Esercito insurrezionale ucraino

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Esercito insurrezionale ucraino
OUN-r Flag 1941.svg
Bandiera dell'UPA
Attiva14 ottobre 1942-1954
IdeologiaNazionalismo ucraino
Affinità politicheOrganizzazione dei Nazionalisti Ucraini
Componenti
Componenti principaliOUN-r Flag 1941.svg Stepan Bandera
OUN-r Flag 1941.svg Roman Šuchevič
Attività
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L'Esercito insurrezionale ucraino, (in ucraino: Українська повстанська армія?, traslitterato: Ukrains'ka povstans'ka armija - UPA) fu un'organizzazione paramilitare ucraina nata il 14 ottobre 1942 nella Volinia.

Fu l'ala militare dell'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini, più precisamente della fazione facente riferimento a Stepan Bandera (OUN-B). Il principale obiettivo dell'UPA fu quello di raggiungere l'indipendenza dell'Ucraina. Dal 1943 al 1950 il suo capo è stato il generale Roman Šuchevič e il suo referente politico è stato Stepan Bandera. Politicamente nazionalista, riuniva in sé ex-componenti sia della Machnovščina, sia della Repubblica Popolare Ucraina, sia della Repubblica Nazionale dell'Ucraina Occidentale.[senza fonte] I colori della bandiera sono un rimando all’ideologia del Blut und Boden.[1]

Seconda guerra mondiale e dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della seconda guerra mondiale l'UPA raccolse l'eredità di quei gruppi paramilitari che all'inizio dell'Operazione Barbarossa accolsero come liberatori i tedeschi. Viste solo successivamente le vere finalità annessioniste di Hitler lottarono anche contro la Wehrmacht tedesca, e poi contro l'Armata Rossa e l'Armia Krajowa polacca. Nel 1943 questi gruppi liberarono dagli occupanti tedeschi la Volinia e si riunirono nell'UPA. Nel giugno 1943 il generale tedesco delle SS Erich von dem Bach-Zelewski, un esperto nella lotta contro la guerriglia, lanciò una "BB" (Bandenbekampfung) nel tentativo di distruggere l'UPA, con 10 battaglioni di truppe SS, 10.000 poliziotti tedeschi e polacchi e 2 reggimenti di truppe ungheresi, ma non vi riuscì.[2] Nel mese di agosto 1943 l'UPA contrattaccò a Košyrs'kyj Kamin, riuscendo a provocare grandi perdite e a catturare numerose armi e munizioni.[3]

In un'intervista di fronte alle autorità statunitensi nel 1948, il Comitato degli ex comandanti del Fronte orientale tedesco dichiarò che «Il movimento nazionalista ucraino ha formato il movimento di guerriglia più forte in Oriente, con la sola eccezione dei comunisti russi.»

Dopo l'arrivo delle truppe sovietiche nella zona, l'UPA continuò contro di esse la lotta per l'indipendenza dell'Ucraina. Nel 1944 l'Armata Rossa lanciò la sua prima offensiva contro l'UPA con 30.000 uomini, senza risultati. Per conseguire la pacificazione della zona, il potere sovietico inviò in Siberia dal 1946 al 1949, secondo le stime, 500.000 persone.[4] Nei primi mesi del 1944, i guerriglieri dell'UPA uccisero in un agguato il generale sovietico Nikolaj Vatutin, il famoso comandante della Battaglia di Kursk. Un famoso agente segreto sovietico, Nikolaj Ivanovič Kuznecov, che indossava un’uniforme tedesca per le sue missioni, morì in uno scontro a fuoco con l'UPA, che lo confuse per un tedesco. La lotta impari di UPA contro l'Unione Sovietica proseguì nel dopoguerra per anni, fino all'assassinio di Roman Šuchevič a Leopoli nel 1950. L'organizzazione infine, ormai incapace di creare e perseguire altri attacchi ed ogni sorta di ostilità, cessò di esistere nel 1954.

Nel 1944 la Volinia, dove c'era una forte minoranza polacca ed ebrea, era in parte controllata dai guerriglieri della polacca Armia Krajowa. L'UPA dopo aver sterminato, insieme ai tedeschi o con il loro consenso, la popolazione ebraica residente, nel 1943, volendo realizzare il piano della costituzione di una Grande Ucraina, rivolse la pulizia etnica contro i polacchi. Circa 100.000 polacchi furono massacrati, i rimanenti fuggirono. Rappresaglie dell'Armia Krajowa comportarono la morte di 5.000 - 15.000 ucraini.[5] Oggi l'Ucraina e la Polonia hanno fatto degli sforzi per conciliare gli ex-membri dell'Armia Krajowa e l'UPA, ma con poco successo. In Ucraina e Polonia sono stati restaurati i cimiteri con i resti delle reciproche parti.[6]

Tra i combattenti dell'esercito insurrezionale ucraino, c'era Vasyl Makukh, che era nato nel 1927 e nel 1968 si diede fuoco immolandosi in una via centrale di Kiev per dimostrare il suo totale rifiuto della dittatura sovietica.[7]

Dopo l'indipendenza dell'Ucraina[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'indipendenza l'Ucraina nel 1991 tentò di riabilitare la UPA considerandoli legittimi combattenti. I tentativi di realizzare per loro lo stesso trattamento pensionistico dei veterani di guerra dell'Armata Rossa trovò resistenza da parte di settori della popolazione di lingua russa. Un tentativo di condurre una sfilata comune a Kiev nel maggio 2005 per commemorare il 60º anniversario della fine della seconda guerra mondiale non è riuscito.

Il ruolo storico dell'UPA rimane una questione controversa per la società ucraina, anche se il suo ruolo per l'indipendenza nazionale è stato riconosciuto. Nel 2006 l'amministrazione della città di Leopoli ha annunciato il trasferimento delle tombe di Stepan Bandera, Andrij Mel'nyk, Evgenij Konovalec e altri leader dell'Organizzazione dei nazionalisti ucraini e dell'UPA in una nuova area del cimitero Lyčakivs'kyj, dedicata agli eroi della lotta per l'indipendenza nazionale. Il 13 ottobre del 2007 è stato inaugurato a Leopoli un nuovo monumento di bronzo a Stepan Bandera.

Il 12 ottobre 2007, Roman Šuchevič ha ricevuto il titolo postumo di Eroe d'Ucraina dal presidente Viktor Juščenko e il 14 ottobre dello stesso anno l'Ucraina ha celebrato il 65º anniversario dell'UPA con il rango di una festività nazionale.

Il 22 gennaio 2010 il presidente Viktor Juščenko ha proclamato il leader dell'Esercito insurrezionale ucraino, Stepan Bandera, Eroe dell'Ucraina.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Per Anders Rudling, Eugenics and racial anthropology in the Ukrainian radical nationalist tradition, in Science in Context, vol.1: Scientific Medicine and the Politics of Public Health: Minorities in Interwar Eastern Europe, n. 32, Cambridge University Press, 24 maggio 2019, pp. 67-91, DOI:10.1017/S0269889719000048, ISSN 1474-0664 (WC · ACNP). URL consultato il 18 maggio 2022.
  2. ^ Y. Krokhmaluk, UPA guerra in Ucraina. New York, 1973
  3. ^ Krokhmaluk, Y. UPA guerra in Ucraina
  4. ^ Subtelny, P. 489
  5. ^ Analisi: Ucraina, Polonia oltre Cercate di riconciliazione Grisly Storia, Jan Maksymiuk, RFE / RL, 12 maggio 2006
  6. ^ w Polsce nie można stawiać pomników UPA
  7. ^ enciclopedia ucraina

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