Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini

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Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini
Orhanizatsiya ukrayins'kykh nationalistiv (ОUN)
Організація українських націоналістів (ОУН)
Organization of Ukrainian Nationalists-M.svg
LeaderStepan Bandera
PresidenteYevhen Konovalets
SegretarioAndrij Melnikov
StatoUcraina Ucraina
Fondazione1929
IdeologiaFascismo
Antisemitismo
Sentimento anti polacco
Nazionalismo ucraino
Razzismo[3]
Anticomunismo
CollocazioneEstrema destra
Iscritti300.000[4] (1944)
Colori     Rosso
     Nero
Slogan(UK) Слава Україні! Героям слава!
(IT) Gloria all'Ucraina! Gloria agli eroi![1][2]
Sito webhttp://kmoun.info/ (UK)
OUN-M-03.svg
Bandiera del partito

L'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini, noto anche con l'acronimo OUN[5] (in ucraino: Організація українських націоналістів, ОУН?, traslitterato: Orhanizacija ukraïns'kych nacionalistiv) fu[senza fonte] un partito politico nazionalista e fascista fondato nel 1929 da esuli ucraini anticomunisti e anti-russi nella città di Vienna.

L'OUN emerse, dopo la sconfitta dell'Ucraina nella guerra polacco-ucraina, come un'unione tra l'Organizzazione militare ucraina, gruppi minori della destra radicale e nazionalisti e intellettuali ucraini di destra rappresentati da Dmytro Dontsov (il quale, dato lo status dell’OUN di gruppo terrorista clandestino, vi rifiuto ruoli di dirigenza e responsabilità [6]), Yevhen Konovalets, Mykola Stsyborsky e altre figure.[7][N 1]

Ideologia[modifica | modifica wikitesto]

L'ideologia dell'OUN presentava forti similitudini con il fascismo italiano e i suoi membri sostenevano programmi di allevamento selettivo per la creazione di una razza ucraina "pura".[3] Tantoché dall'aprile 1941 la frangia dell’OUN sostenitrice di Stepan Bandera iniziò a usare il saluto fascista e la bandiera rosso e nera i cui colori simbolizzavano il Blut und Boden.[8] L'organizzazione cercò di infiltrare i partiti politici legali, le università e altre strutture e istituzioni politiche.[7][9][10][N 2] La strategia dell'OUN per raggiungere l'indipendenza ucraina includeva la violenza e il terrorismo contro i nemici interni e stranieri percepiti, in particolare la Polonia, la Cecoslovacchia e l'Unione Sovietica, che controllavano il territorio abitato da Ucraini etnici.[7]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1940, l'OUN si spaccò in due parti. I membri più vecchi, più moderati, sostenevano Andriy Melnyk (OUN-M), mentre i membri più giovani e radicali sostenevano Stepan Bandera (OUN-B). L'OUN-B, con l'"Atto di restaurazione dello Stato ucraino", annuncia la creazione di uno Stato ucraino indipendente nel giugno 1941, mentre la regione era sotto il controllo della Germania nazista,[10] dichiarando di voler sostenere i piani espansionistici nazisti e giurando fedeltà ad Adolf Hitler.[11] In risposta, la dirigenza dell'OUN fu soppressa dalle autorità naziste, per poi essere successivamente rilasciata per permetterle di collaborare con le truppe occupanti naziste. Nell'ottobre 1942 l'OUN-B fondò l'Esercito insurrezionale ucraino (UPA).

Nel 1943 le unità militari dell'UPA portarono a termine pulizie etniche su larga scala contro le popolazioni polacche ed ebraiche.[10] Gli storici stimano che 60 000-100 000 civili polacchi furono massacrati in Volinia e Galizia orientale.[12][13][14]

Dopo la guerra, l'UPA combatté contro le forze di occupazione sovietiche e polacche. Durante l'operazione Vistola nel 1947, il governo polacco deportò 140.000 civili ucraini al fine di eliminare la base di sostegno per l'UPA.[15] Nella lotta le forze sovietiche uccisero in combattimento 20 000 membri dell'UPA e arrestarono o deportarono circa 337 000 persone, tra combattenti, le loro famiglie e i loro sostenitori.[10][N 3]

Durante la guerra fredda, l'OUN fu segretamente sostenuta dalle agenzie di spionaggio occidentali, compresa la CIA.[16]

