Repubblica di Lituania (1918-1940)

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Repubblica di Lituania
Repubblica di Lituania – BandieraRepubblica di Lituania - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Lithuania 1929-1938.svg
Dati amministrativi
Nome ufficialeLietuvos Respublika
Lingue ufficialiLituano
InnoTautiška giesmė
CapitaleKaunas (de facto)[nota 1]
Vilnius (de iure)
Politica
Forma di governoRepubblica parlamentare (1918-1926)
Dittatura monopartitica (1926-1940)
Organi deliberativiSeimas
Nascita2 novembre 1918 con Antanas Smetona
CausaAllontanamento dell'esercito imperiale tedesco e applicazione dell'atto d'indipendenza della Lituania
Fine17 giugno 1940 con Antanas Smetona
Antanas Merkys
CausaOccupazione sovietica
Territorio e popolazione
Massima estensione54 000 nel 1923
Popolazione2 028 971[1] nel 1923
Economia
Valutalitas
Religione e società
Religioni preminenticattolicesimo
Evoluzione storica
Preceduto daFlag of Lithuania (1918–1940).svg Regno di Lituania (1918)
Flag of the Lithuanian-Byelorussian SSR.svg Litbel (1919)
Succeduto daFlag of the Lithuanian-Byelorussian SSR.svg RSS Lituana (1918)
Flag of Central Lithuania 1920.svg Lituania Centrale (1920)
Flag of the Lithuanian Soviet Socialist Republic (1940–1953).svg RSS Lituana (1940)
Ora parte diLituania Lituania

La Repubblica di Lituania (in lituano: Lietuvos Respublika) esistita tra il 1918 e il 1940 fu uno Stato costituito nell'Europa orientale, sulle rive del Mar Baltico, dopo la sconfitta dell'Impero tedesco nella prima guerra mondiale e la Rivoluzione russa del 1917. Grazie a questi due eventi, fu possibile per la Lituania ottenere la propria indipendenza tra le conseguenze della Grande Guerra: era dal 1795, con la caduta e la spartizione della Confederazione polacco-lituana, che il Paese baltico non risultava autonomo. L'attuale Repubblica di Lituania si considera il successore dello Stato lituano nato nel 1918, considerando il periodo tra l'occupazione sovietica nel 1940 e la Rivoluzione cantata tra il 1989 e il 1990 come un'incorporazione illegittima ai sensi del diritto internazionale e non come un'annessione.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Consiglio della Lituania, Atto d'indipendenza della Lituania e Regno di Lituania (1918).
I 20 membri del Consiglio della Lituania e firmatari dell'atto d'indipendenza del 16 febbraio 1918

La Lituania aveva proclamato la propria indipendenza il 16 febbraio 1918 con una dichiarazione specifica in tal senso.[2] Tuttavia, la regione era occupata dall'esercito imperiale tedesco impegnato nella prima guerra mondiale, il quale aveva costituito l'Ober Ost nelle odierne Lettonia, Lituania e parte della Bielorussia per amministrare i territori ottenuti a seguito della firma del trattato di Brest-Litovsk, con cui l'Impero russo era uscito dal conflitto.[3] A seguito del tentativo di costituire un Regno guidato dal duca Guglielmo di Urach (Mindaugas II), ovvero uno Stato cliente della Germania come desiderato da Berlino, la Lituania riuscì ad agire in maniera autonoma solo verso la fine del 1918:[2] fu in tale periodo che, con la firma dell'armistizio di Compiègne, iniziò il lungo processo di ritiro delle truppe tedesche dal suolo baltico che permise all'Estonia, alla Lettonia e alla Lituania di non essere più sottoposte a domini stranieri. Nel frattempo, la RSFS Russa, subentrata allo Zarato russo, si dimostrò interessata a riconquistare quanto sottratto dal trattato di Brest-Litovsk. Solo grazie alle guerre d'indipendenza avvenute tra il 1918 e il 1920 la Lituania riuscì a impedire a domini stranieri di gestire la sua politica e minare la sua sovranità:[4] un contributo in tal senso giunse indirettamente dalla Polonia, la quale, in virtù delle sue vittorie nella lotta polacco-sovietica, riuscì secondo alcuni storici a permettere un ventennio diverso per lo Stato lituano e scevro dall'influenza della Russia.[5][6]

Confini: la contesa su Vilnius[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Regione di Vilnius e Lituania Centrale.

