Sbarco di Anzio

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Sbarco di Anzio
Truppe statunitensi sbarcate nel settore di Anzio
Truppe statunitensi sbarcate nel settore di Anzio
Data 22 gennaio 1944 - 5 giugno 1944
Luogo Anzio e Nettuno
Esito Vittoria alleata
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
10.000 uomini al 22 gennaio[1] 50.000 uomini e 5000 veicoli al 23 gennaio[2]
Perdite
40 000:
5 000 morti
30 500 feriti o dispersi
4 500 prigionieri[3]
43 000:
7 000 morti
36 000 feriti, dispersi o prigionieri[3]
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Lo sbarco di Anzio (nome in codice operazione Shingle)[4] fu un'operazione militare anfibia, condotta dalle forze alleate nella costa tirrenica antistante gli abitati di Anzio e Nettuno[5], durante la campagna d'Italia nella seconda guerra mondiale. L'obiettivo di tale manovra fu quello di creare una testa di ponte oltre lo schieramento nemico sulla linea Gustav, in modo tale da aggirare la linea difensiva e costringere i tedeschi a distogliere le proprie truppe dal fronte di Cassino, permettendo così uno sfondamento della 5ª Armata del generale Mark Wayne Clark lungo il settore tirrenico della Gustav. In contemporanea le forze sbarcate ad Anzio e Nettuno sarebbero avanzate lungo i colli Albani, impedendo la ritirata delle forze tedesche tagliandone le vie di comunicazione interne e aprendo così la via per la conquista di Roma.

L'operazione non raggiunse gli obiettivi prefissati, e le forze tedesche sotto il comando di Albert Kesselring, nonostante la sorpresa iniziale, riuscirono a bloccare l'avanzata Alleata del VI Corpo d'armata statunitense, guidato dal maggior generale John Lucas, e a sferrare una serie di contrattacchi che misero in seria difficoltà e costarono forti perdite agli anglo-americani. La lunga battaglia di posizione nell'area della testa di ponte continuò fino alla primavera quando i tedeschi furono costretti alla ritirata dopo il crollo del fronte di Cassino.

Premesse e preparativi[modifica | modifica wikitesto]

Al termine della conferenza di Teheran il generale Dwight Eisenhower, fino ad allora comandante supremo nel teatro del Mediterraneo, fu designato comandante supremo delle forze di spedizione alleate in Europa e comandante in capo dell'operazione Overlord da fine 1943. Il generale statunitense fu sostituito nel precedente incarico prima da Henry Maitland Wilson, che mantenne l'incarico per circa un anno, e quindi dal generale britannico Harold Alexander che mantenne l'incarico fino al termine della guerra. Il Mediterraneo diventò dunque un teatro d'operazioni prevalentemente britannico, e ritenuto dagli americani secondario rispetto a Overlord, verso il quale rivolgerono il massimo sforzo organizzativo e materiale[6].

Nonostante ciò Winston Churchill riuscì a fare pressioni nel perseguimento della sua strategia di sforzo bellico nella campagna d'Italia e nell'Egeo, e riuscì a strappare la concessione da Eisenhower di tenere nel Mediterraneo 68 degli LST destinati a Overlord fino a metà gennaio, con l'intento di facilitare la conquista di Roma. In seguito sarebbero stati presenti i mezzi necessari per il previsto sbarco nella Francia del sud (operazione Anvil, decisa anch'essa a Teheran), che sarebbero stati poi trasferiti in Gran Bretagna in vista dell'invasione della Normandia[7]. I dettagli furono elaborati durante la conferenza del Cairo, e gli americani lasciarono la conferenza decisi a seguire la strategia concordata, la quale prevedeva che dopo la caduta di Roma il XV Gruppo d'armate di Alexander schierato in Italia avrebbe potuto avanzare verso nord fino alla linea Pisa-Rimini, ma con forze ridotte. L'impegno principale doveva concentrarsi in Francia[8].

Intanto in Italia l'avanzata degli Alleati si rivelava via via sempre più difficoltosa; subito dopo il successo di Salerno i combattimenti si fecero molto difficili e lo sfondamento della linea difensiva tedesca, la "linea Invernale", che Albert Kesselring aveva predisposto fra Gaeta e Ortona si rivelò più ardua del previsto[9]. La linea Invernale era formata da una serie di avamposti disposti in profondità, chiamati in codice linea Barbara; dietro alla quale si trovava la linea Bernhardt ancorata sulle colline intorno a Cassino, e che sfruttava al massimo le difese naturali del Garigliano e del Rapido. Queste due linee rappresentavano il punto più forte della principale linea Gustav che rappresentava la linea principale che attraversava la penisola a sud di Roma[10]. Sul lato orientale dello schieramento Alleato la veterana 8ª Armata di Bernard Law Montgomery riuscì a passare il fiume Sangro, ma non fu in grado di sfruttare il successo a causa della tenace resistenza tedesca a Ortona e delle incessanti piogge che resero il terreno pianeggiante una vera e propria palude, mentre la 5ª Armata di Mark Wayne Clark schierata sul versante occidentale dello schieramento, avanzò fino al Garigliano. Da qui gli americani avrebbero potuto avanzare lungo la valle del Liri, superato Montecassino e quindi si sarebbero diretti verso Roma. Ma le strade lungo il Liri erano dominate dalle vette di monte Camino[11], Rotondo e Sammucro, ciascuno dei quali dovette essere scalato e conquistato in una serie di durissimi combattimenti tra il 29 novembre e il 21 dicembre.

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Il generale Mark Clark, comandante della 5ª Armata Il generale John Lucas, comandante del VI Corpo d'armata

Solo il 5 dicembre Clark avanzò fino a Cassino, ma lì la tenace ed efficace difesa tedesca con i paracadutisti della 1ª Divisione "Hermann Göring" costrinse gli Alleati ad una situazione di stallo contraddistinta da una lunga e dispendiosa battaglia di logoramento[12]. Il fallimento dei primi attacchi pose fine alle speranze di Clark di avanzare rapidamente verso la capitale lungo la statale 6 "Casilina", ma allo stesso tempo non tolse le speranze al generale, il quale sapeva che fin dal 3 novembre era allo studio un piano appoggiato da Eisenhower, per scardinare la linea d'Inverno con uno sbarco anfibio della 5ª Armata nella zona di Anzio, cinquanta chilometri a sud di Roma. Infatti, in linea con le decisioni politiche, una rapida conquista di Roma e una avanzata verso la linea Pisa-Rimini avrebbe permesso agli Alleati di utilizzare gli LST nel Mediterraneo per l'operazione Anvil, la quale poteva partire solo utilizzando i porti dell'Italia settentrionale[13].

Inizialmente il piano approntato da Alexander prevedeva il classico "uno-due" tanto amato dal generale britannico, con l'8ª Armata che avrebbe passato Pescara e sarebbe avanzata verso Avezzano, portandosi a ottanta chilometri a est di Roma. Secondo Alexander i tedeschi sarebbero stati costretti a spostare le loro forze, e questo avrebbe lasciato scoperti i tedeschi che fronteggiavano Clark, il quale avrebbe attaccato avanzando verso Frosinone, sfondando attraverso Cassino (operazione Raincoat). A quel punto Clark avrebbe potuto utilizzare una sua divisione per uno sbarco dietro le linee nemiche ad Anzio. Il piano avrebbe potuto avere successo solo con lo sfondamento delle due armate al più tardi entro Natale; lo sbarco ad Anzio avrebbe potuto prendere il via solo se le forze di terra della 5ª Armata fossero state abbastanza vicine da poter dare rapidamente supporto alla testa di ponte[14]. Ma i piani fallirono; il XIV Panzerkorps del generale Frido von Senger und Etterlin resse l'urto e i massimi capi alleati compresero definitivamente che era al momento impossibile ottenere un successo decisivo in Italia. Nel frattempo Eisenhower cedette il comando del teatro mediterraneo al generale Henry Maitland Wilson e ritornò a Londra; il 31 dicembre 1943 anche Montgomery lasciò l'Italia e rientrò in patria, dopo aver passato il comando dell'8ª Armata al generale Oliver Leese[15].

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Il generale von Mackensen, comandante della 14ª Armata tedesca Il feldmaresciallo Kesselring, comandante delle forze tedesche in Italia

Ma per Churchill i combattimenti in Italia non potevano ristagnare, troppe risorse erano state indirizzate nella campagna d'Italia, così ripropose l'idea di uno sbarco ad Anzio (denominato in codice operazione Shingle) ma con forze nettamente superiori, che non avrebbero avuto il bisogno di attendere l'arrivo della 5ª Armata. Anzi i ruoli si sarebbero invertiti, e Anzio avrebbe potuto essere sfruttata per allentare la pressione sulla Gustav costringendo i tedeschi a spostare truppe per fronteggiare la nuova minaccia[16]. Il nuovo piano, la «zampata di gatto» come egli la definì[17], prevedeva lo sbarco di due divisioni di fanteria; per fare ciò erano necessari almeno ottanta LST[N 1], ma una consistente parte di questi dal 15 gennaio sarebbero stati spostati in Gran Bretagna in vista di Overlord. Churchill propose di tenere parte delle imbarcazioni necessarie allo sbarco nella zona di Anzio e Nettuno, dilazionando la loro permanenza nel Mediterraneo per altre tre settimane. Nonostante le obiezioni di Eisenhower che considerava Anvil molto più importante di Shingle, Roosevelt approvò i piani e il ritiro degli LST fu spostato al 6 febbraio, e parallelamente Overlord fu spostata da metà maggio al 4 giugno[18].

Nelle prime settimane del gennaio 1944 gli indispensabili LST e gli altri mezzi occorrenti si riunirono nel porto di Napoli, e nei porti vicini, Churchill era riuscito ad ottenere ben ottantotto LST, utili a sbarcare due divisioni e tutto il materiale di accompagnamento per la prima ondata e una seconda divisione in un secondo tempo. I preparativi furono inficiati dalla fretta in quanto era tassativo che gli sbarchi avvenissero prima della fine di gennaio[19]. Ma a rendere ottimisti i comandi Alleati vi era la netta supremazia aerea che potevano contare intorno al campo di battaglia. Alla fine del 1943 gli Alleati avevano in Italia circa duemila velivoli, ai quali la Luftwaffe, al momento dello sbarco, poteva schierare appena trecento apparecchi[20]. Ma l'aviazione dovette varie volte fare i conti con il clima invernale; infatti non fu tanto la Luftwaffe a impedire una efficace protezione alla testa di ponte, ma le avverse condizioni meteorologiche che impedirono spesso agli aerei Alleati di levarsi in volo. Inoltre le truppe tedesche avevano ormai imparato a muoversi e costruire durante la notte e nei periodi di cattivo tempo, rendendo di fatto meno importante la superiorità Alleata nei cieli, rappresentata dalla 12ª Forza aerea comandata dal maggior generale Jimmy Doolittle, della Northwest African Strategic Air Force[21][22].

Quando Mark Clark fu informato del piano mancavano appena diciassette giorni all'avvio delle operazioni di sbarco inizialmente previste per il 29 gennaio. L'intenzione era quella di sbarcare in forze e quindi dirigere le truppe verso l'entroterra, in modo tale da tagliare le vie di comunicazione dei tedeschi tra la parte settentrionale della penisola e la linea Gustav. Contemporaneamente la 5ª Armata sarebbe passata all'offensiva sul fronte di Cassino beneficiando dello spostamento di parte delle truppe tedesche da Cassino verso nord per fronteggiare gli sbarchi ad Anzio e Nettuno. Ciò avrebbe permesso uno sfondamento Alleato a Cassino che avrebbe fatto ripiegare i nemici, i quali si sarebbero imbattuti nelle forze Alleate che da Anzio-Nettuno erano avanzate all'interno, verso i Colli Albani. Questa manovra avrebbe permesso a Clark di uscire dalla situazione di stallo e, con l'8ª Armata impantanata al di là degli Appennini, dargli l'opportunità di entrare per primo a Roma[23]. Churchill pensava di poter sfruttare la morfologia del territorio a suo favore, infatti alle spalle dei due centri di Anzio e Nettuno distanti fra loro circa due chilometri, si ergevano le dolci alture dei Colli Albani, che in alcuni punti raggiungevano i mille metri di altitudine, e oltre a queste verso est, si snoda una delle strade più importanti dell'Italia meridionale, la statale 6, che attraverso i Colli, partendo dalla valle del Liri, arrivava direttamente a Roma. Chi era padrone dei Colli Albani tenevano in mano le chiavi della capitale[24].