Ci sono numerose organizzazioni politiche ucraine di estrema destra che asseriscono di essere eredi delle tradizioni politiche dell'OUN, comprese Svoboda, Pravyj Sektor, l'Assemblea Nazionale Ucraina e il Congresso dei Nazionalisti Ucraini.[10][N 4][17] Il ruolo dell'OUN rimane contestato nella storiografia, in quanto questi tardi eredi politici svilupparono una letteratura che negava l'eredità politica fascista dell'organizzazione e la collaborazione con la Germania nazista, mentre celebrava le Waffen - SS Galizien.[10][N 5][18] Alcuni studiosi sostengono che gli aspetti di estrema destra dei moderni discendenti dell'OUN sia enfatizzati dagli avversari politici per fini elettorali.[10]

Status di veterani[modifica | modifica wikitesto]

Bandiera dell'OUN-B e dell'Esercito insurrezionale ucraino

Demonizzati durante il periodo sovietico, solo a partire dal 1991, con la proclamazione dell'indipendenza dell'Ucraina, si riprese a parlare pubblicamente dei veterani dell'OUN. Durante l'amministrazione 2005-2009 di Viktor Juščenko, divenuto presidente a seguito dell'elezioni successive alla rivoluzione arancione, ci furono diversi tentativi di fornire agli ex combattenti nazionalisti ucraini lo status di veterano ufficiale, ma tutti fallirono.[19]

