Crociata livoniana

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Crociata livoniana
parte Crociate del Nord
Tribu baltiche 1200.png
Distribuzione delle tribù baltiche prima della crociata nel XIII secolo. I balti orientali sono in tonalità arancioni, i balti occidentali in verde. I confini sono approssimativi
DataXIII secolo
LuogoLituania, Lettonia, Estonia
Casus belliPapa Celestino III ordina una crociata al fine di cristianizzare la regione
EsitoVittoria dei crociati e creazione della Terra Mariana e del Ducato di Estonia
Modifiche territorialiL'ordine teutonico si assicura il controllo di gran parte dei territori baltici
Schieramenti
Comandanti
Voci di guerre presenti su Wikipedia

Con Crociata livoniana[1][2] ci si riferisce alla conquista e colonizzazione della Livonia medievale da parte di tedeschi e danesi, nei territori occupati oggi da Lituania, Lettonia ed Estonia, durante le crociate del Nord. Le terre sulla riva orientale del mar Baltico erano l'ultimo angolo di Europa ancora da cristianizzare.

Il 2 febbraio 1207[3], nei territori conquistati, venne istituito uno stato ecclesiastico detto Terra Mariana come principato del Sacro Romano Impero[4], proclamato da papa Innocenzo III nel 1215 ed assoggettato alla Santa Sede.[5] Dopo il successo della crociata, i territori occupati da tedeschi e danesi vennero divisi in sei principati feudali da Guglielmo di Modena.

Guerre contro i livoni e i letgalli (1198–1209)[modifica | modifica wikitesto]

Le conquiste iniziali[modifica | modifica wikitesto]

Terre di Tālava
Terre di Lotigola

Il cristianesimo giunse in Lettonia con la costituzione del centro abitato di Grobiņa ad opera degli svedesi nel VII secolo[6] e i danesi nell'11º. In quel tempo, i tedeschi iniziarono ad avviare i commerci con le aree del Baltico nel XIII secolo lungo la via variago-greca: alcuni dei nativi accettarono di sottoporsi al battesimo.

Meinardo di Riga giunse a Ikšķile nel 1184[7] allo scopo di convertire le popolazioni livone pagane e divenne poi arcivescovo di Livonia nel 1186. Da quel momento, Ikšķile divenne il centro principale per coordinare le operazioni di conversione nella nazione, essendo stata costruita una chiesa.[8]

I nativi livoni (talvolta Līvi), che pagavano tributi al Principato di Polock,[9] ed erano spesso sotto attacco dalle comunità situate a sud dei semgalli, apparirono inizialmente ai tedeschi come coloro i quali potevano risultare buoni alleati dei teutonici. Il primo capo livone ad essere convertito fu Caupo di Turaida, battezzato attorno al 1189.[10]

Già Celestino III (al soglio pontificio dal 1191-1198) aveva emanato una bolla in cui chiedeva ai cristiani di convertire le popolazioni locali: l'esplicita proclamazione della crociata si deve al suo successore papa Innocenzo III, il quale ordinò di convertire i "pagani nella regione baltica" nel 1195.[11][8][12][13] A suo dire, i cristiani nella chiesa di Livonia erano stati perseguitati e occorreva accorrere in difesa dei confratelli fedeli.[14] Quando l'opera pacifica di conversione iniziò a non produrre più risultati, l'impaziente Meinardo decise di convertire forzosamente i livoni, ma fu subito contrastato. Tuttavia, alla sua morte avvenuta nel 1196, non era riuscito a convertire molti locali.[8] Al suo posto fu nominato il vescovo Bertoldo di Hannover, un abate cistercense giunto in quelle terre con un ampio contingente militare nel 1198.[15][8] Nel corso del tragitto, mentre le sue truppe stavano cavalcando per raggiungere il campo di battaglia, Bertoldo subì un'imboscata dei livoni e le sue truppe furono circondate e uccise: alla schermaglia non sopravvisse neppure lui.[16][8]