Parte della flotta d'invasione fotografata a bordo della HMS Mauritius

Ma la frettolosità nella preparazione del piano creò non poche difficoltà tra i comandanti. La confusione cominciò ad affermarsi: la 12ª Forza aerea, così come il comandante della 1ª Divisione britannica Penney erano convinti che l'obiettivo fosse di avanzare verso i Colli Albani, ma l'ordine di campo n° 119 emanato da Lucas non conteneva nessun piano dettagliato dopo gli sbarchi. La 3ª Divisione di Truscott, per esempio, ricevette soltanto istruzioni di realizzare e fortificare la testa di ponte, preparandosi dietro nuovo ordine ad avanzare verso la città collinare di Velletri. Non meraviglia infatti il giudizio del capo di stato maggiore di Clark, generale Sir Charles Richardson, il quale scrisse sul suo diario:«Anzio fu una cosa totalmente insensata fin dal primo momento»[22]. Anche le esercitazioni di sbarco andarono molto male; i britannici ebbero notevoli difficoltà ad effettuare sbarchi ordinati ed efficienti, mentre tra gli americani regnò la confusione più totale, aggravata dalle difficoltà della marina che sbagliò i tempi e i luoghi per gli sbarchi di esercitazione oltre a perdere quaranta DUKW, portandosi con sè diversi uomini e molto materiale[25]. Truscott inviò un rapporto molto negativo a Clark sugli esiti delle esercitazioni, ma il generale rispose che non era possibile effettuare nuove esercitazioni in quanto «[...] la data è stata fissata ai massimi livelli. Non esiste alcuna possibilità di rinviarla anche di un solo giorno. Proceda.»[26]. Anche Lucas criticò molto il modo di procedere, forte anche delle informazioni ricevute dall'intelligence del VI Corpo d'armata, che riferiva che le forze dei tedeschi ad Anzio il giorno dello sbarco sarebbero state di circa dodici battaglioni, che sarebbero potuti diventare ventinove nel giro di una settimana e più di cinque divisioni con centocinquanta carri armati in sedici giorni. Questi dati contrastavano con l'ottimismo di Alexander e del quartier generale alleato, che ritenevano di sbarcare difronte a forze tedesche «in calo a causa delle perdite, della stanchezza e di un probabile crollo morale», le quali secondo gli alti comandi «non avrebbero combattuto a lungo, dopo la prima metà di febbraio, la battaglia difensiva a sud di Roma»[27]. Lucas invece riteneva la situazione molto più delicata, tanto che in riferimento all'operazione scrisse in tono molto critico nei confronti di Churchill: «L'intera faccenda puzza di Gallipoli, ed evidentemente sulla panchina dell'allenatore c'è sempre lo stesso dilettante»[28].

Dal canto loro i tedeschi manovrarono con abilità: dopo lo sfondamento della linea del Volturno le forze tedesche si ritirarono sulla Gustav, ma in questo frangente sorsero nuovamente i contrasti fra il feldmaresciallo Erwin Rommel, che in quel momento era il comandante supremo del Heeresgruppe B, schierato in Italia settentrionale, e il feldmaresciallo Kesselring che guidava il Heeresgruppe C in Italia centro-meridionale. Il primo premeva per non difendere la penisola a sud della capitale, ma ritirare le sue forze lungo la principale linea di resistenza sugli Appennini tosco-emiliani, mentre il secondo pensava di poter fronteggiare efficacemente gli Alleati lungo la Gustav. Hitler alla fine optò per la soluzione offerta da Kesselring, il quale il 21 novembre 1943 assunse il comando supremo di tutte le forze tedesche in Italia, mentre Rommel, che fece ritorno in Germania, e la 14ª Armata del generale Eberhard von Mackensen inizialmente dislocata nel nord Italia, fu schierata come riserva della 10ª Armata di Heinrich von Vietinghoff posta sulla Gustav[29]. L'operazione Shingle poggiava sull'assioma che i tedeschi avrebbero sguarnito la Gustav per fronteggiare gli sbarchi anfibi, ma gli Alleati non consideravano ciò che in effetti successe, ossia l'impiego da parte di Kesselring di divisioni fresche schierate in riserva a sud di Roma[29]. Essendo un tratto di costa difeso da alcune batterie costiere, i tedeschi occuparono Nettuno ed Anzio dopo l'8 settembre 1943, evacuarono la popolazione dalle case prospicienti al mare e iniziarono i preparativi per distruggere il porto, mentre molte abitazioni vennero occupate dalle truppe, anche da quelle che venivano poste a riposo di ritorno dal fronte[30].

Le forze in campo[modifica | modifica wikitesto]

Gli Alleati e il piano operativo[modifica | modifica wikitesto]

Uomini del 3° Battaglione ranger attendono di essere imbarcati su un LCI e trasportati ad Anzio. Molti di loro caddero o furono fatti prigionieri durante l'attacco a Cisterna del 30 gennaio

Gli uomini designati a Shingle furono quelli del VI Corpo statunitense comandato dal generale John Lucas, comprendente le truppe britanniche della 1ª Divisione al comando di William Penney, la 3ª Divisione di fanteria americana sotto il comando dell'energico Lucian Truscott. Vi erano poi alcuni gruppi di supporto come il 1º e 2º Battaglione ranger di William Darby, il 504° Reggimento di fanteria aviotrasportata del colonnello Reuben Tucker, l'83° Battaglione chimico, e i commando 9 dell'esercito britannico nonché il commando 43 dei Royal Marines[31]. Queste erano le formazioni che sarebbero sbarcate nel primo assalto, ma a Napoli erano presenti altre due divisioni che sarebbero arrivate sulle spiagge non appena i primi LST si fossero liberati dalle operazioni iniziali ad Anzio e Nettuno. Queste erano la 1ª Divisione corazzata e la 45ª Divisione di fanteria americane, al comando rispettivamente del maggior generale Ernest Harmon e del maggior generale William Eagles. Queste due divisioni rappresentavano la forza che Lucas avrebbe potuto impiegare per lo sfruttamento del successo. Ma sarebbero stati necessari alcuni giorni per poterle imbarcare e trasferire nella testa di sbarco, per cui al momento dello sbarco, era necessario che la testa di ponte fosse ben consolidata[32]. In totale le forze destinate a Shingle contavano 110.000 uomini, strutturati in modo più difensivo che offensivo[33].

É peraltro utile sottolineare come la strategia degli Alleati prevedesse l'utilizzo indiretto di un attacco sul fronte di Cassino per facilitare il rafforzamento della testa di ponte ad Anzio e Nettuno. Anzio doveva un colpo magistrale, la sorpresa alle spalle del nemico, mentre la 5ª Armata avanzava in concomitanza con gli sbarchi. Mark Clark avrebbe dovuto colpire la Gustav in modo tale da risucchiare le riserve di Kesselring verso Cassino, sgombrando il campo al VI Corpo di Lucas. Anzio doveva essere «il sinistro che avrebbe messo knock-out le forze tedesche»[34]. Alexander e Clark decisero di dare il via ai combattimento sulla Gustav una settimana prima degli sbarchi, e scelsero la zona più munita di difese, per colpire al cuore le difese tedesche. L'attacco avrebbe avuto inizio la notte del 17 gennaio lungo il corso del Garigliano dove avrebbe attaccato il X Corpo d'armata britannico, seguito il 20 gennaio da un attacco del II Corpo americano con l'obiettivo di superare il Rapido e inoltrarsi nella valle del Liri. Se tutto fosse andato secondo i piani il grosso della 5ª Armata avrebbe sfondato proprio nel momento in cui la spedizione ad Anzio sarebbe sbarcata, con buone prospettive di un rapido ricongiungimento fra le due forze[35].

I tedeschi[modifica | modifica wikitesto]

Sturmgeschütz III della 26. Panzer-Division vicino Nettuno nel marzo 1944. Il Panzer V Panther è del 4º Reggimento corazzato, distaccato nel settore dalla 13. Panzer-Division.

Con il sopraggiungere dell'inverno e l'impossibilità degli Alleati di tentare un'avanzata decisiva lungo la parte centrale della Gustav, Kesselring decise di lasciare praticamente sguarnito il settore centrale e impiegare il grosso delle sue truppe sui versanti del Tirreno e dell'Adriatico. Le truppe presenti in Italia, prelevate dalla riserva mobile dell'OKW, erano di eccellente qualità, e tali rimasero per tutta la durata della campagna d'Italia. In ottobre Kesselring schierò la e la 15ª Panzergrenadier contro la 5ª Armata americana, con la "Hermann Goring" di riserva, e la 16ª e la 26ª Panzer-Division, la 29ª Panzergrenadier, la 1ª Divisione paracadutisti (Fallschirmjäger), e due divisioni di fanteria sul più vasto fronte dell'Adriatico[36]. Quando il 30 gennaio Lucas tentò di avanzare trovò la strada sbarrata dalla 14ª Armata tedesca di von Mackensen, di nuova costituzione. Essa venne schierata come riserva strategica e a protezione delle probabili zone di sbarco lungo la costa[37], e al momento del primo contrattacco contro la testa di ponte di Anzio-Nettuno poté schierare trentatré battaglioni di fanteria[38].

Kesselring, nonostante la sorpresa iniziale, reagì con grande rapidità e attivò subito il cosiddetto "caso Richard", la pianificazione già prevista in caso di sbarco sulla costa tirrenica: in pochi giorni affluirono nel settore della testa di ponte di Anzio il I Corpo d'armata paracadutisti con la divisione corazzata "Hermann Göring" e la 4ª Divisione Fallschirmjäger, il 76º Panzerkorps con la 26. Panzer-Division, la 3. e la 29. Panzergrenadier-Division; inoltre l'alto comando tedesco inviò di rinforzo altre quattro divisioni di fanteria provenienti dal Nord Italia e dai Balcani[39]. Dal 23 gennaio 1944 il generale Eberhard von Mackensen assunse il comando della 14ª Armata incaricata di organizzare queste divisioni e contrastare le forze alleate sbarcate ad Anzio e Nettuno; le truppe tedesche giunsero sul posto rapidamente e già il 29 gennaio erano numericamente superiori alle forze di Lucas[40].

I tedeschi, seppur limitatamente, poterono contare sul supporto di reparti della Repubblica Sociale Italiana, tra cui mezzi d'assalto della ricostituita Xª Flottiglia MAS e aerosiluranti del gruppo Buscaglia, che sul fronte operarono attacchi contro le unità navali davanti ad Anzio e Nettuno[41][42]. «L'insuccesso dei mezzi subacquei d'assalto germanici contro il naviglio alleato ad Anzio indusse a lanciare all'attacco i mezzi italiani con equipaggi formati dalla ben più sperimentata Xª MAS. Un certo numero di barchini MTSM e MTSMA insieme a una squadriglia di MAS vennero quindi avviati verso sud»[43][44]. Per via dello stretto controllo navale degli Alleati, con diverse missioni i barchini ottennero scarsi risultati[43]. Gli aerei del gruppo Buscaglia furono SM 79 che effettuarono quattro missioni, la prima il 10 marzo, durante la quale fu quasi certamente affondata una nave da carico da 7000 tonnellate[45][46]. Si ritiene che furono affondate sei navi nel complesso delle missioni[47].

Anche diverse unità terrestri della RSI risultarono impiegate al fronte, inquadrate nella 14ª Armata tedesca[48]. Il Battaglione paracadutisti Nembo, schierato sul fronte della testa di ponte a febbraio, partecipò all'offensiva di quel mese nel settore del fosso della Moletta. Tra gli altri reparti della RSI che cercarono di ritardare l'avanzata alleata verso Roma, il Reggimento arditi paracadutisti Folgore, il 4 giugno, combatté duramente lungo la statale Pontina all'altezza di Castel di Decima. Il Battaglione Barbarigo entrò in linea a inizio marzo, schierandosi lungo il Canale Mussolini e fronteggiando la 1st Special Service Force. Sempre a marzo, nel settore di Cisterna fu presente il 2° Battaglione SS italiane Vendetta[42][49]. «Anche se [salvo il Battaglione Nembo] non presero parte alla serie delle controffensive tedesche, che si esaurì all'inizio di marzo, i reparti italiani furono vivamente impegnati contro le forze alleate»[49].

Gli sbarchi[modifica | modifica wikitesto]

Soldati britannici, carri Sherman e Universal Carrier sbarcano sulle spiagge a nord di Anzio

Venerdì 21 gennaio alle 17:20 dal porto di Napoli la flottiglia diretta ad Anzio levò le ancore, e dopo una finta verso sud, prese il largo. Alle 00:04 del D-Day, con quattro minuti di ritardo, le prime imbarcazioni Alleate gettarono l'ancora a cinque chilometri dal litorale, e iniziarono le operazioni di sbarco, favorite dall'assenza di vento e dal mare calmo[50]. In quelle ore nel settore di Cassino si susseguivano gli attacchi anglo-americani nel difficile tentativo di superare i fiumi Rapido e Garigliano sulla Gustav, mentre nel settore degli sbarchi i primi contingenti approdavano a terra.

