Operazione Rösselsprung

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Operazione Rösselsprung
Paracadutisti del battaglione-SS 500 in attesa di partire per l'Operazione Rösselsprung
Paracadutisti del battaglione-SS 500 in attesa di partire per l'Operazione Rösselsprung
Data 25 maggio - 3 luglio 1944
Luogo regione di Drvar, Bosnia occidentale
Esito vittoria parziale tedesca
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
circa 20.000 uomini circa 17.000 uomini
Perdite
789 morti
929 feriti
51 dispersi
1.916 morti
1.400 feriti
161 prigionieri
6 aerei Alleati
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operazione Rösselsprung (in italiano "movimento del cavallo", in riferimento alla mossa degli scacchi) era il nome in codice assegnato dalla Wehrmacht tedesca ad un'operazione militare del maggio del 1944, durante la seconda guerra mondiale sul fronte jugoslavo.

L'operazione prevedeva un audace lancio di truppe aviotrasportate direttamente sul comando supremo dei partigiani jugoslavi a Drvar per catturare o uccidere Josip Broz Tito. L'operazione è conosciuta anche come il "raid su Drvar", mentre la storiografia jugoslava la denomina "settima offensiva nemica", in serbo Sedma neprijateljska ofenziva.

L'operazione fu intralciata dalla mancanza di informazioni precise sulla reale ubicazione del quartier generale di Tito, ma colse completamente di sorpresa i partigiani jugoslavi e i paracadutisti tedeschi arrivarono molto vicini a catturare o uccidere il capo della resistenza; alla fine grazie alla disperata difesa di alcuni reparti partigiani frettolosamente radunati e all'arrivo delle riserve, Tito potè sfuggire dalla trappola. I tedeschi occuparono Drvar ma subirono pesanti perdite e mancarono il loro obiettivo strategico.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Il quartier generale partigiano si trovava nelle colline presso Drvar, in Bosnia. Erano presenti anche i rappresentanti degli Alleati, gli inglesi Randolph Churchill, figlio dell'allora Primo Ministro britannico Winston Churchill, ed Evelyn Waugh, noto scrittore inglese, in qualità di osservatori. Otto Skorzeny fu coinvolto nell'operazione ed era previsto che ne avrebbe assunto il comando ma egli vi rinunciò dopo una sua visita a Zagabria, allorché si rese conto che la segretezza dell'operazione era stata compromessa.

Per di più i partigiani di Tito avevano ricevuto notizia dal Servizio Informazioni britannico che i tedeschi avrebbero lanciato un'offensiva nei giorni vicini al compleanno di Tito, anche se non sapevano che questa sarebbe avvenuta con truppe aviotrasportate. A parte questo, gli ordini che le unità partigiane ricevettero 48 ore prima che iniziasse l'incursione nemica furono di bloccare tutte le strade che conducevano dalle città di Bosanski Petrovac e Kljuc a Drvar e rallentare tutti i movimenti delle truppe tedesche in quell'area.

Intere brigate partigiane e divisioni furono riposizionate dalle aree a nord-ovest di Krajina e spostate a Kljuc e Bosanski Petrovac. Alcune di queste furono anche posizionate a sud di Drvar. D'altro canto, al momento in cui iniziò l'attacco, solo una compagnia del battaglione di partigiani della scorta di Tito era schierato a difesa del suo rifugio e nella città vicina erano stanziati solo 100 partigiani.

L'operazione[modifica | modifica wikitesto]

Josip Broz Tito (destra) ed il suo comando a Drvar, pochi giorni prima dell'inizio dell'operazione

Le truppe del battaglione paracadutisti delle Waffen-SS combatterono per raggiungere il rifugio di Tito e scambiando colpi d'artiglieria pesante provocarono numerose perdite tra le file partigiane, subendone a loro volta. Curiosamente, anche i combattenti cetnici al comando di Draža Mihailović parteciparono allo scontro a fuoco nel loro tentativo di catturare Tito. Gli studenti-partigiani disarmati della Scuola Partigiana per Ufficiali, una sessantina circa, armatisi con le armi tolte ai tedeschi caduti, diedero corso ad un accanito combattimento, prevenendo così attacchi ai fianchi da parte dei paracadutisti tedeschi, il che si dimostrò essenziale per la difesa degli ospiti stranieri di Tito, dando loro il tempo di fuggire.

Quando i tedeschi arrivarono al rifugio non trovarono Tito, fuggito verso la città di Jajce con i suoi più stretti collaboratori a bordo di un treno, in precedenza preparato in caso di necessità; l'unica cosa che riuscirono a prendere fu la divisa di Tito, che venne mostrata in seguito a Vienna. Dopo alcuni combattimenti presso il cimitero della città, i tedeschi si ricongiunsero con le truppe schierate fra le montagne. Intanto Tito, gli osservatori inglesi ed i partigiani superstiti si imbarcarono sulla cacciatorpediniere della marina britannica HMS Blackmore.

Le perdite tedesche assommarono a 213 morti, 881 feriti e 51 dispersi. Secondo i rapporti tedeschi, le perdite partigiane furono 6.000; d'altra parte i partigiani non confermarono tali perdite, sostenendo di aver subìto 500 morti e 1.000 feriti, dovuti in gran parte ai pesanti bombardamenti della Luftwaffe. Inoltre i rapporti partigiani parlano di 2.000 vittime civili assassinate dai tedeschi nei dintorni della città di Drvar.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • David Greentree, Caccia a Tito. Operazione Rösselsprung, maggio 1944, trad. Rossana Macuz Varrocchi, Collana Biblioteca di arte militare n.31, Gorizia, Libreria Editrice Goriziana, 2013, ISBN 978-88-610-2239-3.

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