Estonia nella seconda guerra mondiale

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Estonia nella seconda guerra mondiale
Tre delle fasi più salienti dal punto di vista storico-geografico per l'Estonia durante la seconda guerra mondiale. La prima occupazione sovietica dei paesi baltici (18 giugno 1940), la costituzione del Reichskommissariat Ostland (17 luglio 1941) e l'offensiva del Baltico dell'Armata Rossa da settembre a novembre 1944

Il ruolo dell'Estonia durante la seconda guerra mondiale è complesso da analizzare e ha subito varie fasi nel corso del conflitto. Prima dello scoppio della guerra, la Germania e l'Unione Sovietica avevano firmato il patto Molotov-Ribbentrop, relativo alla spartizione degli stati sovrani, tra cui l'Estonia, disciplinata in particolare nel protocollo aggiuntivo segreto dell'agosto 1939.[1][2]

La Repubblica d'Estonia proclamò la sua neutralità nella guerra ma, essendo rientrata nella sfera di influenza sovietica per via dell'accordo sopraccitato, fu tuttavia occupata dall'Unione Sovietica nel 1940, evento seguito da arresti politici di massa, deportazioni ed esecuzioni. Quando i tedeschi dichiararono guerra a Mosca avviando l'operazione Barbarossa nel 1941, i filo-indipendentisti fratelli della foresta per l'indipendenza sottrassero l'Estonia meridionale al controllo dell'NKVD e dell'8ª armata prima dell'arrivo della 18ª armata tedesca. Allo stesso tempo, i battaglioni di distruzione paramilitari sovietici effettuarono spedizioni punitive, tra cui saccheggi e uccisioni, basate sulla tattica della terra bruciata proclamata da Iosif Stalin. L'Estonia fu occupata dalla Germania e accorpata al Reichskommissariat Ostland.

Nel 1941, gli estoni furono arruolati nell'8º Corpo estone di fucilieri e nel 1941-1944 alla Wehrmacht, mentre alcuni tra coloro che riuscirono a sfuggire alle mobilitazioni si recarono in Finlandia e diedero vita al 200º reggimento di fanteria finlandese. Circa il 40% della flotta estone prebellica fu requisita dalle autorità britanniche e impiegata nei convogli atlantici. Circa 1 000 marinai estoni prestarono servizio nella marina mercantile britannica, di cui 200 in qualità di ufficiali. Un piccolo numero di estoni prestò invece servizio nella Royal Air Force, nell'esercito britannico e nell'esercito degli Stati Uniti.[3]

Da febbraio a settembre 1944, il distaccamento dell'esercito tedesco "Narwa" ritardò il piano di riconquista sovietico dell'Estonia. Dopo aver violato la difesa del II Corpo d'armata attraverso il fiume Emajõgi e sconfitto le truppe estoni indipendentiste, l'Armata Rossa rioccupò l'Estonia continentale nel settembre del 1944 e, dopo la guerra, l'Estonia ridivenne una repubblica sovietica dell'Unione nota come RSS Estone fino al 1991, anche se la Carta Atlantica affermava che non sarebbero stati previsti accordi territoriali.

Le perdite della seconda guerra mondiale in Estonia, stimate al 23,9% della popolazione (271 200 su 1 136 400),[4][5] risultarono tra le percentuali più alte in Europa. Sulla base dei rapporti, 81 000 vittime erano di etnia estone e nel dato risultano inclusi i morti nelle deportazioni sovietiche nel 1941, nelle esecuzioni sovietiche, nelle deportazioni tedesche e le vittime dell'Olocausto in Estonia.[4][5] Volendo invece circoscrivere il numero al solo triennio di occupazione tedesca (1941-1944), pur risultando abbastanza arduo tentare di ricostruire una cifra esatta, secondo lo storico Raun è possibile ritenere la morte di più di 100 000 estoni.[6]

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Repubblica di Estonia (1918-1940).

Prima della seconda guerra mondiale, la Repubblica d'Estonia e l'URSS avevano firmato e ratificato diversi trattati, qui elencati in ordine cronologico:

  • Patto Briand-Kellogg (27 agosto 1928): si ripudiava la guerra come strumento di risoluzione delle controversie (ratificato anche da Estonia e URSS il 24 luglio 1929)[7]
  • Trattato di non aggressione: stipulato il 4 maggio 1932.[8]
  • Convenzione per la definizione di aggressione: il 3 luglio 1933, per la prima volta nella storia del diritto internazionale, veniva fornita una definizione di aggressione in un trattato vincolante sottoscritto all'ambasciata sovietica a Londra dall'URSS e, tra i vari firmatari, dalla Repubblica d'Estonia.[9][10] L'articolo II definisce così le forme di aggressione: sarà riconosciuto come aggressore quello Stato che per primo commetterà una delle seguenti azioni (...):
    • Par. 2: invasione da parte delle forze armate del territorio di un altro Stato, anche senza previa dichiarazione di guerra.
    • Par. 4: istituzione di un blocco navale di coste o porti di un altro Stato.[11]
  • Dichiarazione di neutralità: Estonia, Lettonia e Lituania proclamarono congiuntamente a Riga la propria neutralità il 18 novembre 1938 alla conferenza dei ministri degli esteri baltici.[12] Ad essa seguì l'approvazione dei singoli parlamenti nazionali più tardi nel medesimo anno. L'Estonia emanò una legge che dichiarava la sua neutralità il 1º dicembre 1938, modellata sull'atto avente il medesimo scopo promulgato dalla Svezia il 29 maggio 1938.[13] Si trattò di una ripetizione di quanto già affermato quasi un ventennio prima, quando l'Estonia, da poco indipendente, aveva sottoscritto il trattato di Tartu nel 1920 con la RSFS Russa.
Divisioni pianificate ed effettivamente poste in essere dell'Europa orientale secondo il patto Molotov-Ribbentrop: sono riportati anche i successivi adeguamenti. I territori assegnati a Mosca sono in arancione
  • Patto Molotov-Ribbentrop: nella prima mattinata del 24 agosto 1939, l'Unione Sovietica e la Germania nazista firmarono un patto di non aggressione decennale, chiamato patto Molotov-Ribbentrop. Il patto conteneva un protocollo segreto, reso pubblico solo dopo la sconfitta della Germania nel 1945, secondo il quale gli stati dell'Europa settentrionale e orientale venivano divisi in due "sfere di influenza", una tedesca e una sovietica.[14] Per quanto riguardava la regione baltica e scandinava, la Finlandia, l'Estonia e la Lettonia furono assegnate alla sfera sovietica.[15] La Polonia avrebbe subito una più dettagliata partizione, poiché le aree ad est dei fiumi Naree, Vistola e San sarebbero spettate a Stalin, mentre Adolf Hitler avrebbe potuto collocarsi ad ovest di essi.[16] La Lituania, a ridosso della Prussia Orientale, sarebbe spettata ai tedeschi, salvo poi essere assegnata all'URSS a seguito dell'emanazione di un secondo protocollo segreto del settembre del 1939:[17] in cambio, i russi avrebbero ceduto due voivodati della Polonia.[16]

L'inizio della seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

L'incidente dell'Orzeł sulla prima pagina del quotidiano estone Uus Eesti

La seconda guerra mondiale scoppiò con l'invasione della Polonia, un importante alleato regionale dell'Estonia, da parte della Germania. Sebbene all'inizio della guerra esistesse un certo grado di coordinamento tra la Germania e l'Unione Sovietica,[18] quest'ultima comunicò a Berlino il suo attacco alla Polonia solo diciassette giorni più tardi dell'attacco tedesco,[19] dopo aver constatato la rapidità con cui collassò - in parte inaspettatamente - l'esercito polacco.[20]

Il 3 settembre 1939, Regno Unito, Francia, Australia e Nuova Zelanda dichiarano guerra alla Germania. Il 14 settembre il sottomarino polacco ORP Orzeł approdò a Tallinn, in Estonia e quattro giorni più tardi si verificò quello che sarebbe passato alla storia come incidente dell'Orzeł:[21] il mezzo navale battente bandiera biancorossa riuscì a fuggire dal porto di Tallinn dove era tenuto sotto la sorveglianza dell'esercito locale e giunse, dopo varie peripezie, in Regno Unito. Tale episodio fu strumentalizzato dall'Unione Sovietica e dalla Germania per accusare l'Estonia di esser venuta meno alla sua dichiarata neutralità.[22]

L'Armata Rossa fece il suo ingresso in Estonia nel 1939, dopo che il paese baltico fu costretto a firmare il trattato del 28 settembre

Il 24 settembre 1939, quando la conquista nazista e sovietica della Polonia appariva ormai definitiva e qualche giorno dopo l'incidente di Orzeł, la stampa e la radio di Mosca iniziarono una campagna propagandistica contro l'Estonia tacciandola di essere "ostile". Le navi da guerra della Voenno-morskoj flot apparvero al largo dei porti estoni e i bombardieri sovietici sorvolarono in maniera minacciosa Tallinn e la campagna circostante.[22] Mosca chiese all'Estonia di consentire all'URSS l'installazione di alcune basi militari, affinché potessero essere stanziate 25 000 uomini sul suolo estone per l'intera durata della guerra.[22] Il governo estone accettò l'ultimatum posto da Stalin firmando l'accordo corrispondente il 28 settembre 1939. I contenuti del patto, dalla durata decennale,[23] sono così riassumibili:

  • L'URSS otteneva il diritto di posizionare uomini dell'Armata Rossa in basi navali e aeroporti sulle isole strategiche situate a ridosso di Tallinn, del golfo di Finlandia e del golfo di Riga;
  • L'URSS era obbligata a intensificare gli scambi commerciali annui con l'Estonia e fornire canali d'emergenza nel caso in cui, minacciato il mar Baltico dalla guerra, sarebbe stato impossibile per gli estoni proseguire le relazioni economiche con il resto del continente. In quel caso, sarebbe stato possibile tessere rapporti con altre zone dell'URSS o insediamenti ad esempio situati sul mar Nero e sul Mar Bianco;
  • I due stati avevano l'obbligo di assistenza reciproca in caso di "aggressioni scatenate da qualsiasi grande potenza europea";
  • La sovranità dell'Estonia non veniva intaccata dal trattato. L'atto, si legge, "non deve influenzare" i "rapporti economici e l'apparato statale".[24]

Quando le truppe sovietiche raggiunsero l'Estonia, le pistole di entrambe le nazioni spararono a salve e le bande suonarono sia l'inno estone che l'Internazionale, l'inno dell'URSS all'epoca.[3]

Richieste simili vennero inoltrate alla Finlandia, alla Lettonia e Lituania. Il paese scandinavo si oppose rompendo le trattative a seguito di alcuni negoziati iniziali e la risposta militare sovietica non tardò ad arrivare, con la conseguenza che il 30 novembre iniziò la guerra d'inverno:[25] le ostilità cessarono solo nel marzo del 1940, quando fu firmato un trattato di pace, con condizioni abbastanza pesanti per la Finlandia, a Mosca. Poiché l'attacco venne giudicato come illegittimo, l'Unione Sovietica fu espulsa dalla Società delle Nazioni il 14 dicembre.[26]

Il primo di una lunga serie di spopolamenti in Estonia avvenne proprio nella tarda primavera del 1940,[22] periodo in cui tra 12 660 - e altri se ne aggiunsero di lì a breve - tedeschi del Baltico rimpatriarono in Germania.[3][27]

Occupazione sovietica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Occupazione sovietica dei paesi baltici (1940).
Schemi del blocco militare navale sovietico di Estonia e Lettonia nel 1940 (archivi navali statali russi)

Nell'estate del 1940 l'occupazione dell'Estonia fu portata avanti alla stregua di una regolare operazione militare, come dimostra il fatto che vennero predisposti 160 000 uomini, supportati da 600 carri armati.[28] 5 divisioni dell'aeronautica sovietica con 1 150 velivoli ricevettero l'ordine di bloccare l'intero spazio aereo baltico in Estonia, Lituania e Lettonia, mentre la flotta del Baltico si occupò di quello marittimo, mentre, stando a quanto riporta il direttore dell'Archivio di Stato russo del Dipartimento navale Pavel Petrov (C.Phil.) in relazione ai registri dell'archivio,[29] alla flotta del Baltico fu chiesto di predisporsi al fine di attuare un blocco militare completo dell'Estonia. All'NKVD fu comunicato di tenersi pronto ad accogliere 58 000 prigionieri di guerra.[3]

Il 3 giugno 1940, tutte le forze militari sovietiche già di stanza negli Stati baltici finirono sotto il comando di Aleksandr Loktionov.[30]

Il 9 giugno si consegnò a Semën Timošenko la direttiva 02622ss/ov, in virtù della quale il distretto militare di Leningrado dell'Armata Rossa di cui era responsabile doveva entro il 12 dello stesso mese essere pronte per:

  • Catturare le flotte commerciali estoni e lettoni e tutte le altre navi in circolazione;
  • Prepararsi per un'invasione e un'operazione di sbarco a Tallinn e Paldiski;
  • Impedire l'evacuazione dei governi, delle forze militari e delle risorse estoni e lettoni;
  • Fornire supporto navale per raggiungere poi via terra Rakvere;

Il 13 giugno alle 10:40 le forze sovietiche iniziarono a muoversi nelle posizioni prestabilite e furono pronte ad agire entro le ore 22 del 14 giugno: quattro sottomarini e un certo numero di unità leggere della marina furono posizionate nel mar Baltico, nel golfo di Riga e in quello di Finlandia per impedire agli stati baltici l'accesso al mare aperto;[32] un contingente navale suddiviso in tre divisioni di cacciatorpediniere fu posizionato ad ovest di Naissaar per supportare l'invasione; i quattro battaglioni della prima brigata di fucilieri di marina furono posizionati sulle navi da trasporto Sibir, 2ª Pjatiletka ed Elton per sbarcare presso l'isola di Naissaar e di Aegna; la nave da trasporto Dnestr e i cacciatorpediniere Storozevoi e Silnoi furono posizionati con truppe per assaltare la capitale Tallinn; il 50º battaglione salì sulle navi in attesa di colpire Kunda. Al blocco sovietico parteciparono 120 imbarcazioni, tra cui un incrociatore, 7 cacciatorpediniere e 17 sottomarini, insieme a 219 aerei tra cui l'8ª brigata aerea formata da 84 bombardieri DB-3 e Tupolev SB e la 10ª brigata con 62 velivoli.[32]

Il 14 giugno 1940 i sovietici emisero un ultimatum alla Lituania[33] e il blocco militare sovietico dell'Estonia entrò in azione mentre l'attenzione del mondo era focalizzata sulla conquista di Parigi ad opera della Germania nazista. Due bombardieri sovietici abbatterono l'aereo passeggeri finlandese "Kaleva" che volava da Tallinn a Helsinki trasportando tre buste diplomatiche delle ambasciate statunitensi a Tallinn, Riga ed Helsinki. L'impiegato del Servizio Esteri degli Stati Uniti Henry W. Antheil Jr. morì nell'incidente.[34] insieme ad altri 8 tra passeggeri tra cui due corrieri diplomatici francesi ed equipaggio; il motivo non fu mai chiarito ma tra le ipotesi ventilate ci fu la possibile presenza a bordo della valigetta diplomatica di Antheil dei futuri piani sovietici nella regione del baltico preparati dallo stato maggiore estone.[35]

Il 16 giugno 1940, l'Unione Sovietica invase l'Estonia:[33] l'Armata Rossa uscì dalle basi militari in cui era confinata e fece compagnia ai circa 90 000 soldati sovietici aggiuntivi entrati nel paese. Vjačeslav Molotov aveva accusato gli stati baltici di cospirazione contro l'Unione Sovietica e consegnato un ultimatum in Estonia per l'istituzione di un governo approvato dai sovietici.[36] Ai sensi del patto Briand-Kellogg, il governo estone preferì di non ricorrere alla guerra come mezzo di risoluzione, valutata realisticamente la soverchiante superiorità numerica dei sovietici sia ai confini che all'interno del paese: si preferì dunque non resistere ed evitare spargimenti di sangue.[22]

Il Kaleva e il suo equipaggio prima dell'incidente

Il 17 giugno, il giorno in cui la Francia si arrese alla Germania, l'Estonia accettò l'ultimatum e la sovranità dell'Estonia cessò de facto di esistere.[37] L'occupazione militare della repubblica estone fu completata entro il 21 giugno 1940 e resa "ufficiale" da un colpo di stato comunista diretto dalle truppe sovietiche.[38]

Gran parte delle Forze di difesa estoni e della Lega di difesa estone si arresero di concerto con le disposizioni del governo estone e furono disarmate dall'Armata Rossa.[39][40] Solo il battaglione indipendente estone di stanza a Tallinn in via Raua fece resistenza ai danni della milizia comunista dell'Armata Rossa e di "Autodifesa popolare",[41] combattendo contro le truppe invasori il 21 giugno 1940.[42] Quando l'Armata Rossa dispiegò rinforzi aggiuntivi supportati da sei mezzi corazzati, la schermaglia proseguì per diverse ore fino al tramonto. Alla fine la resistenza militare fu piegata ricorrendo a negoziati e il battaglione indipendente si consegnò e fu disarmato.[43] Diversi furono i feriti di entrambi gli schieramenti: morirono circa dieci russi e due militari estoni di cui si conosce il nome, Aleksei Männikus e Johannes Mandre.[44] I sovietici che presero parte agli scontri erano guidati dall'ex pugile due volte medaglia d'argento Nikolai Stepulov.[45] Lo stesso giorno, il 21 giugno 1940, la bandiera dell'Estonia fu sostituita con una bandiera rossa su Ermanno il Lungo (Pikk Hermann), la quale simboleggiava l'operatività del governo indipendente dal 1918 simbolo del governo in vigore in Estonia.[46]

Il 14-15 luglio, a seguito di decreti emanati in maniera contraria alle leggi locali, si tennero le elezioni parlamentari in tutti e tre i paesi baltici: a concorrere furono autorizzati solo i comunisti e i partiti alleati[47][48] e i risultati furono palesemente truccati.[49] Il servizio stampa sovietico li rilasciò infatti ancor prima che le votazioni si concludessero, come dimostra un giornale di Londra stampato 24 ore prima della chiusura dei seggi.[46][50] Furono istituiti tribunali per punire i "nemici del popolo", coloro che non avevano rispettato il "dovere politico" di votare il Partito Comunista dell'Estonia.[51] Il "parlamento" così eletto proclamò l'Estonia una repubblica socialista il 21 luglio 1940 e chiese all'Unione Sovietica di essere annessa a quest'ultima.[51] L'Unione Sovietica "accettò" la proposta dell'Estonia il 6 agosto e la ribattezzò come Repubblica Socialista Sovietica Estone.[52][37] L'occupazione e l'annessione dell'Estonia nel 1940 all'Unione Sovietica furono considerate ilegittime e non furono mai ufficialmente riconosciute dalla Gran Bretagna, dagli Stati Uniti e da altre democrazie occidentali.[51] L'annessione comportò l'abrogazione di numerosi trattati precedenti stipulati dall'Unione Sovietica e dal suo predecessore, la Russia bolscevica, oltre all'adozione di politiche quali la collettivizzazione, la soppressione delle grandi banche e l'abolizione della proprietà privata.[51][37]

