Campagna di Tunisia

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Campagna di Tunisia
Colonna di carri armati britannici attraversa un villaggio tunisino
Colonna di carri armati britannici attraversa un villaggio tunisino
Data 17 novembre 1942 – 13 maggio 1943
Luogo Tunisia
Esito Vittoria degli Alleati
Modifiche territoriali Occupazione temporanea della Tunisia da parte alleata.
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Circa 120.000 soldati di prima linea (circa 330.000 in totale)
circa 500 carri armati in totale
circa 660 aerei
Circa 420.000 soldati di prima linea (oltre 1 milione con le riserve)
circa 5.000 carri armati (comprese le riserve), di cui 1.400 in prima linea
3.400 aerei
Perdite
Circa 300.000 perdite (di cui oltre 240.000 prigionieri)
Almeno 1.045 aerei distrutti
oltre 600 aerei catturati[1]
Regno Unito Regno Unito e Commonwealth: 6.233 morti, 21.528 feriti e 10.599 dispersi (in totale 38.360 uomini)
Francia libera Francia Libera: 2.156 morti, 10.276 feriti e 7.007 dispersi (19.439 in totale)[1]
Stati Uniti USA: 2.715 morti, 8.978 feriti e 6.528 dispersi (in totale 18.221)[1][2]
  • Totale:
    76.020 perdite (11.104 morti, 40.782 feriti e 24.134 dispersi o prigionieri)
    849 aerei distrutti
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La campagna di Tunisia si combatté, durante la seconda guerra mondiale, tra le forze alleate anglo-americane e quelle italo-tedesche e segnò la fase finale delle lunga campagna del Nord Africa, iniziata nell'estate 1940 e proseguita con alterne vicende fino al 13 maggio 1943. In quella data le forze alleate, ormai nettamente superiori numericamente e materialmente, sconfissero definitivamente le residue forze dell'Asse, entrarono a Tunisi e Biserta e costrinsero alla resa le ingenti truppe nemiche rimaste tagliate fuori nell'ultimo ridotto tunisino.

Circondati dalle superiori forze alleate, costituite dalle moderne divisioni americane e britanniche e dai reparti dell'esercito coloniale francese che erano rientrati in campo a fianco degli anglosassoni, il feldmaresciallo Erwin Rommel e, dopo il suo richiamo sul continente, il generale Hans-Jürgen von Arnim si impegnarono strenuamente in una serie di operazioni difensive e controffensive, coronate spesso da notevoli successi tattici favoriti dalla superiorità di tattiche e di addestramento delle forze scelte tedesche, che portarono la guerra ad una situazione di stallo nell'inverno, costringendo le forze nemiche a continuare la campagna fino alla primavera 1943 e quindi causando il rinvio dell'apertura del "secondo fronte" in Europa.

Tuttavia la mancanza di uomini, di mezzi e soprattutto di rifornimenti avrebbe segnato la sorte delle forze dell'Asse in Tunisia. Dopo aver sfondato le posizioni italo-tedesche sulla linea del Mareth, gli Alleati posero fine alla resistenza delle forze nemiche in Africa nel mese di maggio 1943, dopo un'offensiva finale su Tunisi e catturarono oltre 200.000 prigionieri.

Questa vittoria aprì le porte agli anglo-americani per lo sbarco in Sicilia (luglio 1943), che portò alla caduta del fascismo (25 luglio 1943) e all'armistizio dell'8 settembre.

Operazione Torch[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Campagna del Nordafrica, Teatro del Mediterraneo della seconda guerra mondiale e Operazione Torch.

Dopo l'entrata in campo nella seconda guerra mondiale degli Stati Uniti a seguito dell'attacco di Pearl Harbor del 7 dicembre 1941, la pianificazione dei massimi dirigenti politico-militari anglosassoni aveva preso in considerazione fin dal gennaio 1942 la possibilità di ampliare le operazioni in Nordafrica con l'intervento di truppe americane che avrebbero dovuto partecipare alla cosiddetta operazione Super-Gymnast, un grande sbarco in Marocco e Algeria per prendere alle spalle l'esercito italo-tedesco del generale Erwin Rommel e occupare le colonie francesi. L'andamento disastroso per gli alleati delle operazioni in Nordafrica all'inizio del 1942 aveva tuttavia costretto i capi anglo-sassoni a rinunciare sia all'operazione Acrobat, il previsto attacco alla Tripolitania da parte dell'Ottava armata britannica e soprattutto all'operazione Super-Gymnast che era stata stabilita inizialmente per il 15 aprile 1942.

L'abbandono di questi progetti spinse il capo di Stato maggiore statunitense, il generale George Marshall, a proporre piani di operazione alternativi per sferrare subito un grande attacco in Francia fin dall'estate 1942 (operazione Sledgehammer), ma il Primo ministro britannico Winston Churchill e i capi di stato maggiore britannici, in particolare il generale Alan Brooke, si opposero fermamente a questi progetti, ritenuti rischiosi e troppo ambiziosi, e tornarono a proporre nel giugno 1942 un piano per un grande sbarco nel Nordafrica francese. Dopo lunghe discussioni e forti contrasti tra i dirigenti delle due potenze, infine il Presidente statunitense Franklin Roosevelt diede il suo consenso nonostante la persistente ostilità dei principali generali americani, soprattutto per la sua volontà di dare la priorità alla sconfitta della Germania nazista e per il suo desiderio di far entrare in campo il prima possibile le truppe americane. Il 24 luglio 1942 venne approvata la cosiddetta operazione Torch e il 27 luglio il generale statunitense Dwight Eisenhower, recentemente arrivato in Gran Bretagna come responsabile dell'esercito americano nel teatro europeo, assunse il comando supremo delle grandi forze combinate assegnate all'invasione del Nordafrica francese; in un primo tempo l'operazione Torch venne stabilita per il 30 ottobre 1942[3].

