^ Ford, p. 64.
  4. ^ "J'ai ortographié le lieu principal de nos combats Bir Hakeim et non Bir-Hakim ou Bir-Hacheim....Les cartes ou documents écrits ne nous ont fourni aucune certitude à ce sujet. Je pense que le problème est de peu d'importance"Koenig, p.16 (Ndr: Il nome di un ponte di Parigi e della relativa stazione di Metro' vicino alla Tour Eiffel, dati in commemorazione della battaglia, é:"Bir Hakeim").
  5. ^ Sembra che i difensori del caposaldo utilizzassero comunque l'ortografia "Bir Hacheim" poiché si servivano di carte topografiche italiane Robinet, p.54
  6. ^ A. Del Rosso, art. cit. pag 20 e 21
  7. ^ é il numero preciso di mezzi che, secondo Mordal, p.66, gli inglesi lasciano a loro disposizione a Bir Hacheim, mentre Koenig, p.206, parla di una "quarantina" di mezzi.
  8. ^ Di cui una parte trasformata in "semoventi" attrezzati con un cannone anticarro da 75 mm in grado di far fuoco fissato sul pianale, in appoggio alla fanteria Koenig, p.126
  9. ^ così Viglione, p.581 e,con qualche variazione nei numeri, Mordal, p.65
  10. ^ a b Preda bellica: recuperati intatti, il 21 gennaio 1942, attraversando il campo dell'avvenuta battaglia di Sidi Rezegh, come precisa Koenig, p.138: "Fu l'occasione per recuperare discretamente alcune mitragliatrici Breda, tre o quattro mitragliatrici gemellate pesanti da 13,2 mm e due (ndr: forse di più) cannoni italiani da 47 mm. I nostri uomini avevano la passione di questo tipo di bottino, come tutti i francesi di tutte le guerre..."
  11. ^ Art 10 (§ 3°): Le Gouvernement français interdira aux ressortissants français de combattre contre l'Allemagne au service d'États avec lesquels l'Allemagne se trouve encore en guerre. Les ressortissants français qui ne se conformeraient pas à cette prescription seront traités par les troupes allemandes comme francs-tireurs.
  12. ^ Lacouture, p.680
  13. ^ Robinet, p.79: Lo stesso giorno Radio Berlino proclamava:"Per quanto concerne i militari francesi catturati durante i combattimenti, non vi è malinteso possibile. I soldati del generale de Gaulle saranno trattati come dei soldati" ed effettivamente fu così.
  14. ^ Un gruppo Sionista di circa 400 uomini, organizzato in «Jewish Brigade» (comandante il Maggiore Félix Liebmann) alle dipendenze dell'VIII° Armata, era parte del presidio britannico di Bir Hacheim quando, il 14 febbraio del 1942, le FFL rilevarono il caposaldo. Il generale Koenig, nell'occasione, si congratulo' ufficialmente per la loro abnegazione e coraggio. Nel dopo guerra, ricevuto in Israele, fu calorosamente ringraziato per questo gesto (cf Robinet, p.55). Partita da Bir Hacheim, la brigata sionista si attesto' a difesa dei campi minati tra Bir El-Harmat e Bir Hacheim. Rifiutata l'offerta di resa, contrasto' valorosamente preponderanti forze italo-tedesche subendo gravi perdite cf: Milles. Kooenig peraltro non ne fa alcun cenno nel suo resoconto della battaglia di Bir Hacheim, cf: Koenig
  15. ^ Koenig ne fa uno dei motivi che lo spingono a tentare una sortita di forza: "non lasciare tra i feriti dei legionari tedeschi, italiani, spagnoli.. per non deliberatamente esporli al trattamento che sarebbe loro riservato" Koenig, p.350.
  16. ^ Koenig, p.414-418
  17. ^ Comandante del XXI Corpo d'Armata (102ª Divisione motorizzata "Trento" e 60ª Divisione fanteria "Sabratha" )
  18. ^ (Lemay, p.228: « la majorité des unités (du corps motorisé italien) se tiennent prêtes à marcher vers le sud à fin de contourner le flanc de l’ennemi et de l’attaquer à revers »
  19. ^ Mancinelli, p.80
  20. ^ Rondeau, p.169
  21. ^ Tra gli altri il già citato Rondeau, p.169-170:"Rommel lancera son offensive, l'opération Theseus...qui doit aboutir à la prise de Tobruk. Dans les faits, c'est une variante de Theseus, Venezia...qui sera appliquée...(le plan Theseus prévoyait d'écraser Bir Hakeim...au lieu de dépasser le box par le sud)".
  22. ^ Montanari, p.203
  23. ^ Mancinelli, p.85-86
  24. ^ Rommel afferma di aver dato l’ordine di esecuzione «Venezia» solo la sera del 26 maggio, quando già le colonne erano in marcia, cf: Rommel, p.133
  25. ^ Così ancheWalker, p.112: «This new information about enemy forces directly in the path of the planned Axis advance, caused a last minute adjustment to their plans: the Germans were ordered further south, while XX Corps was to capture Bir Hacheim before following DAK northward to the coast».
