Sbarco in Normandia

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Sbarco in Normandia
Sbarco di fanti statunitensi della 1ª Divisione ad Omaha Beach.
Sbarco di fanti statunitensi della 1ª Divisione ad Omaha Beach.
Data 6 giugno 1944
Luogo Normandia, Francia
Esito Vittoria alleata
Schieramenti
Comandanti
Flag of German Reich (1935–1945).svg Gerd von Rundstedt (comandante OB West fino al 2 luglio 1944)
Flag of German Reich (1935–1945).svg Günther von Kluge (comandante OB West fino al 18 agosto 1944)
Flag of German Reich (1935–1945).svg Walther Model (comandante OB West dal 18 agosto 1944)
Flag of German Reich (1935–1945).svg Erwin Rommel (comandante Gruppo di Armate B fino al 17 luglio 1944)
Flag of German Reich (1935–1945).svg Friedrich Dollmann (comandante 7ª Armata fino al 28 giugno 1944)
Flag of German Reich (1935–1945).svg Paul Hausser (comandante 7ª Armata fino al 20 agosto 1944)
Flag of German Reich (1935–1945).svg Adolf Hitler (comandante Reserve Panzer Division)
Stati Uniti Dwight D. Eisenhower (comandante supremo Forza di Spedizione Alleata)
Regno Unito Bernard Montgomery (comandante 21º Gruppo di Armate)
Stati Uniti Omar Bradley (comandante 1ª Armata statunitense fino al 1º agosto 1944, comandante 12º Gruppo di Armate dal 1º agosto 1944)
Stati Uniti Courtney Hodges (comandante 1ª Armata statunitense dal 1º agosto 1944)
Stati Uniti George Patton (comandante 3ª Armata statunitense)
Regno Unito Miles Dempsey (comandante 2ª Armata britannica)
Regno Unito Trafford Leigh-Mallory (comandante Forze Aeree)
Regno Unito Bertram Ramsay (comandante Forze Navali)
Effettivi
circa 50.000 a inizio sbarco; complessivamente circa 700.000 soldati tedeschi combatterono in Normandia (380.000 fino al 23 luglio);
2.200 carri armati;
2.100 aerei
130.000-160.000 a inizio sbarco; circa 1.450.000 il 25 luglio (avvio dell'Operazione Cobra), 2.050.000 il 25 agosto, termine della battaglia;
circa 8.000 carri armati;
12.000 aerei
Perdite
tra 4.000 e 9.000 vittime durante il D-Day;
210.000 tra morti, feriti e dispersi, 210.000 prigionieri al 25 agosto 1944;
circa 2.200 carri armati;
circa 2.100 aerei
circa 10.000 tra morti, feriti e dispersi durante il D-Day;
226.000 tra morti, feriti e dispersi (53.700 morti, compresi 16.700 piloti; 19.200 dispersi; 153.500 feriti) al 25 agosto 1944;
circa 4.000 carri armati;
circa 4.100 aerei
Voci di battaglie presenti su Wikipedia
(EN)
« Full victory...nothing else »
(IT)
« Vittoria completa...nient'altro! »
(Frase pronunciata dal generale Eisenhower alla vigilia dello sbarco[1])

Lo sbarco in Normandia (nome in codice operazione Neptune parte della più ampia operazione Overlord), fu la più grande invasione anfibia della storia, messa in atto dalle forze alleate per aprire un secondo fronte in Europa e invadere così la Germania nazista. Lo sbarco avvenne sulle spiagge della Normandia, nel nord della Francia, all'alba di martedì 6 giugno 1944, data nota come D-Day. Nelle settimane seguenti le operazioni continuarono con la campagna terrestre (battaglia di Normandia)[2], che ebbe lo scopo di rafforzare ed espandere la testa di ponte nella Francia occupata, fino alla liberazione di Parigi (25 agosto) e la ritirata dei tedeschi oltre il fiume Senna (completata il 30 agosto).

Dopo questa prima fase la strategia alleata prevedeva di sconfiggere completamente le forze tedesche schierate ad ovest, avanzare in profondità per liberare l'Europa occupata e concorrere, in cooperazione con l'Armata Rossa, in avanzata da est, all'invasione della Germania e alla distruzione del Terzo Reich.

Premesse[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Secondo fronte (seconda guerra mondiale).
Soldati tedeschi lavorano ad una fortificazione del Vallo Atlantico presso il confine spagnolo.

Durante tutto il 1941, a seguito della disfatta francese contro le armate tedesche, la Gran Bretagna continuò a combattere senza alcuna speranza razionale in una vittoria decisiva contro la Germania. Soltanto nel giugno 1941, quando Hitler invase l'Unione Sovietica, il primo sprazzo di possibilità di vittoria si dischiuse tra gli alleati, i quali continuarono a combattere impegnandosi nella lotta per mantenere aperta la vitale linea di rifornimento nell'Atlantico e per mantenere viva la speranza negli unici teatri di guerra in cui le truppe britanniche continuavano a combattere: l'Africa e il Medio Oriente[3]. Infine, negli ultimi giorni dell'anno ci fu la svolta del conflitto, l'attacco giapponese a Pearl Harbor, al quale seguì la dichiarazione di guerra della Germania agli Stati Uniti[4]. Con grande sollievo per i britannici, Roosevelt e i suoi capi di stato maggiore aderirono subito al principio del Germany first (la Germania per prima), riconoscendo che la potenza bellica tedesca rappresentava il pericolo maggiore e che dopo la sconfitta della Germania il Giappone avrebbe presto capitolato. La guerra nel Pacifico divenne quindi un impegno prioritario per la marina statunitense, mentre lo sforzo massimo delle forze di terra si sarebbe concentrato contro la Germania e l'Italia[4]. Tale decisione venne ribadita durante la prima grande conferenza di guerra angloamericana apertasi a Washington il 31 dicembre 1941, denominata Arcadia, dove gli Stati Uniti si impegnarono nell'attuazione del piano Bolero, ossia il progressivo concentramento di forze statunitensi in Gran Bretagna in vista di un'invasione dell'Europa[4]. Nei mesi che seguirono Arcadia gli statunitensi cominciarono ad orientarsi verso un'invasione oltre la Manica in tempi brevi; qui incominciò il dibattito e una considerevole quantità di discussioni politiche e militari tra gli Alleati. L'impazienza dei comandanti statunitensi si contrapponeva con la cautela da parte britannica, e questo scontro di vedute caratterizzò il crescente dissenso tra i capi dello stato maggiore combinato per tutto il 1942 e per gran parte del 1943[5].

In un primo momento l'atteggiamento statunitense fu determinato dal timore del rapido crollo dell'alleato sovietico se gli alleati non avessero creato al più presto una imponente azione diversiva ad occidente. Così fu avviato lo studio del piano Round-up che i britannici disapprovarono, e si impegnarono per spostare le risorse verso obiettivi più modesti ma più realistici. Con riluttanza, nel 1942 Washington acconsentì all'invasione dell'Africa settentrionale francese, ma dal momento che il concentramento di truppe in Gran Bretagna non si stava svolgendo nei tempi stabiliti, la campagna nel Nordafrica iniziò a trascinarsi senza risultati e che la disfatta del raid su Dieppe dimostrò i rischi di uno sbarco anfibio contro coste fortificate, divenne evidente per i comandi angloamericani che nel 1943 non ci sarebbe potuta essere una campagna di Francia e l'apertura del secondo fronte[5].

Pianificazione[modifica | modifica sorgente]

Il reale processo di pianificazione dell'invasione dell'Europa continentale cominciò a partire dal gennaio 1943, quando durante la conferenza di Casablanca i capi militari angloamericani si incontrarono per la seconda volta per fare il punto della situazione. Anche in questo caso i britannici riuscirono a far prevalere i loro punti di vista sulla conduzione della guerra, e gli statunitensi aderirono per predisporre i piani dell'operazione Husky, ossia l'invasione della Sicilia, con la prospettiva di ulteriori operazioni militari in Italia[6]. I capi di stato maggiore statunitensi tornarono a Washington alquanto irritati, ma decisi a evitare ulteriori rinvii e convinti ad aprire un varco nel Vallo Atlantico. Alla conferenza svoltasi nel maggio 1943 a Washington, denominata in codice Trident, fu stabilita la data del 1º maggio 1944 come data indicativa per l'invasione dell'Europa nordoccidentale, l'operazione Overlord, e fu deciso nonostante i dubbi britannici, l'attuazione dell'operazione Anvil, ossia l'invasione della Francia meridionale da svolgere in concomitanza con Overlord e a prescindere dai costi della campagna d'Italia. Alla conferenza di Teheran del novembre 1943 i piani vennero presentati a Stalin, il quale li approvò in pieno[6].

Per tutto l'autunno e l'inverno del 1943 i comandi britannici furono molto critici nei confronti di Overlord, e preoccupati dal fatto che se l'operazione non si fosse svolta con una netta superiorità di uomini e mezzi, le combattive e ben equipaggiate unità tedesche presenti nel nord della Francia avrebbero rappresentato un serio problema nella riuscita dell'operazione. Ma i dubbi di Churchill e dei comandi militari non riguardavano la necessità di invadere l'Europa, bensì quando farlo. I britannici vedevano grossi rischi nella fretta e grossi vantaggi nel prendere tempo. L'esercito tedesco stava subendo enormi perdite sul fronte orientale, e i responsabili dell'aeronautica erano convinti che l'offensiva dei bombardieri strategici sui cieli della Germania stesse rapidamente erodendo le capacità produttive delle industrie tedesche[7]. Ma la capacità di resistenza della Gran Bretagna e della sua popolazione si stava avvicinando al limite, lo sforzo bellico contro la Germania e nel sud-est asiatico contro il Giappone stava intaccando le risorse industriali, economiche e umane dell'Impero britannico, tanto che per esempio, la produzione britannica di munizioni per tutto il Commonwealth scese dal 90,7 per cento del 1940 al 61,6 per cento del 1944, costringendo il governo ad acquistare munizioni e tutto quanto servisse per la causa bellica, in buona parte dagli Stati Uniti mediante il quadro di affitti e prestiti. Tuttavia il grande impulso derivante dalla determinazione statunitense, il loro enorme potenziale industriale e i quasi 8 milioni di uomini che potenzialmente potevano schierare in guerra, costrinse i britannici ad assecondare le scelte dell'alleato e di conseguenza nell'elaborazione della sua strategia[8].