Le truppe britanniche della 1ª Divisione di Penney, ormeggiate sul fianco sinistro del VI Corpo, sbarcarono a otto chilometri a nord di Anzio, su un ampio tratto di litorale denominato "Peter Beach", adiacente all'attuale località del Lido dei Gigli, e suddiviso da nord a sud come "Red", "Yellow" e "Green Beach", dove i genieri si misero subito al lavoro per creare varchi sicuri tra le dune disinnescando le mine. Ben presto migliaia di "tommy"[N 2] avanzarono verso bosco Padiglione, alla ricerca del nemico. Ma l'unico nemico che si presentò in quelle prime ore fu la confusione delle operazioni di sbarco, mentre i pochi tedeschi presenti furono catturati mentre ancora dormivano[51]. Sul lato destro del settore degli sbarchi, denominato "X Ray Beach", la 3ª Divisione di Truscott sbarcò poco più a sud di Nettuno nei settori "Red" e "Green" estesi fino a Torre Astura, mentre i ranger di Darby penetrarono verso il casinò Paradiso a nord di Anzio, sbarcando nel settore "Yellow" situato nel litorale tra Anzio e Nettuno[51][52]. I ranger con pochi colpi di lanciafiamme ottennero la resa della batteria antiaerea lì posizionata, e fecero diciannove prigionieri tedeschi, mentre i genieri sbarcati coi ranger neutralizzarono oltre venti tonnellate di esplosivo con cui i tedeschi prevedevano di far saltare il molo del porticciolo di Anzio[51].

Alle 03:05 il generale Lucas, che a bordo del Biscayne osservava lo sbarco con il cannocchiale, mandò alcuni messaggi in codice a Clark: «Cielo sereno, mare calmo, poco vento, nostra presenza non scoperta» e ancora «Nessun carro armato ancora a riva, ma l'attacco procede bene». Alle 06:15 Truscott approdò con una corvetta mentre tre dei suoi reggimenti avanzò di cinque chilometri, scambiando solpo sporadici colpi con le vedette tedesche in ritirata, e demolirono i ponti sul canale Mussolini per impedire ai panzer di attaccare sul fianco destro. Alle 07:30 i ranger occuparono Anzio e poco dopo i paracadutisti del 504º Reggimento presero Nettuno. La polizia militare installò la segnaletica e ben presto uomini, jeep e camion ingorgarono le vie, accolti con favore dalla popolazione[53].

Uomini e mezzi sbarcano dagli LST

La situazione sulle spiagge si rivelò così tranquilla che alle 09:00 il generale Alexander assieme all'ammiraglio Ernest Troubridge (comandante della flotta), e il generale Clark, con le rispettive motovedette raggiunsero il Biscayne dove vennero accolti da un sorridente Lucas. Questi illustrò la situazione, descritta come molto favorevole e priva di resistenza da parte nemica, tanto che quasi tutte le truppe d'assalto erano già sbarcate con pochissime perdite. I generali salirono poi sui DUKW, e raggiunsero le rive, dove visitarono gli uomini, e dove Clark si fermò a parlare con Truscott. Dopodiché tornarono a bordo della nave ammiraglia complimentandosi con Lucas, per poi risalire sulle motovedette e tornare verso Napoli, senza lasciare né ordini né indicazioni[54]. «Vennero, videro, approvarono» scrisse Vaughan-Thomas[55].

Gli Alleati avevano ottenuto la cosa più desiderata e allo stesso tempo inattesa: una totale sorpresa. Alla mezzanotte del giorno D ben 27.000 americani, 9.000 britannici e tremila veicoli occupavano la testa di sbarco larga venticinque chilometri e profonda dai quattro ai sei, subendo solo tredici vittime, causate dagli sporadici tiri delle lontane artiglierie tedesche e da alcune incursione della Luftwaffe[54][N 3].

Lo stesso generale Lucas stentò a credere che le operazioni si fossero svolte con una calma totale e con la totale assenza del nemico, il generale Alexander in serata comunicò a Churchill: «Pare che abbiamo ottenuto una sorpresa quasi completa. Io ho insisitito sull'importanza di forti pattuglie mobili lanciate avanti [...] ma non ho ricevuto ancora rapporti sulla loro attività.» E Churchill rispose: «[...] Sono molto soddisfatto che stiate spingendo avanti i tentacoli invece di trincerarvi sulla testa di sbarco.» Ma questo era esattamente ciò che Lucas non stava facendo; nessuna pattuglia fu fatta avanzare verso Albano o Cisterna, al contrario le truppe avanzarono lentamente e metodicamente per occupare quella che era stata designata come "linea del corpo di sbarco", una linea curva, lunga una dozzina di chilometri, tracciata attorno al porto di Anzio, dalla foce del Moletta a nord-ovest al canale Mussolini a sud-est[56].

Le contromisure tedesche[modifica | modifica wikitesto]

Fallschirmjäger prendono posizione sul fronte di Nettuno, armati di un piccolo cannone controcarro da 3,7 o 4,2 cm

Il feldmaresciallo Kesselring era sempre stato consapevole della possibilità di uno sbarco degli Alleati alle spalle della Gustav, e aveva deliberatamente affrontato il rischio di arrestarsi a sud di Roma, pensando che, con riserve ben dislocate, egli era in grado di respingere un tentativo di sbarco senza abbandonare le sue difese a sud. La sua maggior parte dei rinforzi era costituita dalle unità della 14ª Armata[57] stanziata in Italia, ma anche dalla Francia e dai Balcani erano disponibili formazioni che potevano essere richiamate in caso di crisi. A dicembre 1943 furono elaborati piani particolareggiati per ovviare ad ogni tentativo di aggiramento, con l'individuazione di cinque possibili località di sbarco e con l'attuazione di espedienti per far arrivare i rinforzi in tempi relativamente rapidi. Questi consistevano in uno studio anticipato degli itinerari, la dislocazione di reparti incaricati di tenere sgombri i valichi montani, punti di emergenza per il rifornimento di carburante e genieri in attesa con ponti di barche lungo i corsi d'acqua da attraversare. Non appena la parola d'ordine «Caso Richard» fosse stata trasmessa dal comando, tutta la vasta macchina per l'afflusso dei rinforzi si sarebbe messa in moto[58].

Ma l'attacco degli Alleati contro Cassino, che doveva essere il preludio agli sbarchi di Anzio e Nettuno, si rivelò più pericoloso del previsto e von Vietinghoff si battè per avere due divisioni: egli temeva infatti che l'ala destra tenuta da truppe più scadenti, potesse essere travolta. Kesselring evitò le mezze misure e accontentò von Vietinghoff, dato che non esistevano indicazioni precise né sul dove né sul quando di un possibile sbarco Alleato. Inoltre l'ammiraglio Wilhelm Canaris, capo del controspionaggio tedesco, fece visita al comando di Kesselring proprio pochi giorni prima, informandolo di non essere in grado di fornire dati precisi ma rassicurando tutti: «Non c'è il più lieve segno di un prossimo sbarco; il movimento a Napoli è perfettamente normale.» Canaris lasciò il quartier generale di Kesselring in 21 gennaio, proprio mentre il convoglio Alleato si preparava a dirigersi a largo di Anzio e Nettuno[59].

Fanteria tedesca in marcia verso Nettuno, mentre supera un Panzerjäger Elefant

Il comandante in capo affrontò il rischio gettando sulla Gustav due divisioni, forte delle informazioni ricevute da Canaris, ma l'alba del 22 gennaio rivelò quello che Kesselring non si aspettava. Nonostante la sua previdenza il feldmaresciallo fu colto di sorpresa, e le due divisioni che dovevano sferrare il loro rapido contrattacco contro un'eventuale sbarco, ora combatteva furiosamente sulla Gustav[60]. Immediatamente venne diramato l'ordine di mettere in azione il «Caso Richard» e i rinforzi cominciarono a muoversi, ma sarebbe occorsa tutta la mattinata perché i primi elementi arrivassero in linea. Kesselring poteva contare inizialmente solo su uno stremato battaglione della 29. Panzergrenadier, ma questo reparto aveva troppo sofferto perché gli si potesse dare l'ordine di tornare in prima linea. La strada per Roma e i Colli Albani era aperta, ma gli Alleati sorprendentemente non si mossero[60].

Uno dei due cannoni montati su carri ferroviari 28 cm K5 (E), soprannominati dagli Alleati Anzio Express e Anzio Annie

I tedeschi furono colti di sorpresa come varie volte accadde durante la guerra, ma ben di rado si lasciarono prendere dal panico, e Kesselring non rimase sorpreso a lungo. Egli si adoperò alacremente per difendere i Colli Albani mettendo in posizione ogni più piccolo gruppo di soldati su cui poté mettere le mani, domandandosi continuamente se non fosse ormai troppo tardi. Fu steso un cordone intorno alla testa di sbarco con eccezionale rapidità, servendosi di ogni uomo disponibile anche appartenente alle batterie contraeree della Luftwaffe, e trasferendo attorno alla testa di sbarco tutti i cannoni disponibili[61]. Kesselring trasferì nella zona lo stato maggiore del I Corpo d'armata paracadutisti e lo rinforzò con lo stato maggiore del 76°Panzerkorps proveniente dall'Adriatico, e il 23 gennaio il generale von Mackensen si presentò al quartier generale di Kesselring per prendere in mano il controllo totale delle forze attorno ad Anzio e Nettuno. In questa occasione Kesselring sentì in grado di dirgli: «Io considero la nostra posizione di difesa consolidata, sicché non abbiamo più da temere un rovescio grave.»[62]

Successivamente ben cinque divisioni iniziarono ad affluire contro la testa di ponte muovendosi di notte per evitare l'azione delle forze aeree Alleate. L'esperta divisione "Hermann Göring" teneva ora il fronte di fronte agli americani, la 3. Panzergrenadier si stava raccogliendo di fronte ai britannici a Campoleone e la 65ª Divisione di fanteria lavorava per costruire una linea difensiva oltre il fiume Moletta. Quando a metà febbraio sul fronte sud la minaccia degli Alleati cessò, Kesselring ebbe l'opportunità di ritirare tre divisioni proprio dal punto in cui le divisioni Alleate volevano tenerle bloccate, e le inviò ad Anzio, assieme alla 26. Panzer-Division proveniente dal fronte Adriatico, dove l'8ª Armata era, secondo l'esatta valutazione di Kesselring, incapace di fare ulteriori progressi. In due giorni Kesselring aveva delineato lo schema della battaglia della testa di sbarco[63].

Il consolidamento della testa di ponte[modifica | modifica wikitesto]

Il primo obiettivo degli Alleati fu quello di rafforzare la testa di ponte, quindi il VI Corpo sarebbe avanzato verso i Colli Albani con pattuglie a livello reggimentale, autoblindo e carri leggeri, con lo scopo di costringere i tedeschi a ripiegare per non subire il taglio delle loro vie di comunicazione. Ma si trattava di una specie di bluff, in quanto gli Alleati si aspettavano che solo la minaccia di un taglio delle loro vie di comunicazione avrebbe convinto i tedeschi a ripiegare dalla Gustav, consentendo a Clark di sfruttare l'occasione e sfondare sul fronte di Cassino[64].

Gli sbarchi di uomini e materiali continuarono senza sosta fino al 31 gennaio, qui un camion Albion, seguito da un semovente Sexton, in acqua invece un DUKW

Alexander sapeva che le forze sbarcate non avrebbero potuto tenere un ampio fronte esteso per trenta chilometri imperniato sui Colli Albani e sulle colline sopra Cori, e secondo le previsioni, i tedeschi avrebbero attaccato in grande stile facendo arrivare truppe dal nord Italia mentre le altre si ritiravano dalla Gustav. In quel momento Clark sarebbe piombato a soccorso di Lucas con forze soverchianti, congiungendosi alla testa di ponte, occupando i Colli Albani e aprendosi la strada verso Roma. Purtroppo però le disposizioni di Alexander furono poco chiare e Clark, non sapendo cosa aspettarsi ad Anzio, decise di coprirsi le spalle ordinando a Lucas di «occupare e consolidare una testa di ponte» e quindi avanzare verso i Colli Albani, ma anche lasciandogli un avvertimento: «Non si esponga come ho fatto io a Salerno»[65]. Fu questo messaggio che probabilmente ispirò prudenza e pessimismo a Lucas: il comandante del VI Corpo decise quindi di avanzare solo dopo aver consolidato la testa di ponte in modo sicuro[65].