Per vendicare la sconfitta di Bertoldo, Innocenzo III emise una bolla papale con cui si ordinava una crociata contro i livoni.[11] Albrecht von Buxthoeven, nipote del prelato di Brema[8] e consacrato vescovo nel 1199, giunse nell'anno successivo con uno schieramento di truppe più ampio (23 navi e 500 soldati sassoni)[8] dei precedenti e creò la città e l'arcidiocesi di Riga nel 1201 nei pressi di un gruppo di piccoli villaggi dei livoni[8] e posizionato in un luogo geograficamente favorevole per i commerci e gli spostamenti dei guerrieri nel golfo.[17] Si trattava di un uomo più ambizioso dei suoi precedessori, come dimostra il fatto che anche le sue sollecitazioni spinsero Innocenzo III a prendere sul serio la necessità di convertire i baltici con la forza.[8] Vanno inoltre ricordati le ben 27 volte in 30 anni cui solcò il mar Baltico al fine di raggiungere Lubecca o Riga.[18] Nel 1202 trasformò inoltre il suo contingente militare nell'Ordine dei cavalieri portaspada di Livonia[19][8][15] per continuare la cristianizzazione e, soprattutto, per aumentare i commerci con la Germania assicurandosi il dominio territoriale a scapito della popolazione locale. Ai membri che ne facevano parte, garantì dei feudi come ricompensa per i servigi prestati.[8] Le cronache, ad ogni modo, non spiegano le modalità con cui Alberto fu capace di espandersi nei primi tempi.[20]

Mentre i crociati organizzavano il proprio esercito, gli alleati livoni, quelli guidati dal capo convertitosi al cristianesimo, iniziarono ad organizzare una controffensiva. Le forze di Caupo furono però sconfitte a Turaida nel 1206.[15] Caupo rimase alleato dei crociati fino alla sua morte nel 1217, durante la c.d. battaglia del giorno di San Matteo.

Dal 1208, iniziarono a diventare economicamente importanti alcuni degli insediamenti assoggettati: tra questi, Salaspils (Holme),[20] Koknese (Kokenhusen) e Sēlpils (Selburg). Nello stesso anno, i comandanti delle contee letgalle Tālava, Satekle, e Autine stabilirono alleanze militari con i cavalieri portaspada: ciò diede il via alla costruzione di castelli.

Nel 1209, Alberto di Riga alla guida delle sue truppe e quelle dei portaspada, si assicurò la capitale dei letgalli, Jersika, e fece prigioniera la moglie del comandante Visvaldis.[20] Visvaldis fu dunque costretto a siglare un accordo noto come donatio Wiscewolodi in cui accettava che le terre in suo possesso finissero all'arcidiocesi di Riga, ricevendone una porzione come feudo personale.[21] Tālava, pericolosamente attaccabile dagli estoni e i russi, divenne stato vassallo di Riga nel 1214[20] e dieci anni dopo fu spartita tra i portaspada e l'arcidiocesi lettone.[15] In questo contesto fu istituita anche la seconda diocesi sul suolo lettone dopo Riga, quella di Dorpat.[22]

Guerre contro gli estoni (1208–1227)[modifica | modifica wikitesto]

La conquista dell'entroterra estone[modifica | modifica wikitesto]

Contee estoni nel XIII secolo
La bandiera della Danimarca caduta, secondo la tradizione, dal cielo durante la battaglia di Lyndanisse, 1219

Dal 1208 i crociati furono in grado di avviare operazioni contro gli estoni:[20] al tempo, questi ultimi vivevano nei propri possedimenti sotto la guida di otto esponenti maggiori e sette minori, legati da flebili rapporti di collaborazione.[15] Con l'aiuto dei livoni e dei letgalli convertiti, i crociati iniziarono ad intraprendere una politica già precedentemente attuata in parte della Lituania.[23] Del resto, che fosse necessaria una grande organizzazione lo segnalava già Arnoldo di Lubecca nel 1210, il quale diceva nelle sue cronache a proposito del notevole impegno profuso da Alberto:

«[E] poiché quest'uomo era dotato di molti fratelli e amici (ornatus fratribus et amicis), ebbe molti collaboratori nella vigna del Signore. Né posso spiegare facilmente come abbia trovato favore tra re e magnati, che lo hanno aiutato con denaro, armi, navi e provviste»

(Arnoldi Chronica Slavorum, V. 30, p. 215; Loud 2019: 233[18])

Si cominciò a saccheggiare la contea di Sakala (attuale contea di Viljandimaa) e Ugaunia (attuali contee di Tartumaa, Valgamaa e parte della soppressa contea di Petseri) nel sud dell'Estonia.[24] Le tribù locali si opposero costantemente agli attacchi dei cavalieri e tentarono di accaparrarsi alcune fette di territorio nel nord della Lettonia.