Terrore sovietico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Deportazioni sovietiche dall'Estonia.
Persone uccise dalle autorità sovietiche a Kuressaare nel 1941

Una volta assunto il controllo dell'Estonia, le autorità sovietiche agirono rapidamente per eliminare qualsiasi potenziale oppositore. Durante il primo anno di occupazione (1940-1941) oltre 8 000 persone[53] (curiosamente più o meno lo stesso numero di coloro che riuscirono a lasciare il paese in quel biennio dirigendosi verso Occidente),[54] compresa la maggior parte degli esponenti politici e ufficiali militari più influenti del paese, vennero arrestate, talvolta senza nemmeno venir indicato il motivo della reclusione:[55] circa 2 200[37] tra questi ultimi furono giustiziati in Estonia, mentre gli altri furono trasferiti in campi di prigionia in Russia, da cui in pochissimi tornarono vivi. Il 19 luglio 1940, il comandante in capo dell'esercito estone Johan Laidoner fu catturato dall'NKVD e deportato insieme a sua moglie nella città di Penza.[56] Laidoner morì nel campo di prigionia di Vladimir, in Russia, il 13 marzo 1953.[56] Il presidente dell'Estonia, Konstantin Päts, venne arrestato e deportato dai sovietici a Ufa il 30 luglio, dove si spense qualche decennio dopo in un ospedale psichiatrico di Kalinin (oggi Tver'), nel 1956.[57] In tutto circa 800 ufficiali estoni furono arrestati, di cui quasi la metà fu giustiziata, tenuta prigioniera o morta di inedia nei campi di prigionia.[51]

Le deportazioni di massa costituirono uno dei pilastri della gestione sovietica per prevenire rivolte.[51] Nella primavera del 1941 furono emanate le istruzioni di Serov, intitolate "[disposizioni riguardo] alla procedura di esecuzione delle deportazioni di elementi antisovietici da Lituania, Lettonia ed Estonia", che prevedevano una procedura di espulsione degli elementi "antisovietici" presunti e accertati.[58] L'atto divenne vigente il 14 giugno 1941, quando la deportazione di massa di giugno ebbe luogo simultaneamente in tutti e tre i paesi baltici;[58] quasi 10 000 estoni[59] furono deportati nel giro di un paio di giorni.[nota 1][60] La coscrizione forzata nell'Armata Rossa iniziò poco prima dell'invasione tedesca dell'Unione Sovietica il 22 giugno 1941, ma i locali furono presto ritenuti inaffidabili e assegnati alla forza lavoro. Dei 33 000 estoni reclutati,[61] molti morirono a causa delle precarie condizioni di vita dovute a malattie, fame e freddo.[62]

Quando l'Estonia fu proclamata Repubblica Sovietica, gli equipaggi di 42 navi estoni in acque straniere si rifiutarono di tornare in patria (circa il 40% della flotta estone prima della guerra). Queste imbarcazioni furono requisite dagli inglesi e adoperate nei convogli atlantici. Durante la guerra, circa 1 000 marinai estoni prestarono servizio nella marina mercantile britannica, di cui 200 come ufficiali. Un piccolo gruppo di estoni - complessivamente non più di 200 - prestò servizio nella Royal Air Force, nell'esercito britannico e nell'esercito americano.[3]

Fonti storiografiche sovietiche[modifica | modifica wikitesto]

Fino alla rivalutazione della storia sovietica in URSS, iniziata durante la perestrojka, ovvero prima che l'URSS avesse denunciato pubblicamente il protocollo segreto del 1939 del patto Molotov-Ribbentrop che aveva consentito di insediarsi nei tre paesi baltici e nella Polonia,[63] gli eventi nel 1939 nelle fonti sovietiche erano riportati come seguono: in una precedente provincia dell'Impero russo, il Governatorato dell'Estonia (in russo: Эстляндская губерния, trasl. Estlyandskaya guberniya), il potere sovietico fu istituito alla fine di ottobre 1917. La Repubblica sovietica estone venne proclamata a Narva il 29 novembre 1918, ma venne meno a causa dei controrivoluzionari e del movimento dei bianchi nel 1919. Nel giugno 1940 il potere sovietico fu ripristinato in Estonia in concomitanza col rovesciamento da parte dei della dittatura fascista nel paese.[64][65][66]

"Lo spirito del grande Lenin e il suo vessillo vittorioso ci ispirano nella grande guerra patriottica" (Stalin)

L'esecutivo dell'Unione Sovietica ha suggerito al governo dell'Estonia di concludere un trattato di mutua assistenza tra i due paesi. La pressione dei lavoratori estoni ha intimato il governo estone ad accettare questo suggerimento. Il 28 settembre 1939 fu firmato il patto di mutua assistenza,[24] il quale consentiva all'URSS di stazionare un numero limitato di unità dell'Armata Rossa in Estonia. Le difficoltà economiche, l'insoddisfazione delle politiche del governo estone "che avevano sabotato l'adempimento del patto e corrotto il governo estone" e l'orientamento politico filo-nazista hanno innescato una rivoluzione il 16 giugno 1940. Una nota del governo sovietico al governo estone suggeriva che ci si attenesse rigorosamente al patto di mutua assistenza e, al fine di garantire l'adempimento dell'accordo, nuove unità militari sono giunte in Estonia, accolte favorevolmente dai lavoratori estoni che chiedevano le dimissioni del governo estone. Il 21 giugno, sotto la guida del Partito comunista estone, si sono tenute manifestazioni politiche a opera della classe operaia a Tallinn, a Tartu, a Narva e in altre città, causando nello stesso giorno il rovesciamento dei fascisti al potere e la formazione del governo popolare guidato da Johannes Vares. Il 14-15 luglio 1940 si sono svolte le elezioni per il Riigikogu del parlamento estone. L'"Unione dei lavoratori", creata su iniziativa del Partito comunista estone, ha vinto con il 92,8% dei voti e un'affluenza pari all'84,1%.[67][68] Il 21 luglio 1940 l'Assemblea di Stato ha presentato la dichiarazione in cui si chiedeva il ripristino del potere sovietico in Estonia ed è stata subito dopo proclamata la nascita della Repubblica socialista sovietica estone. Il 22 luglio è stato redatto un atto nel quale l'Estonia domandava di aderire all'URSS e il Soviet Supremo ha analizzato la proposta per poi approvarla il 6 agosto 1940.[69] Il 23 luglio l'Assemblea di Stato ha statuito l'abolizione della proprietà privata e la nazionalizzazione delle banche e dell'industria pesante. Il 25 agosto l'Assemblea di Stato ha adottato la Costituzione della RSS Estone, ha proceduto a rinominarli in Soviet Supremo della RSS Estone e ha approvato la nomina del Consiglio dei commissari del popolo della RSS Estone.

Offensiva tedesca (1941)[modifica | modifica wikitesto]

Coltre di fumo sull'incrociatore sovietico Kirov durante l'evacuazione di Tallinn nell'agosto 1941

Il 22 giugno 1941, la Germania sferrò il suo attacco ai danni dell'Unione Sovietica. Il 3 luglio Iosif Stalin rese pubblica la sua dichiarazione alla radio in cui chiedeva di adoperare la tattica della terra bruciata nel corso della ritirata.[70][71] Poiché le aree più settentrionali degli Stati baltici furono le ultime ad essere raggiunte dai tedeschi, fu lì che i battaglioni sovietici fecero sentire maggiormente l'effetto della politica precedentemente adottata. I fratelli della foresta estoni, composti approssimativamente[55] da 12 000 ribelli,[72][73] si unirono agli scontri supportando spontaneamente i tedeschi[74] e inflissero svariate perdite ai soldati sovietici ancora rimanenti e fecero diversi prigionieri.[75] La lotta contro i fratelli della foresta e l'attuazione della tattica della terra bruciata furono accompagnate da atti di violenza contro la popolazione civile, trattata alla stregua di simpatizzanti o collaboratori degli insorti e perciò verificandosi la distruzione di svariate fattorie, edifici pubblici e alcuni piccoli quartieri nelle città.[76][77] Migliaia di persone, di cui molte donne e bambini, furono uccise (si pensi, tra gli esempi più eclatanti, alla battaglia di Kautla) e talvolta bruciate vive.[77] Il numero delle vittime causato dai battaglioni di distruzione è incerto, ma coinvolse quasi esclusivamente partigiani o civili disarmati.

Il generale tedesco Georg von Küchler a Tallinn nell'agosto 1941

Dopo che la 18ª armata tedesca attraversò il confine meridionale estone il 7-9 luglio, i fratelli della foresta si organizzarono in unità più grandi e furono in grado di prevalere sull'8ª unità dell'esercito sovietico e dei battaglioni di distruzione ad Antsla il 5 luglio 1941.[78] Il giorno seguente, avvenne un'offensiva più ampia a Vastseliina, dove i partigiani impedirono la distruzione sovietica della città e fecero prigionieri i comandanti del battaglione di sterminio e gli amministratori comunisti locali. Due giorni più tardi, il 7 luglio, gli estoni issarono la bandiera estone a Vasteliina. Võru fu liberata poco più tardi e quando giunse la 18ª armata, le bandiere blu-nere-bianche già sventolavano, poiché i fratelli della foresta si erano riuniti in un'entità di dimensioni maggiori chiamata Omakaitse.[79][80] Formata da 9 175 uomini e donne nel luglio del 1941, in un mese salì a 14 730 membri, di cui però solo poco più di un terzo erano armati.[79]

La battaglia di Tartu durò due settimane e al termine gran parte della città era stata distrutta.[80] Sotto la guida di Friedrich Kurg, i fratelli della foresta riuscirono a scacciare i sovietici dietro la linea dei fiumi Pärnu-Emajõgi il 12 luglio,[81] dopo che già il 10 luglio avevano assicurato il controllo a sud di Tartu.[82][83] Nel mentre dei combattimenti, i sovietici avevano assassinato i cittadini detenuti nella prigione di Tartu, uccidendo 192 persone prima che gli estoni riuscissero a prevalere.[84]