Il generale Lucas in meno di 48 ore poteva contare su oltre 50.000 uomini e 5000 veicoli, sbarcati senza interferenze da parte del nemico, e anche grazie all'aiuto di alcuni soldati italiani dell'Esercito cobelligerante utilizzati per lo scarico delle merci nel porto di Anzio[66]. Roma si trovava a meno di cinquanta chilometri e la strada verso la capitale era sguarnita, i tedeschi furono colti di sorpresa e Lucas avrebbe potuto far arrivare nella capitale le sue avanguardie entro sera. Ma Lucas non intendeva far arrivare nella sua testa di ponte il grosso delle sue truppe corazzate prima del D+4, proprio nel lasso di tempo che impiegò Kesselring per creare un solido cordone difensivo attorno alla testa di ponte[67]. In pratica per oltre 72 ore Lucas perse l'occasione di avanzare quasi indisturbato verso l'interno. Il 25 le avanguardie di otto divisioni circondavano la testa di ponte; nel giro di una settimana i tedeschi schierarono 70.000 uomini e Roma fu messa al sicuro[68].

Il maltempo creò non pochi problemi alle truppe sbarcate nella testa di ponte

Con l'obiettivo di avanzare per creare un perimetro difensivo di sicurezza, il 27 gennaio la 3ª Divisione di Truscott avanzò fino a meno di cinque chilometri da Cisterna, servendosi del canale Mussolini a protezione del fianco destro, verso le Paludi Pontine. Sul settore sinistro la 1ª Divisione di Penney si spinse lungo la via di Albano, superando di circa un chilometro e mezzo il piccolo centro di Aprilia, che le truppe americane chiamavano the factory[69].

A questo punto le operazioni di sbarco furono ostacolata dalla sempre crescente resistenza tedesca, aiutata dal maltempo che iniziò a colpire il settore, e dai violenti attacchi aerei della Luftwaffe contro le linee anglo-americane, lanciati ogni volta che i bombardieri potevano passare attraverso la pioggia e il nevischio. Clark ricevette a tal proposito un messaggio da Lucas: «Le operazioni di scarico sono impossibili. Prevalgono pioggia, nevischio, fulmini e forti venti. Il porto di Anzio è cannoneggiato da pezzi a lunga gittata»[69]. Risultò poi che il fuoco a lunga gittata veniva effettuato da potenti cannoni montati su carri ferroviari che venivano spostati in continuazione lungo la ferrovia nelle vicinanze dei Colli Albani, che nei giorni seguenti furono conosciuti con il nome di Anzio Express ("il direttissimo di Anzio") e Anzio Annie[70].

Comunque sia la testa di ponte fu rafforzata e resa sicura, e fu estesa per una profondità di circa undici chilometri e ampia più di venticinque, ma vi era poca attività, e dopo la visita di Alexander del giorno 25, egli informò Clark che Lucas non era all'altezza della situazione. Ma Lucas era deciso ad aspettare l'arrivo della 1ª Divisione corazzata, con la quale si mosse all'attacco per la prima volta, il 30 gennaio[71].

La battaglia per la testa di ponte[modifica | modifica wikitesto]

Mappa degli attacchi del 30 gennaio e limite dell'avanzata alleata

Gli Alleati avanzano[modifica | modifica wikitesto]

Il primo tentativo di evadere dall'anello della testa di sbarco richiedeva una duplice avanzata. Sul fianco orientale la 3ª Divisione statunitense doveva puntare su Cisterna, tagliare la statale 7 e preparasi a muovere su Velletri. In suo aiuto erano stati assegnati a questo fronte il 504° Reggimento paracadutisti e i battaglioni rangers del colonnello Darby. Lo sforzo principale dell'attacco doveva però essere fatto dalla 1ª Divisione di Penney sul fianco sinistro dello schieramento, la quale doveva anzitutto impadronirsi della stazione ferroviaria di Campoleone, partendo da Aprilia (la "Fabbrica" dai documenti Alleati), mentre i carri armati della 1ª Divisione corazzata del generale Harmon sarebbero usciti sulla loro sinistra, facendo un ampio giro intorno a Campoleone per raggiungere i Colli Albani da ovest[72].

Truscott decise di impiegare i suoi ottimi ranger prima dell'inizio dell'attacco principale, con l'intento di infiltrarsi nelle linee tedesche e occupare Cisterna. Qui avrebbero dovuto trasformare le case in capisaldi e sloggiare le difese nemiche, mentre il grosso della 3ª Divisione sarebbe avanzata prendendo i tedeschi fra due fuochi. Due attacchi ai fianchi sarebbero stati collegati con l'attacco principale, col 7° Reggimento di fanteria che avrebbe attaccato da nord-ovest di Cisterna e il 504° paracadutisti che avrebbe attaccato attraverso il terreno paludoso sul fianco sinistro[73]. Nella notte del 30 gennaio i ranger del 1° e del 3° Battaglione partirono all'attacco avanzando cautamente, ma appena entrarono a Cisterna furono accolti da una grandine di pallottole.

Preparazione delle munizioni di un M7 Priest prima dell'attacco del 30 gennaio

La notte prima, in gran segreto, gli uomini della "Hermann Göring" furono rinforzati dal 26° Reggimento corazzato proveniente dall'Adriatico, e i ranger che prevedevano di trovare un nemico ampiamente disseminato sul terreno, dovettero invece affrontare un nemico ben armato, numeroso e motivato. I tedeschi si erano accorti dell'avanzata nemica, e li avevano lasciati avvicinare per attirarli in un imboscata. I semoventi del 26° Reggimento aprirono il fuoco ad alzo zero decimando sistematicamente i ranger, e questi non poterono far altro che sparpagliarsi e proteggersi entrando nelle case di Cisterna, ma ormai erano circondati. Darby a questo punto lanciò all'attacco anche il 2° Battaglione ranger ma la loro avanzata non poteva essere abbastanza rapida per evitare il peggio. Verso mezzogiorno infatti arrivò al comando del 3° Battaglione l'ultimo messaggio da Cisterna, in cui il sergente Robert Ehalt riferì di avere soltanto dieci uomini e di aver perso il contatto con le altre compagnie del battaglione. Dei 767 uomini che avevano preso parte all'attacco, soltanto sei tornarono, gli altri furono uccisi o fatti prigionieri[74].

Nonostante la precaria situazione, la tenace 3ª Divisione si raggruppò e continuò a combattere fino al 1° febbraio, arrivando in un punto fino alla linea ferroviaria Cisterna-Campoleone, e in un altro avanzarono a meno di un chilometro dall'abitato. Ma ciò non bastava; la divisione aveva ormai perso oltre tremila uomini e non era più sufficientemente forte per continuare a combattere. Le forze di Truscott cessarono di attaccare e sistemarono la propria linea, disponendosi a passare sulla difensiva, mentre Clark, particolarmente colpito dalla vicenda dei ranger, ordinò un'inchiesta per appurare le colpe sulla responsabilità del tragico disastro. Truscott si assunse le responsabilità del fallimento, ma nessuno in realtà si aspettava un nemico così forte alla vigilia dell'attacco; i ranger furono fatti avanzare con l'aspettativa di infiltrarsi attraverso una linea disgregata e non contro una fitta rete di capisaldi[75]. La battaglia di Cisterna si concluse quindi con una catastrofe per i ranger americani e diede modo ai tedeschi di organizzare una parata propagandistica per dimostrare la potenza della Germania: lunghe colonne di prigionieri alleati furono fatte sfilare nel pieno centro di Roma per impressionare e intimidire la popolazione[76]

Sul lato sinistro della testa di sbarco, mentre i ranger combattevano duramente a Cisterna, gli uomini di Penney e Harmon iniziarono ad avanzare verso Campoleone. La direttrice che dovevano percorrere, la Anzio-Albano era disseminata di capisaldi per cui fu deciso che i carri armati di Harmon sarebbero avanzati sul fianco sinistro, su un terreno che secondo le ricognizioni aeree appariva idoneo per l'avanzata dei mezzi corazzati. Ben presto però i carristi si resero conto che il terreno era pieno di piccoli corsi d'acqua che rendevano il terreno molle. Essi avevano inoltre scavato profondamente il loro letto, e in alcuni casi le loro rive costituivano pareti friabili alte fino a dieci metri. Le truppe inglesi battezzarono quelle crepe tortuose con il nome di «uadi», il termine arabo che indicava i corsi d'acqua asciutti dell'Africa settentrionale. Questi «uadi» erano però ben lontani dall'essere asciutti, e formavano un formidabile ostacolo per i carri Alleati, e un ottimo riparo per i tedeschi[77].

Una batteria di obici semoventi Wespe, camuffati al margine della testa di ponte a sostegno delle truppe tedesche

Partendo dalla "Fabbrica" le Guardie irlandesi e le Guardie scozzesi avanzarono verso il primo obiettivo, la "linea di partenza" costituita da una carrareccia che tagliava in due la linea ferroviaria e la strada Anzio-Albano a due chilometri e mezzo prima della stazione di Campoleone. Alle loro spalle la 3ª Brigata della 1ª Divisione assieme a carri armati e semoventi, prendevano posizione nel buio fuori Aprilia: sarebbero stati necessari per appoggiare le Guardie quando l'alba avrebbe portato l'inevitabile contrattacco tedesco[78]. Ma ancor prima di arrivare alla "linea di partenza" le Guardie incapparono nel fuoco delle mitragliatrici e dei carri armati tedeschi nascosti. Le perdite tra i britannici furono gravissime, la "linea di partenza" fu raggiunta ma le Guardie furono costrette a ripiegare lungo la ferrovia, e Penney fu costretto a ripetere l'attacco. Questa volta la fanteria fu accompagnata dal 46° Royal Tank Regiment e dall'894° Battaglione anticarro americano, e al calar della sera le forze di Penney erano penetrate a oltre venti chilometri dal mare raggiungendo le pendici dei Colli Albani senza tuttavia riuscire a occupare la stazione di Campoleone. Per l'assalto decisivo alla stazione gli uomini attendevano il supporto dei carri di Harmon[79]. Ma in carri armati erano fermi al vecchio terrapieno ferroviario di Carroceto, dove il terreno acquitrinoso e l'opposizione nemica attestata nei poggi a ovest e nord-ovest, ne arrestarono praticamente la marcia, e nella notte tra il 30 e il 31 gennaio fu deciso di spostare i carri lungo la direttrice d'avanzata cercando uno sfondamento centrale, al rischio di creare un ingorgo[80].

Carri Sherman del 46th Royal Tank Regiment in posizione di fuoco

Il giorno seguente i combattimenti per Campoleone continuarono furiosi, nel tentativo di occupare la stazione e spingersi verso l'incrocio di Osteriaccia da dove i carri armati si sarebbero potuti finalmente aprire a ventaglio e penetrare nei Colli Albani. Ma la fanteria era inchiodata dal fuoco tedesco e le forze corazzate, dopo essere uscite dalla strada principale nel tentativo di raggiungere un poggio sulla sinistra da dove avrebbero potuto ingaggiare i carri tedeschi, venivano sistematicamente messe fuori combattimento. Nulla è più vulnerabile di un carro armato che sale lentamente una massicciata con il cannone puntato verso il cielo e lo scafo esposto alle armi anticarro[81]. A fine pomeriggio Harmon andò ad ispezionare i suoi mezzi corazzati e alla quando chiese ad un caporale l'andamento della situazione si sentì rispondere: «Bene signore, quando arrivammo eravamo centosedici e adesso siamo sedici. Abbiamo l'ordine di tenere la posizione fino al tramonto e credo che con un po' di fortuna ci riusciremo.» Clark, Lucas e Harmon esaminarono la situazione e si resero conto che ogni speranza di uno sfondamento dei mezzi corazzati era ormai impossibile. La 1ª Divisione corazzata fu ritirata nella zona del bosco del Padiglione[82] e il 2 febbraio fu diramato l'ordine di cessare l'offensiva e potenziare le linee, il VI Corpo passava sulla difensiva[83].