Tra il 1208 e il 1227, alcune delle comunità locali sostennero i crociati e/o gli estoni variamente, cercando di perseguire i propri interessi. Proprio come accadde in Lituania, anche in Estonia risultarono fondamentali le fortezze di collina per la posizione strategica: il controllo delle stesse fu perso e recuperato diverse volte dalle due fazioni.[15]

La guerra provocò perdite ingenti, tanto da portare ad una tregua rimasta in essere per 3 anni (1213–1215). Essa risultò più vantaggiosa per i tedeschi, in quanto permise loro di trovare nuovi appoggi militari oltre che a permettere una più salda proliferazione degli scambi economici nelle loro terre.[15] Emblematico è il caso di Riga, la quale fu cinta di mura e dotò di speciali privilegi i commercianti che vi avessero fatto tappa a lungo termine.[17] Gli estoni, nel frattempo, tentarono di attivarsi per costituire un sistema di alleanze provando a unificare lo stato: gli sforzi non ebbero successo. Chi rientrò nella circoscrizione, si mise a disposizione di Lembitu di Lehola, capo di Sackalia, che nel 1211 attirò l'attenzione dei cronisti tedeschi. Ironicamente, entrambi i sovrani convertitisi - Caupo, il sopraccitato comandante dei livoni convertitosi al cristianesimo, e Lembitu - persero la vita assieme a gran parte dell'esercito estone nella battaglia del giorno di San Matteo (1217).[25][26]

I regni cristiani di Danimarca e Svezia fiutarono i vantaggi economici che potevano derivare dalla vittoria: le mire espansionistiche nella zona baltica fecero il resto per convincerli ad entrare in guerra. Lubecca, in mano ai danesi dal 1203, divenne il porto principale di coordinamento per le operazioni in Livonia fino a quando non furono rese sicure più sicure le coste lettoni ed estoni.[27] La città divenne per questo ambita dai tedeschi, desiderosi di assicurarsela per finanziare le spedizioni verso est grazie agli introiti derivanti da profitti commerciali, pellegrinaggi e tributi per gli abitanti. Le discussioni tra le due controparti, nonostante l'intervento nella veste di mediatore di Onorio III - successore di Innocenzo III - non si placarono fino al 1220.[28] Nel 1218, Alberto di Riga chiese aiuto al re Valdemaro II di Danimarca, ma quest'ultimo preferì raggiungere un accordo con i portaspada per le spartizioni territoriali in caso di vittoria. Partito dalla Danimarca con un folto contingente militare, il sovrano raggiunse l'Estonia e vinse la celebre battaglia di Lyndanisse a Revala nel 1219; si attribuisce a questa battaglia l'episodio della bandiera caduta dal cielo che sarebbe stata poi fatta propria dalla Danimarca (la Dannebrog).[29][27] In seguito, il re danese fece edificare sulle colline nei dintorni di Reval il castello di Toompea, assediato senza successo dagli estoni per ben 3 anni.[30] Re Giovanni I di Svezia provò ad inserirsi nella penisola baltica inviando truppe nella regione di Läänemaa. Le truppe scandinave furono però battute dagli abitanti di Saaremaa nella battaglia di Lihula nel 1220. Revelia (oggi Tallinn), Harrien, e Vironia divennero invece possedimenti danesi.[31]

Dal 1220, nonostante rivolte dei locali, i crociati riuscirono man mano ad estendere a macchia d'olio i propri confini partendo da Tallinn.[32] Dall'anno successivo furono infatti espugnate quasi tutte le roccaforti nemiche, eccezion fatta per Tharbata, difesa da una forte guarnigione estone assieme a 200 mercenari russi. A capo delle truppe russe vi era Vyachko, al quale la Repubblica di Novgorod aveva promesso il possesso di quella fortezza e di tutte le terre circostanti che sarebbe riuscito a conquistare.[33] Tharbata fu catturata dai crociati nell'agosto del 1224: morirono tutti coloro che tentarono di difenderla.

Qualche mese prima, sempre nel 1224, l'imperatore Federico II stabilì a Catania che la Livonia, la Prussia, la Sambia oltre ad alcune province confinanti dovessero essere considerate reichsfrei, ossia terreni direttamente gestiti dalla Chiesa cattolica e dal Sacro Romano Impero invece che da nobili locali.[34] Alla fine dell'anno, papa Onorio III annunciò al vescovo Guglielmo di Modena che i territori suddetti dovevano essere gestiti direttamente da quest'ultimo.

