Occupazione sovietica della Bessarabia e della Bucovina settentrionale

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L'occupazione sovietica della Bessarabia e della Bucovina settentrionale avvenne tra il 28 giugno e il 4 luglio 1940. Queste regioni rumene, con una superficie totale di 50 762 km² e una popolazione di 3 776 309 abitanti, vennero successivamente incorporate nell'Unione Sovietica.[1][2]

L'Unione Sovietica prevedeva di realizzare l'annessione con un'invasione su vasta scala ma il governo rumeno, rispondendo a un ultimatum sovietico consegnato il 26 giugno, accettò di ritirarsi dai territori pur di evitare uno scontro diretto con Mosca. La Germania nazista, che aveva riconosciuto l'influenza sovietica in Bessarabia nel protocollo segreto del patto Molotov-Ribbentrop, venne messa al corrente prima dell'ultimatum previsto il 24 giugno, ma non informò le autorità rumene, né era disposta a fornire supporto.[3] La caduta della Francia, un garante delle frontiere della Romania, il 22 giugno, viene considerato un fattore importante nella decisione sovietica di rilasciare l'ultimatum.[4]

Il 2 agosto 1940 fu proclamata la Repubblica Socialista Sovietica Moldava, che comprese la maggior parte della Bessarabia, e la Repubblica Socialista Sovietica Autonoma Moldava, che fu annessa come entità autonoma alla RSS ucraina. Il Territorio di Herța e le regioni abitate dalle maggioranze slave vennero incluse nella RSS Ucraina. L'amministrazione sovietica fu caratterizzata da una serie di campagne di persecuzione politica, arresti, deportazioni nei campi di lavoro ed esecuzioni.

Nel luglio 1941 le truppe tedesco-rumene riconquistarono la Bessarabia durante l'operazione Barbarossa: fu istituita un'amministrazione militare che si occupò anche dello sterminio e della deportazione della locale popolazione ebraica. Nell'agosto 1944, durante l'offensiva Iași-Chișinău, il fronte tedesco cedette e le armate sovietiche dilagarono in Romania, il cui re Michele I capeggiò il 23 agosto un colpo di Stato contro il governo filotedesco del maresciallo Ion Antonescu; la Romania fu occupata e gran parte delle forze armate fatta prigioniera.[5] Il 12 settembre Bucarest firmò a Mosca l'armistizio con gli Alleati che confermò i confini con l'URSS alla data del 1º gennaio 1941: anche i trattati di pace del 1947 avallarono tale sistemazione.[6][7]

La Bessarabia, la Bucovina settentrionale ed Hertza rimasero parte dell'Unione Sovietica fino alla sua dissoluzione nel 1991, quando entrò a far parte dei nuovi stati indipendenti di Moldavia e Ucraina. Nella sua dichiarazione di indipendenza del 27 agosto 1991, il governo moldavo condannò la creazione della RSS Moldava, dichiarando che non aveva alcun fondamento giuridico.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ King 2000, pp. 91–95
  2. ^ Final Report of the International Commission on the Holocaust in Romania
  3. ^ Bossy, G.H., Bossy, M-A. Recollections of a Romanian diplomat, 1918-1969, Volume 2, Hoover Press, 2003.
  4. ^ Joseph Rothschild, East Central Europe between the two World Wars University of Washington Press, Seattle, 1977; ISBN 0-295-95357-8, p.314
  5. ^ James Stuart Olson, Lee Brigance Pappas, Nicholas Charles Pappas, An Ethnohistorical dictionary of the Russian and Soviet empires, Greenwood Publishing Group, 1994, p. 484, ISBN 978-0-313-27497-8.
  6. ^ The Armistice Agreement with Rumania; September 12, 1944
  7. ^ United States Department of State. Foreign relations of the United States, 1946. Paris Peace Conference: documents Volume IV (1946)
  8. ^ Declaration of Independence of the Republic of Moldova

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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