Nell'aprile 1943 il generale di corpo d'armata britannico sir Frederick Morgan venne nominato capo di stato maggiore del Comando supremo alleato (COSSAC - Chief of Staff to the Supreme Allied Commander) quando ancora non era stato designato un comandante supremo, e per i restanti mesi dell'anno Morgan e i membri dello stato maggiore interalleato ebbero la responsabilità di elaborare in via preliminare i particolari tecnici di Overlord[9]. Il COSSAC fu però strettamente vincolato, dalla decisione dei capi di stato maggiore del comando combinato con sede a Washington, di elaborare un piano operativo con un inadeguato apparato di forze, che prevedeva lo sbarco in Francia di appena tre divisioni. Ma il posto di comando rimase vacante fino al dicembre 1943, quindi ogni decisione sul numero di uomini e mezzi da utilizzare fu decisa solo in secondo luogo. Tra i primi problemi affrontati fu la limitatezza del raggio di azione della copertira aerea (appena 240 chilometri per i Spitfire), i limiti di capacità delle spiagge, la lunghezza del tratto di mare da superare e, infine, la potenza delle difese costiere tedesche. Questi fattori avevano subito limitato la scelta dei punti di sbarco e la geografia aveva ulteriormente ridotto le scelte; Pas de Calais venne scartata, nonostante fosse la via più breve verso il cuore della Germania, perché nonostante offrisse le spiagge più adatte, vicinanza alle coste inglesi (l'appoggio aereo e la traversata erano quindi più facili) e un più diretto accesso alla Germania, era per questi motivi il punto più probabile dove ci si sarebbe aspettata un'invasione e quindi il meglio difeso. Si portò allora l'attenzione a ovest, verso le ampie spiagge della Bretagna, del Cotentin e della Normandia[10]. Come risultato della disastrosa operazione del 1942 di attacco frontale contro il porto di Dieppe, il COSSAC decise di non cercare di catturare un porto con un assalto diretto dal mare, pertanto, le spiagge scelte dovevano prestarsi ad operazioni prolungate di carico e scarico dalle navi da sbarco, e possedere nell'entroterra una sufficiente rete stradale per consentire il rapido concentramento di forze[11]. La Bretagna era però troppo defilata e fuori dal raggio d'azione della copertura aerea. La penisola del Cotentin, rispetto al Pas de Calais, disponeva di un porto ben attrezzato, quello di Cherbourg, ma scontava la mancanza di aeroporti e c'era il rischio di rimanere imbottigliati nella parte nord della penisola. Di conseguenza venne scelta la costa del Calvados in Normandia, che poteva contare su difese nemiche più deboli dato che la foce del fiume Orne segnava il confine tra la 15ª armata della Wehrmacht a nord-est e la 7ª armata a sud ovest, e i confini di due armate sono in sé zone deboli. Inoltre il Calvados rispetto al Pas de Calais possedeva ampie spiagge riparate dai venti occidentali e nei pressi di Caen poteva essere conquistato velocemente il campo d'aviazione di Carpiquet[12][13]. Nell'ordine di priorità degli obiettivi alleati si collocavano innanzitutto Caen, Bayeux e la strada per Saint-Lô, cui seguivano la strada per Falaise e il porto di Cherbourg, c'era infatti il pericolo che se gli obiettivi prefissati fossero troppo ambiziosi e inoltrati all'interno, le truppe alleate si sarebbero trovate troppo allungate in profondità e quindi vulnerabili agli inevitabili contrattacchi tedeschi[14]. Un altro grosso problema fu quello di organizzare il movimento dei veicoli sbarcati, fuori dalle spiagge. A tal punto, a fine agosto le ricognizioni aeree alleate portarono lo sconforto tra i comandanti del COSSAC, fotografie aeree rivelarono un sistematico allagamento da parte tedesca delle zone fluviali attorno Caen, che spinse l'ufficio operazioni a considerare di trasformare Overlord in una finta invasione che avrebbe dovuto precedere il vero attacco. Nasceva così nei primi giorni dell'agosto 1943 il germe di Fortitude, la brillante operazione di mascheramento alleata che consentì di bloccare a Pas de Calais la 15ª armata tedesca fino a luglio inoltrato del 1944[14].

Comandanti[modifica | modifica sorgente]

Mentre il COSSAC prendeva in esame la consistenza delle spiagge e la complessità del sistema ferroviario francese, Roosevelt e Churchill sceglievano i comandanti. George Marshall e Alan Brooke rimasero entrambi delusi, il primo in quanto indispensabile a Washington, il secondo perché britannico, in un momento in cui la conduzione della guerra era legata soprattutto al volere di Washington di affrontare direttamente il nemico in uno scontro che la Gran Bretagna aveva cercato a lungo di procrastinare. Il 7 dicembre il generale Dwight D. Eisenhower fu incaricato quale comandante supremo del Supreme Headquarters Allied Expeditionary Force (SHAEF) ossia il comando supremo della forza di spedizione alleata, prendendo così il controllo globale delle truppe alleate in Europa. Mentre, nonostante le lamentele statunitensi, i tre posti di comando subordinato di Overlord furono occupati da tre generali inglesi, Bernard Montgomery, Bertram Ramsay e Trafford Leigh-Mallory, rispettivamente per le forze terrestri, navali ed aeree. Mentre un altro inglese, il maresciallo dell'aria sir Arthur Tedder fu nominato vicecomandante supremo, in riconoscimento del ruolo critico che l'aviazione dovette svolgere nell'invasione[15]. Appena prese il comando del 21º gruppo d'armate che avrebbe preso parte a Overlord, Montgomery sostituì tutto lo stato maggiore con i suoi fidati ed esperti ufficiali dell'8ª armata britannica, e subito dopo incrementò le ricognizioni aeree dalla sola Normandia, fino a Pas de Calais[16]. La nomina di Montgomery venne messa in discussione dagli esponenti militari statunitensi, che avrebbero preferito il più mite e accomodante generale Harold Alexander come comandante delle forze di terra. Lo stesso Montgomery aveva dubbi sulla nomina di Eisenhower, perché questi aveva poca esperienza sul campo[15].

Quando Eisenhower e il suo staff giunsero a Londra il 15 gennaio 1944 per subentrare al COSSAC, studiarono il piano di Morgan e ne accettarono la logica, tranne che per un punto: tutti coloro che erano coinvolti dallo stesso Einsenhower a Montgomery a Walter Bedell Smith e Omar Bradley, sostenerono subito che sarebbe stato necessario ampliare il fronte dell'invasione con un attacco portato da cinque divisioni, perciò chiesero ed ottennero, l'assegnazione di altri mezzi da sbarco[17]. E al contrario di Morgan, che aveva bocciato una possibile estensione del fronte verso ovest scartando la penisola del Cotentin a causa dei vasti territori allagati nell'entroterra, Eisenhower risolse il problema con l'utilizzo di truppe aviotrasportate statunitensi paracadutate all'interno, che avrebbero avuto il compito di occupare gli argini delle zone allagate e favorire l'avanzata delle truppe dalla spiaggia, che poi sarebbe diventata Utah, lungo tracciati resi sicuri[17].

Preparativi[modifica | modifica sorgente]

Per le 17 settimane precedenti la nuova data stabilita per il D-Day, il 5 giugno, il quartier generale del 21º gruppo d'armate si impegnò a studiare i piani operativi; tra le varie sezioni dello SHAEF circolava una esorbitante quantità di rapporti, note e studi del potenziale dei rinforzi tedeschi, sulla capacità delle ferrovie francesi, sulla gittata dell'artiglieria costiera tedesca, sull'efficacia dei bombardamenti navali alleati e su decine di altre criticità che seppur importanti, non erano di fondamentale importanza. Così l'onore di stendere i piani fu assunto dallo stato maggiore del 21º gruppo d'armate di Montgomery[18]. Più di 7.000 vascelli sarebbero stati coinvolti nell'invasione, compresi 4.000 mezzi da sbarco per la fanteria e da sbarco per i carri e 130 navi da guerra per il bombardamento navale. 12.700 aerei avrebbero appoggiato gli sbarchi (3.400 bombardieri pesanti, 1.600 bombardieri medi, 5.400 caccia e 2.300 aerei da trasporto per le truppe di paracadutisti). 10.000 tonnellate di bombe sarebbero state sganciate contro le difese tedesche in tre ondate: 2.000 bombardieri medi e pesanti avrebbero bombardato le difese tedesche nell'area dello sbarco per due ore a partire dalle 3:00 di notte, circa un'ora prima dello sbarco avrebbe preso il via il bombardamento navale e un quarto d'ora prima che i mezzi anfibi raggiungessero le spiagge sarebbe stato il turno di altri 1.000 bombardieri pesanti. Lo sbarco sarebbe stato coperto, inoltre, dal fuoco di copertura proveniente da lanciarazzi montati sui mezzi d'assalto. L'ampliamento del piano d'invasione rispetto a quanto previsto inizialmente fece slittare di un mese, dal 1º maggio al 31 maggio, la data prevista per l'avvio dell'invasione.

Uno Sherman con prese d'aria rialzate per l'uso anfibio, ma privo delle "gonne" di galleggiamento, dopo il suo disastroso approdo il 12 giugno 1944.

Alcuni dei più inusuali preparativi da parte degli Alleati includevano veicoli corazzati adattati appositamente per l'assalto. Sviluppati sotto la direzione del generale maggiore inglese Percy Hobart, questi veicoli comprendevano carri armati Sherman anfibi, carri bonifica mine, carri getta-ponti e carri getta-rampe. Gli americani, che diffidavano delle invenzioni di Hobart, utilizzarono solo i carri anfibi. Solo dopo il macello di Omaha Beach, si accorsero di quanto sarebbero stati importanti i carri sminatori[19].

Tra i fattori decisivi per il successo dello sbarco ci sarebbero state anche la superiorità aerea e la capacità di limitare la facilità di spostamento delle truppe tedesche verso il campo di battaglia: a questo proposito dal febbraio 1944 le forze aeree degli Alleati cominciarono a bombardare sistematicamente il sistema ferroviario e di trasporto francese, logorando nello stesso tempo l'aviazione nemica[20] Nel D-Day la rete ferroviaria francese era stata ridotta al 40% del suo potenziale e la Luftwaffe non aveva abbastanza aerei per fornire il minimo supporto alle truppe tedesche impegnate in Normandia.