Nel 1224, i cavalieri portaspada si stabilirono in maniera continuativa presso Viljandi (allora nota col nome di Fellinn) in Sackalia, dove le mura del castello del gran maestro sono ancora in piedi. Altre roccaforti furono Cēsis (Wenden), Sigulda (Segewold) e Aizkraukle (Ascheraden).[31]

I rapporti tra le fazioni cristiane, come si è già intuito, non furono sempre idilliaci. A testimoniarlo sono le cronache di Enrico di Livonia, una delle più preziose opere narrative medievali sulla regione, probabilmente scritta anche per informare Guglielmo di Modena sui luoghi e sulla storia dei primi anni della Chiesa della Livonia fino al suo tempo.[35][36][37] Tra le innumerevoli informazioni altrimenti sconosciute giunte a noi, vanno citati i diversi incontri tra arcivescovo, cittadini di Riga e portaspada presidiati dal rappresentante della curia romana, forse avvenuti nella roccaforte di Tarvanpea (che in estone significa testa di uro),[38] per ripartire in maniera equa i possedimenti acquisiti.[39]

La guerra contro Saaremaa (1206–1261)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Saaremaa § Storia.
Il trattato stipulato tra 1241 tra l'ordine livoniano, la diocesi di Ösel-Wiek e gli osiliani conservato presso l'archivio nazionale di Svezia

L'ultima contea dell'Estonia a resistere fu l'isola di Saaremaa (Ösel), la più grande del paese baltico, le cui flotte di guerra avevano continuato a razziare Danimarca e Svezia durante gli anni di lotta contro i crociati tedeschi.

Nel 1206, l'armata danese guidata da Valdemaro II e Andreas, vescovo di Lund, sbarcò a Saaremaa e tentò di stabilire, senza successo, un punto d'appoggio.[40] Nel 1216, i cavalieri portaspada e il vescovo Teodorico von Treyden si unirono agli assalitori e invasero l'isola nonostante le acque del mare fossero ghiacciate.[41][24] Gli osiliani, nome con cui Enrico di Livonia identifica la popolazione locale per distinguerla dai curi (sebbene avessero stretti rapporti),[42] si vendicarono saccheggiando vari avamposti dei tedeschi nella Lettonia costiera nella primavera del 1217. Tre anni dopo, un'armata svedese guidata da re Giovanni I di Svezia e il vescovo Carlo Magnusson (Bjälboätten) (nelle fonti anche Carlo di Linköping) si impossessò di Lihula in Rotalia nell'Estonia occidentale. Gli osiliani attaccarono più avanti nello stesso anno la roccaforte degli svedesi e uccisero l'intero contingente ostile, incluso il vescovo di Linköping.[43]

Nel 1222, il re danese Valdemaro II diede il via ad una nuova operazione di conquista: stavolta questa ebbe esito positivo e permise all’esercito di stabilirsi e creare un centro di comando. La piccola fortezza eretta fu poi assediata e i difensori costretti ad arrendersi nel giro di 5 giorni: i danesi tornarono a Tallinn senza il fratello del vescovo Alberto di Riga Teodorico e altri ostaggi, trattenuti dagli isolani allo scopo di stipulare una tregua. La fortezza fu poi completamente distrutta.[41]

Nel 1227, i cavalieri portaspada, la città di Riga e il vescovo della stessa allestirono delle truppe per attaccare Saaremaa. Dopo la battaglia di Muhu e la resa della fortezza di Valjala, gli osiliani accettarono di convertirsi al cristianesimo.[44][45]

Dopo la sconfitta dei cavalieri portaspada nella battaglia di Šiauliai del 1236 contro i lituani, iniziò una serie di rivolte sull'isola estone. Soltanto 5 anni dopo gli osiliani accettarono nuovamente di arrendersi stipulando un accordo di pace con il gran maestro dell'ordine di Livonia Andreas von Felben e la diocesi di Ösel-Wiek.[45] Dopo circa un ventennio, nel 1255, una testimonianza importante a livello informativo viene fornita da un atto sottoscritto dal gran maestro Anno von Sangershausen e rappresentanti anziani degli osiliani, i cui nomi riportati dalle cronache in latino sono Ylle, Culle, Enu, Muntelene, Tappete, Yalde, Melete e Cake.[46] L'accordo garantiva agli abitanti dell'isola diversi diritti riguardanti la proprietà e trasmissioni testamentarie dei possedimenti, ordine sociale e pratica della religione.