  26. ^ Mancinelli, p.53 :«Era inoltre sfuggito che Bir Hacheim con il suo importante presidio...costituisse un pilastro dello schieramento», anche Montanari, p.206:«L'Unico elemento sicuro fornito da sommarie informazioni riguardava l'esistenza della 1° Brigata France Libre a Bir Hacheim, oltre a colonne della 7° B. Mot. (ndr: inglese) fluttuanti nella zona», e infine Walker, p.112:«unfortunately, reliable intelligence about the strenght of this position was almost completely absent».
  27. ^ per il testo completo dell’Ordine d’Armata per l’Attacco n.50/42 cf : Viglione, p.570.
  28. ^ Rommel, p.129-130. E, il già citato Benoit Rondeau, descrive così il piano di Rommel : «l’Afrikakorps du général Nehring et les divisions motorisées italiennes entreprendront une vaste maneuvre d’enveloppement en débordant Bir Hakeim. Le plan Théseus prévoyait d’écraser Bir Hakeim avec l’ Afrikakorps, au lieu de dépasser le box par le sud» Rondeau, p.170.
  29. ^ Nel periodo fra il 27 maggio e il 1º giugno il presidio perse 2 uomini, distruggendo 41 carri (compresi i 31 distrutti il 27 maggio), 7 autoblindo, 1 cannone su autocarro, probabilmente molti dei carri distrutti erano stati immobilizzati dai campi minati, dato che è detto esplicitamente che furono incendiati o fatti esplodere (par incendie ou pétardemment) - Y. Buffetaut op. cit. pag. 144
  30. ^ Weal 2003, pp. 80-81.
  31. ^ M. Carver op. cit. pag 306
  32. ^ D. Fraser. op. cit,. pag 317
  33. ^ Y. Buffetaut op. cit. pag 147
  34. ^ Koenig, p.395
  35. ^ Y. Buffetaut op. cit. pag 144 e 150
  36. ^ M. Carver op. cit. pag 260
  37. ^ cf più sopra, e anche: Attilio Del Rosso art. cit. pag 24

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Yves Buffetaut, La Guerre du Desert - Bir Hakeim - Histoire & collections - Paris (1992)
  • Michael Carver, Tobruk - Edizioni Accademia (traduzione di Mario Lamberti)
  • Attilio Del Rosso, Bir Hacheim - su Storia Militare nº 170 (novembre 2007) pag 17-30
  • David Fraser, Knigth's Cross - traduzione italiana di Andrea Buzzi col titolo Rommel - Mondadori (1996) - ISBN 88-04-41844-3
  • (FR) Pierre Koenig, Bir-Hakeim, Ce jour-là: 10 juin 1942, Paris, R. Laffont, 1971.
  • (FR) Jean Lacouture, De Gaulle, Vol 1°, Le Rebelle, Paris, Seuil, 1984.
  • (FR) Benoit Lemay, Erwin Rommel, Paris, Perrin, 2009, ISBN 978-2-262-02452-9.
  • Giuseppe Mancinelli, Dal fronte dell'Africa Settentrionale (1942-1943), Milano, Rizzoli, 1970.
  • (FR) Francois Milles, Des juifs dans le Désert, in: Les combats d’Israël, par Joseph Kessel, in Combats de l’Histoire,n°275, Paris, Tallandier, 1973.
  • Mario Montanari, Le Operazioni in Africa Settentrionale Vol.III, Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito,Roma, 1989.
  • (EN) Michele Palermo, Eagles over Gazala: Air Battles in North Africa, May–June 1942, Roma, IBN Editore, 2014.
  • (FR) Louis-Gabriel Robinet, Koenig un Chevalier, Paris, France-Empire, 1973.
  • Erwin Rommel, Guerra Senza Odio, Milano, Garzanti, 1960.
  • (FR) Benoit Rondeau, Afrikakorps, L'Armée de Rommel, Paris, Tallandier, 2013.
  • (FR) Roger Stéphane, Daniel Rondeau, Des Hommes Libres 1940-1945 La France libre par ceux qui l’ont faite, Paris, Grasset, 1997.
  • Francesco Viglione, Tentativo di ricostruzione di un mattino di guerra del 132° Reggimento Carri «Ariete», Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito, Roma, 1987 nr 6389, 1988.
  • (EN) Ian W. Walker, Iron Hulls Iron Hearts, Mussolini's Armoured Divisions in North Africa, Ramsbury UK, Crowood Press.
  • John, Weal, Jagdgeschwader 27 'Afrika' . Oxford: Osprey, 2003. ISBN 1-84176-538-4.

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