Nel 2014, l'accendersi del conflitto nel Donbass acutizzò l'interesse verso questi, ispirando anche la formazione di nuovi gruppi paramilitari ultranazionalisti come Pravyj Sektor.[19] Nel marzo 2019 gli ex combattenti dell'OUN e altri ex membri viventi di gruppi armati nazionalisti ucraini irregolari attivi durante la seconda guerra mondiale e il primo decennio dopo la guerra, hanno ricevuto ufficialmente lo status di veterani. Avrebbero quindi potuto ricevere i benefici per i veterani, inclusi trasporti pubblici gratuiti, servizi medici sovvenzionati, aiuti monetari annuali e sconti sui servizi pubblici, potendo godere degli stessi benefici sociali degli ex soldati ucraini dell'Armata Rossa dell'Unione Sovietica.[19]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Shekhovtsov scrive: «Nel 1926, Dontsov pubblicò il suo magnum opus, Nazionalismo, nel quale esponeva l'ideologia del nazionalismo ucraino (Dontsov 1926). Pur riferendosi frequentemente a opere di pensatori quali Friedrich Nietzsche, Georges Sorel e Charles Maurras, Dontsov nondimeno riuscì a creare una dottrina fascista indigena, nella quale il pensiero ultranazionalista rivoluzionario europeo fu introdotto nel contesto ucraino. In seguito alla pubblicazione di Nazionalismo, Dontsov si diede da fare per volgere ulteriormente le organizzazioni socio-politiche nazionaliste dell'Ucraina occidentale in una direzione fascista e tradusse personalmente la Dottrina del Fascismo di Mussolini in ucraino, oltre ad alcuni capitoli dal Mein Kampf di Adolf Hitler. Dontsov pubblicò anche numerosi opuscoli che presentavano biografie dei suddetti capi fascisti. Il bisogno di combinare funzioni politiche con attività sovversive e militari contro la Polonia, la Romania e la Cecoslovacchia (che occupavano i territori ucraini occidentali) ebbe come risultato l'integrazione dell'UVO e di gruppi minori della destra radicale nella illegale Orhanizatsiya ukrayins’kykh natsionalistiv (Organizzazione dei nazionalisti ucraini, OUN) nel 1929. Yevhen Konovalets divenne il principale leader dell'OUN, 'un movimento spirituale e politico nato dalla natura interiore della Nazione ucraina nel momento della sua intensa lotta per i fondamenti e gli obiettivi dell'esistenza creativa'. In termini di dottrina, l'OUN fu debitore delle opere di Dmytro Dontsov (che, tuttavia, non si unì mai all'organizzazione), nonché ad alcuni ideologi all'interno dell'OUN, in particolare Mykola Stsibors’kyi, Volodymyr Martynets e Yuliyan Vassyyan. Prendendo in considerazione il consenso emergente per gli "studi fascisti", che riflette la crescente accettazione accademica della generica interpretazione del fascismo come forma di ultranazionalismo rivoluzionario, l'ideologia dell'OUN può essere considerata fascista. Sebbene l'OUN prestasse molta attenzione al lato ideologico della sua lotta e si sforzasse di infiltrare i partiti politici legali, le università e le altre strutture, essa proseguiva le attività terroristiche, che erano precedentemente associate con l'UVO. Tra le uccisioni condotte dall'OUN vi furono gli assassini di Aleksei Mailov, l'addetto al consolato sovietico di Leopoli nel 1933, di Ivan Babii, ucciso per errore, il rispettato direttore del Ginnasio ucraino di Lepoli nel 1934, e del notorio Bronisław Pieracki, il Ministro dell'interno polacco nel 1934, un bigotto antiucraino dichiarato e un supremazista polacco.»[7]
  2. ^ Rudling scrive: «Fortemente orientata verso le potenze dell'asse, l'OUN era impegnata nella purezza etnica. Il fondatore dell'OUN Evhen Konovalets' (1891–1938) affermò che il suo movimento stava "muovendo guerra contro i matrimoni misti" con i Polacchi, i Russi e gli Ebrei, gli ultimi dei quali egli descriveva come “nemici della nostra rinascita nazionale" (Carynnyk, 2011, p. 315). Dopo che Konovalets' stesso fu assassinato dalla polizia segreta sovietica, nel 1938, il movimento si spaccò in due ali, i seguaci di Andrii Melnyk (1890–1964) e quelli di Stepan Bandera (1909–1959), noti rispettivamente come Melnykiti, OUN(m), e Banderiti, OUN(b). Entrambe le ali si impegnarono entusiasticamente nella nuova Europa fascista.»[10]
  3. ^ Rudling scrive: «Dopo la guerra, l'UPA continuò una lotta senza speranza contro le autorità sovietiche fino al 1953, nella quale esse uccisero 20.000 Ucraini. Le autorità uccisero 153.000 persone, ne arrestarono 134.000 e deportarono 203.000 membri dell'UPA, simpatizzanti e loro famiglie (Siemaszko, 2010, p. 93; Motyka, 2006, p. 649).»[10]
  4. ^ Rudling scrive: «Dopo il 1991, l'OUN affrontò considerevoli difficoltà a reinsediarsi nell'Ucraina indipendente. Essa si spaccò fra il Congresso dei Nazionalisti Ucraini (KUN) in Ucraina e l'OUN(b) emigrata, guidata da emigrati di seconda generazione in Germania e Australia. Oggi, non meno di quattro organizzazioni asseriscono di essere eredi di Stepan Bandera — il KUN e l'OUN(b) emigrata, il "Tryzub imeni Bandery" clandestino (“Trident”), e la VO Svoboda (Kuzio, 2011). Quest'ultima fu fondata inizialmente a Leopoli nel 1991 come Partito Social-Nazionale dell'Ucraina attraverso la fusione di un numero di organizzazioni ultranazionaliste e di confraternite studentesche. La sua ideologia era ispirata all'ideologia di Stets'ko delle "due rivoluzioni", una nazionale e una sociale. Come simbolo del partito, essa scelse un'immagine speculare del cosiddetto Wolfsangel, o uncino del lupo, che era usato da varie divisioni delle SS e, dopo la guerra, da organizzazioni neonaziste. Essa organizzò una guardia paramilitare e reclutò nei suoi ranghi teste rasate e teppisti del calcio. Il suo richiamo sugli elettori ucraini fu limitato.[10]
  5. ^ Rudling scrive: «Le fazioni dell'OUN erano in disaccordo sulla strategia e sull'ideologia ma condividevano un impegno nella fabbricazione di un passato storico basato sulla vittimizzazione e sull'eroismo. Gli emigrati svilupparono un'intera letteratura che negava il fascismo dellOUN, la sua collaborazione con la Germania nazista e la sua partecipazione alle atrocità, presentando invece l'organizzazione come composta di democratici e pluralisti che avevano salvato gli Ebrei durante l'Olocausto. La narrazione della diaspora era contraddittoria, combinando le celebrazioni delle presunta lotta resistenza antinazista dell'OUN-UPA con quelle delle Waffen - SS Galizien, una formazione collaborazionista ucraina fondata da Heinrich Himmler nel 1943 (Rudling, 2011a, 2011c, 2012a).»[10]

Bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Ivan Katchanovski, The Politics of World War II in Contemporary Ukraine, in Journal of Slavic Military Studies, vol. 27, n. 2, 2014, p. 214, DOI:10.1080/13518046.2013.844493.
    «The greeting ‘Slava Ukraini’ (Glory to Ukraine) and a fascist-style hand salute were modeled by the OUN on a basis of similar greetingsand salutes by other fascist and semi-fascist parties in Germany (the National Socialist German Workers Party led by Adolf Hitler), Italy (the National Fascist Party led by Benito Mussolini), and Croatia (Ustasha led by Ante Pavelic)»
  2. ^ (EN) New 'Glory to Ukraine' army chant invokes nationalist past, in Deutsche Welle.
  3. ^ a b (EN) Anthony Faiola, A ghost of World War II history haunts Ukraine’s standoff with Russia, in The Washington Post, 25 marzo 2014. URL consultato il 19 dicembre 2019.
  4. ^ (PL) Nie ma zgody na kłamstwo, su fok.waw.pl, Federacja Organizacji Kresowych (archiviato dall'url originale il 28 dicembre 2016).
    «Według danych oficjalnych, pod wpływem OUN pozostawało podczas wojny ok. 300 tys. Ukraińców»
  5. ^ Simone Attilio Bellezza, Il tridente e la svastica. L'occupazione nazista in Ucraina orientale, FrancoAngeli, p. 211, ISBN 9788856828153.
  6. ^ (EN) Trevor Erlacher, Ukrainian Nationalism in the Age of Extremes. An Intellectual Biography of Dmytro Dontsov, in Harvard Series in Ukrainian Studies, Cambridge, Harvard University Press, 2021, p. 233, ISBN 9780674250932. URL consultato il 13 maggio 2022.
  7. ^ a b c d Anton Shekhovtsov, The Creeping Resurgence of the Ukrainian Radical Right? The Case of the Freedom Party, in Europe-Asia Studies, vol. 63, n. 2, marzo 2011, pp. 207–210, DOI:10.1080/09668136.2011.547696. URL consultato il 13 febbraio 2014.
  8. ^ (EN) Per Anders Rudling, Eugenics and racial anthropology in the Ukrainian radical nationalist tradition (PDF), in Science in Context, vol.1: Scientific Medicine and the Politics of Public Health: Minorities in Interwar Eastern Europe, n. 32, Cambridge University Press, 24 maggio 2019, pp. 67-91, DOI:10.1017/S0269889719000048, ISSN 1474-0664 (WC · ACNP). URL consultato il 10 maggio 2022.
  9. ^ David Marples, HEROES AND VILLAINS, pp. 79,123.
  10. ^ a b c d e f g h i j k Per Anders Rudling, The Return of the Ukrainian Far Right: The Case of VO Svoboda, in Wodak e Richardson (a cura di), Analysing Fascist Discourse: European Fascism in Talk and Text, New York, Routledge, 2013, pp. 229–35. URL consultato il 13 febbraio 2014.
  11. ^ Державний архів Львівської області, su archivelviv.gov.ua. URL consultato il 19 dicembre 2016 (archiviato dall'url originale il 5 gennaio 2017).
  12. ^ Niall Ferguson, The War of the World, Penguin Press, New York, 2006, p. 455.
  13. ^ Grzegorz Motyka, W kręgu Łun w Bieszczadach, 2009, p. 13.
  14. ^ "The tragic massacre in Volyn remembered", The Economist, 15 luglio 2013.
  15. ^ "Poland's president expresses regret over 1947 Akcja Wisla", The Ukrainian Weekly, 28 aprile 2002.
  16. ^ Per Anders Rudling, The Return of the Ukrainian Far Right: The Case of VO Svoboda, in Wodak e Richardson (a cura di), Analysing Fascist Discourse: European Fascism in Talk and Text, New York, Routledge, 2013, pp. 229–35. URL consultato il 13 febbraio 2014.
    «Durante la Guerra fredda, lo spionaggio statunitense, tedesco occidentale e britannico utilizzarono varie fazioni dell'OUN nella guerra ideologica e in azioni segrete contro l'Unione Sovietica (Breitman e Goda, 2010, pp. 73– 98; Breitman, Goda, Naftali e Wolfe, 2005). Finanziati dalla CIA, che sponsorizzò l'immigrazione di Lebed negli Stati Uniti e lo protesse dal processo penale per crimini di guerra, gli attivisti dell'OUN(z) formarono il nucleo della Proloh Research and Publishing Association, un editore semiaccademico pro-nazionalista»
  17. ^ Andreas Umland e Anton Shekhovstsov, Ultraright Party Politics in Post-Soviet Ukraine and the Puzzle of the Electoral Marginalism of Ukraine Ultranationalists in 1994-2009., in Russian Politics and Law, vol. 51, n. 5, 2013, pp. 33–58, DOI:10.2753/rup1061-1940510502.