Mentre erano in corso gli accesi e incerti combattimenti ad El Alamein e l'armata italo-tedesca del feldmaresciallo Rommel sembrava ancora in grado di mettere in pericolo le posizioni britanniche in Medio Oriente, gli alti comandi anglo-americani erano impegnati nella fase di pianificazione dell'operazione Torch. Sorsero subito notevoli contrasti riguardo alle aree di sbarco del corpo di spedizione alleato; gli americani temevano un possibile contrattacco tedesco attraverso Gibilterra o un intervento in guerra a fianco dell'Asse della Spagna e quindi proposero di effettuare lo sbarco principale sulla costa atlantica del Marocco. I britannici invece ritenevano importante estendere gli sbarchi alla costa mediterranea dell'Algeria per avvicinarsi il più possibile alla Tunisia e tagliare le comunicazioni del feldmaresciallo Rommel che a sua volta sarebbe stato attaccato dall'Egitto dall'esercito britannico del generale Bernard Montgomery. Dopo molte discussioni, nella prima settimana di settembre, dopo uno scambio epistolare tra Churchill e Roosevelt, fu trovato un accordo di compromesso: furono previsti sbarchi anche ad Orano e Algeri[4].

Contemporaneamente i rappresentanti americani e gli agenti segreti presenti in Nordafrica avevano ricercato la collaborazione di generali e funzionari francesi favorevoli agli Alleati, per evitare uno scontro armato; non venne coinvolto in questi intrighi il generale Charles de Gaulle, venne invece raggiunto un accordo con il generale Henri Giraud che si mostrò pronto ad assumere la guida del Nordafrica francese e collaborare con le potenze anglosassoni[5]. Per motivi di segretezza tuttavia i congiurati francesi in Nordafrica e il generale Giraud vennero mantenuti all'oscuro dagli anglo-americani dei dettagli dello sbarco e della data esatta dell'operazione Torch. Il generale Giraud si incontrò con il generale Eisenhower a Gibilterra solo il 7 novembre; egli apprese che lo sbarco avrebbe avuto luogo il giorno seguente e che egli non avrebbe affatto assunto il comando supremo delle forze alleate. I cospiratori quindi furono colti di sorpresa dall'inizio dell'operazione Torch e non furono in grado di coordinare le loro azioni con le truppe d'invasione anglo-americane[6].

La "corsa a Tunisi"[modifica | modifica wikitesto]

L'offensiva alleata verso la Tunisia, che secondo l'ottimistica pianificazione del comando supremo anglo-americano, avrebbe dovuto sbaragliare le deboli forze nemiche di cui era atteso l'arrivo sul posto e completare l'occupazione, in connessione con l'armata del generael Montgomery, dell'intera costa nord-africana, iniziò il 10 novembre, due giorni dopo gli sbarchi dell'operazione Torch, con l'arrivo dei reparti della 78a Divisione di Fanteria britannica del generale Vyvyan Evelegh nel porto di Bugia; il 12 novembre contingenti di paracadutisti e di commando entrarono invece a Bona, dove furono accolti amichevolmente dalle forze francesi[7].

L'avanzata alleata, condotta principalmente da truppe britanniche, proseguì inizialmente con successo; il 13 novembre i reparti sbarcati a Bugia si congiunsero con altre formazioni della 78a Divisione di Fanteria che da Algeri avevano marciato subito verso est. Il 15 e il 16 novembre i paracadutisti americani del colonnello Edson Raff furono lanciati su Tebessa, da dove proseguirono subito su Gafsa mentre le avanguardie britanniche raggiunsero Jendouba e Tabarka; in questo modo furono occupate le posizioni strategiche essenziali per l'avanzata finale direttamente su Tunisi e Biserta[8].

Vicino a Bizerta, il 17, 18 e 19 novembre, un attacco della 78a Divisione britannica contro le posizioni della 1a 1ª Divisione fanteria "Superga" (generale Ferdinando Gelich) e Kampfgruppe Witzig venne prontamente respinto da un massiccio fuoco di sbarramento.[9]

Il 21 novembre gli italiani lanciarono un contrattacco con le due battaglioni di fanteria della 50a Brigata Speciale del generale Giovanni Imperiali di Francavilla.[10]

Il 2 decembre, il 10º Reggimento Bersaglieri e 1º Reggimento San Marco catturarono un folto gruppo di paracadutisti inglesi e americani del colonnello Edson Raff e colonnello John Frost, in un’ardita azione di rastrellamento nella zona di Donar Cheti e Pont du Fahs, facendo meritare al Reggimento un encomio del del Comando Supremo tedesco e ottenendo due Croci di Ferro.[11][12] [13]

Contrattacchi tedeschi e insuccessi alleati[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Sidi Bou Zid e Battaglia del passo di Kasserine.

Contrattacchi del generale von Arnim[modifica | modifica wikitesto]

Il generale Eisenhower aveva sospeso il 24 dicembre 1942 gli attacchi verso Tunisi a causa delle condizioni climatiche e della resistenza tedesca, ma intendeva sferrare al più presto l'operazione Satin; mentre i britannici e i francesi avrebbero mantenuto le posizioni raggiunte a nord e al centro del fronte lungo la Dorsale orientale, il II corpo d'armata americano del generale Fredendall avrebbe dovuto attaccare a sud direttamente verso Sfax con la 1ª Divisione corazzata e la 1ª Divisione di fanteria. Questo piano tuttavia non venne mai messo in pratica; il comando alleato non era ben organizzato e non esisteva una direzione unica di tutte le truppe terrestri. Mentre il generale Anderson guidava la 1ª Armata britannica con il V corpo d'armata del generale Allfrey costituito dal 78ª Divisione fanteria e dalla 6ª Divisione corazzata, i francesi, due divisioni motorizzate e una brigata meccanizzata, dipendevano dal generale Alphonse Juin[14]. Inoltre il generale von Arnim era un comandante avveduto e capace; egli aveva deciso di anticipare le iniziative del nemico e di passare a sua volta all'attacco con le sue esperte truppe meccanizzate, nonostante la limitatezza delle forze disponibili con la 5. Panzerarmee[15].