Inoltre, allo scopo di persuadere i tedeschi che l'invasione non sarebbe mai avvenuta in Normandia, gli Alleati prepararono un massiccio piano di inganno, chiamato Operazione Fortitude. L'Operazione Fortitude North doveva persuadere i tedeschi di aspettarsi un attacco in Norvegia proveniente dalla Scozia. Ancora più importante fu l'Operazione Fortitude South, che doveva convincere il nemico ad attendersi l'invasione nella zona del Pas de Calais. Venne creato un fittizio 1º Gruppo d'Armate USA, con falsi edifici, falsi accampamenti e falsi equipaggiamenti (nei campi del Kent e del Sussex furono perfino collocati carri armati gonfiabili circondati da false impronte di cingoli: gli aerei ricognitori della Luftwaffe su questa zona non vennero abbattuti, proprio perché potessero scattare fotografie), che inviava falsi messaggi radio. Il generale Patton ne venne addirittura posto a capo, per dare maggior credito al bluff. I tedeschi erano ansiosi di scoprire da sé il vero luogo dello sbarco ed avevano un'estesa rete di agenti che operava in tutta l'Inghilterra meridionale. Sfortunatamente per loro, ogni singolo agente era stato "raggirato" dagli Alleati e stava diligentemente inviando messaggi che confermavano il Pas de Calais come il probabile punto di attacco. Inoltre, per rafforzare tale supposizione, l'intensità dei bombardamenti sul Pas de Calais venne mantenuta due volte più forte che sulla Normandia. Infine, il giorno stesso dello sbarco, apposite flottiglie di natanti in movimento di fronte a Dover avevano il compito di fare credere ai radar del nemico che il grosso della flotta alleata stesse per assaltare il Pas de Calais e che quella in Normandia fosse soltanto un'azione diversiva (le stazioni radar di Cherbourg e Le Havre, che avrebbero potuto captare l'avvicinarsi della flotta alleata, erano invece state accecate dai bombardamenti sulla Normandia). Tra Le Havre e Rouen, nelle prime ore del 6 giugno, dovevano pure essere lanciati paracadutisti-fantoccio per mantenere in allarme la 15ª Armata, che presidiava quel tratto costiero.

Venne deciso, quindi, di sbarcare all'alba per sfruttare l'appoggio aeronavale durante il resto della giornata e con la mezza marea (la bassa marea avrebbe esposto le truppe al fuoco nemico per troppo tempo; l'alta marea avrebbe finito per nascondere gli ostacoli destinati a fare esplodere o spaccare in due i mezzi da sbarco). Le truppe paracadutate, invece, avrebbero agito nella notte precedente gli sbarchi, sfruttando la luna piena per avvicinarsi agli obiettivi. Comparando le tavole lunari e quelle delle maree, ci si rese conto che lo sbarco non poteva essere fatto che durante tre giorni al mese: le date più vicine al 31 maggio erano il 5, il 6 e il 7 giugno. Ovviamente, condizioni del tempo favorevoli (cielo sereno o poco nuvoloso e mare non troppo agitato) erano indispensabili per la riuscita dello sbarco, che altrimenti sarebbe stato rimandato ad un'altra data.

Fu così che, dopo aver sospeso il 4 giugno, a causa delle pessime condizioni del tempo, lo sbarco previsto inizialmente per il 5 giugno (le operazioni di avvicinamento alla costa francese da parte delle forze destinate a Utah Beach e Omaha Beach erano già iniziate il 3 giugno), la notte del 5 giugno, alle ore 4,15, dopo essere stato informato di una probabile breve schiarita sulla Manica, Eisenhower diede l'ordine definitivo: il D-Day sarebbe stato il 6 giugno[21]. I tedeschi, invece, proprio a causa del brutto tempo che aveva flagellato la Manica il 4 ed il 5 giugno e delle condizioni incerte nei giorni successivi, non si aspettavano che gli sbarchi sarebbero avvenuti prima della metà di giugno.

Se l'assalto alle spiagge venne pianificato con cura[22] (due punti essenziali erano alla base della campagna: il continuo rafforzamento delle forze sbarcate e la costante espansione delle teste di ponte), non altrettanto venne fatto con i possibili sviluppi che sarebbero seguiti alla creazione della testa di ponte: Montgomery, infatti, aveva impostato la campagna sul presupposto che i tedeschi avrebbero offerto scarsa resistenza fino alla linea della Senna, dove era prevista la prima, vera, grande battaglia sulla strada della Germania[23]. Per questo gli Alleati si aspettavano di conquistare già nel D-Day le città di Caen e Bayeux.

Le strategie di difesa dell'esercito tedesco[modifica | modifica sorgente]

Un semicingolato tedesco con mitragliera quadrinata antiaerea su una strada della Normandia nel giugno 1944.
« La guerra si vincerà o si perderà sulla spiaggia. Abbiamo una sola possibilità di fermare il nemico: quando sarà in acqua e cercherà di mettere piede a terra. I rinforzi non arriveranno mai sul posto dell'attacco, sarebbe follia pensarlo. La linea di difesa sarà qui, sulla costa. Mi creda, Lang, le prime ventiquattr'ore dell'invasione saranno decisive: per gli Alleati, come per la Germania, quello sarà il giorno più lungo »
(Erwin Rommel in una conversazione col suo aiutante di campo durante uno dei quotidiani giri d'ispezione al Vallo Atlantico[24])

Sul fronte tedesco, nel novembre 1943, quando Hitler decise che la minaccia di un'invasione della Francia non poteva più essere ignorata, Erwin Rommel venne nominato ispettore della difesa costiera e successivamente, nel gennaio 1944, comandante del Gruppo di Armate B, le forze di terra incaricate della difesa della Francia settentrionale, comprendenti la 15ª Armata di von Salmuth nella zona del Pas de Calais e la 7ªArmata di Dollmann in Normandia. Era un fermo convincimento di Rommel che l'unico modo di sconfiggere un'invasione era di impedire al nemico di costituire una testa di ponte nelle prime ventiquattr'ore. Rommel, durante le sue ispezioni, si accorse che, al di là della propaganda, le fortificazioni del Vallo Atlantico proteggevano soltanto i porti, ma a difesa delle spiagge non c'era nulla: gli Alleati avrebbero potuto sbarcare sulle spiagge e poi catturare i porti tramite una marcia nell'entroterra. Rommel ritenne urgente, quindi, fortificare pesantemente le spiagge con una rete di bunker, casematte, campi minati, ostacoli anticarro e nidi di mitragliatrici, inoltre bisognava dotarle di ogni sorta di ostacolo che impedisse ai mezzi da sbarco di avvicinarsi (mine marine, pali d'acciaio). Per impedire operazioni aviotrasportate di supporto agli sbarchi, Rommel ritenne anche opportuno allagare ampi tratti di terre basse vicino alla costa, in prossimità di fiumi e paludi, e di piantare migliaia di lunghi pali (i cosiddetti "asparagi di Rommel") su campi e prati per danneggiare gli alianti che fossero atterrati. L'ultimo passo nel caso in cui le truppe alleate fossero riuscite a sbarcare era quello di contrattaccare il prima possibile con le truppe corazzate. Volle, quindi, che almeno alcune divisioni corazzate venissero posizionate sufficientemente vicine alle spiagge per sferrare una controffensiva immediata, se necessario anche in maniera frammentata e locale. Rommel temeva, infatti, che l'afflusso di truppe corazzate provenienti da zone troppo distanti dal punto degli sbarchi sarebbe stato ostacolato e compromesso dalla netta superiorità aerea alleata, in grado di sconquassare strade, ponti e ferrovie di accesso alle zone d'invasione. Dello stesso parere di Rommel era il generale Alfred Jodl, capo dell'ufficio operazioni dell'OKW.

Rommel durante un'ispezione al vallo Atlantico visita la 21. Panzerdivision nella seconda metà del maggio 1944; in primo piano si vede un cacciacarri Marder I.

Il comandante superiore di Rommel, il feldmaresciallo von Rundstedt, responsabile del Fronte Occidentale, OB West, non era invece d'accordo: Rundstedt, basandosi sulle esperienze della campagna d'Italia, temeva che il bombardamento navale ed aereo avrebbero distrutto le truppe corazzate dislocate troppo vicine alla costa e preferiva, quindi, concentrare le divisioni panzer nelle retrovie per poi lanciarle in massa ed in maniera compatta per annichilire le teste di ponte, utilizzando le classiche manovre corazzate in cui i tedeschi erano tatticamente superiori rispetto agli Alleati. Della stessa opinione di Rundstedt era il comandante del Panzergruppe West (riserva corazzata del Fronte Occidentale), il generale Geyr von Schweppenburg, il quale riteneva che prima di individuare il punto centrale dell'attacco nemico su cui dirigere un contrattacco corazzato compatto e quindi efficace sarebbero state necessarie almeno 24-48 ore per permettere la necessaria radunata dei reparti. Von Schweppenburg suggerì che per evitare l'intervento dell'aviazione nemica i reparti corazzati venissero mossi prevalentemente di notte, mentre di giorno doveva aver luogo l'attacco alle posizioni nemiche.

Nel risolvere la disputa, Hitler a fine aprile decise di dividere le sei divisioni panzer disponibili nella Francia settentrionale, assegnandone tre direttamente a Rommel, mentre le restanti tre vennero posizionate a buona distanza dietro le spiagge e sotto la gestione diretta dell'Oberkommando der Wehrmacht (OKW), che doveva autorizzarne l'utilizzo da parte di Rommel e Rundstedt. In questo modo Hitler dimostrò la sua incertezza, evitando di prendere una decisione definitiva: egli sparpagliò le sue forze sul territorio francese, finendo per frammentare la responsabilità del controllo delle unità della riserva strategica. Ad esempio, in Normandia la sola 21. Panzerdivision venne schierata a ridosso delle spiagge (poco a sud di Caen), mentre altre due divisioni della riserva strategica dell'OB West, la 12. SS-Panzer-Division "Hitlerjugend" e la Panzer-Lehr-Division si trovavano a circa 130-160 chilometri di distanza da Caen[25].