Il Ducato di Estonia e Livonia in una mappa dell'Impero russo del 1745. Essa rappresenta le aree su cui, secoli prima, si erano combattute feroci battaglie per il possesso delle terre. In alto a sinistra, contornata dal rosa, è indicata l'isola di Saaremaa

Un'ulteriore schermaglia scoppiò nel 1261, quando gli osiliani rinnegarono nuovamente alla fede cristiana e uccisero tutti i tedeschi che vigilavano sull'isola.[41][45] Seguì un'aspra battaglia, la quale condusse a un ennesimo trattato di pace, a seguito della sconfitta rimediata presso Kaarma, stipulato tra il contingente formato dai cavalieri di Livonia, la diocesi di Ösel-Wiek e il Ducato di Estonia, inclusi altri alleati che parteciparono proveniendo da Lettonia ed Estonia, e osiliani. Per ovviare ad eventuali ribellioni, si decise di costruire una roccaforte presso Pöide.

Il 24 luglio 1343, gli abitanti dell'isola insorsero nuovamente uccidendo i tedeschi che si trovavano su Saaremaa, facendo annegare tutti gli uomini di chiesa e assediando Pöide.[45] L'attacco ottenne il risultato sperato: i difensori furono uccisi e il castello raso al suolo. Nel febbraio 1344, Burchard von Dreileben condusse la campagna militare dirigendosi a Saaremaa attraversando il mare ghiacciato. Le postazioni degli osiliani furono sottomesse e il capo dei ribelli Vesse finì impiccato. All'inizio della primavera del 1345, la nuova operazione bellica condotta dall'ordine livoniano terminò con la vittoria dei tedeschi e con una menzione nelle fonti del trattato ad opera di Ermanno di Wartberge e della prima cronaca di Novgorod.

Saaremaa divenne stato vassallo dell'ordine e della diocesi di Ösel-Wiek fino al 1559.[47]

Guerre contro i curi (1242–1267)[modifica | modifica wikitesto]

Terre dei curi

Dopo la sconfitta degli estoni, gli schieramenti crociati si spostarono verso le terre della Curlandia e della Semgallia. Tali comunità vivevano a sud ed ovest del fiume Daugava ed erano alleate dei samogizi, situati nell'attuale Lituania.

Nel luglio del 1210, i curi attaccarono Riga.[48] Dopo un giorno di assedio, i curi non riuscirono a fare breccia nelle mura cittadine. Attraversarono così il fiume Daugava per seppellire e piangere i caduti per tre giorni.[49]

Nel 1228, diciotto anni dopo il primo assedio, i curi si diressero con i semigalli verso l'attuale capitale lettone con l'intento di saccheggiarla. Gli sforzi per penetrare nell'insediamento non ebbero buon esito e i guerrieri distrussero il monastero di Daugavgrīva e uccisero tutti i monaci.

Dopo la sconfitta degli estoni e degli osiliani nel 1227, i curi furono attaccati dai lituani ad est e sud oltre che dai cavalieri portaspada a nord: sul lato occidentale, quello sul mar Baltico, dovevano stare attenti sia ai danesi che agli svedesi, desiderosi entrambi di espandere i propri confini territoriali. Oltretutto, in quel periodo iniziarono ad imperversare diverse carestie.

Vista così, la situazione sembrava senza speranza. I curi tentarono dunque una mossa diplomatica: far pace con i cristiani, invitando i monaci a stabilirsi nelle loro terre per scampare agli attacchi dai due stati scandinavi.[50] Nel 1230 i curi del nord sotto la guida del dominus riportato dalle fonti con nome e titolo rex Lammechinus (forse Lamikis nella lingua natia), siglarono un trattato di pace con i tedeschi: le terre oggetto dell'accordo presero il nome di Vredecuronia.[48] I curi del sud, invece, continuarono ad opporsi agli assalitori.