Il 3 gennaio 1943 il generale von Arnim diede inizio al primo dei suoi contrattacchi; egli riteneva importante guadagnare terreno verso ovest e conquistare i valichi più importanti della Dorsale orientale tunisina per impedire eventuali offensive nemiche che avrebbero potuto mettere in pericolo la testa di ponte con un'avanzata fino alla costa mediterranea[16]. Un kampfgruppe, costituito da due battaglioni di granatieri e circa quaranta panzer della 10. Panzer-Division del generale Fischer, attaccò in direzione del passo di Fondouk nel settore difeso dai reparti francesi del XIX corpo d'armata del generale Koeltz. Le formazioni francesi erano costituite da truppe disciplinate ma prive di armamenti moderni; i reparti panzer tedeschi, veterani ed equipaggiati con carri ultimo modello, poterono quindi avere la meglio nonostante la coraggiosa resistenza delle unità mobili della Brigade Légère Mécanique che furono costrette ad abbandonare il valico e ripiegare verso ovest per circa venti chilometri[17]. I tedeschi occuparono Fondouk.

Dopo questo primo successo il generale von Arnim sferrò il 18 gennaio 1943 la cosiddetta "operazione Eilbote" ("messaggero rapido"); il kampfgruppe Weber costituito da unità di granatieri e formazioni corazzate della 10. Panzer-Division, raffrozati da alcuni carri pesanti Tiger, attaccarono il raggruppamento francese del generale Barrè, schierato più a nord tra Bu Arada e la valle del Kebir[18][19]. I reparti corazzati tedeschi superarono le difese della divisione motorizzata del Marocco e alcuni battaglioni francesi rischiarono di essere accerchiati; i tedeschi inflissero gravi perdite ai reparti francesi; furono catturati 4.000 prigionieri e furono distrutti 24 carri armati, oltre 70 cannoni e 228 veicoli[20]. I comandi alleati si allarmarono per il cedimento del raggruppamento Barrè; il generale Alphonse Juin temeva uno sfondamento strategico nemico verso Ousseltia e Pichon e chiese l'intervento delle riserve anglo-americane[21]. Il kampfgruppe Weber ripresa l'avanzata il 21 gennaio 1943 verso Pichon ("operazione Eilbote II") ma, dopo qualche successo, questa volta i tedeschi furono fermati dall'intervento della 36ª brigata britannica e del Combat Command B della 1ª Divisione corazzata statunitense al comando del colonnello Robinett; combattimenti dall'esito alterno continuarono fino al 27 gennaio quando i tedeschi, in inferiorità numerica, rinunciarono ad attaccare Pichon e ripiegarono verso est[22][23].Il 22 gennaio il Battaglione Grado del 1º Reggimento "San Marco" aveva occupato l’importante posizione strategica denominata Djebel Bou Dabbous.[24]

Reparti meccanizzati tedeschi in avanzata in Tunisia.

Il 31 gennaio 1943 von Arnim riprese l'iniziativa; rinforzato dall'arrivo della 21. Panzer-Division del generale Hildebrandt, che il 13 gennaio aveva lasciato la Panzerarmee Afrika del feldmaresciallo Rommel e si era diretta in Tunisia dove era stata riequipaggiata con nuovi carri armati, il generale tedesco attaccò l'importante passo Faid, da dove il nemico avrebbe potuto teoricamente avanzare su Sfax[25], e sorprese la guarnigione francese costituita da un battaglione di fucilieri algerini. Il 1º febbraio dopo una dura resistenza, i francesi dovettero abbandonare le posizione e i panzer tedeschi occuparono passo Faid che dava accesso alla vallata a ovest della Dorsale orientale; reparti americani della 1ª Divisione corazzata accorsero in sostegno ma non cercarono di contrattaccare e si schierarono intorno a Sidi Bou Zid[26]. I tedeschi catturarono altri 1.047 prigionieri, 25 autoblindo e 15 cannoni[20]. Il 2 febbraio, la 1ª Divisione corazzata statunitense finì sotto il fuoco dei carri della 131ª Divisione corazzata "Centauro" subendo più perdite[27]dovendo ritirarsi per non essere annientata completamente.[28]Infine le truppe italo-tedesche riuscirono dopo alterne vicende a occupare il 9 febbraio 1943 anche il valico di Maknassy; gli americani si ritirarono a Gafsa[29].Nel frattempo il 26° Squadra di Combattimento Reggimentale americano, nella sua manovra offensiva è stato fermato a sud della posizione Djebel Rihana, ritrovandosi proprio di fronte ai campi minati e il 5º Reggimento bersaglieri: fu necessario l’intervento dei genieri e e cannoni antiaerei per aprire un varco attraverso il quale continuare l’avanzata.[30][31]

La serie di dure sconfitte causarono preoccupazione negli alti comandi alleati che ritennero necessario prendere provvedimenti radicali per migliorare la situazione. Durante la conferenza di Casablanca i dirigenti anglo-sassoni avevano deciso di intensificare le operazioni per ottenere la vittoria finale e l'occupazione di tutta la costa nordafricana entro il 15 maggio 1943; a questo scopo venne deciso di riorganizzarono completamente la struttura di comando costituendo un "comando supremo alleato" (Allied Force Head Quarters, o AHFQ), affidato al generale Eisenhower, responsabile di tutte le forze presenti nel teatro africano e mediterraneo, da cui sarebbe dipeso il 18º Gruppo d'armate che avrebbe diretto le operazioni in Tunisia delle forze terrestri britanniche, americane e francesi inquadrate nella 1ª Armata del generale Anderson e nella 8ª Armata del generale Montgomery. Il generale Harold Alexander avrebbe assunto il comando del 18º Gruppo d'armate e avrebbe ceduto la guida del teatro del Vicino e del Medio Oriente al generale Henry Maitland Wilson[32]. Questa nuova organizzazione di comando finalmente avrebbe permesso di centralizzare la direzione delle operazioni sul fronte tunisino. I reparti statunitensi del II corpo d'armata del generale Fredendall, schierati tra Faid e Gafsa, sarebbero passate alle dipendenza della 1ª Armata britannica del generale Anderson, mentre le divisioni francesi, che fino a quel momento erano rimaste, secondo gli accordi conclusi a Gibilterra dal generale Giraud, relativamente autonome sotto la direzione del generale Juin, vennero a loro volta, inquadrati nel XIX corpo d'armata del generale Koeltz, poste al comando del generale Anderson[33]. Questa nuova organizzazione era ancora in fase di costituzione quando una nuova offensiva italo-tedesca sembrò mettere in pericolo l'intero schieramento alleato in Tunisia.