    «Nel 1990, uno dei più noti partiti nazionalisti —l'Assemblea Nazionale Ucraina (UNA), guidata da Dmytro Korchyns’kyi — fu fondato a Leopoli… Nella stessa Leopoli, l'UNA-UNSD divenne un fenomeno mediatico, anche grazie alla sua deliberata provocazione diretta contro le forze di sinistra e pro-russe e ai suoi frequenti scontri con la polizia. Ma l'UNA ebbe poco successo politico… Il secondo partito più noto di ultradestra a emergere all'inizio degli anni 1990 fu il Congresso dei Nazionalisti Ucraini (CUN)— un erede diretto dell'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (Bandera) (OUN-B), che Stepan Bandera guidò nel 1940 dopo una spaccatura nell'OUN originale. La continuità tra l'OUN-B e il CUN fu assicurata dal ritorno dall'emigrazione di Iaroslava Stets'ko, ex membro dell'OUN-B e vedova di Iaroslav Stets’ko, uno dei capi dell'OUN-B e dell'Esercito Insurrezionale Ucraino»
  18. ^ Per Anders Rudling, They Defended Ukraine: The 14 Waffen-Granadier-Division der SS (Galizische Nr. 1) Revisited, in Slavic Military Studies, vol. 25, 2013, p. 231. URL consultato il 13 febbraio 2014.
    «Mentre il successore di Yushchenko Viktor Yanukovych ha revocato lo status di eroe di Bandera e Shukhevych e ha in gran parte posto fine al culto di stato degli ultranazionalisti, in Ucraina Occidentale, l'apologetica per le Waffen-SS Galizien sta entrando nella visione più tradizionale. Il 28 aprile 2011, 68º anniversario della fondazione delle Waffen-SS Galizien, i neofascisti 'nazionalisti autonomi', insieme al partito di estrema destra Svoboda, che domina la giunta municipale di Leopoli, organizzarono una marcia attraverso la città. Guidati dall'ideologo di Svoboda Iurii Mykhal’chyshyn del consiglio municipale di Leopoli, i quasi 700 partecipanti (2.000 secondo gli organizzatori), portando bandiere con simboli neonazisti, marciarono lungo le strade di Leopoli, gridando slogan come 'Halychyna — divisione di eroi!', e ’Una sola razza, una sola nazione, una sola Patria! Svoboda, che domina il consiglio comunale di Leopoli, decorò,la città con cartelloni con il simbolo dell'unità, accompagnato dai testi 'il tesoro della nazione' e 'difesero l'Ucraina'.»»
  19. ^ a b c (EN) Illia Ponomarenko, Former WWII nationalist guerrillas granted veteran status in Ukraine, in Kyiv Post, 26 marzo 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Антонюк Ярослав Діяльність СБ ОУН на Волині. –Луцьк : «Волинська книга», 2007. – 176 с.
  • Антонюк Ярослав Діяльність СБ ОУН(б) на Волині таЗахідному Поліссі (1946 – 1951 рр.) : Монографія. – Луцьк:«Надстир'я-Ключі», 2013. – 228 с.
  • Andrew Wilson, The Ukrainians: Unexpected Nation, New Haven: Yale University Press, 2000, ISBN 0-300-08355-6.
  • Orest Subtelny, Ukraine: A History, Toronto: University of Toronto Press, 1988, ISBN 0-8020-5808-6.
  • Paul Robert Magocsi, Morality and Reality: the Life and Times of Andrei Sheptytskyi, Edmonton Alberta: Canadian Institute of Ukrainian Studies, University of Alberta, 1989, ISBN 0-920862-68-3.
  • Grzegorz Motyka, Służby bezpieczeństwa Polski i Czechosłowacji wobec Ukraińców (1945–1989), Instytut Pamięci Narodowej, Varsavia 2005, ISBN 83-89078-86-4.
  • Grzegorz Motyka, Tak było w Bieszczadach. Walki polsko-ukraińskie 1943–1948, Instytut Pamięci Narodowej, Varsavia 1998, ISBN 83-7233-065-4.
  • Wiktor Poliszczuk, Legal and political assessment of the OUN and UPA, Toronto, 1997, ISBN 0-9699444-4-6.
  • Władysław Siemaszko, Ewa Siemaszko "Ludobójstwo dokonane przez nacjonalistów ukraińskich na ludności polskiej Wołynia 1939–1945, by Kancelaria Prezydenta Rzeczpospolitej Polskiej, Varsavia 2000, tom I i II, 1433 pages, photos, queles, ISBN 83-87689-34-3.
  • Jonathan Levy, The Intermarium: Wilson, Madison, & East Central European Federalism, Dissertation.Com, 2007, ISBN 978-1-58112-369-2.
  • Michele Rallo, L'Ukraina e il suo fascismo. L'Organizzazione dei Nazionalisti Ukraini dalle origini alla guerra fredda, Ed. Settimo Sigillo, Roma 2016

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