I confini della prima repubblica di Lituania differiscono leggermente dagli attuali confini della moderna Lituania, specialmente con riferimento alla regione di Vilnius. Sebbene al momento della dichiarazione della sua indipendenza la Lituania indicava Vilnius come sua capitale (essendo stato il centro principato del Granducato), la città, abitata per la maggior parte da cittadini polacchi all'inizio del Novecento, finì sotto il controllo della Seconda Repubblica di Polonia nel corso della guerra polacco-lituana.

Il 1º gennaio 1919, l'esercito imperiale tedesco ancora presente in Lituania si ritirò e cedette l'autorità su Vilnius a un comitato polacco locale, contro le richieste dell'amministrazione lituana:[7] tale evento permise la costituzione di un'amministrazione polacca composta da ex membri delle formazioni locali di autodifesa polacca, a quel tempo arruolati nel Wojska Lądowe.[5] In contemporanea, i lituani si ritirarono insieme ai tedeschi.[5] Il 5 gennaio 1919 la città fu presa dalle forze bolsceviche[5][8] che avanzavano da est e Vilnius fu proclamata la capitale della Litbel (la Repubblica Socialista Sovietica Lituano-Bielorussa).[5] Per i successivi quattro mesi la città divenne un fantoccio in mano ai comunisti,[5] mentre imperversava la guerra polacco-sovietica. Il 19 aprile 1919 la città fu nuovamente conquistata dalla Polonia nell'ambito dell'Offensiva di Vilna,[9] passando di nuovo quindici mesi dopo, il 14 luglio 1920, dalle forze sovietiche: in quest'occasione, i lituani appoggiarono i sovietici poiché fu loro promessa Vilnius e il suo circondario.[9]

Parata celebrativa tenutasi a Wilno (Vilnius) in Piazza della Cattedrale nell'aprile 1919

Poco dopo la sconfitta nella battaglia di Varsavia nel 1920, l'Armata Rossa in ritirata lasciò la città alla Lituania, di concerto con il trattato di pace sovietico-lituano del 12 luglio 1920.[5] L'intesa riconosceva la sovranità lituana su molte delle aree appartenenti alla cosiddetta Lituania Propria: sebbene la città stessa e i dintorni andarono effettivamente incontro al trasferimento, la rapidità dell'offensiva polacca impedì che i lituani potessero insediarsi in maniera stabile in un così breve lasso di tempo. L'alternativa sarebbe stata cercare di trattenere Vilnius militarmente, cosa che i baltici non intendevano fare.[10]

Molti storici sostengono che il motivo principale dietro l'accordo sovietico con la Lituania fosse quello di indebolire la Polonia e consegnare i territori contesi a uno stato più debole, ovvero la Lituania dell'epoca, al fine di riconquistare l'area più facilmente dopo che il ritiro dell'Armata Rossa si fosse arrestato.[11][12][13] Inoltre, l'indipendenza delle repubbliche baltiche era vista da Vladimir Lenin come un evento temporaneo. Tuttavia, dopo la battaglia del fiume Niemen, l'Armata Rossa perse in maniera grave e la Russia bolscevica dovette abbandonare i suoi propositi di reincorporazione dei territori persi dall'Impero russo a seguito della firma del trattato di Brest-Litovsk.

Proprio quando la Russia cessava di costituire una grande minaccia nell'area geografica, almeno in quel momento, le relazioni polacco-lituane peggiorarono. In termini demografici Vilnius risultò una delle città lituane più polonizzate e russificate[14][15] durante il dominio russo 1795-1914, come emerge dai seppur pochi dati anagrafici a disposizione.

Malgrado tutto, i lituani rivendicavano territorialmente l'area per ragioni storiche (capitale dell'antico Granducato di Lituania) e rifiutarono di ritenere legittima qualsiasi pretesa dei polacchi sulla città e sul circondariato.[16] i negoziati sul futuro dell'area contesa, tenuti sotto l'egida della Conferenza degli Ambasciatori a Bruxelles e Parigi, giunsero a una situazione di stallo e il capo dello Stato polacco, l'autoritario e ambizioso Józef Piłsudski, temeva che la Triplice intesa avesse ritenuto legittimi i contenuti del trattato di Mosca del 1920.[17] Poiché entrambi i paesi erano ufficialmente in pace e la controparte lituana respinse l'ipotesi di effettuare un plebiscito, i polacchi decisero di assicurarsi la regione tra il mese di settembre e di ottobre del 1920 in quella che divenne nota come guerra polacco-lituana.[18]