Il saliente di Penney (che gli statunitensi chiamavano "pollice" a causa della sua forma) fu rinforzato con altre truppe dato che in quel settore le linee britanniche si erano incuneate in profondità, e ora rappresentavano il punto debole del perimetro difensivo che molto probabilmente sarebbe stato l'obiettivo del contrattacco tedesco[84]. La situazione diventava sempre più angusta e Churchill si espresse a tal proposito in modo molto secco: «[...] Avevo sperato che avremmo gettato un gatto selvatico sulla spiaggia, ma tutto ciò che abbiamo avuto non è che una balena arenata.»[85]

Il contrattacco tedesco[modifica | modifica wikitesto]

« Se possiamo annientarli là, non ci saranno sbarchi in nessun altro posto. »
(Frase di Adolf Hitler rivolta a Walther Hewel nel gennaio 1944 dopo lo sbarco di Anzio[86])
Mappa dei primi scontri lungo il perimetro della testa di ponte, con il limite dell'avanzata Alleata del 30 gennaio verso Campoleone e Cisterna, e la linea del fronte dopo il contrattacco tedesco

Il 28 gennaio 1944 Adolf Hitler inviò una direttiva dettagliata al feldmaresciallo Kesselring; il Führer in questo periodo era molto preooccupato per la situazione sul Fronte orientale dove era in corso la drammatica battaglia della sacca di Korsun' e temeva l'inizio del secondo fronte alleato attraverso la Manica, ma riteneva che la situazione sul fronte di Anzio desse finalmente l'opportunità alla Germania di infliggere una grande e sanguinosa sconfitta ai nemici occidentali[87][88]. Hitler quindi confermava la necessità di mantenere a tutti i costi le posizioni di Cassino e contemporaneamente ordinava l'organizzazione di una grande controffensiva contro la testa di ponte per ottenere una vittoria campale di grande importanza anche propagandistica. Nelle intenzioni del Führer le truppe tedesche avrebbe dovuto mostrare estrema determinazione e aggressività, infliggere agli alleati il massimo di perdite e dare una dimostrazione eloquente della «integrità della forza combattiva dell'esercito tedesco»[89]. Hitler nella direttiva affermava, con accenti estremamente enfatici, che il soldato tedesco doveva «essere compenetrato dalla volontà fanatica di imporsi vittoriosamente in tale battaglia»[90].

Con questo appello Kesselring, von Mackensen e i generali della 14ª Armata si misero all'opera per incidere ciò che Hitler aveva battezzato «l'ascesso a sud di Roma.» Fu deciso che l'attacco si sarebbe compiuto lungo la strada Anzio-Albano, la direttrice più rapida per il mare, lungo la quale avrebbero potuto dividere in due gli Alleati e colpire la 1ª Divisione posizionata in modo precario ed esposta ad un possibile accerchiamento delle linee più avanzate. Il piano consisteva nell'attaccare lungo la strada principale dalla stazione di Campoleone, infiltrandosi nelle linee laterali del "pollice" della 1ª Divisione attraverso i trampolini naturali rappresentati dai profondi «uadi» lungo il Moletta o attraverso la boscaglia sul lato destro del "pollice"[91]. Ma prima di sferrare il loro attacco, le forze tedesche che fino ad allora erano entrate in posizione in modo caotico e misto, dovettero essere organizzate. Il I Corpo paracadutisti fu assegnato al settore occidentale nei pressi di Albano sino alla foce del Moletta, con a disposizione la 4ª Divisione paracadutisti e la 65ª Divisione di fanteria. I settori centrale e orientale furono posti sotto il comando del 76° Panzerkorps con ai propri ordini la 3ª Divisione corazzata e la 715ª Divisione di fanteria motorizzata (che formavano il Gruppo di combattimento Gräser) nei pressi di Albano, mentre verso est il fronte era tenuto dalla 71ª Divisione di fanteria, dalla "Hermann Göring" e dalla 26ª Panzer-Division in riserva[92].

Prigionieri britannici scendono trasportando un ferito scortati da soldati tedeschi

Ma i comandanti alleati fecero a loro volta i piani per affrontare l'inevitabile. La 56ª Divisione di fanteria di Gerald Templer fu ritirata dal fronte di Cassino e mandata di rinforzo ad Anzio dove arrivò intorno all'8 febbraio, assieme al 1st Special Service Force di Robert Frederick, mentre i paracadutisti del 3° Battaglione del 504° Reggimento furono spostati dal fronte di Truscott a rinforzo dei britannici. Ma le linee Alleate verso Campoleone, seppur forti di tre divisioni (56ª e 1ª britannica e la 45ª americana) presentavano vari punti sguarniti, mentre il settore di Cisterna era tenuto dalla 3ª Divisione di Truscott e dalla 1st SSF (la Devil's Brigade) di Frederick[93][94].

Alle 23:00 del 3 febbraio i tedeschi del gruppo Gräser partirono all'assalto per «recidere l'ascesso» e in poche ore travolsero le Guardie irlandesi e scozzesi sul lato sinistro dello schieramento britannico, mentre sul lato destro i Gordon e i Foresters furono costretti ad arretrare dalle loro posizioni e in poche ore i tedeschi isolarono e attaccarono i reparti più avanzati sfruttando la tattica di infiltrazione e incuneandosi tra le linee nemiche. Penney rischiava di perdere un terzo dell'intera divisione, così ordinò alla 168° Brigata di Kenneth Davidson, appena sbarcata, di avanzare verso Carroceto, sferrando un contrattacco per liberare le forze accerchiate[95].

Gli Alleati erano in apprensione: il maltempo non permetteva alla loro forza aerea di decollare, e soltanto il preciso fuoco dell'artiglieria della testa di sbarco aveva impedito che i tedeschi dilagassero e al calar della notte anche l'artiglieria sarebbe diventata inservibile e i tedeschi avrebbero potuto consolidare le posizioni e imprigionare definitivamente le forze britanniche. Così il 168° assieme ai carri del 46° Royal Tank Regiment partirono all'attacco alle ore 16:00 e con grande decisione aprirono un varco tra le linee tedesche e le colonne inglesi cominciarono a ritirarsi protetti da uno sbarramento d'artiglieria. A mezzanotte gli ultimi reparti furono messi al sicuro, ma le perdite furono considerevoli e il pericolo non era cessato: il saliente era ancora l'obiettivo di von Mackensen[96].

Carristi tedeschi di un Brummbär diretti al fronte

L'offensiva riprese la sera del 7 febbraio; a mezzanotte i tedeschi aveva sopraffatto la 24ª Brigata della 1ª Divisione ripetendo il tentativo di circondare le forze britanniche attorno a Carroceto, dove si erano ritirate. Il giorno successivo le truppe della Wehrmacht conquistarono il pendio di Buonriposo a ovest della strada principale, arrivando a meno di cento metri dalle posizioni nemiche, mentre quattro reggimenti di fanteria con l'ausilio di alcuni Panzer V Panther raggiunsero le alture di Carroceto e catturarono 800 uomini. Anche Aprilia cadde in mano tedesca, e seppur la manovra di aggiramento non ebbe successo, il saliente era ormai perso e la testa di sbarco in pericolo[97]. Il 10 febbraio Penney avvisò Lucas che la situazione non era più sostenibile, la sua divisione era dimezzata, alcuni reggimento praticamente annientati, così Lucas mandò di rinforzo due reggimenti di riserve della 45ª Divisione si Eagles, il 179° e il 180°, ma troppo tardi. All'alba dell'11 fu lanciato un contrattacco anglo-americano verso Aprilia, ma solo un piccolo angolo della periferia dell'abitato fu conquistato; lo scarso coordinamento tra fucilieri americani e carristi vanificò l'assalto. La mattina del 12 i granatieri tedeschi appoggiati dai panzer, seguiti «a ranghi serrati da fanti in grigioverde» cacciarono gli anglo-americani dalla città[98].

Ora von Mackensen poteva ammirare la testa di sbarco a occhio nudo dalla sua postazione in una casa colonica all'estremità occidentale dei Colli Albani, con le sue truppe che si andavano radunando attorno a Carroceto e Aprilia, da dove avrebbero percorso i cinque chilometri che li separavano dal bosco Padiglione, incuneandosi attraverso la testa di sbarco e tagliando in due le forze nemiche, come aveva tentato di fare von Vietinghoff a Salerno lungo il fiume Sele. Il piano fu imposto da Hitler e non piaceva né a von Mackensen né a Kesselring, ma i due fecero tutto quello che era in loro potere per garantire il successo dell'operazione, chiamata in codice Fischfang[99].

Operazione Fischfang[modifica | modifica wikitesto]

Soldati tedeschi diretti alla testa di ponte

Alle 06:30 di mercoledì 16 febbraio l'artiglieria tedesca bombardò per trenta minuti le linee britanniche lungo la via Anzio-Albano, dopodiché i fanti si riversarono all'attacco contro le unità più avanzate della linea britannica. L'avanguardia tedesca, costituita dal reggimento scelto di fanteria Lehr, concentrata su un fronte di dieci chilometri, attaccò la 45ª Divisione americana e sulla 56ª britannica; i battaglioni fucilieri del 157° e del 179° Reggimento di fanteria americano - trincerati rispettivamente sul lato destro e sinistro di Aprilia - persero terreno; fu soltanto grazie alla resistenza delle riserve che il fronte in quel punto non cedette[100]. Anche le avanguardie britanniche del 197° Reggimento furono sbaragliate in un primo momento, ma nonostante gli aspri scontri, a fine giornata i tedeschi avevano conquistato solo esigue porzioni di terreno al costo di pesanti perdite; il reggimento Lehr da cui Hitler si aspettava lo sfondamento decisivo, venne decimato[101]. Kesselring esortò von Mackensen ad utilizzare le riserve e a mandare avanti la 26ª e la 29ª Divisione Panzergrenadier, ma il comandante della 14ª Armata attese il mattino seguente, e dopo un'incursione della Luftwaffe mandò all'attacco sessanta panzer e tre divisioni di fanteria contro le linee attraverso il 157° e il 179° Reggimento americano[102].

Paracadutisti tedeschi in un momento di pausa durante i combattimenti di febbraio, qui in una trincea del settore di Anzio, nel corso del contrattacco verso Carroceto e Aprilia

A mezzogiorno del 16 febbraio, dopo altri bombardamenti della Luftwaffe, almeno quattordici battaglioni tedeschi erano penetrati in un cuneo di almeno tre chilometri al centro della 45ª Divisione, mettendo in grave difficoltà i difensori, che in alcuni punti ripiegarono in modo precipitoso e caotico. Gli Alleati per scongiurare l'immediato pericolo riversarono sulle posizioni nemiche il fuoco di ben 400 cannoni, dei mortai, di venticinque carri armati e di quattro batterie antiaeree da 90 mm, utilizzate ad alzo zero[103]. Dal mare i cacciatorpedinieri e due incrociatori si avvicinarono alla costa per dare il loro supporto di fuoco e ottocento aerei furono fatti decollare per scaricare sulle linee nemiche almeno un migliaio di tonnellate di bombe. La situazione per il momento fu ristabilita, ma la fase più critica per gli alleati arrivò il giorno successivo[104].

Dopo aver respinto un debole contrattacco americano, poco prima dell'alba del 17 febbraio i tedeschi si lanciarono nuovamente all'attacco a fianco dei battaglioni freschi di Panzergrenadier, veterani della Sicilia di Salerno e della linea Gustav. I panzer avanzarono superando la debole resistenza nemica; a mezzogiorno il 179° Reggimento di fanteria americano fu distrutto e i superstiti si ritirarono lungo l'ultima linea di difesa prima del bosco Padiglione, un cavalcavia lungo una strada perpendicolare alla direttrice principale. Alle 14:00 Bill Darby fu mandato da Lucas a dirigere le operazioni del 179° e pochi istanti dopo la poderosa artiglieria che il giorno prima aveva salvato la situazione, diede nuovamente un aiuto importantissimo alle truppe anglo-americane[105].

Il supporto dell'artiglieria divisionale degli Alleati fu fondamentale per respingere gli attacchi tedeschi di febbraio

La confusione si impadronì del campo di battaglia, una granata si schiantò molto vicino al camper del generale Penney, e le schegge ferirono il comandante che dovette essere sostituito da Templer, che comandava ora due divisioni. Nel bel mezzo della crisi, il generale Clark informò Lucas che Truscott era stato nominato vicecomandante del VI Corpo e la 3ª Divisione passava al brigadier generale John O'Daniel. Il giorno successivo, 18 febbraio, il maltempo impedì agli aerei Alleati di alzarsi in volo, ma poco prima di mezzogiorno un ricognitore informò il comando Alleato che almeno 2500 soldati tedeschi stavano marciando a sud di Carroceto; in breve tempo 224 cannoni si misero in posizione e colpirono le truppe di von Mackensen. Lo stesso ricognitore indicò in altre quattro occasioni altrettanti obiettivo che le artiglierie del VI Corpo bersagliarono sistematicamente. Quando i tedeschi tentarono di cambiare direttrice assaltando le posizioni alleate da est, furono respinti dal 180° fanteria americano. I battaglioni tedeschi subirono forti perdite; alle 21:30 la quiete scese sul campo di battaglia[106].

