Romania nella seconda guerra mondiale

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La storia militare della Romania nella seconda guerra mondiale fu per tutta la durata del conflitto, e negli anni immediatamente precedenti, influenzata dalla politica estera rumena che mantenne delle posizioni di ambiguità, per quanto riguarda ambo gli schieramenti che si erano venuti a creare.

Carlo II di Romania era un convinto anglofilo, e la stessa Romania aveva un'alleanza con la Francia e l'Impero Britannico, ma la politica di 'appeasement' perseguita dagli inglesi, e, dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, l'improvviso crollo francese nella campagna di Francia, avevano portato il sovrano a un esasperato senso di insicurezza, che si trasformò in una pacata rassegnazione e accondiscendenza nel momento in cui la ''Grande Romania'' venne intaccata dalle varie mutilazioni territoriali dovute ai vari trattati. La rassegnazione del governo di Bucarest di fronte alle perdite territoriali, fece sì che l'opinione pubblica divenisse ostile verso Carlo II; inoltre la Guardia di Ferro trovò sempre più l'appoggio dell'opinione pubblica e sfruttò la debolezza del re per incrementare questo appoggio.

È largamente accettato tra gli storici, che Carlo abbia posto Ion Antonescu a capo del governo, oltre che per limitare la ormai ingombrante presenza della Camicie verdi della Guardia di Ferro, anche perché si pensava che la vittoria dell'Asse fosse questione di pochi mesi, e soprattutto tra i politici rumeni vi era l'insensato pensiero che se si fosse dato un contributo considerevole alla vittoria tedesca, una volta conclusa la guerra, si sarebbero potute reclamare le zone precedentemente perse a causa dei vari trattati. Quando però i sovietici avevano posto il fronte all'interno della stessa Romania, il figlio di Carlo II, Michele I di Romania, suo successore, optò per un cambio di schieramento eseguendo un colpo di stato del 23 agosto 1944 ai danni di Antonescu e firmando una resa incondizionata con l'URSS e schierandosi al fianco di essa e degli Alleati per il resto del conflitto. La ragione di questo ennesimo cambio di fronte, fu la volontà di riprendere il controllo della Transilvania (precedentemente ceduta all'Ungheria) e soprattutto la volontà di tornare ai confini pre-bellici.

La situazione prebellica[modifica | modifica wikitesto]

La situazione politica interna rumena, era, all'alba del secondo arbitrato di Vienna e del trattato di Craiova, enormemente compromessa nella sua stabilità. Le posizioni troppo accondiscendenti e rinunciatarie con le quali il governo di Bucarest aveva accettato le varie mutilazioni territoriali, (Dobrugia, Bessarabia, Transilvania) avevano provocato un diffuso malcontento verso il governo, e più in particolare verso Carlo II poiché i rumeni si erano visti intaccare, quella la Grande Romania. Questo continuo espandersi del malcontento, stava inevitabilmente spianando il terreno alla Guardia di Ferro che più volte lo stesso Carlo aveva tentato di reprimere. La situazione ora dopo ora si aggravava, e nonostante Carlo II fosse un convinto anglofilo, si vide costretto a correre ai ripari, nominando il 4 settembre 1940 Ion Antonescu primo ministro. Carlo II ebbe per qualche fugace attimo quindi l'impressione di aver risolto una crisi politica imminente. Questa impressione venne smentita appena due giorni dopo; infatti Antonescu si autoproclamò conducător (l'equivalente di Duce o Führer), e costrinse il re ad abdicare a favore del figlio Michele. Da questo momento, proprio come avveniva in Italia, il re assunse prettamente un ruolo di facciata, ma senza detenere alcun potere.

La politica di Antonescu, Guardia di Ferro e avvicinamento all'Asse[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stato Nazionale Legionario.