La 18ª armata riprese la sua avanzata in Estonia avvalendosi della collaborazione con i fratelli della foresta. Alla fine, questi espugnarono Narva il 17 agosto[80] e qualche giorno dopo, Tallinn poteva dirsi circondata: la capitale divenne ambitissima quando si scoprì che nel porto locale si trovava ancora il grosso della Flotta del Baltico. Il 19 agosto iniziò l'assalto tedesco finale a Tallinn, terminato il 28 agosto con il ritiro dei sovietici[80] e con la sostituzione della bandiera rossa su Ermanno il Lungo (Pikk Hermann) con la bandiera dell'Estonia.[85] L'evacuazione sovietica di Tallinn causò gravi perdite. Dopo che i sovietici furono cacciati dall'Estonia, le truppe tedesche disarmarono tutti i gruppi dei fratelli della foresta[85][86] e rimossero la bandiera estone con quella nazista.[85]

Il 9 settembre, unità tedesche ed estoni lanciarono l'operazione Beowulf per allontanare le forze sovietiche dall'arcipelago Moonsund:[87] per farlo, si decise di eseguire una serie di attacchi diversivi per confondere i difensori e il successo della Wehrmacht divenne definitivo entro il 21 ottobre, giorno in cui cadde l'ultima isola ancora in mano sovietica.[80]

Danni economici e infrastrutturali[modifica | modifica wikitesto]

Vittime dell'NKVD a Tartu nel luglio del 1941

2 199 persone morirono per mano delle agenzie di sicurezza dello stato sovietico, dei battaglioni di distruzione, dell'Armata Rossa e della Flotta del Baltico, tra cui 264 donne,[88] 82 minori e 3 neonati.[89] Subirono gravi danni la società cooperativa di vendita all'ingrosso estone, la compagnia di carne destinata all'esportazione e l'associazione centrale delle cooperative dei caseifici.[90] Il settore primario, già compromesso per via delle deportazioni sovietiche che avevano sottratto manodopera,[91] fu ulteriormente danneggiato per via della distruzione di 247 fattorie nell'estate del 1941:[90] nel 1943 i suoli coltivati erano diminuiti del 40% rispetto a 24 mesi prima.[92] I dati zootecnici del 1939 differivano dal 1942 nei seguenti valori: vi erano 30 600 (11%) meno cavalli, 239 800 (43%) meno bovini da latte, 223 600 (50%) meno maiali, 320 000 (67%) meno ovini e 470 000 (27,5%) meno polli.[92] Solo il 12% delle terre confiscate dai sovietici tornò in mano ai precedenti proprietari prima del giugno 1944.[93] Diverse apparecchiature tecnologiche furono portate in patria dai sovietici o distrutte, così come avvenne per le materie prime, i materiali semilavorati e i prodotti finiti. Non mancò nemmeno lo smantellamento dell'industria dello scisto bituminoso,[94] ma a soffrire maggiormente fu il settore tessile. In alcuni rari casi i tedeschi furono in grado di riutilizzare le risorse lasciate indietro dai sovietici funzionali a proseguire il conflitto.[92]

Gli incendi del 12 e 13 luglio coinvolsero, tra i numerosi edifici, anche il quartier generale della Lega di Difesa Estone, il campus della facoltà di veterinaria e di agricoltura dell'università di Tartu e altri edifici universitari. Nelle biblioteche pubbliche e nelle 135 private più importanti - tra cui quelle di Aino e Gustav Suits, poeta estone, e Aurora e Johannes Semper, scrittore e politico - rase al suolo arsero circa 465 000 libri, molti materiali d'archivio e 2 500 opere artistiche.[95]

Occupazione tedesca[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Occupazione tedesca dell'Estonia (1941-1944).

La maggior parte degli estoni accolse con calore i tedeschi, confidando nel ripristino dell'indipendenza.[51] Nell'Estonia meridionale furono istituite le amministrazioni per l'indipendenza, guidate da Jüri Uluots, e un consiglio di coordinamento fu istituito a Tartu non appena i sovietici si ritirarono e prima dell'arrivo delle truppe tedesche:[nota 2] la città era stata poco prima liberata dai fratelli della foresta.[nota 3] Nonostante la cooperazione, i tedeschi avevano altri piani per i paesi baltici e per l'Europa orientale: tale politica si rivelò un grosso errore, poiché sollecitò diversi cittadini a costituirsi in movimenti anti-nazisti, soprattutto a sud, nelle odierne Bielorussia e Ucraina.[51] Per attuare il Generalplan Ost,[96] i tedeschi sciolsero il governo provvisorio e l'Estonia divenne parte del Reichskommissariat Ostland: rimasero comunque aperte università, scuole e amministrazioni locali.[97] Venne istituita una sicherheitspolizei per la sicurezza nazionale guidata da Ain-Ervin Mere,[96] poi rimosso dall'incarico perché ritenuto potenzialmente nocivo per gli interessi tedeschi;[96] una delle prime operazioni messe in atto riguardò l'eliminazione dei simpatizzanti comunisti.[52]

Il Generalplan Ost in una cartina europea con i confini precedenti alla seconda guerra mondiale

Nell'aprile 1941, alla vigilia dell'invasione tedesca, Alfred Rosenberg, ministro del Reich per i territori occupati dell'Est, un tedesco baltico nato e cresciuto a Tallinn, espose i suoi piani per l'Oriente al fine di assimilare gli estoni:[98]

  • Germanizzazione (Eindeutschung) degli elementi "razzialmente idonei".
  • Colonizzazione da parte dei germanici.
  • Esilio e deportazione di elementi indesiderati.

Rosenberg pensava che gli "estoni fossero i più germanici tra le etnie che vivevano nell'area baltica, essendo già germanizzate al 50% per via dell'influenza danese, svedese e tedesca". Gli estoni non adatti dovevano essere trasferiti in una regione che Rosenberg chiamava "Peipusland" per fare spazio ai coloni tedeschi.[98] Il piano prevedeva l'allontanamento, lo sfruttamento della manodopera o la morte per inedia del 50% degli estoni[99] e l'eliminazione di tutti gli ebrei.[96]

L'entusiasmo iniziale che accompagnò la liberazione dall'occupazione sovietica scemò rapidamente, comportando un più arduo sforzo per i tedeschi che tentavano di reclutare volontari. Quando iniziarono ad essere gettate le basi del Generalplan Ost nel 1942, circa 3400 abitanti fuggirono in Finlandia per combattere nell'esercito finlandese, anziché unirsi ai nazisti, evento che portò alla costituzione del 200º reggimento di fanteria finlandese - composto appunto da volontari estoni - denominato in estone: soomepoisid, "ragazzi della Finlandia".[100][101] L'unità combatté l'Armata Rossa sul fronte careliano.[102] Nel giugno 1942 gli esponenti politici dell'Estonia sopravvissuti alla repressione sovietica tennero una riunione segreta in cui si discusse delle potenze occupanti dell'Estonia, della possibilità di formare un governo nazionale clandestino e delle opzioni disponibili per preservare la continuità della repubblica.[103] Il 6 gennaio 1943 avvenne un incontro presso la delegazione estone che si trovava a Stoccolma, in Svezia. Fu deciso che, al fine di preservare la continuità giuridica della Repubblica d'Estonia, l'ultimo primo ministro eletto secondo le procedure costituzionali nazionali, Jüri Uluots, doveva continuare ad esercitare le sue funzioni in carica di primo ministro.[103][104] Quando la vittoria degli Alleati sulla Germania che divenne certa nel 1944, l'unica opzione per gli estoni di salvare l'indipendenza della propria nazione era di evitare una nuova invasione sovietica fino alla resa della Germania. Con l'appello ad unirsi ai tedeschi di Uluots, questi sperava di ripristinare l'esercito estone e l'indipendenza del paese.[nota 4]

Olocausto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia degli ebrei in Estonia e Olocausto in Estonia.

I primi riferimenti agli ebrei in Estonia risalgono al XIV secolo.[105] L'insediamento ebraico più stabile in Estonia iniziò nel XIX secolo, quando nel 1865 Alessandro II di Russia garantì il diritto di stabilirsi nella regione a chi possedesse un titolo universitario.[106] Nel 1867 vi erano 657 ebrei in Estonia, saliti a 5 500 poco prima della grande guerra.[107] Meno del 10% viveva fuori città.[107]

Lapide commemorativa dell'Olocausto presso il sito del campo di concentramento di Klooga, aperto il 24 luglio 2005

La creazione della Repubblica d'Estonia nel 1918 segnò l'inizio di una nuova era per gli ebrei.[108] Circa 200 semiti parteciparono ai combattimenti nelle guerre d'indipendenza e 70 di essi erano volontari. Sin dai primi giorni della sua esistenza come stato, l'Estonia mostrò tolleranza nei confronti di tutti i popoli che vivevano sul suolo nazionale. Il 12 febbraio 1925 il governo estone approvò una legge relativa all'autonomia culturale delle minoranze.[107][109] Nel giugno 1926 fu eletto il Consiglio culturale ebraico e fu dichiarata l'autonomia culturale ebraica.[108] Il provvedimento suscitò grande approvazione, come dimostra una lettera di ringraziamento inviata dalla comunità ebraica al governo.[108][110]