Gli statunitensi contrattaccarono il 19 con due reggimenti di fanteria corazzata con oltre venti Sherman che avanzarono per circa un chilometro e mezzo e catturando 200 soldati tedeschi, allentando la pressione sui fanti della 45ª Divisione stremati da quattro giorni di combattimenti. Le truppe di von Mackensen lottarono ancora per altri due giorni, mantennero le posizioni raggiunte ma non furono in grado di riprendere l'offensiva; Kesselring suggerì a Berlino di sospendere le operazioni ottenendo l'assenso di Hitler. L'operazione Fischfang costò alla 14ª Armata oltre 4500 uomini fra morti e feriti e moltissimi mezzi erano stati distrutti, mentre di alcune unità era rimasto solo il nome: il 23 febbraio la 65ª Divisione di fanteria contava appena 673 uomini[107]. Anche il VI Corpo subì molte perdite, oltre 5000, e sommate a quelle avute dal giorno degli sbarchi, in un mese le truppe Alleate e quelle tedesche avevano avuto complessivamente 40.000 perdite, una decimazione reciproca che avrebbe imposto uno stallo provvisorio sulla testa di sbarco[108].

Lo stallo e la ripresa dell'offensiva Alleata[modifica | modifica wikitesto]

Gli Alleati utilizzarono finte postazioni per ingannare il tiro tedesco verso la testa di ponte durante le fasi di stallo operativo

Il feldmaresciallo Kesselring e il generale von Mackensen era ormai consapevoli che la grande vittoria decisiva richiesta da Hitler era impossibile a causa della superiorità degli alleati e dell'esaurimento delle truppe; durante un giro d'ispezione sul fronte il comandante in capo si rese conto della stanchezza dei soldati e della loro incapacità di sferrare nuove offensive[109]. All'inizio di marzo il generale Westphal venne inviato al quartier generale di Hitler per illustrare la situazione al Führer; l'ufficiale tedesco parlò con franchezza del grande logoramento dei reparti e Hitler, dopo l'irritazione iniziale, convenne con lui e manifestò la sua preoccupazione per la stanchezza della Germania e della Wehrmacht e per il mancato successo in Italia che egli aveva ritenuto l'unico fronte di guerra dove i tedeschi avessero la possibilità di ottennere una vittoria[110].

Operatore radio tedesco

Il 22 febbraio il generale Clark con i suoi collaboratori si recò ad Anzio dove comunicò a Lucas che dal giorno seguente sarebbe stato esonerato dal comando del VI Corpo e diventato vicecomandante della 5ª Armata, mentre il VI Corpo sarebbe passato sotto il comando di Truscott. Fu un modo garbato con cui Clark tolse Lucas dalla scena, come Alexander e Churchill ormai richiedevano da tempo, infatti il generale il mese dopo fu rispedito negli Stati Uniti e posto al comando di un'unità di addestramento[111][112]. Continui attacchi tedeschi, seppur senza possibilità di successo, si susseguirono fino al 2 marzo, quando i comandi Alleati decisero di far valere la propria superiorità aerea. Il mattino del 2 marzo dopo un contrattacco della 3ª Divisione americana che si arrestò nei pressi di Ponte Rotto, una località poco a sud-est di Cisterna, e che portò alla riconquista di qualche posizione[113], si alzarono in volo 241 Liberator, 100 Flying Fortress, 113 Lightning e 63 Thunderbolt che colpirono con tutto il loro potenziale Cisterna, Velletri, Carroceto e tutte le posizioni tedesche nei dintorni. Gli aerei bombardarono le postazioni nemiche fino a tarda mattinata lasciando le forze tedesche indebolite e non più in grado di attaccare; ebbe inizio così il periodo di stasi operativa che sarebbe continuato nelle settimane successive[N 4].

Ma la battaglia di febbraio aveva conferito ad Anzio una reputazione di pericolo che non la abbandonò mai, nemmeno quando i combattimenti cessarono. La peculiarità della testa di sbarco che preoccupava i soldati, era la totale assenza di una retrovia sicura in cui vi era la certezza che per almeno un breve periodo si potesse uscire dalla guerra. Gli ospedali, i depositi e i ricoveri erano costantemente sotto la minaccia delle granate tedesche e delle sporadiche incursioni aeree, che seppur in modo incostante, rendevano pericoloso ogni punto della testa di sbarco[114]. La testa di sbarco era sorprendentemente piccola come base per combattere una guerra moderna, e diveniva più angusta ogni giorno che passava; essa si estendeva per non più di undici chilometri nell'entroterra lungo la strada per Albano e per non più di quindici chilometri dalla spiaggia di Nettuno. Ma la maggior parte della testa di sbarco si trovava a non più di sei/sette chilometri dalla spiaggia; una distanza trascurabile tenuto conto dalla gittata delle artiglierie[115].

Pattuglia della 1st Special Service Force in procinto di andare in perlustrazione nel settore di Nettuno, aprile 1944

Tutta la zona era quindi soggetta ad un'intensa attività, soprattutto di notte, e se il perimetro rimase statico fino alla fine di aprile, il generale Truscott non perse tempo, fece evacuare dalla testa di sbarco tutti i 22 mila civili[116], e fin da subito iniziò un'intensa sistemazione della prima linea e una riorganizzazione amministrativa delle truppe, raggruppando sotto i loro comandanti divisionali quelle unità americane e britanniche che si erano inestricabilmente mescolate durante la battaglia. Il settore britannico lungo il Moletta era ora tenuto dalla 5ª Divisione britannica del generale Philip Gregson-Ellis, che sostituì a marzo una provatissima 56ª Divisione. La 1ª Divisione di Penney fu teneva gli «uadi» e il terreno pianeggiante attorno al "cavalcavia", era una divisione molto provata, che sebbene poté contare su vari cambi, non perse mai il contatto col nemico. Gli statunitensi della 45ª Divisione di William Eagles completavano il perimetro attorno al "cavalcavia" sistemati di fronte al bosco Padiglione, mentre il resto del perimetro che si estendeva ad est del Padiglione in una grande curca che girava intorno al canale Mussolini, fu affidato a vari reparti. I paracadutisti e i ranger di Darby lasciarono Anzio e la 34ª Divisione americana prese il loro posto. La 3ª Divisione di fanteria americana e la 1ª Divisione corazzata americana lasciarono la linea per costituire la riserva, mentre lungo il canale Mussolini furono schierati i nordamericani di Frederick[117].

Soldati americani scaricano un ferito da un M3 Half-track

Gli Alleati, dopo tre mesi di duri combattimenti e altrettanti tentativi di sfondare la Gustav, avevano pagato un altissimo prezzo in vite umane, oltre che aver impedito che un certo numero di LST passasse a Overlord, fatto rinviare Anvil e usato tutte le preziose riserve di fanterie destinate all'Europa. Ciò non era valso che tre teste di ponte poco profonde, una ad Anzio, una oltre il Garigliano e una oltre il Rapido, e gli Alti comandi, compreso Marshall convennero che bisognava prendere Roma per riequilibrare in un certo modo il grande tributo di sangue pagato, e perché la campagna d'Italia passasse così in secondo piano[118]. Con l'arrivo di maggio Alexander iniziò i preparativi per una sortita in grande stile da effettuarsi prima di Overlord in modo tale da inchiodare in Italia più divisioni tedesche possibili e impedendo loro di trasferirsi in Normandia. Il periodo invernale consentì agli Alleati in Italia di rinforzarsi con nuove unità, di colmare con forze fresche le unità più colpite dai lunghi mesi di campagna e di far arrivare sia sul fronte di Cassino sia su quello di Anzio migliaia di tonnellate di rifornimenti e armi. Il generale Alexander pensava ora di poter di avere abbastanza uomini e materiale per ingaggiare una nuova battaglia che gli avrebbe consentito di sfondare la Gustav e di battere gli eserciti tedeschi nella penisola, facendo cadere Roma nelle mani degli Alleati[119].

Operazione Buffalo[modifica | modifica wikitesto]

Mappa dell'operazione Diamond

Il maggior generale John Harding, capo di stato maggiore di Alexander chiamò il piano con il nome in codice di operazione Diadem, il cui scopo principale non era la conquista di Roma, ma la distruzione della 10ª Armata tedesca, che avrebbe inevitabilmente causato la caduta della città. Il piano prevedeva il trasferimento, svolto nella massima segretezza, dell'8ª Armata dal fronte dell'Adriatico, presso Cassino, mettendo così fianco a fianco le due armate su un fronte di 32 chilometri. Alexander poteva così disporre sul fronte della Gustav 21 divisioni, con il VI corpo americano posizionato ad Anzio[120]. Il piano prevedeva che l'8ª Armata di Leese sferrasse l'attacco principale nella valle del Liri, mentre la 5ª Armata di Clark (comprendente il corpo di spedizione francese di Alphonse Juin) effettuava un attacco d'appoggio attraverso i monti Aurunci, a ovest del Liri. Ad Anzio il VI Corpo, rinforzato da altre truppe di riserva, avrebbe sferrato la sua offensiva appena avesse ricevuto l'ordine di Alexander (secondo i calcoli nel D+4), e quindi avanzare e prendere i Colli Albani, bloccando le vie di fuga della 10ª Armata e intrappolandola[121].

Ma Clark non interpretò allo stesso modo la battaglia e i suoi obiettivi. Clark era quasi ossessionato dalla conquista di Roma, ed era convinto che l'avanzata decisiva spettasse agli americani[121]. Ma la preoccupazione che Alexander e Leese stessero in qualche modo cercando di privare la 5ª Armata della gloria di occupare Roma a favore dell'8ª Armata, divenne una certezza quando il generale statunitense venne a sapere che Alexander aveva chiesto a Truscott di elaborare quattro diversi piani per il VI Corpo, e di aver poi scelto, il 5 maggio, di dedicare il massimo sforzo su uno dei quattro piano, denominato Buffalo. Clark comunicò ad Alexander di sentirsi irritato per quella che considerava una interferenza nella catena di comando americana, e il generale britannico, probabilmente per non creare ulteriori tensioni, assicurò a Clark ciò che il generale americano voleva: la completa autonomia di manovra del suo VI Corpo e la possibilità di cambiare i piani di Buffalo quando lo ritenesse più opportuno[122].

Soldati britannici esaminano uno StuG III tedesco messo fuori combattimento durante l'assalto alla Gustav il 18 maggio

L'operazione Buffalo richiedeva la conquista di Cisterna, lo sfondamento della linea tedesca imperniata su questo settore e sul terrapieno della ferrovia che correva a nord-ovest di esso; tutto questo, seguito da un'avanzata fra i Colli Albani e i Colli Lepini. Nella prima fase la 1ª Divisione corazzata avrebbe aggirato Cisterna a ovest, la 3ª Divisione avrebbe assalito la città distrutta e il 1st Special Service Force sarebbe avanzato sul lato orientale per tagliare la statale n.6 Infine la 45ª Divisione sarebbe avanzata fino a Carano mentre i britannici avrebbero attuato una serie di piccole sortite per trattenere i tedeschi sul perimetro occidentale della testa di sbarco. Tutto ciò non sarebbe stato facile: i tedeschi avevano ad Anzio cinque divisioni e mezzo, e inoltre von Mackensen disponeva della 26ª Panzer-Division e della 29ª Panzergrenadier che Kesselring aveva ritirato in riserva e trasferito a sud di Roma. Queste unità potevano essere lanciate contro Truscott, ma gli Alleati potevano contare su una soverchiante superiorità aerea e sull'immenso parco d'artiglieria sulla spiaggia[123].

Uomini del 7th Cheshire Regiment della 5ª Divisione, dopo la cattura di una trincea tedesca il 22 maggio

Ai primi di maggio iniziarono i febbrili preparativi per l'operazione congiunta, e nella testa di sbarco fu immagazzinato più di un milione di tonnellate di rifornimenti, utili per rifornire l'avanzata della 5ª Armata, e arrivò su richiesta di Truscott anche la 36ª Divisione di fanteria di Fred Walker oltre che 232 nuovi Sherman messi a disposizione di Harmon. Gli uomini del genio consolidarono le vie di avanzata, coprirono il terreno acquitrinoso sulle paludi Pontine in vista dei reparti della 5ª Armata provenienti lungo la costa e costruirono un campo per prigionieri vicino a Conca[124].