Nel 1260, i curi furono coinvolti nella battaglia di Durbe, una delle più grandi battaglie accadute nel XIII secolo in Livonia: a questi fu imposto di affiancare i crociati, ma nel momento della battaglia essi disertarono. Pietro di Duisburg riporta addirittura episodi di lotte accadute tra i curi e la retroguardia dei cavalieri portaspada. Gli estoni e le popolazioni locali seguirono subito l'esempio dei curi, abbandonando i crociati al proprio destino: fu sicuramente per questo che la vittoria dei samogiti risultò agevole per ragioni di superiorità numerica.[51] Si trattò di una grave sconfitta per l'esercito tedesco; un episodio che diede il via alla grande rivolta prussiana, durata quattordici anni.[52]

La resistenza dei curi terminò infine nel 1267, quando l'intera Curlandia fu spartita tra i cavalieri di Livonia e l'arcidiocesi di Riga.[53] La nobiltà della Curlandia, composta da circa quaranta famiglie che discendevano dai re curi vissuti nell'insediamento di Kuldīga, conservarono i loro prestigiosi titoli e gli furono riconosciuti alcuni privilegi personali.[50]

Guerre contro i semigalli (1219–1290)[modifica | modifica wikitesto]

La fortezza di collina di Tērvete, quartier generale dei semigalli nel XIV secolo

Stando a quanto riportato dalle cronache di Enrico di Livonia, i semigalli (talvolta semgalli) stipularono un'alleanza con il vescovo Alberto di Riga contro i ribelli livoni prima del 1203,[54] ricevendo supporto militare per scacciare eventuali aggressori provenienti dalla Lituania settentrionale, episodio che si verificò concretamente due anni dopo.

Nel 1207, il duca di Semigallia (in latino dux Semigallorum) Viestards aiutò il capo dei livoniani cristiani Caupo a riprendere possesso del castello di Turaida dai ribelli pagani.

Nel 1219, l'alleanza tra semigalli e tedeschi venne meno a causa dell'invasione di questi ultimi della regione. Il duca Viestards formò in fretta e furia un'alleanza con i lituani e i curi. Nel 1228, i semigalli e i curi attaccarono Riga[55] e il monastero di Daugavgrīva, prendendo possesso della più importante fortezza sita sul delta del Daugava. I crociati si vendicarono invadendo la Semigallia qualche tempo dopo e, a loro volta, i semgalli saccheggiarono il circondario della fortezza di collina di Aizkraukle.

Nel 1236, i semgalli parteciparono alla battaglia di Šiauliai con i samogiti.[55] Dopo una serie di attacchi, l'ordine livoniano sottomise parzialmente la regione lettone nel 1254 e nel 1265 costruì un castello presso Jelgava (Mitau), funzionale a consentire una più rapida conclusione del conflitto contro i semgalli.[56][53]

Nel 1270, il granduca di Lituania Traidenis, assieme ai semgalli, attaccò la Livonia e l'isola di Saaremaa. La battaglia di Karuse tenutasi nel golfo ghiacciato di Riga (una delle più celebri della crociata), risultò sfavorevole ai cavalieri livoniani: anche il Gran Maestro Otto von Lutterberg perse la vita.[57] L'anno seguente, i tedeschi conquistarono il forte di Tērvete.[53]

Nel 1279, dopo la battaglia di Aizkraukle, il granduca di Lituania Traidenis fomentò una rivolta dei semgalli contro i cavalieri di Livonia,[58] comandati dal duca Nameisis.[20] Per tutta risposta, vennero inviati 14.000 crociati ad assediare Turaida nel 1281.[53]

Nel 1286[53] o 1287,[55] circa 1400 semgalli attaccarono la roccaforte crociata di Ikšķile, Riga e le terre vicine. Fallito il tentativo di assedio, mentre ritornavano nella regione d'origine, si trovarono faccia a faccia con le forze tedesche presso il fiume Garoza che li attendevano a loro insaputa.[53] I crociati, speranzosi di contare sull'effetto sorpresa, uscirono invece malamente sconfitte dalla lotta. Più di 35 cavalieri furono assassinati, incluso il gran maestro Wilken von Endorp:[59] è incerto il numero delle perdite.[60] Si trattò dell'ultima sconfitta riportata dai cristiani prima della loro riorganizzazione per assaltare l'area qualche anno più tardi.

