Battaglia della Sutjeska

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Battaglia della Sutjeska
Partigiani jugoslavi sulle pendici del monte Zelengora durante la ritirata a ovest della Sutjeska
Partigiani jugoslavi sulle pendici del monte Zelengora durante la ritirata a ovest della Sutjeska
Data marzo - giugno 1943
Luogo Fiume Sutjeska
Esito Fallimento dell'Asse ma forti perdite partigiane
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
127.000 uomini
300+ aerei
18.000
Perdite
Perdite tedesche:
583 morti,
1.760 feriti,
425 dispersi[1][2]
Perdite italiane:
290 morti,
541 feriti,
1.502 dispersi
Perdite croate:
40 morti,
166 feriti,
205 dispersi[1][2]
Perdite cetniche:
17 morti,
3.764 prigionieri[3]
Perdite totali Asse:
930 morti, 2.467 feriti, 2.132 dispersi, 3.764 prigionieri[1][3]
7.543 tra morti, feriti e dispersi[4]
2.537 civili simpatizzanti per i partigiani giustiziati[5]
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La battaglia della Sutjeska, (o Битка на Сутјесци o Fall Schwarz), fu combattuta tra il marzo ed il giugno 1943 tra le potenze dell'Asse e i partigiani dell'Armata popolare di liberazione della Iugoslavia, guidati da Tito.

I partigiani jugoslavi riuscirono, pur a costo di pesanti perdite, a sfuggire alla manovra di accerchiamento tedesca e ripiegarono in salvo in Bosnia orientale dove ripresero la lotta contro l'occupante.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sul finire del 1942, l'armata partigiana, dopo aver superato con perdite, ma senza essere distrutta, gli attacchi degli occupanti e dei collaborazionisti in Bosnia ed Erzegovina (Fall Weiß o Quarta Offensiva), si era rifugiata in Montenegro per sfuggire a nuovi attacchi e riorganizzarsi. Tuttavia, nel maggio 1943, le truppe dell'Asse, supportate dagli Ustascia e dai Cetnici avevano nuovamente accerchiato i partigiani, ed erano pronte a scatenare una Quinta Offensiva, nome in codice Fall Schwarz[6].

Poiché la conformazione morfologica e il territorio montenegrino non si confacevano al sistema di combattimento partigiano, Tito prese la decisione di tentare di rompere l'accerchiamento.

Mappa della battaglia della Sutjeska

Il comando nazista prevedeva un attacco partigiano da sud-est, ma Tito (come aveva già fatto in precedenza nella battaglia della Neretva), ingannando i tedeschi, optò per un rientro verso la Bosnia nord-orientale, attraverso le strette gole della Sutjeska[7].

La manovra di ritirata fu drammatica a causa dell'aspro terreno montagnosa e della grande superiorità numerica e materiale delle forze tedesche che cercavano di distruggere le forze partigiane accerchiate tra le quali si aveva notizia certa vi fosse anche Tito e tutto il comando supremo nemico[8]. In questa fase della battaglia furono paracadutati sul Monte Durmitor, al centro della sacca formata dai partigiani, i componenti di una missione di collegamento britannica, guidata dal capitano Frederick William Deakin, che parteciparono alla fasi più difficili della ritirata verso nord-ovest[9].

Lo sfondamento delle linee d'accerchiamento tedesche lungo la Sutjeska ebbe successo dopo violenti combattimenti nella prima settimana di giugno e le due divisioni proletarie di Koča Popović e Peko Dapčević riuscirono a sfuggire verso nord; insieme con queste truppe partigiane si ritirarono in salvo anche Tito, i componenti del comando supremo e i britannici della missione di collegamento[10]. Rimasero tuttavia bloccati nella sacca compresa tra la Sutjeska e la Piva, i partigiani della divisione montenegrina guidata dal famoso Sava Kovačević che era rimasta a protezione dei feriti e a copertura delle altre forze in ritirata. Kovačević organizzò il 13 giugno 1943 un disperato tentativo di sortita attraverso la Sutjeska che terminò con un fallimento; la maggior parte dei guerriglieri vennero uccisi o feriti; lo stesso Sava Kovačević cadde sul campo mentre guidava dalla prima linea l'attacco; nei giorni seguenti i tedeschi rastrellarono la sacca ed eliminarono i feriti[11].

L'armata partigiana, pur con grandi sacrifici, durante mesi di battaglia, riuscì a sfuggire alla morsa nella quale era stata stretta, aumentando in tal modo il proprio prestigio sul fronte iugoslavo.

Monumento della Sutjeska[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni sessanta il governo della Repubblica Socialista Federale di Iugoslavia fece erigere un imponente monumento per commemorare la battaglia della Sutjeska.

Film[modifica | modifica wikitesto]

Fu ispirato dalla battaglia anche un film, analogamente alla Battaglia della Neretva. Vedi La battaglia della Neretva.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Report of the commander of German troops in Croatia from the 20th of june 1943 (in Croatian), Collection of Documents and Information on the National Liberation War of the Peoples of Yugoslavia, Volume XII (german documents), book 3, page 94
  2. ^ a b Report of the commander of German troops in Croatien (Befehlshaber der Deutschen Truppen in Kroatien), June 20th 43, National Archive Washington T314, roll 560, frames 750-751
  3. ^ a b Zbirka dokumenata nemačkog XV brdskog armijskog korpusa, T314 roll 560
  4. ^ Marko Attila Hoare, Genocide and Resistance in Hitler's Bosnia: The Partisans and the Chetniks, Oxford University Press, 2006, p. 341, ISBN 0-19-726380-1.
  5. ^ OPERATION "SCHWARZ" (1943-05-15)
  6. ^ E. Gobetti, L'occupazione allegra, p. 232.
  7. ^ G. Bambara, La guerra di liberazione nazionale della Jugoslavia, p. 234.
  8. ^ F. W. Deakin, La montagna più alta, 46-47.
  9. ^ F. W. Deakin, La montagna più alta, pp. 20-40.
  10. ^ F. W. Deakin, La montagna più alta, pp. 40-45.
  11. ^ F. W. Deakin, La montagna più alta, pp. 46-50.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gino Bambara, La guerra di liberazione nazionale della Jugoslavia (1941-1943), Mursia, 1988
  • Frederick William Deakin, La montagna più alta. L'epopea dell'esercito partigiano jugoslavo, Club degli editori, 1972
  • Eric Gobetti, L'occupazione allegra. Gli italiani in Jugoslavia (1941-1943), Carocci, 2006

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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