Alle 23:00 dell'11 maggio scattò l'operazione Diadem, che colse di sorpresa i tedeschi, i quali grazie ad un complesso piano di inganno, furono precedentemente indotti a credere che in realtà gli Alleati si stavano preparando ad effettuare un nuovo sbarco nei pressi di Civitavecchia il 24 maggio[125]. Dopo una settimana di furiosi combattimenti i tedeschi iniziarono a ritirarsi dalla Gustav verso la linea Hitler (che cambiò velocemente nome in linea Dora[126]); una linea approntata dietro la Gustav nella valle del Liri. Venuto a sapere che i britannici avevano sfondato la Hitler ad Aquino, Alexander ordinò al VI Corpo di prepararsi ad avanzare per il 21 maggio, ma anche in questo caso trovò l'opposizione di Clark, il quale disse ad Alexander: «Credo che sarà necessario ritardare di almeno ventiquattro ore e possibilmente di quarantotto ore l'attacco da Anzio perché dobbiamo avere un forte appoggio aereo e le previsioni meteorologiche non sono buone in questo momento. Sto dando ordini al II Corpo di sfondare la linea Hitler a nord di Fondi; quando vi sarò riuscito, mi spingerò innanzi a tutta forza per unirmi con la testa di sbarco»[127]. Il 22 Clark si trasferì permanentemente presso il comando di Anzio, e il giorno seguente, in concomitanza con lo sfondamento dell'88ª Divisione nel settore di Fondi in direzione Terracina, poco prima delle 06:00 Clark ordinò all'artiglieria della testa di sbarco di aprire il fuoco e alla fanteria di prepararsi ad avanzare, mentre i bombardieri rovesciarono il loro carico sulle postazioni tedesche[128].

L'avanzata finale e la ritirata tedesca[modifica | modifica wikitesto]

Le direttrici d'avanzata del VI Corpo durante la sortita di maggio e giugno

L'attacco ad Anzio colse ancora una volta di sorpresa il nemico[129] ma nessuna avanzata contro i tedeschi in posizioni ben difese fu agevole. La 1ª Divisione corazzata, che puntava a ovest di Cisterna, a fine giornata si era spinta per meno di cinquecento metri oltre i terrapieno della ferrovia, ma grazie all'utilizzo di alcuni carri Churchill modificati in modo tale da aprire varchi lungo i campi minati, alcuni gruppi di combattimento oltrepassarono il terrapieno diretti sulle pendici dei Lepini. Nel frattempo la 1st Special Service Force di Frederick aveva aggirato Cisterna ad est e tagliato la statale n.7, mentre la 3ª Divisione stava ancora combattendo alla periferia della città[130]. A fine giornata Truscott esaminò la situazione e poté dirsi soddisfatto; i suoi uomini avevano raggiunto i loro obiettivi ed erano in buona posizione per rinnovare l'attacco il giorno successivo, mentre tra le linee tedesche si intravedevano le prime crepe. Millecinquecento prigionieri tedeschi furono avviati ai campi di raccolta di Anzio e Nettuno[131].

Il mattino seguente la 45ª Divisione respinse una serie di contrattacchi lanciati da von Mackensen, e il 7° fanteria della 3ª Divisione penetrò nell'abitato di Cisterna, eliminando i resti delle difese tedesche[132], mentre i resto della divisione avanzò oltre la cittadina, lungo la strada che si arrampicava verso la cittadina di Cori. Nel frattempo i carri armati di Harmon avanzavano verso Velletri, e Truscott si rese conto di aver sfondato finalmente la principale linea di resistenza tedesca[131]. Le difese tedesche iniziarono a sgretolarsi su entrambi i fronti, e Clark parlò con Truscott della possibilità di far entrare in scena la 45ª, la 34ª e la 36ª Divisione da far avanzare verso Velletri, al margine dei Colli Albani, spingendo allo stesso tempo con il resto delle sue forze sulla linea Cori-Valmontone attraverso il valico di Velletri. Il comandante della 5ª Armata era convinto di poter sostenere entrambi gli obiettivi, ed era fiducioso che Keyes sarebbe arrivato a breve con la sua 88ª Divisione a contatto con la testa di sbarco[132]. Il contatto avvenne nella tarda mattinata del 25 maggio e Clark dovette decidere come agire nel proseguimento delle operazioni, condizionato da tre fattori: la volontà di prendere Roma prima dell'inizio di Overlord, evitare di combattere dentro la capitale e nel frattempo cercando di distruggere il più possibile l'esercito tedesco[133].

Prigionieri tedeschi diretti ai campi nelle retrovie della testa di sbarco

In ogni caso le notizie dal fronte erano ottime per Truscott. La strada che portava al valico di Velletri si stava aprendo rapidamente, i carri di Harmon erano stati bloccati alle porte della città ma alcune sue unità di fanteria stavano avanzando in direzione del villaggio di Giulianello, nel punto più basso del valico. Il generale Frederick nel frattempo aveva fatto avanzare il suo gruppo sui fianchi dei Colli Lepini, oltre Cori, e la 3ª Divisione si spingeva anch'essa verso il valico. La statale n.6 che passava per Valmontone era indispensabile per la ritirata delle forze tedesche, per cui von Mackensen dispose la "Hermann Göring" a difesa della città di Velletri e del piccolo borgo di Artena, ultimo baluardo prima della statale n.6[134]. Truscott era comunque convinto di poter lanciare tutte le sue forze verso il valico, occupare Velletri e Artena e tagliare la statale n.6, ma il 26 ricevette l'ordine di lasciare la 3ª Divisione e le forze di Frederick a bloccare la statale n.6, e organizzarsi al più presto per un assalto principale verso nord-ovest, contro le pendici occidentali dei Colli Albani, dove i tedeschi erano ancora ben posizionati, in quella che veniva chiamata linea Caesar. Truscott rimase profondamente scosso dall'ordine ricevuto dal capo dello stato maggiore di Clark, Don Brann, e comunicò a Brann che non avrebbe obbedito all'ordine finché non avesse parlato con Clark in persona. Ma Clark non poté essere raggiunto per telefono e Truscott non poté difendere il proprio punto di vista e non ebbe altra scelta che ubbidire. Impartì gli ordini e diresse l'urto principale del VI Corpo verso i ripidi vigneti, i boschetti e le cittadine fortificate dei Colli Albani. Il giorno dopo la "Hermann Göring" occupò Velletri e tenne saldamente aperta la via di fuga della 10ª Armata tedesca[135].

Il VI Corpo lasciò così l'obiettivo di occupare il valico e procedere verso Valmontone, e i comandanti delle tre divisioni americane 45ª, la 34ª e la 36ª iniziarono a premere verso la nuova direttrice dei Colli Albani[136]. Gli ordini di Alexander non furono quindi eseguiti, e il comandate britannico ricevette la notizia solo ventiquattr'ore dopo che era stata presa la decisione di disobbedirgli e quindici minuti dopo l'inizio dell'assalto ai Colli. Informato del fatto compiuto dal capo di stato maggiore di Clark, Gruenther, il generale Alexander accettò la decisione augurandosi che: «[...] il comandante d'armata continuerà ad avanzare verso Valmontone [...] so che si rende conto dell'importanza della conquista delle alture»[137]. Ma la 3ª Divisione, stanca e indebolita dalle pesanti perdite subite a Cisterna, non riuscì a tagliare la statale n.6, e di fronte alla "Hermann Göring" assunse un ruolo difensivo, mentre i resti della 10ª Armata si ritiravano attraverso Valmontone. Ai primi di giugno i reggimenti della 36ª Divisione di Walker si prepararono ad attaccarono la forte posizione di monte Artemisio, ma una pattuglia scoprì un punto debole, in cui sarebbe stato possibile infiltrare di notte gli uomini di Walker nel settore dell'Artemisio e uscire dietro a Velletri, aggirando così la Caesar. L'operazione, seppur rischiosa, andò a buon fine, e il 2 giugno il 142° e il 143° Reggimento di fanteria colsero i tedeschi di sorpresa. La battaglia fu comunque molto cruenta, ma nel pomeriggio i texani avevano ormai aperto la strada per Roma, e l'ingresso nella capitale sarebbe stata solo questione di tempo[138].

Nel frattempo l'8ª Armata, la cui direttrice principale - ossia la statale n.6 - era ormai occupata dagli americani, si stava lentamente muovendo nella valle del Liri e il 31 entrò a Frosinone; vi era ormai una congestione considerevole di uomini e mezzi lungo la statale, ma gli americani precedevano i britannici sulla strada verso Roma. Il 3 giugno Hitler autorizzò Kesselring ad abbandonare la capitale, ma era già in atto un disimpegno generale, e mentre le retroguardie della 4ª Divisione paracadutisti ritardavano l'avanzata degli Alleati, le ultime unità della 10ª Armata aggiravano la capitale verso nord, mentre la 14ª Armata l'attraversava. con poche interferenze da parte della popolazione. Iniziò quindi una sorta di gara tra il II Corpo di Keyes e il VI Corpo di Truscott per entrare primi in città, ma fu la 1st Special Service Force di Frederick a bordo dei carri di Harmon ad arrivare per primo alle porte del centro di Roma nella mattinata del 4 giugno; la capitale d'Italia era finalmente in mano degli Alleati[139]. Clark precedette di un solo giorno l'avvio dell'operazione Overlord, anche se questa fu poi spostata il 6 giugno a causa del maltempo sulla Manica, e dal quel momento la campagna d'Italia passò in secondo piano. Per ironia della sorte, se Clark avesse mantenuto la pressione su Valmontone dopo il 26 maggio, non solo avrebbe raggiunto Roma molto più in fretta, ma avrebbe anche annientato una percentuale molto maggiore della 10ª Armata[140], che seppur sconfitta, era ancora una'armata organizzata e non era la disorganizzata grande unità che Alexander sperava diventasse[141].

Analisi e conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Quella del 22 gennaio 1944 fu l'unica operazione anfibia di una certa consistenza tentata dagli Alleati alle spalle delle linee tedesche in Italia. Ma l'azione in cui gli Alleati avrebbero «piantato un pugnale nel fianco destro di Kesselring»[142], fin dall'inizio non si svolse secondo le aspettative dei comandi Alleati e di Churchill, il più grande sostenitore di Shingle. Nonostante le enormi difficoltà dell'Asse nell'effettuare ricongnizioni aeree, ai primi di gennaio la Luftwaffe riuscì a scattare alcune fotografie aeree del porto di Napoli, dove registrarono movimenti che facevano pensare ad un'imminente sbarco Alleato nel nord Italia[143]. Vennero quindi controllati i piani per le contromisure e Kesselring decise di chiamare sul versante adriatico la 29ª e la 90ª Divisione Panzergrenadier per tenerle in riserva nei pressi di Roma. Il 12 gennaio però gli Alleati lanciarono un primo attacco nel settore di Cassino, e il 18 l'attacco si trasformò in un'offensiva generale su tutta la linea del Garigliano. Temendo che le linee nemiche potessero irrompere nella valle del Liri, von Vietinghoff richiese il supporto delle due divisioni di riserva, che seppur controvoglia, Kesselring concesse[143].

Kesselring, seduto, a colloquio con il Generalleutnant Richard Heidrich

La conseguenza fu che il VI Corpo di Lucas non incontrò resistenza quando sbarcò ad Anzio e Nettuno, né quando si spinse verso l'interno stabilendo una linea di difesa nella testa di ponte. Il generale Kurt Jahn, intervistato nel dopoguerra dallo storico Basil Liddell Hart disse a proposito: «Al momento dello sbarco c'erano in zona soltanto due battaglioni tedeschi. Le truppe Alleate avrebbero potuto facilmente raggiungere i Colli Albani.»[143], e sarebbe stato impossibile far affluire truppe sufficienti prima che il nemico riuscisse ad impadronirsi di quelle colline che dominavano Roma, bloccando la strada Roma-Cassino, e quindi i rifornimenti delle forze tedesche schierate in quest'ultimo settore. Ma gli Alleati dopo lo sbarco si fermarono, lasciando a disposizione dei tedeschi il tempo sufficiente per attuare contromisure[144]. Queste contromisure furono attuate molto rapidamente grazie all'organizzazione di emergenza predisposta dal comando tedesco, e piani per contrastare un eventuale sbarco erano stati elaborati già da tempo relativamente a cinque punti della costa, tra cui il settore di Anzio e Nettuno. La sera del 25 Kesselring e il suo stato maggiore si resero conto che «il pericolo acuto di uno sfondamento in direzione di Roma o Valmontone è passato»[144]. Gli Alleati passarono all'offensiva solo il 30 gennaio, ma vennero facilmente contenuti dai tedeschi e il 1° febbraio l'attacco si esaurì completamente, benché il VI Corpo disponesse ad Anzio e Nettuno di quasi cinque divisioni con tutto il loro materiale. Kesselring era riuscito a trasferire nel settore forze quasi eguali, tra cui una divisione proveniente dall'Italia settentrionale e una dalla Francia, e a dirigere queste forze riunite nella 14ª Armata fu designato il generale von Mackensen, che da metà febbraio contrattaccò in varie occasioni mettendo in seria difficoltà le forze Alleate[144].