Al tempo dell'occupazione sovietica nel 1940, si contavano circa 4 000 ebrei estoni: nello stesso anno, l'autonomia culturale ebraica fu immediatamente abolita e le istituzioni culturali ebraiche chiuse.[108] Molti ebrei furono deportati in Siberia assieme ad altri estoni dai sovietici e si stima ne fossero 500.[111][112][113] Tra i 2 000 e i 2 500 riuscirono a lasciare il paese durante questo periodo[113][114] e dei circa 4 300 ebrei in Estonia prima della guerra, più di 1 000 furono arrestati dai nazisti.[108][115] Si stima che 10 000 ebrei furono uccisi in Estonia dopo essere stati deportati in campi lì presenti da altre parti dell'Europa orientale.[116] Le persecuzioni non risparmiarono nemmeno gli estoni di etnia russa.[117] A differenza degli altri due paesi baltici, la percentuale di popolazione di origine ebraica era di netto più bassa e le manovre di sterminio furono più celeri. L'Estonia fu infatti presto dichiarata Judenfrei, priva di ebrei.[118][119][120]

Furono sette gli estoni a essere accusati da un tribunale per crimini contro l'umanità: Ralf Gerrets, Ain-Ervin Mere, Jaan Viik, Juhan Jüriste, Karl Linnas, Aleksander Laak e Ervin Viks.[121] Dopo il ripristino dell'indipendenza estone, è stata istituita la commissione internazionale estone per i crimini contro l'umanità:[122] inoltre, il governo estone dispose la costruzione di svariate lapidi commemorative, in particolare in occasione del 60º anniversario delle esecuzioni di massa condotte nei campi di Lagedi, Vaivara e Klooga nel settembre 1944.[123]

Nel maggio 2005, il primo ministro estone Andrus Ansip ha tenuto il seguente discorso durante la sua visita a Klooga:

«Sebbene questi assassini debbano rispondere per i loro atti come individui, il governo estone continua a fare tutto il possibile per rendere pubblici questi crimini. Mi scuso per il fatto che i cittadini estoni possano essere indicati tra coloro che hanno partecipato all'omicidio di persone o assistito alla perpetrazione di questi crimini.[124]»

All'Estonia (come per Austria, Lituania, Norvegia, Romania, Svezia, Siria e Ucraina) è stato assegnato il grado di Categoria F, ovvero "Fallimento totale" ("paesi, che in linea di principio rifiutano di indagare, per non parlare di perseguire, sospetti criminali di guerra nazisti") Rapporto del 2006 sullo stato delle indagini e delle azioni giudiziarie contro i criminali di guerra nazisti dal Centro Simon Wiesenthal.[125][126]

Unità militari estoni nel 1941-1943[modifica | modifica wikitesto]

Jüri Uluots

Unità estoni nelle forze tedesche[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1941, fu annunciato in Germania che ulteriori unità di supporto al combattimento, le unità Waffen-SS, sarebbero state create per includere cittadini stranieri non tedeschi. L'obiettivo era acquisire forza lavoro aggiuntiva dalle nazioni occupate. Alcune di queste legioni straniere comprendevano volontari provenienti da Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Norvegia e Paesi Bassi.[nota 5][127] Fino al marzo del 1942 gli estoni reclutati dai tedeschi aiutarono principalmente nella retroguardia dell'Heeresgruppe Nord.[128] Il 28 agosto 1942 l'amministrazione tedesca annunciò l'inglobamento della cosiddetta "Legione estone" all'interno delle Waffen-SS:[129] a capo di essa fu nominato l'Oberführer Franz Augsberger. Fino alla fine del 1942 circa 900 uomini si offrirono volontari nel campo di addestramento,[129] spesso per vendicarsi delle politiche repressive sovietiche.[130] Al battaglione Narwa, formato dai primi 800 uomini della legione e pronto a combattere dopo essersi addestrato presso Dębica (Heidelager), fu ordinato nell'aprile del 1943 di unirsi alla divisione Wiking in Ucraina,[131] al fine di sostituire il battaglione volontario finlandese, richiamato in Finlandia per motivi politici.[132] Il battaglione partecipò alle schermaglie avvenute presso la sacca di Korsun' e fu in grave difficoltà quando dovette attraversare la via di fuga chiamata Porta dell'Inferno, poiché cadde sotto il fuoco pesante dei sovietici con poca copertura. Persi quasi tutti gli equipaggiamenti durante la carneficina, i sopravvissuti, 632 dei 2 000 iniziali, fuggirono dall'accerchiamento.[133]

Centro di reclutamento per i volontari della Legione estone, settembre 1942

Nel marzo del 1943, le forze tedesche passarono alla mobilitazione arruolando uomini nati in Estonia tra il 1919 e il 1924. Fino all'agosto 1943, 5 300 uomini si erano arruolati nella Legione estone e 6 800 per il servizio di supporto (Hilfswillige) alla Wehrmacht tedesca. Nel marzo del 1943, venne eseguita una mobilitazione dei nati nel 1925-1926 in Estonia durante la quale 12 000 uomini furono arruolati nelle SS.[134] Il 5 maggio 1943 fu formata la 3ª brigata Waffen-SS, un'altra unità completamente estone, spedita al fronte vicino a Nevel'.[135] Una delle conseguenze delle mobilitazioni del 1943 fu l'ondata di circa 5 000 estoni che fuggirono in Finlandia per sfuggire al progetto tedesco e oltre la metà di essi si offrì volontaria per il servizio nelle forze armate finlandesi. Circa 2 300 si unirono all'esercito e 400 alla marina.[136]

Corpo dei fucilieri estone nell'Armata Rossa[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno del 1940, mentre l'esercito estone veniva integrato nella struttura militare sovietica, dove nel giugno del 1940 si contavano 16 800 uomini, si procedette a convertirlo nel "22º Corpo di fucili territoriali": mentre 5 500 soldati estoni prestarono servizio a favore dei sovietici, 4 500 passarono nelle fila nemiche. Nel settembre del 1941, quando il corpo fu soppresso, c'erano ancora 500 soldati del precedente esercito regolare esercito estone.[nota 6]

Nonostante fossero stati mobilitati circa 33 000 estoni mentre i sovietici stavano evacuando nell'estate del 1941, meno della metà di quegli uomini era impiegata nel servizio militare; il resto morì nei gulag e dopo aver prestato manodopera, principalmente nei primi mesi della guerra.[nota 7]

Nel gennaio del 1942 iniziarono a formarsi unità militari estoni all'interno dell'Armata Rossa, composte da cittadini di etnia estone che vivevano in URSS. Una fonte sovietica riporta che nel maggio 1942 c'erano quasi 20 000 estoni nelle unità nazionali. L'8º Corpo dei fucilieri estone, quando queste unità vennero chiamate dopo il settembre 1942, raggiunse il fronte in Velikie Luki nel dicembre 1942 e subì pesanti perdite negli scontri, oltre ad essere diminuita in numero drasticamente - circa 1 000 uomini - passati dalla parte tedesca. Dopo Velikie Luki il Corpo fu rimpiazzato da altre nazionalità dall'URSS. La principale attività del corpo nell'ultima parte della guerra fu la partecipazione alle battaglie per l'Estonia.[137]

Battaglie nel 1944[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Narva (1944).
Soldati che difendono la riva estone del fiume Narva, con la fortezza di Ivangorod sul lato opposto

Nel gennaio del 1944, il Fronte di Leningrado (il gruppo dell'esercito sovietico nella regione di Leningrado) costrinse il Gruppo Sponheimer a ritirarsi verso l'ex confine estone. Il 31 gennaio, l'autogestione (il governo fantoccio dell'Estonia) annunciò una mobilitazione generale.[138] Jüri Uluots, l'ultimo primo ministro eletto della Repubblica di Estonia[139] e leader del governo clandestino estone, tenne un discorso radiofonico il 7 febbraio in cui implorava tutti gli uomini in grado di combattere nati dal 1904 al 1923 ad arruolarsi nelle SS.[140] Tale presa di posizione rappresentò un cambio di pensiero rispetto agli anni precedenti, poiché prima di Uluots si era opposto all'ipotesi di una mobilitazione estone in quanto contraria alla convenzione dell'Aja.[141] Uluots sperava che, impegnandosi in una simile guerra, l'Estonia avrebbe attirato il sostegno degli occidentali per la causa dell'indipendenza dall'URSS.[142] La chiamata alle armi trovò riscontro in tutto il paese: i ben 38 000 volontari che risposero rallentarono il procedimento di coscrizione (saliti a 50 000 entro la fine dell'anno).[143] Le procedure di formazione della Legione estone volontaria creata nel 1942 furono delineate solo in parametri generali e, per questo, più tardi vennero meglio specificate, in modo da avviare un processo che le avrebbe permesso di assomigliare a una normale divisione di coscrizione delle SS Waffen nel 1944: prese così forma la 20. Waffen-Grenadier-Division der SS (1a estone).[101] Le unità che la componevano, in gran parte estoni, erano amministrate da ufficiali tedeschi e furono dispiegate sulla linea della Narva per tutto il 1944. Inoltre, si formarono sei battaglioni di difesa di frontiera.[144][145] Nell'autunno del 1944, si stima che fossero stati equipaggiati tanti estoni quanti ne furono dispiegati nella guerra d'indipendenza estone, in totale circa 100 000 uomini.[3][145]

Formazione di teste di ponte a Narva[modifica | modifica wikitesto]

Mappa sovietica che mostra le disposizioni relative alle procedure di riconquista dell'Estonia (febbraio-aprile 1944)