Vittorie italo-tedesche a Sidi Bou Zid e Kasserine[modifica | modifica wikitesto]

Panzer tedeschi in azione in Tunisia.

Il generale von Arnim, coadiuvato dal generale Ziegler e dal capo di stato maggiore, generale Pomtow, intendeva continuare con i suoi attacchi limitati ed era in fase di pianificazione un'azione contro il raggruppamento americano a Sidi Bou Zid; tuttavia alla fine di gennaio 1943 arrivò sul teatro tunisino il feldmaresciallo Rommel che aveva finalmente completato con successo la lunga ritirata dei resti della Panzerarmee Afrika da El Alamein lungo l'intera costa libica. Le truppe italo-tedesche del feldmaresciallo Rommel riuscirono a schierarsi sulle solide posizioni della linea del Mareth, il comandante tedesco riteneva possibile consolidare le difese sul Mareth e sfruttare la lentezza e la prudenza dell'inseguimento dell'8ª Armata del generale Montgomery per sferrare una grande offensiva strategica in Tunisia insieme alle forze del generale von Arnim contro le truppe americane del II corpo d'armata schierate tra Faid e Gafsa[34]. Il generale von Arnim aveva dei dubbi sulla possibilità di effettuare con successo l'operazione, ma il feldmaresciallo Kesselring approvò il piano.

Le forze italo-tedesche diedero iniziarono alle cosiddette operazioni "Frühlingswind" (Vento di primavera) e "Morgenluft" (Brezza del mattino) il 14 febbraio 1943 e ottennero un netto successo; mentre il feldmaresciallo Rommel avanzava verso Gafsa con un raggruppamento mobile dell'Afrikakorps con circa 50 carri, il generale von Arnim uscì dal passo Faid ed attaccò con due Panzer-Division, dirette dal generale Ziegler ed equipaggiate con circa 200 carri tra cui quattro Tiger, la 1ª Divisione corazzata statunitense del generale Ward a Sidi Bou Zid: due kampgruppen della 10. Panzer-Division aggirarono le truppe americane da nord, mentre altri due kampfgruppen della 21. Panzer-Division avanzarono da sud sbucando fuori da un tempesta di sabbia. Le forze americane disponevano di un numero maggiore di carri ma erano ampiamente sparpagliate e, ignare e inesperte, furono sorprese dall'attacco convergente dei panzer; dopo aspri scontri tra mezzi corazzati, un battaglione di carri americani fu totalmente distrutto dal tiro dei panzer e due battaglioni di fanteria furono accerchiati[35]. Il generale Fredendall, comandante del II corpo d'armata, e il generale Ward sottovalutarono l'attacco tedesco e il 15 febbraio impiegarono un battaglione di carri in un immediato contrattacco; avanzando allo scoperto senza preventiva ricognizione, i carri americani caddero in una micidiale imboscata delle due Panzer-Division e subirono perdite elevatissime, solo quattro carri scamparono alla disfatta; i reparti americani di fanteria si arresero; nei due giorni della battaglia di Sidi Bou Zid i generali von Arnim e Ziegler distrussero, a costo di pochissime perdite, oltre 100 mezzi corazzati americani e catturarono circa 1.600 prigionieri; il generale Fredendall ordinò una ritirata generale verso ovest abbandonando la Dorsale orientale[36].

Il 20 febbraio, i reparti della 131ª Divisione Corazzata Centauro[37] e 10a Panzer Division conquistarono il passo di Kasserine, infliggendo alle truppe americane una pesantissima serie di perdite. Oltre 4.000 Americani furono fatti prigionieri, 200 carri e centinaia di mezzi bruciarono. Eisenhower, inferocito dalla sconfitta, sostituì Lloyd Fredendall con il più energico George Patton.[38][39]Nella disperata battaglia si distinsero per valore e combattività i bersaglieri del 7º Reggimento bersaglieri[40], impegnati in durissimi scontri corpo a corpo contro le truppe alleate: il colonnello Luigi Bonfatti, comandante del reggimento, cadde in combattimento mentre guidava i suoi bersaglieri all'assalto delle posizioni americane.

La guerra dei rifornimenti[modifica | modifica wikitesto]

in Tunisia nel gennaio del 1943.

Oltre a combattere le forze alleate, gli italo-tedeschi dovettero confrontarsi con il difficilissimo problema dei rifornimenti di uomini e materiale, che comportò perdite elevatissime tra le forze aeree e navali impegnate nelle operazioni. Vari Me 323 Gigant vennero abbattuti grazie alle informazioni ottenute con Ultra, in quanto gli alleati sapevano in anticipo i piani di volo tedeschi e di conseguenza spedivano i caccia per intercettare i convogli aerei e abbattere i trasporti. Ad esempio, il 22 aprile 1943 vicino Capo Bon, diversi squadroni di Spitfire e di P-40 Kittyhawk attaccarono 14 Me 323 mentre trasportavano carburante e la loro scorta. Tutti i 14 cargo vennero abbattuti con una perdita di 120 uomini di equipaggio e di 700 barili di benzina. Nelle ultime settimane della campagna del Nord Africa, nell'aprile/maggio del 1943, 43 Gigant furono abbattuti, assieme ad un numero ancora più grande di Ju 52.