Il maggiore punto debole dei tedeschi era però l'aviazione: la difesa della costa del nord della Francia era affidata a solo 169 aerei da caccia, troppo pochi per fornire il necessario supporto alle truppe di terra contro i bombardamenti nemici.

L'annuncio dello sbarco alla resistenza francese[modifica | modifica sorgente]

L'annuncio dello sbarco alla resistenza francese, i maquis, venne dato pochi giorni prima con una frase in codice trasmessa da Radio Londra, utilizzando i primi versi della poesia "Chanson d'automne" di Paul Verlaine, ma con due parole modificate in quanto il testo era preso da una popolare canzone dell'epoca di Charles Trenet[26]. Il primo verso, «Les sanglots longs des violons de l'automne» ("I lunghi singhiozzi dei violini d'autunno"), avvertì i Maquis situati nella regione d'Orléans di compiere azioni di sabotaggio contro la rete logistica (stazioni, binari, ponti, incroci stradali, depositi di munizioni, etc.) tedesca nei giorni successivi. Il secondo verso, «Blessent mon coeur d'une langueur monotone» ("Feriscono il mio cuore con un monotono languore"), trasmesso il 5 giugno (il giorno prima dello sbarco), segnalava che l'attacco doveva essere effettuato immediatamente, in quanto l'invasione sarebbe avvenuta entro 48 ore. Le attività svolte dalla resistenza francese aiutarono a interrompere le linee di comunicazione della Wehrmacht, impedendone l'afflusso veloce di rinforzi verso la Normandia.

Anche il "Servizio di Informazioni" della 15ª Armata tedesca conosceva il significato di quei codici e in effetti le truppe di von Salmuth, comandante della 15ª Armata, erano state messe in allarme. Il "Servizio di Informazioni" aveva avvertito anche l'OKW e gli stati maggiori di von Rundstedt e di Rommel (in quei giorni in Germania per un breve periodo di ferie), ma nessuno di questi aveva inoltrato la segnalazione e quindi l'allarme anche alla 7ª Armata di Dollman, dislocata proprio in Normandia, che venne quindi sorpresa in pieno dallo sbarco. Tale negligenza si può spiegare col fatto che sia Rundstedt che lo stato maggiore di Rommel si aspettavano l'invasione nella zona di Calais (l'unica dotata di porti in grado di assicurare rifornimenti agli eserciti invasori), dove appunto si trovava la 15ª Armata, già in allarme[27].

Schieramenti ed obiettivi nel D-Day[modifica | modifica sorgente]

Alleati[modifica | modifica sorgente]

Il generale Bernard Law Montgomery, comandante del 21º Gruppo d'Armate.

L'ordine di battaglia del 21º Gruppo d'Armate (generale Bernard Law Montgomery) era il seguente, da est a ovest:

  • 6ª Divisione Aviotrasportata britannica (generale Gale), delle forze specializzate, paracadutata o sbarcata tramite alianti ad est del fiume Orne per proteggere il fianco sinistro (obiettivi: conquista dei due ponti sul fiume Orne e sul canale di Caen, distruzione della batteria costiera di Merville, distruzione di cinque ponti sul fiume Dives per impedire il contrattacco tedesco).
  • Commando Nr. 47 (Royal Marines) (appartenente alla 4ª Brigata Servizi Speciali), sul fianco ovest della Spiaggia Gold (obiettivo: conquista di Port-en-Bessin e collegamento con truppe americane sbarcate a Omaha Beach).
  • 101ª Divisione Aviotrasportata statunitense (maggior generale Maxwell Taylor), paracadutata attorno a Vierville per proteggere il fianco sud delle forze sbarcate sulla spiaggia Utah (obiettivi: occupazione delle strade che conducono alla spiaggia Utah, distruzione dei ponti sul fiume Douve).
  • 82ª Divisione Aviotrasportata statunitense (maggior generale Matthew Ridgway), paracadutata attorno a Sainte-Mère-Église, a protezione del fianco destro dello sbarco (obiettivi: distruzione di altri ponti sul fiume Douve, conquista dei ponti sul fiume Merderet per impedire contrattacchi tedeschi ed aprire la via all'espansione verso ovest della testa di sbarco).

Tedeschi[modifica | modifica sorgente]

Panzertruppen della famosa 12. SS-Panzer-Division Hitlerjugend in Francia, prima dello sbarco alleato

La costa normanna interessata dagli sbarchi era stata fortificata dai tedeschi, in quanto parte del loro sistema di difesa detto Vallo atlantico. Era sorvegliata da tre divisioni, delle quali solo una (la 352ª) era di alta qualità. Le altre due divisioni (la 709ª e la 716ª) comprendevano soldati tedeschi che non erano considerati adatti (per anzianità o per motivi medici) al servizio attivo sul fronte orientale e mercenari di altre nazionalità (principalmente soldati russi, che avevano preferito l'arruolamento nell'esercito tedesco alla prigionia nei campi di concentramento, oppure volontari delle minoranze dell'Unione Sovietica).

A difesa della costa interessata direttamente dagli sbarchi, si trovavano quindi tre divisioni e varie unità minori del LXXXIV Corpo d'Armata del generale Marcks (appartenente alla 7ª Armata del generale Dollmann). Nel dettaglio, da est ad ovest:

  • 7ª Armata (Generaloberst Friedrich Dollmann):
    • LXXXIV Corpo d'Armata (General der Artillerie Erich Marcks):

Le operazioni aviotrasportate degli Alleati ai fianchi della zona di sbarco finirono però per impegnare nei combattimenti del D-Day anche altre due unità tedesche:

  • 711. Infanterie-Division (Generalleutnant Josef Reichert), aggregata alla 15ª Armata (generaloberst Hans von Salmuth): era a guardia della costa e dell'entroterra ad est del fiume Orne, dove atterrarono i paracadutisti britannici della 6ª Divisione Aviotrasportata britannica che avevano come obiettivo i ponti sul fiume Dives[29].
  • 91ª Luftlande-Infanteriedivision (Generalleutnant Wilhelm Falley[30]), appartenente alla 7ª Armata: normale divisione di fanteria strutturata in modo da poter essere aviolanciata, dotata di due reggimenti granatieri ed uno di artiglieria. Con aggregato il 6º Fallschirmjägerregiment della 2ª Fallschirmjägerdivision in Bretagna, era a difesa del retroterra di Utah Beach. Era dotata anche di carri francesi prede di guerra, inquadrati nel 100º Panzer-Ersatz-und-Ausbildungsabteilung. La 91ª era posta anche a difesa della cittadina di Carentan, importante nodo di comunicazioni che in caso di conquista avrebbe favorito il collegamento tra le due teste di ponte di Utah e Omaha.

A sud di Caen, a diretta disposizione del Gruppo di Armate B ed in grado di intervenire in giornata nell'area degli sbarchi, c'era la:

La 7ª Armata, invece, nella penisola del Cotentin aveva a disposizione un'altra divisione costiera:

  • 243. Infanterie-Division (Generalleutnant Heinz Hellmich): statica, era a difesa del settore nord-occidentale della penisola del Cotentin.


La forza corazzata della riserva strategica dell'OB West più vicina alla zona degli sbarchi era, invece, la:

  • 12. SS-Panzer-Division Hitlerjugend (SS-Brigadeführer Fritz Witt[31]), che stazionava nella zona di Evreux, a circa 130 chilometri a ovest di Caen, e disponeva il 6 giugno di circa 170 carri armati (compresi una quarantina di Panther). I suoi soldati erano stati tutti reclutati direttamente dalla Gioventù hitleriana nel 1943, all'età di sedici anni, e avrebbero acquisito una reputazione per la loro ferocia nella battaglia imminente, mentre i sottufficiali e gli ufficiali avevano solide esperienze di combattimento[32]. La divisione, dopo un addestramento a tappe forzate basato su intense esercitazioni con proiettili veri voluto da Witt, era stata dichiarata "pronta al combattimento" ai primi di giugno, anche se il suo battaglione anticarro, il SS-Panzerjäger-Abteilung 12, era sotto organico per quanto riguarda gli Jagdpanzer IV in dotazione[32].

Tra Le Mans e Chartres, a circa 160-170 chilometri da Caen, stazionava invece la:

Le operazioni aviotrasportate[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Operazione Tonga, Operazione Detroit e Operazione Chicago.
Eisenhower parla ad alcuni paracadutisti della 101ª Divisione Aviotrasportata poco prima del decollo verso la penisola del Cotentin.
I rottami di un aliante inglese Airspeed Horsa ispezionati da soldati tedeschi.

L'operazione iniziò con un massiccio lancio di paracadutisti sul territorio nemico, con l'obiettivo di conquistare ponti (prima che venissero distrutti dalla ritirata tedesca) e altri punti strategici e di distruggere postazioni d'artiglieria che avrebbero ostacolato il grosso della forza di sbarco. I lanci furono ostacolati dall'inesperienza in operazioni del genere e dalle condizioni meteo. Molti paracadutisti si ritrovarono assai distanti dalle zone di atterraggio previste, isolati o in piccoli gruppi.

La 6ª divisione aerotrasportata britannica fu la prima ad entrare in azione, dieci minuti dopo la mezzanotte. I suoi obiettivi (vedi Operazione Tonga) erano la cattura del ponte sul fiume Orne e del Ponte Pegasus sul canale di Caen tra Ranville e Benouville, la distruzione di cinque ponti sul fiume Dives, a est della zona di atterraggio, e la distruzione di una batteria di cannoni a Merville. I cinque ponti sul Dives e i cannoni vennero distrutti (si scoprì, tuttavia, che invece di quattro pezzi da 150, c'erano quattro pezzi da 75, impotenti contro le spiagge dello sbarco), mentre i ponti sull'Orne e sul canale di Caen vennero catturati e tenuti fino all'arrivo dei commando alla fine del 6 giugno.