Vista l'impossibilità da parte di Antonescu di governare la Romania senza una forza politica a suo sostegno, e la volontà di legittimarsi davanti al popolo rumeno, il 15 settembre 1940 si alleò con la Guardia di Ferro offrendole dei posti nel nuovo governo. Con l'appoggio della Guardia di Ferro, Antonescu ottenne l'appoggio dalla maggior parte dei rumeni, ma non ebbe però il tempo di consolidare questo Stato Nazionale Legionario che si vide costretto a sopprimere la Guardia di Ferro, con il sostegno di tre divisioni corazzate tedesche, per evitare che fossero loro stesse a mettere in discussione il suo potere. Avendo così raggiunto una certa stabilità politica interna, la Romania nel giugno 1941 schierò le sue forze armate a fianco di quelle degli altri Paesi dell'Asse, partecipando all'Operazione Barbarossa contro l'Unione Sovietica. Antonescu non prese in modo immediato la decisione dell'entrata a fianco dell'Asse: egli fu più volte titubante riguardo a tale scelta, ma si risolse per aderire all'Asse poiché credeva che in caso di vittoria avrebbe poi potuto fare pressioni sui governi bulgaro e ungherese da una posizione paritaria, oltre a ritenere che avrebbe riottenuto il controllo su Bessarabia e Bucovina.

L'intervento e la disfatta finale[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio della guerra e per tutta la sua durata, l'esercito rumeno soffrì di gravi carenze e, nonostante fosse molto numeroso, non era bilanciato con un addestramento ed equipaggiamento adeguato. Nonostante tutto, come il resto dei contingenti dell'Asse nella prima parte di Barbarossa, l'esercito rumeno riuscì a penetrare in Bucovina e Bessarabia, tornando così ai confini prebellici, arrivando poi fino in Transnistria. A questo punto, però, Ion Antonescu e tutto l'alto comando rumeno decisero di proseguire con l'avanzata e con il grosso delle truppe continuarono a penetrare in profondità nel Caucaso venendo, con l'arrivare del gelo, sistematicamente annientati e rigettati indietro. Questa serie di fallimenti uniti alle enormi perdite rumene a Stalingrado, fecero vertiginosamente crollare il consenso di Antonescu. La vera disfatta si ebbe però con lo sfondamento delle linee rumene prima, e italiane poi, durante l'operazione Piccolo Saturno. Infatti il punto difeso dai rumeni era un centro nevralgico che, se intaccato, avrebbe minato l'intera stabilità del fronte, e poi avrebbe decretato la condanna delle truppe di Friedrich Paulus, e, con il crollo del settore, anche decretato l'insaccamento dell'intera ARMIR. L'esito della battaglia di Nikolaevka fu un successo tattico delle residue forze dell'Asse, che riuscirono a sottrarsi così all'accerchiamento e quindi all'annientamento completo.

L'invasione dell'Armata Rossa[modifica | modifica wikitesto]

Con il grosso delle proprie truppe spazzato via, con una sempre più accanita forza di coalizione di partiti dell'opposizione e con l'Armata Rossa alle porte della Romania. La popolarità del Conducător cadde nel baratro, proprio come nel caso dell'Italia, l'esercito rumeno perse sempre più consistenza non appena i sovietici penetrarono in territorio rumeno. Il colpo di grazia ad Antonescu fu però, l'offensiva Iași-Chișinău nella quale i resti dell'esercito rumeno vennero fatti a pezzi. Con un esercito ormai ridotto a pochi reparti decimati, il re Michele decise che era giunto il momento di intervenire, così attuò un colpo di stato il 23 agosto 1944 ai danni di Antonescu e firmò una resa incondizionata con Mosca schierandosi con essa contro i tedeschi. Con la deposizione del Conducător Antonescu, molti reparti andarono allo sbando e quelle poche truppe ancora in grado di operare iniziarono una serie di combattimenti fra loro. Così il nuovo obiettivo rumeno divenne la riconquista della Transilvania.

Effetti geo-politici[modifica | modifica wikitesto]

L'improvviso crollo del regime filo-tedesco guidato dal Conducător Ion Antonescu, e il successivo cambio di fronte di quello che rimaneva della Romania ancora libera furono un evento di inaudita importanza geo-politica: infatti, il crollo rumeno compromise la stabilità di tutto lo schieramento dell'Asse nei Balcani, poiché l'Armata Rossa (che continuava in un'avanzata senza sosta), avrebbe tranquillamente potuto tagliare fuori dallo schieramento le forze tedesche di stanza nel sud della Jugoslavia e nel resto dei Balcani meridionali. Con un pericolo del genere, quindi, i tedeschi furono costretti ad abbandonare un enorme quantità di territori. Oltre all'effetto prettamente strategico, vi era anche quello petrolifero: infatti, il Reich tedesco faceva in parte, se non esclusivamente, affidamento sulle ingenti risorse petrolifere rumene.

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