Il 9 ottobre 1920, la divisione lituano-bielorussa dell'esercito polacco al comando del generale Lucjan Żeligowski conquistò la città, ammutinandosi all'armata regolare polacca e agendo in una maniera simile all'Impresa di Fiume.[18] Vilnius venne dichiarata la capitale della neocostituita Repubblica della Lituania Centrale, a cui fu posto Żeligowski come capo di Stato.[19][20] I negoziati a Bruxelles proseguirono, ma la manovra polacca non sbloccò la situazione. Tra i piani proposti dall'Intesa si riscontrava la creazione di uno Stato polacco-lituano basato su un sistema cantonale, con controllo condiviso sull'area contesa. Sebbene tale ipotesi si assicurò il tacito consenso di entrambe le fazioni, la Polonia insistette affinché fossero invitati nelle trattative anche i rappresentanti della Lituania Centrale. I politici lituani sostenevano che la Lituania centrale non fosse altro che uno Stato fantoccio della Polonia e respinsero l'idea: il risultato fu un nulla di fatto.[20]

Il governo lituano stabilì la sua capitale de facto nella città di Kaunas, assegnandole esplicitamente lo status di "capitale provvisoria" e chiedendo alla Polonia la restituzione dei territori contesi. Tra il 1919 e il 1938, la Lituania rifiutò di intrattenere rapporti diplomatici con la Polonia fino a quando il governo polacco non avesse ceduto la città: a nulla valsero gli interventi effettuati nel corso degli anni Venti della Società delle Nazioni. Nel 1938 Varsavia emise un ultimatum che costrinse la Lituania a ripristinare le relazioni diplomatiche: la costituzione lituana continuò però ad essere chiamata in causa per effettuare le rivendicazioni su Vilna.[21]

Soldato lituano che osserva Vilnius

Il centro abitato sarebbe tornato in mano alla Lituania solo nel 1939 dopo l'Invasione sovietica della Polonia. L'annessione di Vilnius venne percepita con gioia dai lituani, considerando che un'intera generazione stava coltivando l'idea che la Lituania non sarebbe stata la stessa senza la storica capitale: per tale motivo, l'opinione comune riteneva il reinsediamento come un atto di giustizia storica. Le élite erano molto più preoccupate, poiché per molti il prezzo pagato dalla Lituania all'Unione Sovietica per Vilnius era troppo alto.[22] Per ottenere di nuovo il controllo di parte della regione rivendicata, i lituani dovettero infatti accettare la proposta del Ministro degli esteri sovietico Vjačeslav Molotov (forte dell'approvazione di Iosif Stalin di insediare truppe dell'Armata Rossa sul suolo lituano subito dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale.[23] Un totale di 18.786 truppe dell'Armata Rossa fu inviato in posizioni strategicamente importanti della nazione: Alytus, Prienai, Gaižiūnai e Naujoji Vilnia.[24]

Anni Venti e Trenta[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Alla vigilia della prima guerra mondiale, la Lituania era già indietro rispetto alle altre due province baltiche per le sue scarse conoscenze agricole e le pessime condizioni dell'industria. Durante il periodo 1919-1939, la produzione industriale lituana crebbe in media del 6-7% all'anno, mentre quella agricola del 3,5-4%.[3] Furono eseguiti degli sforzi notevoli, ma il potenziale del settore rimase ancora modesto. Lo sviluppo dell'industria, del commercio e dei trasporti in Lituania fu più rapido di quello dell'agricoltura, mentre l'aumento delle esportazioni di prodotti agricoli è stato il più significativo tra gli altri. Per quanto concerne il settore bancario, la Lituania contava 6 istituti attivi nel periodo interbellico.[25]

La popolazione lituana si concentrava solo per il 20% nelle città, ragion per cui riuscì a passare in maniera relativamente indenne la Crisi del 1929. Il tasso di natalità risultò in aumento del 22%, nonostante una considerevole emigrazione principalmente verso il Sud America.[26]

Settore primario[modifica | modifica wikitesto]