Anche tra le forze navali il pedaggio fu alto, tra le unità di scorta non meno che tra i mercantili. Soprattutto negli ultimi mesi di guerra il trasporto veloce di truppe e materiali sulla cosiddetta "rotta della morte"[41] vide impegnate quasi incessantemente in particolare le unità ancora efficienti della classe "Navigatori": nuove truppe venivano fatte affluire in Tunisia per alimentare la resistenza mentre reduci e prigionieri venivano riportati in Italia in un continuo andirivieni. La scarsità e la lentezza dei mercantili ancora in efficienza fece sì che per questi trasporti venissero utilizzati preferibilmente i cacciatorpediniere, veloci e ben armati. Anche se queste missioni costituirono solo il 5% del totale, costarono la perdità di due unità (Malocello[42] e Pancaldo[43]) e di 264 uomini. Le torpediniere italiane, pagarono un prezzo non inferiore durante le missioni. Per esempio, la Cigno venne affondata durante una missione di scorta, e dopo che aveva partecipato a vari combattimenti; in quella missione, per proteggere la motonave Belluno, insieme ad un'altra torpediniera, la Cassiopea, ingaggiò un furioso combattimento contro due cacciatorpediniere britannici, il Pakenham e il Paladin, venendo affondata ma colpendo così pesantemente le navi inglesi che il Pakenham affondò durante il rientro alla base[44][45].

Il cerchio si stringe[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di El Guettar e Operazione Pugilist.

La battaglia del passo di Kasserine mise a repentaglio le retrovie alleate ad ovest, e solo per la rinuncia di Rommel, insicuro per la protezione del fronte est dagli attacchi dell'Ottava armata britannica, l'offensiva dell'Asse venne arrestata per predisporre l'attacco che avrebbe dato origine alla battaglia di Médenine, un tentativo fallito di cogliere i britannici impreparati e scompaginare i preparativi di offensiva di Montgomery. Il 3 marzo un determinato contrattacco dei mezzi corazzati e fanti italiani vennero tutti respinti per gli Highlanders della 51a Divisione Britannica.[46]In risposta, l'operazione Pugilist avrebbe sfondato la linea del Mareth costringendo le forze dell'Asse ad arretrare dapprima a Gafsa e poi verso la linea di Enfidaville, sotto la spinta coordinata delle forze Alleate da est e da ovest.

Il 7 marzo Rommel decise di ritirarsi in Tunisia per motivi di salute. Il comando operativo delle forze italo-tedesche passò nelle mani del generale Hans-Jürgen von Arnim. Il 23 marzo, (grazie a rinforzi italiani) la 10. Panzer-Division poté riprendere l'iniziativa contrattaccando ferocemente le avanguardie americane:i Bersaglieri del 7° Reggimento assalirono le posizioni, ricacciando le forze americane dalle pendici est del colle Djebel Berda e avanzando 10 chilometri.[47]Vennero fatti anche 170 prigionieri, tutti appartenenti alla 1st Infantry Division.[48]

Tra 21 e 28 marzo, nel settore di El Hamma l'attacco dei francesi venne bloccato dalla forte resistenza dei Raggruppamento Sahariano.[49][50]

Nella Battaglia di El Guettar, gli assalti americane vennero fermati dai fanti della Centauro (Giorgio Carlo Calvi di Bergolo) a costo di gravissime perdite. Patton poteva contare su 88.000 soldati (ben quattro divisioni), contro i circa 800 Tedeschi e 7.850 Italiani della Divisione Centauro. La scalata delle forze americane verso la cima del Hill 369 venne bloccata all'ultimo momento dai Bersaglieri del 5° Reggimento. Particolarmente colpiti in furiosi combattimenti corpo a corpo gli uomini della E Compagnia del colonnello Edwin H. Randle, che dopo aver difeso strenuamente la loro posizione furono costretti a cedere.[51]Dopo un inizio promettente, le truppe italo-tedesche si ritirarono in una zona montagnosa in cui gli attacchi statunitensi sortirono scarsi effetti, tanto che Patton decise di sostituire il comandante della I Divisione corazzata Orlando Ward per gli insuccessi ottenuti.

Il 6 aprile 1º Reggimento San Marco agli ordini del generale von Arnim, combatté duramente nella Battaglia di Wadi Akarit: il comando italo-tedesco aveva ordinato la resistenza ad oltranza sulla collina con tutte le forze disponibili.

Nella notte del 19-20 aprile, dopo aver respinto numerosi assalti nemici, le linee di difesa italiane nella Battaglia di Takrouna vennero alla fine travolti. [52]

Tra il 20 ed il 22 aprile, un altro determinato contrattacco della 16ª Divisione fanteria "Pistoia"[53]nella Battaglia di Enfidaville fu infine respinto dai reparti della 8° Armata. Come ricorda il generale Harold Alexander: "Il nemico contrattaccò continuamente e a prezzo di durissime perdite… Fu notato che gli italiani combattevano particolarmente bene, superando i tedeschi che erano in linea con loro."[54]

Ai primi di maggio 1943 i difensori tedeschi inizio alle trattative della resa[55], che venne firmata il 9 maggio dal generale Gustav Von Vaerst, comandante della 5. Panzerarmee.[56][57]A partire della notte 5 maggio la 1st Armored Division e la 3rd Infantry Division statunitensi, dopo aver conquistato Djebel Ichkeul sciamarono in tutto il settore difensivo tedesco senza incontrare alcuna resistenza. [58]Il 12 maggio, il generale Hans Graf von Sponeck, comandante della 90. leichte Afrika-Division si arrese a Bernard Freyberg, dopo aver sofferto 2 morti e 3 feriti.[59]In meno di 72 ore dell'intero settore della Afrika Korps era stata espugnata lasciando nelle mani delle forze angloamericane, circa 150.000 prigionieri, 1.000 pezzi d'artiglieria, 250 carri armati, ed un grande quantitativo di viveri, benzina e munizioni.[60][61]