L'82ª e la 101ª aviotrasportate (vedi operazioni Detroit e Chicago) furono meno fortunate. In parte a causa dell'inesperienza dei piloti ed in parte a causa delle difficili condizioni del terreno (vaste zone della penisola del Cotentin erano state deliberatamente allagate e rese paludose dai tedeschi proprio per ostacolare eventuali operazioni di truppe paracadutate) al momento dell'atterraggio si trovarono sparpagliate su un'area larga decine di chilometri. Alcuni paracadutisti, lanciatisi troppo tardi, caddero in mare, molti invece finirono nelle zone intenzionalmente allagate dal nemico. Dopo ventiquattro ore solo 3.000 uomini della 101ª erano riusciti a radunarsi. Molti continuarono a vagare da soli o in piccoli gruppi e a combattere dietro le linee nemiche per giorni. Un battaglione dell'82ª, invece, riuscì ad occupare il villaggio di Sainte-Mère-Église per alcune ore la mattina del 6 giugno, dandogli il diritto di ritenersi il primo paese liberato nel corso dell'invasione. La lotta per il possesso dei ponti sul Merderet impegnò duramente i paracadutisti fino all'arrivo, tre giorni dopo lo sbarco, dei carri armati provenienti dalla spiaggia Utah.

I lanci di paracadutisti nella zona dell'Orne e del Douve finirono per mettere in stato d'allarme l'intera 7ª Armata che difendeva la Normandia, ma ancora alle tre del mattino sia il Gruppo di Armate B che l'OB West, ai quali dai radar del Pas de Calais arrivavano segnalazioni di movimenti di navi nella zona di Dover (la finta flotta dell'Operazione Fortitude), erano convinti che le operazioni aviotrasportate in Normandia fossero solo una mossa diversiva.

Gli sbarchi[modifica | modifica sorgente]

« Questo Eisenhower ha effettuato due sbarchi riusciti[34], ma soltanto grazie a certi traditori. E qui non ne troverà tra i nostri soldati. Qui se la vedranno brutta »
(Adolf Hitler durante una conversazione con i suoi generali del 20 dicembre 1943[35])
La zona degli sbarchi: sono indicate le forze navali alleate e le batterie di cannoni tedeschi.

Gli sbarchi sulle spiagge (vedi Operazione Nettuno), che furono calcolati in modo da coincidere con l'inizio dell'alta marea, furono preceduti da un raid aereo nelle prime ore del mattino e da un intenso cannoneggiamento effettuato dalla marina circa tre quarti d'ora prima dell'arrivo della prima ondata. Il cannoneggiamento fu breve, in quanto, volendo mantenere l'effetto sorpresa, le navi non si erano avvicinate alle spiagge fino alla mattina dello sbarco stesso. Tuttavia i tedeschi erano sufficientemente trincerati e non sempre il bombardamento sortì effetti rilevanti ai fini della battaglia.

Soldati americani su un mezzo da sbarco in Normandia.

Il Commando Nr. 4 sbarcò sulla spiaggia Sword guidato dalle truppe francesi e britanniche, così come era stato concordato tra loro. Le truppe avevano obiettivi separati a Ouistreham: per i francesi un bunker e il casino, per i britannici due batterie che sovrastavano la spiaggia. Il fortino si rivelò troppo corazzato per i lanciabombe PIAT (Projector Infantry Anti Tank) dei commando, ma il casino fu preso con l'aiuto di un carro Centaur. I commando britannici raggiunsero entrambe le batterie solo per scoprire che i cannoni erano stati rimossi. Dopo aver lasciato le procedure di rastrellamento alla fanteria, i commando si ritirarono da Ouistreham per unirsi agli altri soldati della 1ª Brigata Servizi Speciali, quindi si spostarono verso l'interno per congiungersi con la 6ª Divisione Aviotrasportata britannica.

Carri armati sulla spiaggia Utah.

Sulla spiaggia Sword l'avanzata della 3ª Divisione di Fanteria britannica verso l'entroterra fu ritardata dalla resistenza di alcuni capisaldi fortificati sulla strada per Caen. Inoltre i britannici dovettero affrontare nel pomeriggio non solo le truppe, piuttosto deboli, della 716. Infanterie.Division, ma anche i primi contrattacchi dei carri armati della 21. Panzer-Division, appartenente alla riserva del Gruppo di Armate B di Rommel. I servizi segreti alleati non si aspettavano che tale divisione corazzata fosse così vicina a Caen. La città di Caen, quindi, obiettivo principale dello sbarco, era ancora in mano tedesca alla fine del D-Day e la situazione di stallo venutasi a creare di fronte a questa città avrebbe caratterizzato la battaglia di Normandia per i due mesi successivi.

Soldati della 3ª Divisione di Fanteria canadese avanzano coi mezzi da sbarco verso Juno Beach.

Sulla spiaggia Juno i Canadesi dovettero lottare duramente per conquistare Courseulles-sur-Mer e Bernières, ma a fine giornata erano riusciti a penetrare verso l'interno di circa undici chilometri.

Sulla spiaggia Gold le perdite furono meno pesanti. Solo nel settore occidentale della spiaggia, presso il villaggio di Le Hamel, fortificato pesantemente dai tedeschi e battuto in modo impreciso dal tiro dell'artiglieria, i britannici faticarono ad avanzare. Comunque, verso le 16:00, la 50ª Divisione (Northumbrian) riuscì a superare le difficoltà anche qui. A fine giornata i britannici erano avanzati per ben dieci chilometri, giungendo quasi fino alla periferia di Bayeux.

Il Commando Nr.47 dei Royal Marines fu l'ultimo dei commando britannici a sbarcare: raggiunse la spiaggia Gold presso Asnelles, ad est di Le Hamel. Il suo compito era di procedere verso l'interno, piegare a ovest e marciare per 15 chilometri attraverso il territorio nemico per attaccare dal retro il porto costiero di Port en Bessin. Questo piccolo porto all'estrema destra dell'avanzata britannica era ben protetto dalle scogliere di gesso. Il valore particolare di questo piccolo porto consisteva nel fatto che quello era il punto in cui doveva approdare la tubatura sottomarina di rifornimento degli Alleati, "Pluto" (Pipe Line Under The Ocean), da utilizzare fino a quando non fosse stato catturato il porto di Cherbourg. Port-en-Bessin venne conquistato l'8 giugno.

Due DUKW si muovono al riparo di due navi, la HMS Durban e la olandese Sumatra, affondate per costituire la barriera esterna (detta Gooseberry) al porto artificiale Mulberry.

Sulla spiaggia Omaha la 1ª Divisione Fanteria statunitense subì la peggiore esperienza in fatto di sbarchi. I carri Sherman anfibi vennero in gran parte persi prima di raggiungere la spiaggia: furono fatti sbarcare infatti dalle navi appoggio troppo lontani dalla riva e le deboli protezioni aggiunte per permetterne la navigazione cedettero sotto gli urti delle onde di un mare agitato. Inoltre, i tedeschi avevano piazzato proprio su quella spiaggia alcune unità della 352ª Divisione tedesca, che era formata dai soldati meglio addestrati presenti nello schieramento tedesco sulle coste della Normandia. Le posizioni trincerate della 352ª (43 fortini con cannoni da 75mm ed altri pezzi d'artiglieria, 18 pezzi anticarro, 6 mortai, 35 lanciarazzi, 85 nidi di mitragliatrice) erano poste sulle ripide colline che sovrastavano la spiaggia e la prendevano d'infilata avendo subìto solo leggeri danni dal bombardamento aeronavale d'appoggio allo sbarco (nonostante fosse durato dalle 5,30 alle 6,30, ora dello sbarco dei primi mezzi), così appena la prima ondata di fanti americani mise piede a terra venne travolta dal fuoco nemico. Le registrazioni ufficiali affermano che «..nel giro di dieci minuti dall'abbassamento delle rampe, la compagnia avanzata era divenuta inerte, senza guida e praticamente incapace di agire. Ogni ufficiale e sergente era stato ucciso o ferito ... divenne una lotta per la sopravvivenza e il soccorso.» Soltanto nel primo pomeriggio, grazie al continuo afflusso dei rinforzi, alla correzione e maggior precisione del tiro dei cacciatorpediniere e al calo d'intensità della resistenza tedesca dopo ore ed ore di combattimento, le truppe americane riuscirono a raggrupparsi ed a procedere verso l'interno. La divisione, al calar della sera, aveva perso comunque oltre 3.000 uomini (tra morti, feriti e dispersi), 26 pezzi d'artiglieria e 50 carri armati erano stati distrutti, 50 mezzi da sbarco piccoli e 10 grandi erano stati affondati. Se le riserve della 352ª avessero effettuato un contrattacco notturno, per gli americani sarebbe stato un altro disastro, ma i battaglioni di riserva erano stati impegnati contro i Rangers alla Pointe du Hoc e i britannici che stavano avanzando dalla spiaggia Gold.

I ranger statunitensi scalano le scogliere della Pointe du Hoc.

Le massicce postazioni di artiglieria in cemento armato, poste sulle cime delle scogliere a Pointe du Hoc erano il bersaglio del secondo battaglione Rangers statunitense. Il suo compito era scalare i cento metri di scogliera sotto il fuoco nemico con corde e scale a pioli, e quindi attaccare e distruggere i cinque pezzi da 155mm, che si pensava tenessero sotto tiro le aree di sbarco sulle spiagge Omaha e Utah. Le postazioni vennero raggiunte con successo grazie al massiccio impiego di bangalore torpedo e all'appoggio di un cacciatorpediniere. I cannoni, però, erano stati spostati (probabilmente durante il bombardamento precedente) e vennero individuati e distrutti solo quando i Rangers si mossero verso l'interno. I difensori tedeschi, comunque, continuarono a resistere e ad effettuare contrattacchi nella zona di Pointe du Hoc fino a mezzogiorno dell'8 giugno. Il tasso di perdite tra i Rangers alla fine fu quasi del cinquanta per cento.