Mulino a vento in Lituania

La Lituania del dopoguerra aveva il compito di modernizzare l'agricoltura e di utilizzarla per la costituzione di fondi destinati alla creazione dell'industria di trasformazione dei prodotti agricoli. I provvedimenti economici erano innanzitutto indirizzati al settore primario, in particolare alla modernizzazione dei sistemi agricoli e all'allevamento del bestiame, nonché a politiche promozionali per l'allevamento da latte e la produzione di carne (allo stesso modo degli anni Novanta del secolo scorso).[27] Anche il burro acquisì un ruolo di spessore tra i prodotti maggiormente commerciati, soprattutto all'estero. Negli anni '30, si incrementò l'industria dello zucchero, del tessile e di stabilimenti per la lavorazione delle materie prime a Marijampolė, Panevėžys e Pavenčiai (quest'ultimo ancora non realizzato nel 1940).[28] La Camera dell'Agricoltura fu istituita nel 1926 direttamente con il monitoraggio dal ministero dell'agricoltura.[29]

La parcellizzazione delle proprietà, ovvero la riforma agricola in senso stretto, interessò quasi il 25% dell'intero territorio della Lituania, mentre la riforma in senso lato, compresa la divisione dei villaggi in singole fattorie, ossia circa il 56% del territorio nazionale.[30] Un simile provvedimento rafforzò il settore primario e incentivò la partecipazione di nuovi agricoltori. Tra le altre cose, le leggi regolamentavano i diritti reali: con la superficie coltivata in aumento di un terzo, la Lituania risultò in grado di sostentarsi con cibo e cereali per l'alimentazione, mentre l'eccedenza veniva esportata.[31]

Industria e scambi commerciali[modifica | modifica wikitesto]

Il settore industriale subì grandi mutamenti a seguito della Grande Guerra, poiché alcune erano state del tutto distrutte. La situazione della grande industria della Lituania risultava critica anche perché fortemente dipendente da mercati esteri, in primis l'Impero russo: per tale motivo, chi commerciava entro il territorio lituano soffrì di meno negli anni Venti. Durante gli anni dell'indipendenza, la Lituania si specializzò nell'industria leggera; il numero di imprese aumentò a scapito di quello dei lavoratori, raggiungendo il livello prebellico nel 1924-1925.[3] Lo sviluppo in tale campo fu comunque in parte eclissato da quello avvenuto nel settore primario. La produzione di alimenti e bevande, ovvero la lavorazione di materie prime agricole, divenne il ramo principale dell'industria della Lituania. Nel 1919 industriali e commercianti iniziarono altresì a riunirsi in vari sindacati e si istituirono due uffici individuali presso il Ministero del Commercio e dell'Industria. La Camera di commercio attiva sul territorio lituano non comprendeva le regioni di Vilnius (perché la zona era in mano ai polacchi) e Klaipėda, poiché quest'ultima funzionò in maniera indipendente senza riferire alla camera di Kaunas.[32]

La Camera di commercio, industria e artigianato si componeva di 21 membri che rappresentavano gli interessi di quattro gruppi: banche e istituti bancari, cooperative, istituzioni industriali e istituzioni commerciali.[33] Le attività della camera sono state monitorate dal ministero delle finanze. La camera fu sostanzialmente nazionalizzata dalle leggi adottate nel 1936.[3] Il presidente della stessa era nominato dal Presidente della Repubblica di Lituania su proposta del ministro delle finanze. L'obiettivo della camera era quello di sviluppare il commercio, l'industria e l'artigianato e di rappresentare le imprese industriali e artigianali.

Dopo la riannessione della regione di Klaipėda alla Lituania nel 1924, il governo di Kaunas ordinò che una parte significativa delle esportazioni e importazioni lituane venissero effettuate attraverso il porto locale. Per tale motivo nacquero numerose imprese e strutture nella città.[3] Le imprese commerciali e industriali furono poi nazionalizzate o chiuse con l'occupazione sovietica del 1940.

Esercito[modifica | modifica wikitesto]

Una delle prime misure prese dal governo lituano fu la costituzione di un esercito nazionale. Gli obblighi relativi alla leva vennero introdotti nel 1919 e, al termine delle battaglie d'indipendenza, l'esercito lituano contava più di 40.000 uomini, il cui comandante in capo era il Presidente della Repubblica.[34] A causa della costante minaccia di un conflitto militare, il numero di coscritti diminuì solo nel 1922. Lo stato di guerra invece permase in vigore nel 1919, a conflitto in corso, e nel 1926, subito dopo il colpo di Stato di Antanas Smetona.[35]