Nel corso del decennio 1280-1290, i crociati iniziarono un'ampia campagna militare per sottomettere definitivamente le popolazioni locali e assicurarsi il controllo dei commerci oltre che delle terre. Molti villaggi vennero bruciati, sebbene le sconfitte dei semgalli li piegarono solo dopo diverso tempo: si riportano continui episodi di resistenza fino all'incendio delle fortezze di collina di Dobele, Rakte e Sidabrė:[53] a quel punto, i rivoltosi ancora attivi preferirono dirigersi verso sud. La cronaca rimata della Livonia testimonia lo spostamento in massa di 100.000 lettoni in Lituania i quali, giunti nelle regioni della Sudovia (e parte dell'attuale Polonia settentrionale) e della Samogizia, continuarono a contrastare i tedeschi.[61][62]

Le aree non conquistate a sud della Curlandia e della Semigallia divennero parte del Granducato di Lituania. Gli ultimi focolai di spensero tra il 1290 e il 1295:[nota 1] benché i teutonici non potessero saperlo in quel momento, si sarebbe trattata dell'ultima stabile conquista da loro operata da lì fino alla scomparsa dello Stato monastico.[63]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

In Lituania[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Crociata lituana.
Rievocazione storica della crociata lituana presso Jauniūnai (contea di Vilnius)

Varie furono le incursioni che subì il Paese baltico più meridionale, perdurate con varia frequenza dal 1286 al 1410. Le fortezze di collina giocarono un ruolo strategicamente importante, così come le imboscate che potevano essere effettuate dalle numerosissime foreste delle regioni interne della Lituania. Particolarmente messa a dura prova risultò l'Aukštaitija, al confine con i possedimenti dei cavalieri in Livonia:[64][65] gli abitanti dovettero convivere con le incursioni effettuate dai tedeschi quasi ogni anno.[66]

Nel 1253, la guerra contro i curi e quella contro i semgalli erano ancora in corso. In quell'anno, il duca Mindaugas pose fine alla forma politica precedente e fu incoronato re con il consenso della Santa Sede: si trattò del primo e unico re della storia lituana ad assumere effettivamente la carica.[nota 2] Tale territorio continuò a subire alcune modifiche nel corso dei secoli (nel XV secolo era lo Stato più esteso d'Europa)[67], ma perdurò fino al 1795, quando si ebbe la dissoluzione della Confederazione polacco-lituana.

Lettonia ed Estonia[modifica | modifica wikitesto]

Terra Mariana nel 1260
Territori controllati dall'ordine teutonico nel 1410

Nel 1227 i cavalieri portaspada conquistarono tutti i territori assoggettati precedentemente ai danesi e quelli nel nord dell'Estonia. Dopo la battaglia di Šiauliai, i superstiti tra le fila dei cavalieri portaspada confluirono nell'ordine teutonico, e divennero noti come ordine di Livonia:[68] la Terra Mariana continuò ad esistere. Il 7 giugno 1238, a seguito del trattato di Stensby,[69] i cavalieri dell'ordine teutonico restituirono il Ducato di Estonia a Valdemaro II di Danimarca. L'Estonia rimase sotto il controllo dei danesi fini al 1346, anno in cui accadde la rivolta della notte di San Giorgio e i domini furono ceduti in cambio di denaro all'Ordenstaat.[70]

Dopo la conquista, tutte le popolazioni locali rimanenti furono convertite al cristianesimo. Sarà poi tra il 1503 e il 1525 riscontrabile il più antico documento scritto in lituano, una traduzione risalente al 1503-1525 del Padre Nostro, dell'Ave Maria e del Credo.[71] I conquistatori mantennero il controllo militare delle regioni attraverso una rete strategica di castelli in Estonia e Lettonia.[72]

Il territorio fu diviso in sei principati feudali dal legato pontificio Guglielmo di Modena: arcidiocesi di Riga (18.000 km² di estensione),[73] diocesi di Curlandia (4.500 km²),[73] diocesi di Dorpat, diocesi di Ösel-Wiek, feudi ancora facenti capo ai cavalieri portaspada e il dominum directum del re di Danimarca e infine il Ducato di Estonia.[74][72] Le terre dei livoniani, ripartite in quattro suddivisioni amministrative ognuna delle quali gestite da un incaricato denominato Vogt, misuravano alla metà del XIV secolo 67.000 km²,[73] ovvero, per fare un paragone, poco più dell'odierna Lituania (65.200 km²) e dell'odierna Lettonia (64.589 km²).