L'offensiva sovietica Kingisepp-Gdov raggiunse il fiume Narva il 2 febbraio, iniziata il giorno precedente.[146] Le unità sovietiche della 2ª armata d'assalto e l'8ª armata stabilirono diverse teste di ponte sulla riva occidentale a nord e sud della città di Narva. Il 7 febbraio, l'8ª armata tento di spingersi nella palude di Krivasoo a sud di Narva tagliando la ferrovia Narva-Tallinn a scapito del III SS-Panzerkorps (germanisches).[147] Il quartier generale del Fronte di Leningrado non fu in grado di sfruttare l'opportunità di circondare il piccolo gruppo dell'esercito tedesco, che certo si trovava in una difficile situazione per via della superiorità numerica degli avversari. Allo stesso tempo, il 108º Corpo dei fucilieri sovietico fece sbarcare le sue unità attraversando il lago dei Ciudi per stabilire un punto di appoggio nei dintorni del villaggio di Meerapalu.[148] Per pura coincidenza, la divisione estone diretta verso il fronte di Narva raggiunse l'area proprio in quel momento. Nella battaglia del 14–16 febbraio, il I. Battaglione, il Reggimento dei granatieri volontari delle SS 45 Estland (1° Estone) e un battaglione del 44º Reggimento di fanteria (composto da personale della Prussia orientale) annientarono le truppe sovietiche sbarcate. In contemporanea, avvenne lo sbarco presso Mereküla (contea di Pärnumaa), nel lato opposto del paese, ad opera della 260ª Brigata di fanteria navale indipendente sovietica, dietro le linee del Gruppo Sponheimer: il piano fallì e l'unità anfibia fu quasi completamente annientata.[149]

Offensive di Narva tra febbraio e marzo[modifica | modifica wikitesto]

La città vecchia di Tallinn dopo i bombardamenti dell'aeronautica militare sovietica nel marzo 1944

La 2ª armata d'assalto lanciò una nuova offensiva di Narva verso metà febbraio sia dalle teste di ponte a nord che da quelle a sud della città, allo scopo di circondare la III SS-Panzerkorps (germanisches).[146] Dopo feroci combattimenti, l'esercito sovietico decise di interrompere le operazioni il 20 febbraio. Dalla metà di gennaio ai primi di giorni di marzo, il Fronte di Leningrado contava 75 000 perdite tra gli uomini che partecipavano all'offensiva strategica Leningrado-Novgorod.[150]

La tregua tra le offensive servì a rinforzare con truppe fresche entrambi i contingenti. Il 24 febbraio, giorno dell'indipendenza estone, iniziò il contrattacco della cosiddetta dei reggimenti di granatieri formati da volontari estoni per eliminare le teste di ponte sovietiche. Gli attacchi ottennero un discreto successo: un battaglione di estoni guidati da Rudolf Bruus distrusse una testa di ponte sovietica,[151] mentre un altro gruppo, guidato da Ain-Ervin Mere, ne sradicò un'altra a Vepsküla.[151] L'assalto del 2º reggimento estone, comandato dallo Standartenführer Paul Vent si diresse verso la testa di ponte sovietica di Siivertsi[152] e le operazioni per distruggerla si conclusero con successo il 6 marzo,[152] costringendo il Fronte di Leningrado a concentrare ben 9 corpi a Narva contro le 7 divisioni e una brigata ostili.

L'offensiva sovietica di Narva dei primi giorni di marzo (1-4 marzo 1944) iniziò a sud-ovest di Narva con l'obiettivo di superare e circondare la cittadella. Il Corpo di fucilieri della 59ª armata circondò la 214ª divisione di fanteria e il 658º e il 659º battaglione orientale dell'Estonia, i quali continuarono a resistere. Ciò diede all'armata distaccata di "Narwa" tempo sufficiente per mobilitare tutte le unità disponibili e respingere l'offensiva.[153]

Un raid aereo sovietico rase al suolo il centro storico barocco di Narva il 6 marzo 1944.[52] L'attacco della 2ª armata d'assalto si spostò verso Ivangorod, sulla sponda orientale del fiume Narva l'8 marzo.[154] In contemporanea, si verificarono battaglie campali nel nord della città, dove il 14º Corpo dei fucilieri sovietico, con l'ausilio dall'artiglieria dell'8º Corpo dei fucilieri estoni, tentò di sfondare la difesa tedesca composta dai reggimenti degli estoni filo-nazisti. Gli attacchi furono respinti e le perdite sovietiche furono notevoli.[155]

Gli attacchi aerei sovietici contro i civili nelle città del paese baltico erano finalizzati a punire i "traditori estoni"[52] e farli desistere dalla collaborazione con i nazisti. L'aviazione sovietica a lungo raggio colpì Tallinn nella notte precedente al 9 marzo. Circa il 40% dello spazio abitativo venne distrutto in città e centinaia di persone rimasero senza un tetto;[156] i civili morti furono 500.[157][156] Il risultato dei bombardamenti si rivelò controproducente, in quanto gli estoni avvertirono i sovietici come una minaccia e preferirono rispondere alla chiamata alle armi tedesca.[158]

Sei divisioni, i veicoli corazzati e l'artiglieria del 109º Corpo dei fucili sovietici e il 6º Corpo dei fucilieri appena giunto presero parte all'ennesima offensiva di Narva (18-24 marzo 1944), diretta verso la stazione ferroviaria di Auvere. La 61ª divisione di fanteria tedesca, sia pur indebolita, mantenne il controllo delle posizioni difensive. Il Kampfgruppe Hyazinth Graf Strachwitz respinse la prima linea delle truppe d'assalto dell'8ª armata sovietica il 26 marzo all'estremità occidentale della testa di ponte di Krivasoo, mentre invece la sezione orientale cadde il 6 aprile.[159] Ispirato dal successo, il tedesco cercò di eliminare del tutto la presenza dei sovietici nella zona, non riuscendo tuttavia a procedere per via del disgelo primaverile che aveva reso impraticabile la palude per il suo squadrone di carri armati. Alla fine di aprile, i due schieramenti a Narva apparivano esausti, tanto da formarsi da allora una situazione relativamente calma al fronte fino alla fine di luglio del 1944.[160]

Colline di Sinimäed[modifica | modifica wikitesto]

Battaglia della linea Tannenberg, 26–29 luglio 1944

L'8ª armata sovietica lanciò l'attacco iniziale dell'offensiva di Narva alla stazione ferroviaria di Auvere. Il 44º reggimento di fanteria e il 1º reggimento estone lo respinsero, infliggendo pesanti perdite ai sovietici. La 3. SS-Panzerdivision fu evacuata da Narva e il fronte si spostò sulla linea Tannenberg, nei pressi delle colline di Sinimäed - indicate con nomi convenzionali Lastekodumägi, Grenaderimägi, Tornimägi cioè, da ovest ad est, collina 69.9, collina Granatiere e collina Orfanotrofio - il 26 luglio.[161]

L'avanzata sovietica attaccò la linea Tannenberg conquistando una parte del Lastekodumägi, la più orientale delle tre colline.[161] I tentativi sovietici di conquistare il resto delle alture fallirono il giorno seguente: ciononostante, il contrattacco tedesco del 28 luglio non scaturì nessun effetto e i carri armati sovietici ressero. Le forze del III Corpo d'armata si insediarono a quel punto in una nuova posizione sul Grenaderimägi, la collina centrale.[162]

Il culmine della battaglia di Tannenberg Line si toccò con l'attacco sovietico del 29 luglio, quando le unità della 2ª armata d'assalto sovietiche soppressero la resistenza tedesca al Lastekodumägi e il grosso delle forze tentava di spingersi verso Grenaderimägi, venendo però respinto in maniera netta. I carri armati sovietici circondarono il Grenaderimägi e la parte più occidentale del Tornimägi. Attirandole in un agguato, l'SS-Obergruppenführer Felix Steiner spedì i rimanenti sette carri armati a colpire le forze corazzate sovietiche, riuscendo così a riconquistare il Grenaderimägi e distruggendone 113.[161] Dei 136 830 sovietici che iniziarono l'attacco di Narva, nel luglio 1944, ne sopravvivevano alcune migliaia e il grosso dei reggimenti dei carri armati sovietici non era più disponibile o era in gravi condizioni.[162] Giunti in fretta nuovi rinforzi, l'Armata Rossa proseguì i suoi attacchi: lo Stavka chiese la distruzione del distacco dell'esercito "Narwa" e la conquista della città di Rakvere entro e non oltre il 7 agosto. La 2ª armata d'assalto tornò numericamente a 20 000 soldati prima del 2 agosto, senza esser fino ad allora riuscita a fare breccia tra le linee nemiche e avendo seguito sempre le medesime tattiche. Il generale Leonid Govorov completò l'offensiva sovietica il 10 agosto.[162]

Estonia sud-orientale[modifica | modifica wikitesto]

Fallito il tentativo degli estoni di riconquistare le tre colline, il combattimento si spostò a sud del lago dei Ciudi. L'offensiva sovietica di Tartu aveva tra gli scopi principali la ripresa della città di Pečory.[163] Il 10 agosto, la 67ª armata sovietica prevalse sul XXVIII Corpo d'armata. La 43ª divisione dei fucilieri conquistò la città di Võru il 13 agosto,[163] costringendo le truppe della 18ª armata a posizionarsi sulle rive del fiume Gauja e del Väike Emajõgi. Le unità tedesche, sostenute dal gruppo miliziano in cui si erano fusi i locali noto come Omakaitse,[163] fortificarono le proprie postazioni lungo il Väike Emajõgi e respinsero gli svariati tentativi sovietici di attacco fino al 14 settembre.[164] Lo stesso non accadde più a sud in Lettonia.[165]

L'Heeresgruppe Nord incaricò della difesa di Tartu il Kampfgruppe Jürgen Wagner, che mancava di truppe sufficienti per gestire la linea.[166] Il 23 agosto, il 3° Fronte baltico scatenò la sua artiglieria contro le postazioni difensive ostili nel villaggio di Nõo, a sud-est di Tartu.[167] La 282ª divisione dei fucilieri sovietica, la 16ª brigata carro e due reggimenti di artiglieria semoventi oltrepassarono la linea posta dai tedeschi e si fermarono presso il ponte Kärevere, strategicamente importante perché posizionato sul fiume Emajõgi, a ovest di Tartu.[167] Il 25 agosto, tre divisioni sovietiche di fucilieri supportate da unità corazzate e di artiglieria conquistarono la città e stabilirono una testa di ponte sulla riva nord del fiume Emajõgi.[164][166]

Aleksander Warma, ambasciatore dell'Estonia in Finlandia, aveva annunciato che il Comitato nazionale della Repubblica estone aveva inviato un telegramma il 1º agosto che recitava: "Gli estoni tornano a casa!".[168] Fu quindi annunciato che il reggimento sarebbe stato sciolto e che i volontari sarebbero stati liberi di tornare a casa.[169] Inoltre, era stato raggiunto un accordo con i tedeschi in virtù del quale gli estoni fu promessa l'amnistia se avessero scelto di tornare e combattere nelle SS. Il I battaglione dei "ragazzi della Finlandia", i battaglioni di polizia estoni 37 e 38 e uno squadrone di carri armati distrussero la testa di ponte di due divisioni sovietiche ad ovest della città entro il 30 agosto e riacquisirono il ponte di Kärevere.[170] Il 4 settembre, un'operazione comandata da Alfons Rebane, Paul Vent e l'Oberstleutnant Meinrad von Lauchert si misero in moto per dirigersi nuovamente verso Tartu:[165] tuttavia, l'attacco fu respinto dalle unità del 3° Fronte Baltico.