Dei cambiamenti strutturali più significativi ebbero luogo il 1º gennaio 1935, seguiti dalla riorganizzazione e all'ammodernamento dell'esercito. Benché il processo di riallestimento proseguì anche nel 1939, la Lituania non riuscì a evitare l'occupazione, indipendentemente dalla preparazione militare, la quale nulla avrebbe potuto in battaglia contro la soverchiante superiorità numerica dei sovietici.[3]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

La Lituania ottenne risultati notevoli nel settore dell'istruzione durante il periodo 1918-1940.[36] In seguito alla dichiarazione di indipendenza, l'educazione divenne una delle priorità perseguite dal giovane Stato. Sebbene mancassero in un primo momento diventi per via delle perdite causate dalla prima guerra mondiale, già nel 1919 fu abbozzata una prima riforma, modificata sia nel 1922 che nel 1925. Si prevedeva il seguente percorso formativo: 4 anni di scuola elementare, 4 anni di scuola media e 4 anni di ginnasio (chiamato anche scuola superiore). Aprirono i battenti anche istituti superiori frequentati perlopiù da discendenti di minoranze nazionali (polacchi, ebrei, tedeschi, russi e lettoni), tutti privati: lo studio della lingua latina era obbligatorio. Negli anni '30 si svilupparono indirizzi inerenti all'artigianato, al settore tecnico-commerciale e alberghiero.[3]

L'analfabetismo scese in maniera considerevole di pari passo con l'aumento degli istituti di formazione.[36] Inoltre, venne aperta l'Università della Lituania (Università Vitoldo Magno dal 1930).[37]

Arte e cultura[modifica | modifica wikitesto]

La Lituania non dispose di un'istituzione pubblica dedicata alla cultura e all'arte dal 1918 al 1926. Nel 1920, il ministero dell'istruzione incentivò la fondazione dell'Associazione lituana degli artisti, la quale comprendeva scrittori, scultori, disegnatori e attori.[38] Più tardi, nacquero organizzazioni simili dedicate al teatro e alla musica lirica, oltre a gallerie d'arte dedicate a pittori baltici.

Nell'estate del 1926, l'Associazione lituana degli artisti e il ministero della pubblica istruzione diedero vita a un Consiglio per le arti, i cui membri vennero estratti da vari ambiti (recitazione, letteratura, architettura, pittura e musica), ma questo cessò di esistere nel 1928. Le funzioni del Consiglio per le arti vennero svolte dal dipartimento per gli affari culturali istituito dal ministero della pubblica istruzione nel 1934.[3][38]

Nel periodo interbellico, si segnala a livello culturale anche il tentativo di redigere per la prima volta un'enciclopedia lituana e un dizionario.[39] Inoltre, si pensi anche ai provvedimenti emessi per tutelare la realizzazione di biblioteche, la tutela del patrimonio artistico, ambientale, religioso e folkloristico e delle minoranze.

Coppie di lituani in abiti tradizionali ballano durante il Festival della canzone lituana del 2010: la tradizione avviata nel periodo interbellico sopravvive ancora oggi

Lo Stato divenne di fatto praticamente l'unico mecenate delle arti. Impiegando le sue istituzioni controllate e le imprese del capitale statale, cercò di coinvolgere una parte più ampia della società nel sostegno degli artisti. Particolare successo riscossero i festival della canzone, il primo dei quali si tenne a Kaunas dal 23 al 25 agosto 1924.[40] I canti erano soprattutto quelli tradizionali e presto riguardarono anche il ballo: al secondo festival della canzone del 1928, dedicato al decimo anniversario dell'indipendenza della Lituania, parteciparono 6.000 cantanti.[41]

Le numerose elaborazioni teatrali, letterarie e musicali andarono incontro a una battuta s'arresto dopo che l'autoritarismo si consolidò negli anni '30: il repertorio teatrale fu infatti soggetto alla censura e finì per diventare uno strumento politico.[3]

La Lituania contesa tra Germania e URSS[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Prodromi dell'occupazione dei paesi baltici.

Come le altre due repubbliche baltiche, negli anni Trenta la sovranità lituana fu minacciata dalle ambizioni espansionistiche dell'Unione Sovietica e della Germania nazista. La Lituania dovette al contempo affrontare i contrasti diplomatici con la vicina Polonia.