Per contro, le perdite sulla spiaggia Utah, la prima ad essere invasa (l'ora X era scattata alle 6.30), furono di soli 197 uomini su circa 23.000 sbarcati, le più leggere tra tutti i punti di sbarco: il bombardamento aereo e navale degli avamposti nemici era stato molto efficace, inoltre la maggior parte dei carri anfibi era riuscita a raggiungere la riva senza problemi, dando così il proprio supporto alla fanteria. Gli americani avevano incontrato meno resistenza dell'annunciato anche per alcuni inconvenienti nella segnalazione delle zone di sbarco, a causa dei quali le truppe erano state fatte sbarcare circa due chilometri più a sud del previsto (tra Pouppeville a sud e La Madeleine a nord), in una zona dove i tedeschi avevano allestito difese meno potenti. Anche queste truppe si spinsero all'interno e riuscirono a collegarsi con parti delle divisioni aviotrasportate (il generale Taylor, comandante della 101ª Divisione Aviotrasportata, incontrò le prime avanguardie della 4ª Divisione Fanteria a Pouppeville già verso mezzogiorno).

Il fallito contrattacco della 21. Panzer-Division[modifica | modifica sorgente]

Granatieri della 21. Panzer-Division in Normandia.

L'unica unità corazzata tedesca in prossimità delle zone di sbarco e a disposizione diretta del Gruppo d'Armate B per intervenire immediatamente il 6 giugno era la 21. Panzer-Division del generale Feuchtinger, che era dislocata a sud di Caen. Già durante la mattinata i battaglioni di fanteria ed i cannoni d'assalto della divisione corazzata avevano impegnato i paracadutisti britannici atterrati ad est del fiume Orne. Il battaglione anticarro, invece, stava appoggiando la 716. Infanterie-Division, che si trovava in difficoltà a contenere la pressione degli Alleati. Nel pomeriggio Feuchtinger ricevette dal comandante dell'LXXXIV Corpo d'Armata, generale Marcks, l'ordine di contrattaccare i britannici ad ovest dell'Orne. Feuchtinger gettò subito nella mischia quello che aveva ancora a disposizione, ovvero un battaglione del reggimento panzer (circa 50 carri Panzer IV) accompagnato da un battaglione di panzergrenadier: il contrattacco venne bloccato dagli elementi avanzati della 3ª Divisione di Fanteria britannica a Bieville e a Periers, solamente una compagnia di fanteria e sei carri riuscirono a passare e alle otto di sera raggiunsero la costa a Luc-sur-Mer, dove c'era un varco ancora in mano tedesca tra le spiagge di Sword e Juno, ma l'arrivo alle nove di sera di 250 alianti con il resto della 6ª Divisione Aviotrasportata britannica, che disponeva di pezzi controcarro aviotrasportati, costrinse i tedeschi a rinunciare al consolidamento delle posizioni raggiunte (che avrebbero potuto condurre all'eliminazione della testa di ponte della spiaggia Sword) ed a ritirarsi per concentrarsi sulla difesa della città di Caen[36]. Il parziale successo ottenuto dall'azione della 21. Panzer-Division dimostra che non fu tanto la mancanza di unità corazzate a bloccare i contrattacchi tedeschi, quanto la mancanza di chiarezza circa gli sviluppi della situazione. Agendo in modo compatto la 21. Panzer-Division avrebbe avuto forze sufficienti per rigettare in mare gli inglesi, invece i reparti di Feuchtinger furono utilizzati in modo non omogeneo e sparpagliato, indebolendo l'efficacia del contrattacco corazzato[37].

A mezzanotte Rommel, tornato dalla Germania al quartier generale del Gruppo di Armate B, seppe che tutti gli sbarchi erano stati coronati da successo e che il contrattacco della 21. Panzer-Division era fallito.

A mezzanotte, quindi, anche se gli obiettivi previsti da Montgomery non erano stati raggiunti[38], il Vallo Atlantico era stato sfondato su un fronte di circa cinquanta chilometri. L'unica preoccupazione di Eisenhower, a quel punto, fu quella di allargare la testa di ponte di Omaha per mettere al riparo la spiaggia dai colpi tedeschi e per sbarcare i rinforzi ed i rifornimenti (confidando che il tempo non causasse problemi ai trasporti sulla Manica). Anche da parte tedesca, tuttavia, la fiducia non era stata scalfita, in quanto si era convinti che con l'arrivo delle divisioni corazzate della riserva gli anglo-americani sarebbero stati certamente ricacciati in mare[39].

Cause della sconfitta tedesca[modifica | modifica sorgente]

Un attacco di cacciabombardieri lanciarazzi Hawker Typhoon a un convoglio tedesco.

Un ruolo determinante lo giocò sicuramente l'effetto sorpresa, sia nella scelta del luogo (la Normandia invece che il Pas de Calais) che del giorno (il 6 giugno). Le avverse condizioni atmosferiche del 5 e 6 giugno indussero, per esempio, i tedeschi a non credere alla possibilità di uno sbarco in grande stile il 6 giugno. Le pessime condizioni del tempo, che secondo i comandanti tedeschi avrebbero indotto gli Alleati a rinunciare allo sbarco nelle prime settimane di giugno, comportarono l'assenza dai rispettivi posti di comando di diversi generali importanti (Rommel era in licenza in Germania la mattina del 6 giugno, Dollmann era andato a Rennes per un'esercitazione di guerra), con la conseguenza che nel D-Day scelte importanti vennero ritardate per mancanza di chiarezza e di decisione. La dispersione dei paracadutisti statunitensi (causata da errori e difficoltà tecniche) paradossalmente comportò un ulteriore vantaggio per gli Alleati, in quanto aggiunse confusione nei comandi tedeschi, che ricevevano rapporti che indicavano la presenza di truppe paracadutiste in tutta la Normandia settentrionale. L'opera del controspionaggio britannico, che riuscì a "convincere" le spie tedesche che quella in Normandia fosse una colossale operazione diversiva e l'accuratezza dell'Operazione Fortitude fecero il resto. Lo stesso Hitler ancora il 9 giugno credeva che il teatro delle operazioni principali sarebbe stato il Pas de Calais, avendo prestato credito al messaggio inviato dalla celebre spia Arabel ("Garbo" per i britannici). Di conseguenza, la potente 15ª Armata fu mantenuta a Calais e non diede appoggio alla 7ª Armata in grave difficoltà.

I difensori tedeschi posizionati sulle spiagge misero in piedi una resistenza relativamente leggera, essendo male addestrati e a corto di trasporti ed equipaggiamento, ed essendo stati soggetti ad una settimana di intensi bombardamenti. L'eccezione fu la 352ª Divisione di fanteria, che difese la Spiaggia Omaha, causando gravi perdite alle due divisioni americane impegnate in quel settore (la 1ª e la 29ª Divisione di fanteria). Inoltre, lungo i 50 chilometri di costa normanna interessati dallo sbarco alleato, ogni unità costiera tedesca combatteva in completa mancanza di collegamenti col resto del LXXXIV Corpo d'Armata, in quanto le linee telefoniche erano state interrotte dai bombardamenti aeronavali o dalle azioni di sabotaggio dei partigiani francesi: le unità impegnate sulle spiagge si sentivano, quindi, come abbandonate a sé stesse. Per esempio, solo alle 16.40 il comando della 7ª Armata venne informato che lo sbarco a Utah era riuscito.

I comandanti tedeschi impiegarono, poi, diverse ore per essere sicuri che i rapporti che ricevevano indicassero uno sbarco in forze invece che un'azione diversiva. Solo alle 16.00 l'OKW diede l'autorizzazione all'OB West di aggregare le divisioni corazzate della riserva strategica, la 12. Divisione Panzer SS e la Panzer-Lehr-Division, al Gruppo di Armate B. Sebbene questo ritardo[40] fosse stato aspramente criticato dai comandi tedeschi[41], probabilmente non influenzò l'andamento della battaglia, in quanto tutte le forze tedesche in marcia verso la Normandia subirono ingenti perdite e ritardi a causa degli attacchi dell'aviazione nemica. La Panzer-Lehr-Division, per esempio, perse cinque carri armati, 84 veicoli semicingolati e 130 automezzi durante il percorso di 140 chilometri per arrivare a Caen. La possibilità per i comandanti alleati di chiamare in aiuto forze aeree tattiche sempre disponibili nonché i danni inflitti alla rete ferroviaria e stradale ed alle forze nemiche prima che raggiungessero la Normandia furono altri fattori determinanti per la vittoria della battaglia[42].

Infine, l'impiego delle divisioni Panzer in Normandia fu condizionato, oltre che dalla netta superiorità aerea alleata, dallo scarso numero di mezzi a disposizione delle singole divisioni, che furono così impossibilitate a sviluppare un'azione offensiva a largo raggio e che furono, quindi, costrette a limitarsi a una difesa locale più o meno elastica, in cui i carri armati svolsero prevalentemente funzioni di supporto. La valutazione di Rommel per cui si poteva respingere l'assalto degli Alleati solo sulle spiagge era sostanzialmente corretta, ma l'unico modo per respingerlo era l'impiego massiccio di più divisioni Panzer in contemporanea, ed era questa una possibilità che, date le condizioni delle forze armate tedesche in Francia nel 1944 e il dominio assoluto dei cieli da parte degli Alleati[43], doveva essere esclusa.

Le perdite del D-Day[modifica | modifica sorgente]

Momento di riposo per sopravvissuti e feriti della 1ªDivisione di Fanteria USA sulla spiaggia di Omaha Beach.

Il prezzo dell'Operazione Overlord il 6 giugno fu di circa 10.300 vittime (2.500 morti) per gli Alleati: 6.600 americani (di cui 1.465 morti, 3.184 feriti, 1.928 dispersi e 26 prigionieri), circa 2.750 britannici, quasi 1.000 canadesi (di cui 359 morti). Ricerche più recenti e accurate sulle singole vittime del D-Day hanno alzato il totale dei morti, portandolo a circa 4.400 fra gli Alleati (2.500 morti americani e 1.900 morti fra britannici e canadesi)[44].

Per quanto riguarda le 6.600 perdite americane, almeno 2.500 (238 morti accertati) furono quelle delle due divisioni aviotrasportate. Le vittime sulla spiaggia Utah furono circa 200, compresi 60 dispersi. La maggior parte delle perdite americane (circa 4.000[45]), quindi, venne sofferta dalla 1ª e dalla 29ª Divisione, impegnate su Omaha Beach, da allora soprannominata "Bloody Omaha" ("La sanguinosa Omaha").