I baltici nelle cronache tedesche[modifica | modifica wikitesto]

Le notizie giunte a noi sulle lotte tra crociati e popolazioni locali giunte si devono agli scritti dei tedeschi o alle lettere papali. Anche dopo la conversione infatti, la maggior parte dei nuovi cristiani rimase illetterata.[75] Nella cronaca di Enrico di Livonia e nella cronaca rimata, due opere sia pur realizzate per scopi differenti - uno destinato a fornire una narrazione degli eventi storici, l'altro volto a galvanizzare i crociati di stanza nella regione baltica - emergono alcuni concetti similari:[76]

  • Celebrazione delle figure religiose cristiane e concetto del Deus vult: è Dio a volere la sottomissione delle popolazioni pagane;
  • Denigrazione delle popolazioni locali, della loro religione e delle loro tradizioni;
  • Guerra, compiacimento per i propri strumenti bellici, per la propria supremazia militare, frequente disprezzo dei nemici, violenze, razzie: i crociati di Cristo sono anche questo. Amano le conquiste, il potere, le ostilità.[77]

In relazione al secondo punto è focalizzandosi sulla cronaca di Enrico, unico punto di riferimento degli eventi accaduti nei primi decenni del XIII secolo, le espressioni più frequenti per identificare gli autoctoni sono barbari, gentiles, neophyti, infideli, scismatici (più che altro riservati ai russi ortodossi), rustici vel incolae terrae e, più di ogni altra nello scritto di Enrico, pagani.[78] Anche il termine gentes assume talvolta la valenza di sinonimo di pagani.[79] Ad esprimersi in toni più delicati nei confronti di "coloro che venerano alberi, acque e spiriti maligni" era il pontefice, il quale raccomandava di non essere troppo repressivi, altrimenti il processo di conversione ne avrebbe risentito.[78] La caratteristica principale che contraddistingue i locali è per Enrico la perfidia,[78] in quanto erano soliti rinnegare il cristianesimo, rompere i trattati e le promesse.[80] Tale aggettivo era riservata anche ai russi ortodossi.[81] Se si rimuove la patina di pregiudizi nella narrazione compiuta da Enrico, un altro contributo prezioso riguarda la descrizione dei luoghi e delle usanze dei locali, con cui l'uomo di chiesa fu certamente più a contatto, essendo talvolta testimone diretto degli eventi storici che racconta.[82][83]

Gli estoni si erano guadagnati nel tempo una certa "fama", ovviamente negativa, nelle cronache tedesche. L'autore ignoto della Historia ordinis Praedicatorum seu Dominicanorum in Dania[nota 3] 1216-1246 affermava a tal proposito:

«Gli estoni erano rozzi nelle pratiche religiose e seguivano i deprecabili riti di infedeltà, crudeli e selvaggi verso gli uomini della chiesa. Uccisero il primo vescovo e i suoi chierici, quindi costrinsero i frati a tornare ai conventi da dove erano venuti, facendo sì che ne rimanessero solo alcuni presso di essi.[84]»

Esenti da giudizi non furono nemmeno i lituani, "nemici di Cristo"[80] accomunati ai lettoni e agli estoni: le critiche tedesche nel XIII secolo piovvero anche su Mindaugas, primo re della Lituania che accettò di convertirsi e ricevette la corona con l'autorizzazione del pontefice Innocenzo IV. Quando però rinnegò il cristianesimo e riabbracciò il vecchio credo, le cronache fanno osservare che non avrebbe mai smesso di praticare segretamente riti pagani.[85][86]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note al testo[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'ultima ribellione avvenne nel 1295 ad opera dei sambiani e fu appoggiata da Vytenis. Per approfondire: rivolte prussiane.
  2. ^ Si verificarono due tentativi di ripristino della monarchia nel paese baltico: il primo durante il dominio di Vitoldo il Grande (1401-1430), ma il sovrano non fu mai incoronato perché la corona di depredata dalle forze polacche. Il secondo caso, avvenuto nel 1918, riguardò Guglielmo di Urach, intenzionato ad assumere il nome regale di Mindaugas II. Questi non mise però mai piede in Lituania per cause legate alla sconfitta tedesca rimediata nella prima guerra mondiale. Per approfondire: Tentativi di ripristino della monarchia in Lituania.
  3. ^ Termine medievale con cui si indicava la Danimarca.

Note bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Saaremaa 1100–1227, su saaremaa.ee. URL consultato il 3 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 22 febbraio 2008).