Offensiva del Baltico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Offensiva del Baltico.
Offensiva sovietica su Saaremaa nell'ottobre-novembre 1944

Quando la Finlandia lasciò la guerra il 4 settembre 1944 in base all'accordo di pace da lei stipulato con l'URSS, la difesa della terraferma divenne praticamente impossibile e il comando tedesco decise il giorno seguente di ritirarsi dall'Estonia, nonostante il rifiuto di Hitler, il quale auspicava di mantenere ancora la posizione.[171] L'Armata Rossa coordinò la propria offensiva verso Riga il 14 settembre e sfondare durante il percorso l'intera linea dell'esercito tedesco, la quale si estendeva dalla città di Madona, in Lettonia, fino alla foce del fiume Väike Emajõgi. Il segmento estone che collegava la stazione ferroviaria di Valga al lago di Võrtsjärv fu attaccato dal 3° Fronte baltico.[163] Ancora una volta, gli scontri furono molto cruenti: il XXVIII Corpo d'armata tedesco e i battaglioni Omakaitse riuscirono a non arretrare, nonostante la superiorità numerica dell'avversario fosse evidente.[172][173]

L'offensiva sovietica di Tallinn della 2ª armata d'assalto iniziò nella prima mattinata del 17 settembre.[174] Dopo una copiosa raffica di artiglieria ed esplosivi lanciati contro il II Corpo della Wehrmacht, l'8º Corpo dei fucilieri estone, il 30º Corpo dei fucilieri di guardia e il 108º Corpo dei fucilieri attraversarono l'Emajõgi nel segmento anteriore largo 25 km verso est da Tartu e passarono all'offensiva, forti del supporto corazzato e di quello aereo.[175] Il perimetro difensivo del II Corpo d'armata venne penetrato e solo gli uomini di Alfons Rebane, collocati vicino a Tartu, riuscirono a resistere, sebbene al prezzo di molte vite.[176] I gruppi che operavano più a nord dell'Heeresgruppe Nord rischiarono seriamente a quel punto di essere circondati e distrutti. Ferdinand Schörner ordinò al gruppo dell'esercito Narwa di abbandonare le difese della linea Emajõgi e il fronte di Narva da evacuare dall'Estonia continentale.[177][165]

Gli scontri assunsero il carattere di guerra civile quando gli estoni filo-sovietici attaccarono e uccisero i connazionali fatti prigionieri nella battaglia di Porkuni: i soldati feriti si rifugiarono nella chiesa di Avinurme.[178][179]

La resistenza contro i sovietici continuò nell'arcipelago di Moonsund fino al 23 novembre 1944, quando i tedeschi abbandonarono la penisola di Sõrve.[180]

Computo delle vittime[modifica | modifica wikitesto]

Secondo dati sovietici, la conquista del territorio dell'Estonia costò loro 126 000 vite.[3] Si ignorano le cifre ufficiali delle truppe messe in campo dall'Unione Sovietica, ma alla luce dell'intensità dei combattimenti al fronte la ricostruzione più realistica è che fossero stati impiegati 480 000 uomini solo nella battaglia di Narva.[181][3] Fonti tedesche raccontano di 30 000 morti, ritenuti improbabili e invece vicini ai 45 000.[3] Secondo Buttar, considerata la situazione estremamente concitata, il vero conto delle vittime resterà per sempre un mistero ed è difficile persino tentare di azzardare un numero indicativo.[182]

Durante l'intero periodo postbellico, i dati ufficiali sovietici resi poi pubblici hanno permesso di concludere che, durante l'occupazione tedesca, in Estonia furono ammazzati 61 000 civili e catturati 64 000 prigionieri di guerra. I dati furono ricostruiti anche da indagini effettuate dalla commissione della Repubblica estone, istituita alla fine del 1944 per valutare e indagare sui crimini commessi e sui danni causati dalle autorità naziste.[157][183] Non tutta la storiografia concorda sulla veridicità dei dati. Come sostiene lo storico Juhan Kahk, ci sono seri dubbi sull'affidabilità di queste cifre: va infatti notato che solo quando la vittima veniva identificata, si procedeva a registrarne la morte. Pertanto, questo metodo di attestazione non può permettere di concludere che la cifra di 61 000 civili uccisi durante l'occupazione tedesca sia attendibile. Sempre secondo questa ricostruzione, anche le cifre sul numero di prigionieri di guerra assassinati o morti per malattie o altre cause, sono da ritenersi imprecise.[184] Quale che sia la verità, il prezzo demografico pagato dal paese fu comunque alto.

Tentativo di ripristino dell'indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Proclama del 18 settembre 1944 sul quotidiano Riigi Teataja in cui si indicano i membri del governo dell'Estonia

Mentre i tedeschi si ritiravano, il 18 settembre 1944 Jüri Uluots formò un governo avvalendosi dell'ausilio dal vice primo ministro Otto Tief, il quale ne prese poi il posto.[185] Nello stesso giorno, fu proclamato il governo nazionale estone e le forze locali presero possesso degli edifici governativi sulla collina di Toompea a Tallinn e intimarono le forze tedesche di andarsene. I 4 giorni in cui l'Estonia esistette politicamente anche de iure furono gli unici in 47 anni.[186] Il 20 settembre la bandiera nazista su Ermanno il Lungo (Pikk Hermann) venne rimossa e fu rimpiazzata dal vessillo estone.[187] Il 22, l'Armata Rossa espugnò Tallinn e il tricolore estone sulla torre di Tallinn fu sostituito da una bandiera sovietica. Dopo l'evacuazione delle forze tedesche,[97] le unità militari estoni sotto il comando del retroammiraglio Johan Pitka continuarono a resistere all'Armata Rossa, venendo poi sconfitte dalle forze sovietiche nelle battaglie svoltesi il 23 settembre ad ovest di Tallinn vicino a Keila e Risti.[188]

Il governo clandestino estone, non ufficialmente riconosciuto né dalla Germania nazista né dall'Unione Sovietica, fuggì a Stoccolma, dove agì in esilio fino al 1992, quando Heinrich Mark, l'allora primo ministro della repubblica estone dalla Svezia,[189] presentò le sue credenziali al neoeletto presidente dell'Estonia Lennart Meri. Il 23 febbraio 1989 la bandiera della RSS Estone venne ammainata su Ermanno il Lungo e rimpiazzata da quella blu, nera e bianca il giorno successivo, ancora oggi celebrato come festa dell'indipendenza estone.[190]

Rioccupazione sovietica[modifica | modifica wikitesto]

Le forze sovietiche riconquistarono l'Estonia nell'autunno del 1944 dopo i numerosi scontri che interessarono soprattutto il nordest del paese sul fiume Narva e sulla linea Tannenberg. Il timore delle rappresaglie tedesche e di una nuova occupazione dall'Armata Rossa, aveva fatto lasciare l'Estonia a 60 000-80 000 persone che si avventurarono via mare verso la Finlandia e la Svezia diventando, almeno coloro che sopravvissero alla traversata senza venire colpiti da navi o bombardamenti sovietici, rifugiati di guerra e, successivamente, in parte espatriati in circostanze controverse.[54] 25 000 estoni raggiunsero la Svezia e altri 42 000 in Germania. Nel corso del conflitto, circa 8 000 svedesi estoni e i loro familiari, a cui si accodarono 3 000 cittadini di etnia estone, emigrarono in Svezia.[54] Non mancarono durante l'avanzata sovietica casi di stupro.[191] Dopo il ritiro dei tedeschi, circa 30 000 fratelli della foresta rimasero nascosti nelle foreste estoni, preparandosi ad adottare la tattica dei sabotaggi e dei combattimenti su piccola scala a danno dei sovietici.[192] Anche il comandante del 46º reggimento SS dei granatieri, Friedrich Kurg, trovò rifugio con la maggior parte dei suoi uomini nelle foreste estoni.[193]

Nel 1949, erano ancora impiegate 27 650 truppe contro i fratelli della foresta, responsabili della morte di 4 800 russi e della cattura di 14 000 prigionieri,[192] e solo la deportazione di massa del 1949 (operazione Priboi), quando furono allontanate circa 21 000 persone, permise un declino dei movimenti di resistenza, diffusisi anche in Lettonia e Lituania. In 6 600 si arresero nel novembre del 1949. La scomparsa definitiva dei rivoltosi si verificò a seguito del fallimento dell'insurrezione ungherese, quando i 700 uomini ancora attivi decisero di cessare le attività di guerriglia.[194] Secondo i dati sovietici, fino al 1953, si disarmarono 20 351 ribelli[195] e di questi 1 510 morirono nelle battaglie. August Sabbe, uno degli ultimi combattenti ancora operativo in Estonia ad essere trovato, fu scoperto dagli agenti del KGB nel 1978 e scelse di annegare nel corso della fuga.[196]