I britannici persero circa 1.280 soldati sulle spiagge dell'invasione: 410 uomini sulla spiaggia Gold, circa 240 soldati del Commando Nr. 48 a Juno Beach e circa 630 uomini su Sword. Questa stima, però, non tiene conto delle vittime dei combattimenti del D-Day una volta che le truppe britanniche penetrarono nell'entroterra. Circa 1.400 vittime (600 uccisi o feriti durante il D-Day, 800 dispersi) soffrì invece la 6ª Divisione Aviotrasportata. 95 furono le vittime tra i piloti di alianti.

I canadesi su Juno Beach persero quasi 1.000 uomini (359 morti, 574 feriti e 47 prigionieri).

Nonostante il prezzo elevato in vittime umane, Eisenhower e Montgomery in cuor loro avevano temuto perdite molto più pesanti.

Il numero totale delle perdite tedesche non è conosciuto, ma si stima sia stato tra i 4.000 ed i 9.000 uomini.

Cronologia degli eventi successivi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi battaglia di Normandia.
Croce di un fante statunitense "Morto per la Francia".

Le priorità degli Alleati nei giorni che seguirono lo sbarco furono: collegare le teste di ponte, prendere Caen e catturare il porto di Cherbourg per fornire una linea di approvvigionamento sicura in previsione dell'avanzata su Parigi. La resistenza della Wehrmacht fu, però, così tenace che gli anglo-americani impiegarono quasi tre mesi prima di raggiungere Parigi. La lunga battaglia dallo sbarco del 6 giugno alla liberazione della capitale francese il 25 agosto è stata storicamente definita come Battaglia di Normandia.

Valutazione strategico-politica[modifica | modifica sorgente]

« La storia delle guerre non conosce un'impresa simile per vastità di concezione, grandiosità di proporzioni e maestria di esecuzione »
(Stalin in una lettera indirizzata a Winston Churchill l'11 giugno 1944[46])

Lo sbarco in Normandia è stato senza dubbio uno degli eventi più decisivi della seconda guerra mondiale, forse ancor più da un punto di vista politico che militare. Senza lo sbarco anglosassone (o con un suo fallimento) i possibili sviluppi della situazione avrebbero potuto essere fondamentalmente tre:

  1. Vittoria totale dell'Armata Rossa[47]. Due anni di vittoriose (anche se costose) offensive sovietiche e la serie di sanguinose sconfitte inflitte alla Wehrmacht dai russi (ultime, nell'inverno 1943-44, quelle di Korsun', Sebastopoli, Kam'janec'-Podil's'kyj, Uman') rendevano possibile questa ipotesi[48], politicamente disastrosa per gli anglosassoni, anche se esisteva un piano d'emergenza alleato, Rankin, per intervenire sul continente nel caso di crollo improvviso della Germania, per fermare "pacificamente" i russi[49]. Se gli Alleati non avessero aperto il Secondo fronte, i tedeschi e Hitler si sarebbero, comunque, battuti ancor più duramente sul suolo della madrepatria per evitare la sconfitta ad opera esclusivamente dei sovietici[50].
  2. Situazione di stallo tra tedeschi e sovietici con esaurimento reciproco e proseguimento della guerra da parte alleata fidando soprattutto sui bombardamenti aerei, da cui molti generali della Royal Air Force e della United States Air Force si aspettavano risultati decisivi, ovvero un crollo politico-morale tedesco[51].
  3. Ripresa dell'offensiva tedesca in Russia con l'aiuto dell'esercito ritirato dal fronte occidentale e contrattacco aereo-missilistico sulla Gran Bretagna basato sulle cosiddette wunderwaffe (armi miracolose segrete)[52].

Il successo della campagna di Normandia invece permise agli Alleati di mettere finalmente in campo in Europa le loro enormi riserve di uomini e mezzi ammassate con una preparazione di quasi quattro anni, di partecipare attivamente alla fase finale della distruzione della Germania nazista e di raggiungere fisicamente le posizioni strategico-politiche stabilite dai tre Grandi già a Teheran nel 1943 e quindi a Jalta nel 1945.

Militarmente la campagna non fu forse decisiva come altre campagne della seconda guerra mondiale (in specie le colossali battaglie del fronte russo), ma da un punto di vista geostrategico permise agli Alleati di fermare la possibile sovietizzazione dell'Europa occidentale e di frenare le ambizioni di Stalin (in questo senso fu quasi il primo passo della successiva Guerra Fredda).

Va considerato, tuttavia, che Stalin fu sempre a favore del Secondo fronte: nel 1941-42, a causa della situazione disperata dell'Unione Sovietica; a partire dal 1943 perché convinto dell'impossibilità di una vittoria totale esclusivamente sovietica (o comunque dei suoi costi troppo elevati per la Russia) e quindi desideroso di una discesa in campo anche degli anglo-americani (e quindi di un loro logoramento diretto nelle operazioni belliche). Perfettamente cosciente dei reali rapporti di forza tra i tre Alleati, Stalin accettò prontamente la spartizione in zone di influenza proposta in primis proprio da Churchill e poi con riluttanza anche da Roosevelt e probabilmente mai ipotizzò (con la sua mentalità prevalentemente difensiva) piani di conquista globali dell'Europa, che sapeva irrealizzabili senza una nuova guerra assolutamente impossibile per una Russia esausta dopo la tremenda Grande Guerra Patriottica.

Lo sbarco e la battaglia di Normandia hanno un'importanza centrale nella storiografia anglosassone sulla seconda guerra mondiale, tuttavia questa operazione strategica iniziò quando la Wehrmacht era già stata molto indebolita dalle aspre e sanguinose battaglie sul fronte orientale dove sovietici e tedeschi combattevano da tre anni. In questo teatro bellico i sovietici erano vittoriosi da quasi due anni e stavano ricacciando i tedeschi verso i Balcani e la Polonia. Sul fronte russo la Wehrmacht aveva già subito almeno 2 milioni di morti e alcuni milioni di feriti. Nel giugno 1944, 3/4 delle forze armate tedesche erano ancora impegnate in combattimento sul fronte orientale, dove erano presenti circa 180 divisioni contro le 60 su quello occidentale; in Russia erano, inoltre, impegnate circa 20 divisioni corazzate contro le sole 10 presenti in Francia.

L'evento tuttavia ha avuto importanza per l'eccezionale quantità, senza precedenti nella storia, di uomini, mezzi navali, armamenti e veicoli coinvolti, e per la capillare e lunga organizzazione strategica e logistica che l'ha preceduto, indubbio vanto della capacità organizzativa anglosassone, a cui lo stesso Stalin rese omaggio nel suo celebre telegramma di congratulazioni del 12 giugno 1944.

In ogni caso, lo sbarco assolse la sua funzione di aprire un secondo fronte contro la Germania in Europa, per accelerarne la disfatta[53]. Le due linee di avanzata (angloamericana a ovest, sovietica a est) avrebbero poi determinato quella spartizione dell'Europa in due blocchi, definita ufficiosamente nella Conferenza di Jalta, che segnò l'inizio della Guerra Fredda.

La figura di Robert Capa[modifica | modifica sorgente]

Robert Capa è stato uno dei pochi fotografi ad immortalare su pellicola i primi momenti dello sbarco in Normandia. Delle numerose foto scattate ce ne sono rimaste soltanto undici, a causa di un errore dello sviluppatore, ma bastano a documentare l'atmosfera che si respirava durante lo sbarco[54].

La Normandia dopo lo sbarco[modifica | modifica sorgente]

I visitatori della Normandia odierna trovano molti ricordi di quel 6 giugno 1944. I più notevoli sono le spiagge, che vengono ancora indicate sulle cartine e sui cartelli con i nomi in codice assegnati durante l'invasione. Quindi vengono i vasti cimiteri, file su file di identiche croci bianche e stelle di David, che commemorano i morti alleati. Le vie vicino alle spiagge portano ancora il nome delle unità che vi combatterono e occasionali paletti ricordano gli scontri più importanti. In luoghi significativi come Pointe du Hoc e Pegasus Bridge ci sono delle placche, memoriali o piccoli musei. Il Mulberry Harbour con i suoi frangiflutti Phoenix si trova ancora presso Arromanches. A Sainte-Mère-Église un manichino rappresentante un paracadutista penzola ancora dalle guglie della chiesa. Sulla spiaggia Juno il governo canadese progetta di costruire un grande memoriale e centro di informazioni, commemorante uno dei più significativi eventi della storia militare canadese. A Caen, città martire della lunga battaglia di Normandia, è possibile visitare il museo Memorial de Caen[55]. Ovunque sono presenti i resti della battaglia; le batterie costiere messe a difesa della Manica sono tuttora visibili e visitabili (particolarmente degna di nota quella di Longues-sur-Mer dove tre dei quattro cannoni cecoslovacchi da 105 puntano ancora verso il mare).

Film e serie televisive che trattano dello sbarco in Normandia[modifica | modifica sorgente]

Riferimenti musicali[modifica | modifica sorgente]