Questo contrattacco, che fu voluto dallo stesso Hitler, ebbe l'intento di far capire agli Alleati come ogni sbarco anglo-americano avrebbe potuto essere ricacciato in mare, e rassicurare la popolazione tedesca in merito alla sorte che sarebbe toccata a chi avesse voluto invadere l'Europa settentrionale. Ma l'attacco fallì, lasciando tuttavia gli uomini di Lucas in una situazione molto precaria. Lo stesso Lucas venne destituito il 23 febbraio dopo aver ottenuto il peggior risultato possibile; sbarcare un'eccessiva quantità di uomini e mezzi fortificando una piccola testa di ponte, creando così molta confusione organizzativa, ed esponendo i suoi uomini al nemico, senza prendere nel contempo nessuna iniziativa[145]. Il suo successore Truscott dovette perciò rimanere sulla difensiva per ben tre mesi, aspettando la riorganizzazione delle forze anglo-americane sulla Gustav e nel frattempo raddoppiando i suoi effettivi ad Anzio[146].

Lo scacco inflitto al tentativo iniziale delle forze di Clark di avanzare oltre la testa di ponte determinò un lungo ritardo nell'avanzata Alleata in Italia; altri due attacchi tra febbraio e marzo a Cassino furono respinti con gravi perdite, e l'alto comando Alleato decise una sosta per organizzare i mezzi necessari per una nuova offensiva nel mese di maggio (operazione Diadem)[147].

La supremazia aerea sulla zona della testa di sbarco fu uno dei fattori decisivi per la vittoria degli Alleati ad Anzio come per tutta la durata della campagna. In questa foto due Supermarine Spitfire nei cieli sopra la testa di sbarco

Le forze tedesche nonostante dimostrassero una straordinaria capacità di ripresa, subirono enormi perdite umane e materiali durante gli scontri di Cassino, e al momento della quarta offensiva di maggio erano in condizioni ormai precarie, tanto che Kesselring ai primi di maggio ritirò dalla Gustav tre delle sue divisioni corazzate e Panzergrenadier, e le disperse in parte per riequipaggiarsi, per sorvegliare le spiagge e per rinforzare in caso di necessità la 10ª o la 14ª Armata. Kesselring si rendeva conto che l'arrivo della bella stagione avrebbe consentito agli Alleati una nuova offensiva per tentare uno sfondamento a Cassino e Anzio, perciò in fede alla tattica di difesa in profondità che aveva utilizzato efficacemente già a Salerno, distribuì le proprie forze in modo tale che queste non rimanessero imbottigliate e accerchiate, proteggendo le vie di ritirata[148]. In Italia non giunsero nuove formazioni tedesche alla conclusione dell'offensiva invernale, perciò se gli Alleati cercavano di giustificare la campagna come un tentativo di distogliere forze nemiche dagli altri fronti, avevano fallito nell'intento. Anzi, furono loro a dover impegnare sempre più energie, uomini e mezzi. Inoltre l'attività partigiana italiana a quel tempo era disorganizzata e non creò grossi problemi a Kesselring, che poté impiegare nell'attività anti-partigiana le formazioni della RSI, come le Brigate Nere di Mussolini, senza distogliere forze tedesche dal fronte[148].

Per gli Alleati lo sbarco di Anzio fu caratterizzato dall'inerzia iniziale di Lucas, atteggiamento che attirò l'attenzione di tutti gli storici e degli stessi generali nel giudizio sull'esito della battaglia. Il generale Lucas fin dai preparativi non ricevette disposizioni chiare né da Alexander né da Clark. L'intenzione dei comandanti era quella di tagliare le linee di comunicazione dei tedeschi e costringerli ad abbandonare la Gustav o creare una posizione fortificata dietro le linee nemiche, con il compito di distruggerle, permettendo così lo sfondamento della Gustav? Nel primo caso le truppe Alleate sarebbero dovute avanzare verso l'entroterra, nel secondo avrebbero dovuto rinforzare il settore della testa di sbarco, attendere le forze nemiche e attaccarle in modo decisivo[29]. In pratica però Lucas agì con una via di mezzo: all'inizio attese, e poi sotto la pressione dei comandanti superiori partì all'attacco quando ormai era chiaro che i tedeschi avevano schierato forze fresche senza sguarnire la Gustav. Cozzando così contro difese forti e ben addestrate e andando incontro ad una situazione di stallo.

Dal canto loro Alexander e Clark non furono chiari nel diramare gli ordini. Il 12 febbraio Alexander emanò la direttiva per Shingle, che ordinava di avanzare sui Colli Albani, ma non specificava di dover iniziare i combattimenti per una battaglia decisiva verso Roma o contro le forze tedesche sulla Gustav. Solo nelle sue memorie Alexander spiegò che: «ci si aspettava che Lucas [...] avanzasse con un reggimento verso i Colli Albani dopo la presa di Anzio» ammettendo così che la sola idea di una minaccia contro le linee di comunicazione tedesche, sebbene fosse in larga parte un bluff, sarebbe stata sufficiente per imporre una ritirata dalla Gustav[149]. Clark non discusse gli ordini e Alexander, il quale, memore dell'esperienza bruciante di Salerno, si preoccupò soprattutto di dotare le forze di sbarco di un numero enorme di uomini, dato che probabilmente sarebbe stata una battaglia a distanza ravvicinata con grosse perdite. Il comandante in capo si preoccupò inoltre di far partecipare un buon numero di forze britanniche, in modo tale da «condividere le sofferenze». Anche se dal punto di vista di Clark i britannici vollero mandare una divisione ad Anzio solo per essere presenti ad un'eventuale conquista di Roma e far parte del trionfo[149].

Il generale Alexander a colloquio con alcuni ufficiali britannici e statunitensi ad Anzio, 14 febbraio 1944

A rendere ancor più vaga la posizione di Alexander, fu il fatto che durante la sua visita alla testa di sbarco, il generale si disse «molto soddisfatto», anche se non precisò se lo fosse del modo in cui andavano le cose o della decisione di Lucas di attenersi al progetto di prepararsi ad un contrattacco. Lucas d'altro canto ebbe l'impressione che Alexander fosse molto soddisfatto di lui e annotò sul suo diario che il comandante in capo pensava che egli avesse fatto «un ottimo lavoro»[150]. Lo stesso Clark ebbe non poche esitazioni a spingere Lucas in un'azione precipitosa il primo giorno di sbarco. Anch'egli memore di Salerno emanò direttive vaghe in cui sosteneva che Lucas avrebbe dovuto agire «in modo da non costringerlo ad avanzare col rischio di sacrificare il VI Corpo». Quali che fossero le loro ragioni di non spronare Lucas all'azione, Alexander e Clark lasciarono il Biscayne nel pomeriggio del 22 dando l'impressione che fossero molto soddisfatti dei progressi e che approvassero la tattica di Lucas di attendere il contrattacco tedesco[151]. Purtroppo per loro però, in quegli stessi momenti, elementi della divisione "Hermann Göring" stavano entrando a Cisterna e cannoni anticarro venivano messi in posizione a Campoleone, iniziando ad assemblare quello schermo difensivo che avrebbe dato molto filo da torcere agli Alleati[152].

Una cosa però era certa; il giorno dello sbarco due divisioni non bastavano a Lucas per il compito che gli era stato assegnato, la forza di sbarco inizialmente era debole, e nonostante l'impegno di Churchill a riguardo, gli alti comandi lesinarono le risorse, soprattutto perché gli americani non avevano realmente fiducia nel valore della campagna d'Italia. Per loro non era un «secondo fronte», così misero in campo poche risorse e per poco tempo, tanto che gli LST potevano essere impiegati limitatamente. Mancavano poi capi "ardimentosi", se Churchill era temerario e ottimista, Lucas fu cauto e pessimista fin dall'inizio, e se i Colli Albani erano fuori portata nei primi giorni, Lucas avrebbe potuto contare sulla totale sorpresa e occupare facilmente Campoleone e Cisterna il primo giorno e fatto avanzare le pattuglie. Questo avrebbe sicuramente creato una testa di sbarco più ampia e salda, e avrebbe perlomeno messo in imbarazzo i tedeschi e ritardato il concentramento di truppe che Kesselring mise subito in moto[153]. In questo modo, secondo Vaughan-Thomas, si sarebbero potute evitare molte sofferenze agli uomini sbarcati nella testa di ponte e reso probabilmente più rapida l'avanzata verso Roma. Ma la sortita ad Anzio non fu un fallimento, il coraggio e la resistenza salvarono la testa di sbarco e consentirono agli uomini di compiere il loro dovere durante l'offensiva finale di maggio. Lo stesso Kesselring ammise durante un'intervista al The Washington Post: «Se non aveste messo a prova la vostra forza contro di noi ad Anzio-Nettuno, non sareste mai passati dalla Francia settentrionale». Infatti molte delle lezioni imparate sul fronte di Anzio e Nettuno servirono enormemente agli uomini che il 6 giugno successivo le impiegarono durante lo sbarco in Normandia[154].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ossia Landing Ship Tank, imbarcazioni considerate indispensabili in quanto erano le navi che consentivano lo sbarco dei mezzi corazzati e dei cannoni sulle spiagge in vista dell'inevitabile contrattacco nemico, e del consolidamento della testa di ponte. Vedi: Vaughan-Thomas, p. 20.
  2. ^ Le prime truppe britanniche che misero piede ad Anzio furono il 1º Battaglione The Loyal Regiment, il 2º Battaglione The North Staffordshire Regiment e il 6º Battaglione Gordon Highlanders, della 2ª Brigata di fanteria, Vedi: Salmaggi-Pallavisini, p. 479.
  3. ^ La copertura aerea fu assicurata dai caccia del 12ª Forza aerea di Doolittle, che effettuarono 465 passaggi sulla testa di ponte e 165 a difesa del naviglio ormeggiato al largo, per contrastare la reazione dei cacciabombardieri tedeschi, che realizzarono infatti sei incursioni articolate in un centinaio di azioni.
  4. ^ Il bombardamento fu così intenso e violento che l'aiutante di Truscott mormorò al generale: «Gesù Cristo generale, questo è colpire un uomo a terra.» Vedi: Vaughan-Thomas, pp. 230-231.</ref>

Bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I tedeschi fecero affluire ad Anzio forze in modo graduale, che il generale Clark calcolò in circa 10.000 il primo giorno, 16.000 il secondo giorno, 26.000 il terzo giorno e 34.000 il quarto giorno, che sarebbero diventate 70.000 unità in due settimane. Vedi: Clark, pp. 313-314.
  2. ^ In totale le forze destinate all'operazione Shingle furono circa 110.000 uomini. Vedi: Morris, pp. 295-299.
  3. ^ a b D'Este, p. 491.
  4. ^ Conosciuto anche come "sbarco di Anzio e Nettuno". Vedi: Senise, p. 9; Alla RSI e ai tedeschi noto come "fronte di Nettuno". Vedi: Riggi, p. 97.
  5. ^ I due centri allora erano uniti in un unico comune: Nettunia.
  6. ^ Morris, p. 273.
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  8. ^ Morris, pp. 271-272.
  9. ^ Keegan, p. 355.
  10. ^ Morris, p. 255.
  11. ^ Comprendente le cime di monte La Defensa, monte la Remetanea e monte Maggiore.
  12. ^ Keegan, pp. 355-356.
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  40. ^ Katz, p. 195.
  41. ^ In tale contesto operativo morì ad aprile l'aviatore Carlo Faggioni, comandante del Buscaglia.
  42. ^ a b Riggi, p. 109.
  43. ^ a b Giorgerini-Martino-Nassigh, p. 1409.
  44. ^ Mezzi provenienti dal Nord Italia, dove, dopo l'armistizio, erano rimaste le unità della Xª MAS . Vedi: Giorgerini-Martino-Nassigh, pp. 1409-1411.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Fabio Riggi, Anzio-Nettuno 1944. La balena arenata di W.Churchill in Rassegna dell'Esercito, vol. 1, gennaio-febbraio 2006.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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