Il 20 marzo 1939, Joachim von Ribbentrop, ministro degli esteri della Germania, presentò un ultimatum orale a Juozas Urbšys, ministro degli esteri della Lituania, relativo alla regione di Klaipėda.[42] I tedeschi chiesero che la Lituania rinunciasse al territorio, separato dalla Germania dopo la prima guerra mondiale, o la Wehrmacht avrebbe invaso la Lituania. La richiesta non colse del tutto alla sprovvista i baltici si aspettavano la richiesta, i quali temevano una simile azione dopo che le tensioni tra Lituania e Germania erano aumentate negli ultimi anni per via della crescente propaganda filo-nazista nella regione e della continua espansione tedesca.[42] L'ultimatum venne rilasciato appena cinque giorni dopo l'Occupazione nazista della Cecoslovacchia. La Convenzione di Klaipėda del 1924 garantiva la protezione dello status quo nella regione, ma i quattro firmatari del documento non offrirono alcuna assistenza materiale. Il Regno Unito e la Francia preferirono seguire una politica di appeasement, mentre l'Italia e il Giappone sostennero apertamente Berlino. La Lituania venne costretta ad accettare l'ultimatum il 22 marzo:[42] si trattò dell'ultima acquisizione territoriale dei tedeschi prima della seconda guerra mondiale, che produsse una grave recessione nell'economia della Lituania e aumentò complessivamente le tensioni prebelliche per l'Europa. La Lituania perse il 5,1% del suo territorio, il 6% della popolazione, un numero significativo di chilometri costieri e il suo principale porto, Klaipėda.[43][44][45]

Dopo lo scoppio della guerra nel settembre del 1939, in conformità con i contenuti del Patto Ribbentrop-Molotov, la Germania e l'Unione Sovietica ripartirono l'Europa orientale in sfere di influenza, lasciando le repubbliche baltiche sotto l'influenza sovietica;[26] in origine, si prevedeva che la Lituania sarebbe spettata ai tedeschi, ma tale protocollo fu sovvertito da un nuovo atto, il quale prevedeva l'assegnazione di due regioni polacche ai tedeschi (prima destinate ai sovietici) in cambio della nazione baltica.[5]

Occupazione sovietica e cessazione della sovranità nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ultimatum sovietico alla Lituania del 1940 e RSS Lituana.

Il 14 giugno 1940, il governo sovietico inviò un ultimatum al governo lituano, che fu il primo paese ad essere invaso: le truppe sovietiche entrarono infatti in Lituania il giorno successivo, causando la fuga di Smetona (dichiaratosi favorevole a una resistenza armata, anche solo dal valore simbolico, ma trovatosi in minoranza)[46] e l'insediamento di un governo fantoccio comunista. In seguito, in esilio negli Stati Uniti, Smetona dichiarerà pubblicamente: "Io sono, sono stato, e sarò il presidente della Lituania".[46]

Sotto la spinta di Mosca, il 17 giugno 1940, Merkys nominò Justas Paleckis primo ministro. Paleckis assunse più tardi le funzioni presidenziali e Vincas Krėvė-Mickevičius fu nominato primo ministro.[47] Il Partito Comunista della Lituania fu di nuovo ammesso a partecipare alla vita politica e si attivò subito per produrre stampe e incentivi per supportare il nuovo governo. Fu vietata l'opposizione, così come i giornali non allineati al regime e furono tagliate le relazioni estere. Il 14 e il 15 luglio, ebbero luogo le elezioni del Parlamento del Popolo.[48] Unico contendente fu il Partito dei Lavoratori Lituani, fondato da ex membri di partiti radicali e comunisti. I cittadini furono chiamati a votare, ma era evidente che i risultati sarebbero stati falsati e a seguito della prima riunione del neoeletto Parlamento, il 21 luglio, emerse la "richiesta" inviata all'URSS da parte della Lituania di essere annessa come repubblica sovietica.[49] Subito a seguito di questo evento, si approvarono programmi di sovietizzazione statali. Il 3 agosto, una delegazione formata da membri di spicco dell'esecutivo lituano fu inviata a Mosca per firmare l'annessione e renderla poco tempo dopo ufficiale.[50][51] Il 25 agosto 1940, una riunione straordinaria del Parlamento Popolare ratificò la Costituzione della Repubblica Socialista Sovietica, simile per forma e contenuti alla Costituzione sovietica del 1936.[52][53] La Lituania sarebbe stata poi anche la prima repubblica sovietica a riconquistare la propria indipendenza nel marzo del 1990.[54]

A seguito di una parentesi tedesca (1941-1944) e di una nuova occupazione sovietica, la Lituania tornò ad esistere come Stato indipendente dall'inizio degli anni Novanta.