Gli estoni svedesi fuggono dall'occupazione sovietica in Svezia nel 1944

Durante il primo decennio postbellico del regime sovietico, l'Estonia fu amministrata da governatori estoni nati in Russia inviati da Mosca. Nati in famiglie di nativi estoni trasferitesi in Russia, essi erano cresciuti nel periodo delle purghe staliniane e molti di loro avevano servito nell'Armata Rossa, più precisamente nel corpo dei fucilieri estoni: in pochi avevano appreso la lingua estone.[197]

Sebbene gli Stati Uniti e il Regno Unito, alleati dell'URSS contro la Germania durante la seconda guerra mondiale, riconobbero l'occupazione della Repubblica di Estonia da parte dell'URSS alla conferenza di Jalta nel 1945 di fatto, le altre potenze occidentali non riconobbero l'annessione dell'Estonia da parte dell'URSS nel 1940 e nel 1944 de iure in armonia con la dichiarazione di Welles del 23 luglio 1940.[198][199][200] I diplomatici e i consoli estoni continuarono ad operare in molti paesi in nome dei loro vecchi governi. La situazione anomala cessò al definitivo ripristino dell'indipendenza dell'Estonia nel 1991.[201]

Mutamenti della frontiera estone dopo la seconda guerra mondiale

La Federazione Russa, lo stato successore dell'Unione Sovietica, ha successivamente posto fine alla sua presenza militare nella Repubblica d'Estonia, ritirando le sue ultime truppe nell'agosto 1994[202] e rinunciando al controllo delle strutture del reattore nucleare di Paldiski nel settembre 1995.[203]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Il giudizio storiografico sulla storia dell'Estonia durante la seconda guerra mondiale non è unanime.

Posizione della Corte europea dei diritti dell'uomo[modifica | modifica wikitesto]

La Corte EDU nota, in primo luogo, che l'Estonia ha perso la sua indipendenza a causa del trattato di non aggressione tra Germania e Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche (noto anche come "Patto Molotov-Ribbentrop"), concluso il 23 agosto 1939, e dei suoi protocolli segreti. In seguito a un ultimatum per la fondazione di basi militari sovietiche in Estonia nel 1939, nel giugno del 1940 ebbe luogo un ingresso su larga scala dell'esercito sovietico. Il legittimo governo del paese fu rovesciato per lasciar spazio ad un governo sovietico imposto con la forza. Il regime comunista dell'Unione Sovietica condusse azioni sistematiche e ad ampio raggio a scapito della popolazione estone, tra cui, ad esempio, la deportazione di circa 10 000 persone il 14 giugno 1941 e di oltre 20 000 il 25 marzo 1949. Dopo la seconda guerra mondiale, decine di migliaia di persone si sono nascoste nelle foreste per evitare la repressione da parte delle autorità sovietiche e alcune di esse resistettero attivamente agli occupanti. Secondo i dati degli organi di sicurezza, furono uccise circa 1 500 persone e ne furono arrestate quasi 10 000 durante l'esistenza dei gruppi di resistenza (1944-1953). Interrotta dall'occupazione tedesca nel 1941-1944, l'Estonia rimase occupata dall'Unione Sovietica fino al ripristino dell'indipendenza nel 1991.[204]

Posizione del governo estone[modifica | modifica wikitesto]

Targa commemorativa, posta sull'edificio del governo dell'Estonia, (Casa Stenbock) a Toompea con l'elenco delle vittime e dei membri del governo estone fucilati durante l'occupazione sovietica

Secondo la ricostruzione estone, l'occupazione dell'Estonia da parte dell'Unione Sovietica durò cinque decenni, interrotta solo dall'invasione nazista del 1941-1944.[205] In seguito agli eventi della cosiddetta notte di bronzo del 2007,[206] il gruppo conservatore nazionale UEN del Parlamento europeo ha presentato una proposta di risoluzione per riconoscere i 48 anni alla stregua di un'occupazione.[207] La versione finale della risoluzione del parlamento europeo, tuttavia, ha riconosciuto solo la perdita di indipendenza dell'Estonia dal 1940 al 1991 e che l'annessione dell'Estonia da parte dell'Unione Sovietica era da considerarsi illegittima ai sensi del diritto internazionale.[208] È stata poi respinta una risoluzione del gruppo GUE/NGL di sinistra a cui ha aderito anche l'italiano Marco Rizzo che condannava la ricollocazione da parte del governo estone del memoriale della seconda guerra mondiale.[209]

Posizione del governo russo[modifica | modifica wikitesto]

Il governo e i funzionari russi continuano a sostenere che l'annessione sovietica dei Paesi baltici fu legittima[205] e che l'Unione Sovietica liberò i paesi dai nazisti.[210] Secondo la versione russa, le truppe sovietiche erano entrate in Estoni, Lettonia e Lituania nel 1940 in seguito ad accordi e con il consenso dei governi delle repubbliche baltiche. Poiché l'URSS non era con loro in guerra e non stava conducendo alcuna attività di combattimento sul territorio dei tre stati baltici, la parola "occupazione" non può essere usata.[205][211] "Le considerazioni sull'«occupazione» da parte dell'Unione Sovietica e le relative rivendicazioni ignorano qualsiasi realtà legale, storica e politica e sono quindi assolutamente prive di fondamento". (Ministero degli Esteri russo)

Posizioni dei veterani[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il veterano estone della seconda guerra mondiale Ilmar Haaviste, affiliato ai tedeschi: "Entrambi i regimi erano ugualmente crudeli: non vi era alcuna differenza tra i due, se non per il fatto che Stalin era più astuto".[212]

Un altro veterano estone, Arnold Meri, il quale combatté per i sovietici, afferma: "La partecipazione dell'Estonia alla seconda guerra mondiale risultava inevitabile. Ogni estone poteva assumere solo una decisione: da che parte stare in quella sanguinosa battaglia: i nazisti o la coalizione anti-hitleriana".[213]

Viktor Andreyev, un veterano di etnia russa che aveva combattuto assieme ai sovietici in Estonia, rispose a chi gli aveva chiesto come si fosse sentito quando veniva chiamato "occupante": "Vi era chi sosteneva una tesi e chi esattamente quella opposta. È il gioco delle parti".[213]

Nel 2004 vi furono delle proteste quando venne realizzato il monumento commemorativo a Lihula poiché, secondo la versione di chi protestava, non si faceva altro che omaggiare il ricordo di chi aveva aiutato i nazisti.[214] Nell'aprile 2007 polemiche simili hanno riguardato il soldato di bronzo di Tallinn.[215]

Note al testo[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Come riporta Edward Lucas, le persone deportate, di cui 1/10 di origine ebraica, generalmente possedevano titoli di studio; esse furono trasferite nelle regioni interne della Russia, in particolare Siberia o Kazakistan: Lucas, p. 113.
  2. ^ In alcune zone dell'Estonia meridionale, al momento dell'arrivo delle truppe tedesche erano già in atto manifestazioni indipendentiste nei paesi baltici (emblematico è il casso della Lituania della rivolta di giugno). Jüri Uluots istituì un consiglio di coordinamento a Tartu, ma non proclamò più l'istituzione un governo provvisorio: Smith, pp. 34-35.
  3. ^ Mentre le truppe tedesche si avvicinavano a Tartu il 10 luglio e si preparavano per un'altra battaglia con i sovietici, constatarono che i partigiani estoni stavano già combattendo le truppe sovietiche. La Wehrmacht interruppe la sua avanzata e indietreggiò, lasciando gli estoni a combattere: Böhler e Gerwarth, p. 140.
  4. ^ Come verrà spiegato più avanti, si trattò di un cambio di passo rispetto alla sua precedente convinzione, poiché prima contrario ai combattimenti. Fino al suo appello, gli estoni affiliati ai tedeschi erano circa 14 000. Contando su una prossima debacle tedesca, Uluots considerò necessario disporre di quanti più estoni armati possibile. Il messaggio fu persino comunicato alla nazione, in maniera più o meno velata, attraverso la radio controllata dalla Germania: reclutare truppe estoni sul suolo estone ha "un significato molto più ampio di quello che potrei e sarei in grado di rivelarvi qui". La nazione rispose facendo registrare ben 38 000 coscrizioni.
  5. ^ Per approfondire: 5. SS-Panzer-Division "Wiking".
  6. ^ L'esercito estone, composto nel giugno del 1940 da 16 800 uomini, fu convertito nel "22º Corpo dei fucilieri territoriali", completamente russificato all'inizio della guerra (rimasero solo 9 000 soldati del vecchio esercito regolare estone rispetto ai 20 000 russi). Migliaia di uomini fuggirono dal corpo quando furono inviati in Russia allo scoppio della guerra. 5 500 soldati estoni prestarono servizio nel corpo durante la prima battaglia, di cui 4 500 passarono alla fazione opposta. Nel settembre del 1941, quando come detto il corpo fu soppresso, si contavano ancora 500 soldati del vecchio esercito regolare estone.
  7. ^ Durante l'attacco tedesco nel giugno 1941, tutti e tre i corpi territoriali subirono diserzioni di massa. L'Alto Comando sovietico li assegnò a regioni remote della Russia prima di scioglierli alla fine del 1941. Successivamente centinaia di ufficiali morirono nei campi di lavoro dei gulag mentre agli altri ranghi furono assegnati compiti militari. I tentativi sovietici di mobilitare in extremis civili baltici non ebbero grandi fortune: Thomas e Jurado, p. 5.

Note bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

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