Videogiochi ambientati nello sbarco in Normandia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bauer, op. cit., p. 19.
  2. ^ Oltre 39 divisioni alleate furono impegnate nella battaglia di Normandia fino al 30 agosto 1944: 22 americane, 12 britanniche, tre canadesi, una polacca ed una francese (Gerhard Weinberg, A world at arms - A global history of World War II, Cambridge University Press, p. 684.
  3. ^ Hastings, op. cit., p. 18.
  4. ^ a b c Hastings, op. cit., p. 19.
  5. ^ a b Hastings, op. cit., p. 20.
  6. ^ a b Hastings, op. cit., p. 21.
  7. ^ Hastings, op. cit., p. 24.
  8. ^ Hastings, op. cit., p. 23.
  9. ^ Hastings, op. cit., p. 28.
  10. ^ Hastings, op. cit., pp. 28-29.
  11. ^ Ambrose, op. cit., p. 72.
  12. ^ Hastings, op. cit., p. 29.
  13. ^ Ambrose, op. cit., p. 73.
  14. ^ a b Hastings, op. cit., p. 30.
  15. ^ a b Hastings, op. cit., p. 32.
  16. ^ Hastings, op. cit., p. 35.
  17. ^ a b Ambrose, op. cit., p. 76.
  18. ^ Hastings, op. cit., p. 40.
  19. ^ Claude Bertin, La vera storia dello sbarco in Normandia, Editions de Crémille, Ginevra, 1969, pp. 227-232.
  20. ^ Tra il 9 febbraio ed il 6 giugno le forze aeree alleate compirono 21 949 voli, sganciando 76.200 tonnellate di bombe su oltre 800 bersagli diversi della rete di trasporti francese (Stephen Badsey, Normandy 1944, Ediciones del Prado, 1998, p. 28).
  21. ^ Claude Bertin, La vera storia dello sbarco in Normandia, Editions de Crémille, Ginevra, 1969, pp. 120-136.
  22. ^ Tutta la costa oggetto dello sbarco era stata mappata. Nei mesi precedenti l'invasione erano stati anche raccolti campioni di sabbia dalle spiagge su cui sarebbe avvenuto lo sbarco per valutarne la consistenza e la capacità di reggere il peso di carri armati, cannoni, camion, veicoli cingolati e bulldozer.
  23. ^ Andrea Molinari, La Normandia: giugno-agosto 1944, Hobby&Work, 1999, p. 9.
  24. ^ Shere Kahn, D-Day, 6 giugno 1944, Hobby&Work, 2002, p. 41.
  25. ^ Andrea Molinari, La Normandia: giugno-agosto 1944, Hobby&Work, 1999, pp. 33-36.
  26. ^ Ici Londres - Les messages personnels de la BBC. URL consultato il 29 dicembre 2010.
  27. ^ Claude Bertin, La vera storia dello sbarco in Normandia, Editions de Crémille, Ginevra, 1969, pp. 151-153.
  28. ^ a b c Le divisioni americane di fanteria erano appoggiate da alcuni battaglioni di carri Sherman medi.
  29. ^ Alcuni paracadutisti inglesi atterrarono direttamente di fronte al quartier generale della 711ª Divisione a Cabourg (Cornelius Ryan, Il giorno più lungo. 6 giugno 1944, Tea, 1994, p. 111).
  30. ^ Il generale Falley venne ucciso nelle prime ore del mattino del 6 giugno in un'imboscata dei paracadutisti americani dell'82ª Divisione aviotrasportata, mentre stava tornando in auto in tutta fretta verso il proprio ufficio di comando a Picauville, ad alcuni chilometri ad ovest di Sainte-Mère-Eglise (Claude Bertin, La vera storia dello sbarco in Normandia, Editions de Crémille, Ginevra, 1969, pp. 192-193).
  31. ^ I gradi della Waffen-SS si differenziavano da quelli dello Heer, ma il grado di SS-Brigadeführer equivaleva a quello di Generalmajor; durante il conflitto era normale che un generale di brigata comandasse una divisione visto l'alto tasso di mortalità tra gli ufficiali maggiori.
  32. ^ a b WWW.WAFFEN-SS.NO - 12. SS-Panzer-Division "Hitlerjugend". URL consultato il 1º gennaio 2011. .
  33. ^ I dati sulla forza nel D-Day della 21. Panzerdivision e della 12. Divisione Panzer SS sono stati tratti da: a) Claude Bertin, La vera storia dello sbarco in Normandia, Editions de Crémille, Ginevra, 1969, p. 235; b) Andrea Molinari, La Normandia: giugno-agosto 1944, Hobby&Work, 1999, pp. 40-41; c) Paul Carell, ARRIVANO! Sie kommen. La campagna di Normandia raccontata dai tedeschi, Rizzoli, 1998, p. 30.
  34. ^ Hitler allude alla Operazione Torch e alla Operazione Husky.
  35. ^ Eddy Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. VI, p. 48.
  36. ^ Claude Bertin, La vera storia dello sbarco in Normandia, Editions de Crémille, Ginevra, 1969, pp. 246-247
  37. ^ Andrea Molinari, La Normandia: giugno-agosto 1944, Hobby&Work, 1999, pp. 22-23. "Sulla base di queste considerazioni - scrive Andrea Molinari, op. cit., p. 38 - si può dire che sia Rommel che Rundstedt avevano, a modo loro, ragione, dal momento che se non vi fosse stata alcuna divisione corazzata a ridosso delle spiagge (come esigeva Rommel) probabilmente le unità britanniche sarebbero state in grado di prendere Caen al più tardi il giorno successivo allo sbarco. Nello stesso tempo, tuttavia, senza un impiego compatto delle divisioni, dirette verso le posizioni accertate del nemico (come esigeva von Rundstedt), non sarebbe stato possibile lanciare un vero contrattacco che respingesse le forze alleate in mare".
  38. ^ Il porto di Port-en-Bassin, le città di Bayeux e, in particolare, Caen erano ancora in mano tedesca; i Rangers alla Pointe du Hoc erano in posizione critica; lo sbarco su Omaha aveva sfiorato il disastro; il congiungimento fra le spiagge Sword e Juno e fra quelle Gold e Omaha non si era realizzato; i paracadutisti della 6ª divisione britannica erano minacciati dalle forze corazzate nemiche e quelli dell'82ª divisione statunitense erano dispersi nelle paludi del Merderet.
  39. ^ Claude Bertin, op. cit., pp. 248-250.
  40. ^ Tuttavia è documentato che l'avanguardia della 12. Divisione Panzer SS era stata posta alle dipendenze del Gruppo di Armate B già alle 5 del mattino e si era messa in marcia verso le zone di sbarco già alle 10 di mattina (Andrea Molinari, op. cit., p. 37).
  41. ^ Quando, alle 6.00 del mattino, Alfred Jodl si svegliò e venne informato della situazione in Normandia, non concesse tutte le divisioni corazzate della riserva strategica che von Rundstedt, a scopo cautelativo nell'attesa di avere una visione più chiara delle intenzioni alleate, aveva richiesto di mettere sotto il proprio comando, già alle 2.30 del 6 giugno. Quell'ordine poteva essere dato solo da Hitler in persona, che però, sofferente d'insonnia, era andato a dormire la sera precedente bevendo un sonnifero. Il Führer si alzò alle dieci del mattino e, considerando i precedenti messaggi ricevuti dal servizio di spionaggio, si mostrò incerto circa la scelta del luogo di attacco: lo sbarco stava avvenendo in Normandia o sarebbe avvenuto entro breve al Passo di Calais? A mezzogiorno, sempre indeciso sul da farsi, Hitler accompagnò alcuni ospiti ungheresi a uno dei suoi frugali pasti vegetariani («L'elefante», disse, «è l'animale più forte della terra, ma nemmeno lui può sopportare la carne!»), quindi li invitò all'ascolto su disco della settima sinfonia di Bruckner. Solo nel pomeriggio, dopo la richiesta definitiva di von Rundstedt alle 14.15, e dopo la riunione dell'OKW, Hitler autorizzò definitivamente l'utilizzo delle riserve corazzate del Fronte Occidentale, ordinando anche alla Panzer-Lehr-Division e alla 17. SS-Panzergrenadier-Division "Götz von Berlichingen" di seguire la 12. Divisione Panzer SS già in marcia e di trasferirsi in Normandia (Andrea Molinari, op. cit., pp. 37-40).
  42. ^ Stephen Badsey, Normandy 1944, Ediciones del Prado, 1998, pp. 37-38
  43. ^ Nel corso del D-Day l'aviazione tedesca aveva effettuato unicamente 319 voli sopra tutto il territorio francese ed era stata praticamente inesistente in Normandia (solo 12 cacciabombardieri apparvero sui cieli della Normandia), gli Alleati invece il 6 giugno avevano effettuato 15.000 missioni, con sole 120 perdite in totale, dovute per lo più alla contraerea nemica (Claude Bertin, op. cit., p. 247)
  44. ^ http://www.ddaymuseum.co.uk/faq.htm#casualities; http://warchronicle.com/numbers/WWII/ddaycasualtyest.htm.
  45. ^ Una stima ufficiale, redatta da Gordon A. Harrison, Cross-Channel Attack (Washington, Department of the Army, 1951), abbassa le perdite statunitensi su Omaha a circa 2.000 vittime, ma dovettero essere almeno il doppio se gli americani lamentarono circa 6.600 vittime e solo 2.500 di queste furono tra i ranghi delle divisioni paracadutate.
  46. ^ W.Churchill, La seconda guerra mondiale, vol. 6, p. 27, Mondadori 1951; G.Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, parte II, p. 248, Mondadori 1979.
  47. ^ D.Glanz/J.House, When titans clashed, p. 285.
  48. ^ G.Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, vol. II, pp. 118-120.
  49. ^ G.Bernage et al, Overlord, album memorial, pp. 9-10
  50. ^ G.Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, vol. II, p. 216.
  51. ^ M.Hastings, Overlord, p. 22.
  52. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. VI, pp. 121-125.
  53. ^ Spartacus Educational: Second Front.
  54. ^ Le foto di Robert Capa dello sbarco in Normandia.
  55. ^ http://www.memorial-caen.fr/portail/index.php.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Saggistica[modifica | modifica sorgente]

In italiano
In inglese
  • Humphrey and Young, Susan Wynn, Prelude to Overlord: An Account of the Air Operations Which Preceded and Supported Operation Overlore, the Allied Landings in Normandy on D-Day, 6th, Presidio Press, 1984, ISBN 0-89141-201-8
  • Christopher Chant, Operation Overlord: Sword Beach & the British 6th Airborne Division 6 June 1944: 001 (Order of Battle, 1), Ravelin, 1994, ISBN 1-898994-00-5
  • Christopher Chant, Operation Overlord: Gold & Juno Beaches 6 June 1944: 002 (Order of Battle, 2), Ravelin, 1994, ISBN 1-898994-01-3
  • James Arnold, Operation Overlord: Omaha Beach & Pointe Du Hoc 6 June 1944: 003 (Order of Battle, 3), Ravelin, 1994, ISBN 1-898994-02-1
  • James Arnold, Operation Overlord: Utah Beach & the U S Airborne Divisions 6 June 1944: 004 (Order of Battle, 4), Ravelin, 1994, ISBN 1-898994-03-X
  • Anthony Hall, Operation Overlord: D-Day Day by Day, New Line Books, 2005, ISBN 1-84013-592-1
  • Joseph Balkoski, Omaha Beach: D-Day: June 6, 1944, Stackpole Books, 2004, ISBN 0-8117-0079-8
  • John Keegan, Six armies in Normandy, Penguin Books, 1983
In francese

Narrativa[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]