Il 9 maggio, il generale Messe sostenne la Seconda Battaglia di Enfidaville ma l'13 maggio si dovette arrendere alle forze alleate, questo episodio finì la Campagna di Tunisia. Nella battaglia finale la Iª Armata italiana sbaragliarono un'intera Divisione Francese, catturando centinaia di prigionieri.[62]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Playfair, p.460
  2. ^ Atkinson, p. 536
  3. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. IV, pp. 176-186.
  4. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. IV, pp. 237-238.
  5. ^ R. Cartier, La seconda guerra mondiale, vol. 2, pp. 46-50.
  6. ^ B.H.Liddell Hart, Storia militare della seconda guerra mondiale, pp. 448-449.
  7. ^ B.H.Liddell Hart, Storia militare della seconda guerra mondiale,pp. 469-470.
  8. ^ B.H.Liddell Hart, Storia militare della seconda guerra mondiale, p. 470.
  9. ^ "In the meantime, the British 78th Infantry Division had advanced on Bizerta and passed Abiod and the mountain of the same name, where it encountered Major Witzig's airborne combat engineers. Witzig and his men held up the British for 48 hours. The heavy weapons from the Superga Division supported the paratroopers, and the Luftwaffe supplied much needed help from the air." Das Afrika Korps, Franz Kurowski p. 202, Stackpole Books, 2010
  10. ^ "When U.S. tanks showed up outside of Gabes 48 hours later, they were turned back by the paratroopers and two battalions of the "Brigade L" of General Imperiali. The Italian force had arrived as reinforcements." Das Afrika Korps, Franz Kurowski p. 202, Stackpole Books, 2010
  11. ^ I Bersaglieri in Africa
  12. ^ "On December 3d minor Axis offensives continued. Some British parachutists were dropped in rear of the Axis lines. It seems that they fell just near a place where a battalion of Italian Bersaglieri (special infantry type) happened to be, who report capturing the entire detachment of about 300 men." Perimeters in Paragraph, Colonel Conrad H Lanza, p. 146, The Field Artillery Journal, 1943
  13. ^ "On 1 December the MILMART company attached to the 'Grado' Bn was used to reinforce a German detachment, fighting the regiment's first action of the Tunisian campaign against British paratroopers at Pont du Fahs; two of the Blackshirts earned Iron Crosses." Italian Navy & Air Force Elite Units & Special Forces 1940–45, Piero Crociani, Pier Paolo Battistelli, p. 31, Bloomsbury Publishing, 2013]
  14. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. V, pp. 89-92.
  15. ^ E. Krieg, La guerra nel deserto, vol. III, pp. 187-188.
  16. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. V, pp. 91-93.
  17. ^ E. Krieg, La guerra nel deserto, vol. III, p. 188.
  18. ^ P. Carell, Le volpi del deserto, p. 561.
  19. ^ E. Krieg, La guerra nel deserto, vol. III, pp. 188-189.
  20. ^ a b Correlli Barnett (a cura di), I generali di Hitler, p. 408.
  21. ^ E. Krieg, La guerra nel deserto, vol. III, p. 189.
  22. ^ E. Krieg, La guerra nel deserto, vol. III, pp. 189-190.
  23. ^ P. Carell, Le volpi del deserto, pp. 561-562.
  24. ^ "While the 'Bafile Bn was deployed for coastal defence, the 'Grado' was ordered on 22 January 1943 to mount a counterattack on the Djebel Bou Dabouss massif; it retook this feature, capturing 200 prisoners at the cost of 24 killed and 65 wounded." Italian Navy & Air Force Elite Units & Special Forces 1940-45, Piero Crociani, Pier Paolo Battistelli, p. 31, Osprey Publishing, 2013
  25. ^ P. Carell, Le volpi del deserto, p. 562.
  26. ^ E. Krieg, La guerra nel deserto, vol. III, p. 191.
  27. ^ "In Tunisia combats still are in progress in the areas reached by Axis troops during previous days. About 100 prisoners were taken and twelve tanks were put out of action“. The New York Times, 2 February 1943
  28. ^ "A second attack group, consisting of the Centauro Armored Division and German elements provided from the two German armored divisions, attacked through Maknassy in the direction of Gafsa. That attack came as a complete surprise to the U.S.Corps. The U.S. 1st Armored Division, which had established itself in the saddle of the Faid Pass, was ejected. Gafsa was evacuated." Das Afrika Korps, Franz Kurowski p. 213, Stackpole Books, 2010
  29. ^ P. Carell, Le volpi del deserto, p. 563.
  30. ^ "The 26th Infantry Combat Team drew orders to move to the vicinity of Ousseltia, north of Faid and northeast of Kasserine in the Western Dorsal. They were to report to headquarters for the 1st Armored Division's Combat Command B. Colonel Alec Stark, the 26th's CO, and staff members from other units personally reconnoitred the area around Djebel Rihana leading to the Ousseltia-Kairouan Pass, which they would need to control to forestall an enemy attack. On 25 January, a combined force of infantrymen and artillery, and detachments of engineers, medics, anti-aircraft crews, and tank destroyers, as well as an armored reconnaissance troop, advanced on their objectives. Their coordinated attack, supported by artillery, drove off the defenders—a battalion of Italian soldiers—sixty of whom were taken prisoners." 443rd Anti-Aircraft Artillery
  31. ^ "Artillery and aircraft may harass but cannot dislodge him. Only bullets and bayonets of rival riflemen can do that. This was well illustrated in the Ousseltia Valley campaign in January when tanks and artillery laid down one of the finest barrages of the campaign but couldn't rout Italians dug in like moles in the hills bordering the road to Kairouan. The artillery was beautiful to see but they couldn't do the job alone. Finally American infantry swarmed up the hills at night and flushed the Italians out in droves with hand grenades and the pointed persuasion of their bayonets." Importance of Good Infantry Shown in Tunisan Fighting, The Milwaukee Journal, 8 April 1943
  32. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. V, p. 94.
  33. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. V, pp. 94-95.
  34. ^ P. Carell, Le volpi del deserto, pp. 561-565.
  35. ^ B. Liddell Hart, Storia militare della seconda guerra mondiale, pp. 568-569.
  36. ^ B. Liddell Hart, Storia militare della seconda guerra mondiale, p. 569.