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Antanas Smetona, il personaggio politico lituano più influente del periodo interbellico, ideatore del colpo di Stato del 1926

Politicamente, tra il 1918 e il 1926 il governo lituano fu una democrazia parlamentare con un Seimas (Parlamento) la cui legislatura durava 5 anni e un presidente a capo della camera. A differenza degli altri due Stati baltici, il partito più sostenuto del paese era il Partito dei Democratici Cristiani, mentre in Estonia e Lettonia in tutte le elezioni tra le due guerre il partito che ottenne la maggioranza fu il socialdemocratico.[55] Il 17 dicembre 1926, dopo una debacle subita dalla democrazia cristiana nelle elezioni parlamentari di metà anno, il suo capo partito, Antanas Smetona, effettuò un colpo di Stato contro il governo di centrosinistra di recente formazione e instaurò una dittatura autoritaria, con l'Unione dei Nazionalisti come unica formazione politica legale.[26][56][57]

In tema di politica estera, la Lituania entrò a far parte della Società delle Nazioni nel 1921 e aderì all'Intesa baltica nel 1934.

Il Seimas[modifica | modifica wikitesto]

Durante il periodo 1918-1940, vi furono cinque legislature, tre delle quali (le ultime) vennero sciolte per atto del presidente della Repubblica.[58] L'ideale di democrazia fu compromesso dall'eccessiva frammentazione di partiti politici, dalla mancanza di cultura politica e dall'incapacità di raggiungere accordi tra i vari soggetti. Il colpo definitivo al sistema messo in atto nel 1918 fu dato dal colpo di Stato del 17 dicembre, quando il terzo Seimas fu sciolto senza indire nuove elezioni per il parlamento. Da quel momento, la Lituania venne amministrata in gran parte dai decreti del presidente.[3][59]

Sebbene si procedette a nominare un quarto Seimas, attivo dal 1936 al 1940, si trattò di un'apparenza di parlamentarismo piuttosto che di una convocazione alle urne avvenuta per eleggere un organo realmente democratico: il processo di concentrazione dei poteri nelle mani di Smetona non si arrestò mai del tutto.[3][60] Un importante traguardo raggiunto in termini di parità di genere durante tale legislatura fu l'istituzione di una commissione che potesse meglio rappresentare gli interessi delle donne.[61]

Il Seimas ebbe un ruolo importante nel redigere tre statuti, dei provvedimenti speciali finalizzati a nominare ben tre assemblee costituenti nel 1921, 1924 e 1936. I membri del Seimas avevano il diritto di presentare proposte di legge (il disegno doveva essere supportato da almeno otto esponenti politici), di sottoporre l'interpellanza al Consiglio dei ministri e il diritto di avviare inchieste parlamentari. I rappresentanti del Seimas costituente godevano dell'immunità e non potevano essere arrestati, perquisiti, sottoposti a controllo della corrispondenza, ecc. La Costituzione del 1922 prevede che il mandato del Seimas dura tre anni, mentre la Costituzione del 1928 stabilisce tale termine d'ufficio del Seimas è di cinque anni. Tale durata del mandato del Seimas è prevista anche nella Costituzione del 1938.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il governo lituano proclamò Vilna come sua capitale nazionale e storica, ma la città era sotto il controllo del governo fantoccio sovietico della RSS Lituana tra il 1918 e il 1919, e successivamente dalla Polonia tra il 1919 e il 1940. Considerata la situazione, la sede del governo fu stabilita a Kaunas: nel 1940, quando l'Armata Rossa giunse in Lituania, parte della regione di Vilnius fu restituita in accordo con il trattato di mutua assistenza sovietico-lituano firmato in precedenza. Da allora, Vilnius tornò ad essere la città principale della Lituania e, dal 1990, è la capitale dell'odierno Paese baltico. Per maggiori informazioni vedi Capitale provvisoria della Lituania

Bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Congresso degli USA, Commissione Kersten, U.S. Government Printing Office, 1954, p. 160.
  2. ^ a b Carpini, p. 133.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l (EN) "The Republic of Lithuania, 1918–1940", Seimas, link verificato il 2 ottobre 2020.
  4. ^ (EN) Ernest John Harrison, Lithuania's Fight for Freedom (ed. 3), Lithuanian American Information Centre, 1948, p. 55.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]