  37. ^ "At 4:30 P.M., 20 February, Axis troops rolled through Kasserine Pass. A battalion of the Centauro Division headed west on the road to Tebessa ... The battlegroup from the 10th Panzer Division under Fritz von Broich followed the Centauro battalion into the pass but headed north following the branch road toward Thala." Exit Rommel: The Tunisian Campaign, 1942-43, Bruce Watson, p. 102, Stackpole Books, 2006
  38. ^ "More than 200 U.S. tanks were destroyed and nearly 4,000 American troops were captured." World War II in Europe: An Encyclopedia, p. 985, David T. Zabecki, Routledge, 2015
  39. ^ "When Rommel captured Kasserine Pass, about 3,000 Americans were killed or wounded, and about 4,000 became POWs." Prisoners of War in American Conflicts, Harry P. Riconda, p. 168, Scarecrow Press, 2003
  40. ^ "Rommel returned to the railway station at Kasserine which briefly served as the combined command post of the German Africa Corps and the 10th Panzer Division, and ordered these two formations to take the Kasserine Pass. In the evening dusk Rommel observed, as he dictated for his diary, 'the exciting scene of the tank battle north of the pass'. He had special praise for the 7th Bersaglieri, who attacked fiercely and whose commander fell during the attack; they threw the American, British and French forces out of the pass..." Stauffenberg: A Family History, 1905-1944, Peter Hoffman, p.171, McGill-Queen's Press, 2008
  41. ^ Il termine "rotta della morte" veniva usato per indicare la rotta obbligata tra Italia e Tunisia, delimitata da estesi campi minati, che i convogli italiani diretti in Nordafrica erano costretti a percorrere tra la fine del 1942 e la caduta della Tunisia (13 maggio 1943). Essendo questa rotta ben nota alla marina britannica, le navi italiane erano continuamente sottoposte ad attacchi dall'aria e dal mare con ingenti perdite di uomini, materiali e navi.
  42. ^ La guerra delle mine
  43. ^ Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, p. 28
  44. ^ Bengasi – una giornata di guerra nel 1940
  45. ^ Vincent P. O’Hara, Struggle for the Middle Sea pp. 208-209
  46. ^ ""Last night three companies of Italians followed by 30 tanks and lorried infantry attacked the Highlander's advance screen. The Jocks “mowed 'em down”—and didn't lose a man. The tanks and infantry scurried back to the safety of the hills. Half the Italians were killed." Combat Reporter: Don Whitehead's World War II Diary and Memoirs, p. 125, Fordham University Press, 2006
  47. ^ "On March 23, Lieutenant Colonel Robert H. York commanded the 1st Battalion of an Infantry Regiment of the First Division, which was in position on the northeastern slopes of Djebel Berda, generally facing Hill 369, about seven miles east of El Guettar. At dawn that day, the German 10th Panzer Division and elements of the Italian 7th Bersaglieri Regiment attacked the 1st Division with at least two hundred vehicles. Colonel York's regiment, owing to its position, bore the brunt of the attack. The enemy tanks succeeded in penetrating the valley between the 3d and 1st Battalions which held the high ground on either side and some of the enemy tanks reached a position about six miles to the rear of the 1st Battalion before the attack was finally broken down." Infantry Journal, Volumes 54-55, p. 42, United States Infantry Association, 1944
  48. ^ «The Italian High Command said today that 40 Allied tanks had been destroyed in fierce fighting, which was continuing in central and southern Tunisia, and said 170 Allied prisoners had been taken.» Units Within Hour's Drive of Sea; Blast 30 Nazi Tanks, Reading Eagle, 24 March 1943
  49. ^ Fighting French Troops' Part Advance in Advance on Gabes, The Glasgow Herald, 1 April 1943
  50. ^ «... il nemico tentava di impossessarsi di El Hamma tenuta dal Raggruppamento Sahariano con cui entrò in contatto il 21 marzo.», Giuseppe Mugnone, I ragazzi di Bir el Gobi, p. 168, La Lucciola, 1962
  51. ^ "At H-Hour, 6 A.M. March 28th, the 47th was in position to take the day's objective, Hill 369. It fell quickly, but the darkness and poor maps had led the 47th astray to El Hamra Ridge ... The 2nd Battalion 47th had been sent on a flanking movement that might have done the job. But it was caught in a murderous crossfire decimating Company E. The Battalion C.O. and the Communications Officer were captured as were the commander of Company E and 175 of his men." The 9th Infantry Division: Old Reliables, John Sperry, p.11, Turner Publishing Company, 2000
  52. ^ "The fight atop the 600-foot peak finally ended at 8 p.m. last night. At that hour the first real Italian defenders the British had met surrendered in a body, 326 of them. They gave up only because their ammunition gave out. These Italians were tough, trained killers who didn't feel faint when stout British troopers flung their comrades over the cliffs to clear the road up the side of the steep peak and reach the village atop it. They stood, fired and fought back and when they gave up they said the allies wouldn't get to Tunis. They holed up in caves and crevices of the slopes and had to be dragged out before their machine guns and mortars were silenced." British and Italians Battle To Death on Top Bloody Peak, The Bend Bulletin, Oregon, 24 April 1943
  53. ^ "This part of the front was defended by the Italian Pistoia Division, which made several counterattacks during the ensuing day. These were continued on the 21st and 22nd, but the British held the village“. Finale in Tunisia, Conrad H. Lanza, p. 482, The Field Artillery (Journal, vol. XXXIII July, 1943)
  54. ^ I BERSAGLIERI IN AFRICA SETTENTRIONALE
  55. ^ "On one pretext or another, Arnim sent back to Europe any of his senior officers who wished to leave. Weber departed, as did Hans-George Hildebrandt (now a major general). Manteuffel was wounded and sent off, and Bayerlein also left. General Ziegler, who had proven to be no great asset, did not hesistate to accept a new appointment in Europe, and Arnim himselft sent Gause back to Italy on May 4 on the pretext that he was needed at a conference. Luftwaffe Maj. Gen. "Beppo" Schmid of the Herman Goerring Division was ordered to fly out of the pocket by Goering, a personal friend, on May 9. Maj. Gen. Kurt Thomas, the commander of the 999th Afrika Division, tried to fly out on May 5, but his airplane was shot down and crashed into the Mediterranean, killing him instantly. “ Blitzkrieg No Longer, Samuel Mitcham, pp. 83-84, Pen and Sword, 2010
  56. ^ «Later the same day, Brigadier General Fritz Krause, commander of the 334th Infantry Division, sent three members of his staff bearing a white flag to the headquarters of the American First Armored Division and negotiate his surrender. Krause arrived at American headquarters only shortly ahead of another of his colleagues, Major General Willibald Borowietz ... Major General Karl Robert Max Bülowius quickly joined von Vaerst, Krause, and Borowietz as an Allied POW when he too surrendered his unit, the Manteuffel Division, on May 9, 1943.» Hitler's Generals in America: Nazi POWs and Allied Military Intelligence, pp. 16-17, Derek R. Mallett, University Press of Kentucky, 2013
  57. ^ «At 11 a.m. yesterday Major General Krause, commanding artillery of the Africa corps sent an emissary to Maj. Gen. Omar N. Bradley and requested an armistice so the surrender might be negotiated ... The wholescale surrender of the enemy battalions began and by early afternoon all the northern region where the enemy had been cut off by the wedge the British First Army drove through was cleaned up. The bulk of the German armor was there and the total of prisoners was over 25,000, in addition to another 25,000 taken by the British. Five other generals were among those who surrendered wit Krause. They were Major General Borowitz, commander of the 15th armored division; Major General Neuffer, commander of the air force artillery division; Lieutenant General Bülowius commander of the Mannteuffel division; Major General Von Vaerst, commander of the Fifth Armored Army; and Major General Baumsenge, commander of the Bizerte Air Forces.» Generals Captured In North Africa, The Deseret News, 10 May 1943
  58. ^ «Maj. Gen. Omar N. Bradley, commanding II Corps, had originally planned to have Truscott's 3d Division relieve the battle-weary 1st ID. However, as Truscott was moving his division forward to effect that relief, Bradley contacted him on the night of the fifth and told him that General Harmon had requested additional infantry to support his division's attack on a strongly defended German position on the peninsula east of Bizerte, and directed that Truscott send an infantry regiment to the Ferryville area for attachment to the 1st AD. Bradley had also ordered that an infantry regiment from the 9th ID and additional field artillery and antiaircraft join Harmon's division for the attack. Truscott's regiment was to attack the following morning. Truscott joined Harmon at his commando post southeast of Ferryville early the next morning, and after breakfast the two set out on a reconnaissance mission to ascertain how far forward Truscott's force could assemble for the attack. As they traveled they found that Harmon's troopers and their tanks were already in possession of the entire peninsula excepting the high ridge overlooking the Mediterranean, from which there came no sounds of enemy fire. It was obvious to Harmon and Truscott that "the battle in Tunisia was all but done and that no large force would be required to clear the ridge.» Dogface Soldier: The Life of General Lucian K. Truscott, Jr, Wilson A. Heefner, p. 101, University of Missouri Press, 2010
  59. ^ «For an hour the positions held by the 90th Light Infantry were obscured by a pall of smoke. At the end of the bombardment they surrendered. General Von Sponeck ... told General Keightley when he surrendered to him that although only two men had been killed and three wounded during the bombardment the morale of his men had been shattered.» Tunisian Battle, John D'Arcy-Dawson, p. 248, Macdonald & Company, Limited, 1943
  60. ^ "12 May 1943. The end is very near. Von Arnim has been captured, and prisoners will most likely be over 150,000. All organised resistance has collapsed, and only pockets of enemy are still holding out. It appears that we have taken over 1,000 guns, of which 180 are 88-mm, 250 tanks, and many thousands of motor vehicles, many of which are serviceable. German prisoners driving their own vehicles formed a dense column on the road from Grombalia to Medjez el Bab all day today... It was an astonishing sight to see long lines of Germans driving themselves in their own transport or in commandeered horse-cars westwards in search of prisoner-of-war cages.“ The Hinge of Fate By Winston Churchil, p. 697, Houghton Mifflin Harcourt, 1986
  61. ^ "Two remarkable features of this Axis debacle were, firstly, that in the end, when the battle had obviously gone against the Axis, the Italians fought better than the Germans. The German morale collapsed completely towards the close of the campaign. Well-armed German units with plenty of ammunition and provisions surrendered in strong defensive positions when they could have fought for many days longer." The Conquest of Italy, Joseph Montague Kenworthy Baron Strabolgi, p. 17, Hutchinson, 1944
  62. ^ "On May 12th this Italian force was still resisting from positions just north of Enfidaville. A French division attacking their right was repulsed and then counterattacked. The Air Force, being called upon for aid, made a strong bombing attack at 1530, supported by all the artillery whose fire could be brought to bear. “ Finale in Tunisia, Conrad H. Lanza, p. 488, The Field Artillery (Journal, vol. XXXIII July, 1943

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rick Atkinson, Un esercito all'alba, Mondadori, Milano, 2004
  • Eddy Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. IV e V, De Agostini, 1971
  • Paul Carell, Le volpi del deserto, BUR, 1997
  • Raymond Cartier, La seconda guerra mondiale, Mondadori, 1996
  • Correlli Barnett (a cura di), I generali di Hitler, Rizzoli, Milano, 1990
  • Emil Krieg, La guerra nel deserto, Edizioni di Crémille, Ginevra, 1969
  • Basil Liddell Hart, Storia militare della seconda guerra mondiale, Mondadori, 1993

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