David Irving

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David John Cawdell Irving

David John Cawdell Irving (Hutton, 24 marzo 1938) è un saggista britannico, specializzato nella storia militare della seconda guerra mondiale. È l'autore di una trentina di libri, tra cui Apocalisse a Dresda (1963), La guerra di Hitler (1977), La guerra di Churchill (1987).

La reputazione di Irving come storico è stata ampiamente screditata dopo lo scoppio di una violenta polemica con la storica statunitense Deborah Lipstadt, cui seguì una causa per diffamazione intentata nel 1996 da Irving stesso contro la Lipstadt e l'editore Penguin Books. Nella successiva sentenza - che rigettò la causa, dando torto a Irving - la corte osservò che Irving stesso era un "attivo negatore dell'Olocausto", antisemita e razzista, nonché "associato con degli estremisti di destra che promuovono il neonazismo"[1][2]. Il giudice affermò anche che Irving aveva "per le sue ragioni ideologiche continuativamente e deliberatamente manipolato e alterato l'evidenza storica"[1].

David Irving fu arrestato in Austria l'11 novembre 2005; il 20 febbraio 2006 fu riconosciuto colpevole da un tribunale per "aver glorificato ed essersi identificato con il Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi", cosa che in Austria è punita, secondo la legge della Verbotsgesetz e in base a tale sentenza fu condannato a tre anni di reclusione. Dopo essere rimasto in carcere per 400 giorni (fino al 21 dicembre 2006), lo scrittore britannico fu scarcerato in seguito alla sentenza della Corte d'Appello.

Il negazionismo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1977 Irving pubblicò Hitler's War (tradotto in italiano nel 2001): uno studio sulla seconda guerra mondiale analizzata attraverso il punto di vista di Adolf Hitler. Grazie all'amicizia personale con alcuni reduci tedeschi o con le loro famiglie, Irving riuscì ad avere accesso a documenti fino a quel momento sconosciuti, quali memoriali o epistolari privati. Irving descrisse Hitler come un personaggio estremamente intelligente, versatile, razionale, il cui principale fine era quello di incrementare la prosperità e l'influenza della Germania in Europa e nel mondo. Rovesciando completamente le interpretazioni correnti, egli scaricò la responsabilità della guerra sui leader alleati, in particolare Winston Churchill, del quale criticò aspramente la testarda avversione nei confronti di una pace successiva alla Campagna di Polonia del settembre 1939.

Irving definì l'Operazione Barbarossa del 1941 come una "guerra preventiva", cui il dittatore tedesco sarebbe stato forzato per prevenire una probabile aggressione sovietica. Irving - all'epoca non ancora approdato al negazionismo dell'Olocausto - affermò che il Führer non giocò alcun ruolo nell'ambito delle politiche di sterminio contro gli ebrei e le varie altre categorie di perseguitati, non essendo nemmeno a conoscenza di tutti questi fatti, essendone stato volutamente tenuto all'oscuro da Heinrich Himmler e Reinhard Heydrich fino alla fine del 1943. Questo imponente saggio produsse varie reazioni: alla benevola accoglienza accordatagli da alcuni storici come John Keegan e Hugh Trevor-Roper, fecero da contraltare le aspre critiche rivoltegli da John Lukacs, Walter Laqueur, Gitta Sereny, Martin Broszat, Lucy Dawidowicz, Gerard Fleming, Charles W. Sydnor e Eberhard Jäckel.

A causa delle violente polemiche, il libro fu in Gran Bretagna uno dei best-seller di carattere storico nell'anno della sua uscita. In una successiva biografia sul feldmaresciallo Erwin Rommel (The Trail of the Fox, 1978), Irving si scagliò contro gli autori dell'attentato a Hitler del 20 luglio 1944, definendoli "traditori", "codardi" e "manipolatori", giustificando completamente la successiva imponente ondata di violenza scatenata da Hitler, nella quale trovò la morte anche Rommel. Nel 1981 Irving pubblicò un libro sulla rivolta ungherese del 1956 (Uprising!), dallo scrittore inglese considerata principalmente "una rivolta antigiudaica", a causa del fatto che il regime comunista - per Irving - di fatto era dominato da esponenti ebrei. Il libro venne aspramente criticato, anche a causa di una caratteristica tipica dell'autore, già individuata anche per i suoi precedenti studi: la trattazione assai disinvolta delle fonti, spesso manipolate o addirittura soppresse.

È dal 1988 che Irving iniziò ad esprimersi in senso apertamente negazionista: se nella prima edizione de La guerra di Hitler si poteva leggere in una nota "Io non posso accettare l'idea (...) che non esista nessun documento firmato da Hitler, Himmler o Heydrich che parli dello sterminio degli ebrei", questa frase venne in seguito espunta e già a partire dalla metà degli anni ottanta Irving si avvicinò alle associazioni negazioniste, partecipando come relatore a pubblici incontri di partiti dell'estrema destra tedesca come il Deutsche Volksunion e propugnando l'unificazione di tutti i movimenti neonazisti britannici in un partito chiamato "Focus". Nel 1988, Irving testimoniò a favore del neonazista e negazionista canadese Ernst Zündel, affermando in seguito che Zündel l'aveva convinto del fatto che l'Olocausto non ebbe mai luogo. Dopo il processo, Irving pubblicò in Gran Bretagna il cosiddetto "Rapporto Leuchter": uno studio che pretendeva di dimostrare attraverso una serie di analisi chimiche ed ingegneristiche l'inesistenza delle camere a gas ad Auschwitz e Majdanek.

A cominciare dall'inizio degli anni novanta, Irving sviluppò ulteriormente la sua teoria esposta ne La guerra di Hitler: visto che non si trovava un ordine scritto del dittatore, non solo ciò significava che egli non sapeva nulla, ma che l'Olocausto stesso non aveva avuto luogo. Perciò nell'edizione del libro del 1991, Irving eliminò ogni passaggio che si riferisse ai campi di sterminio tedeschi. A tutto ciò, Irving aggiunse una lunga serie di conferenze e discorsi pubblici, nei quali sempre più si scagliò contro la "menzogna dell'Olocausto", considerando tutta la questione un modo per "avere delle buone compensazioni in denaro" da parte degli ebrei. Contemporaneamente, le espressioni razziste ed antisemite divennero sempre più frequenti ed esplicite.

La successiva causa intentata da Irving contro Deborah Lipstadt, che in un suo libro aveva definito Irving "negazionista" (denier) e "falsificatore" (falsifier), accusandolo di aver falsificato le fonti o di averle deliberatamente ignorate qualora non si attagliassero con i suoi pregiudizi, si risolse in un vero e proprio disastro per Irving. Riconosciuta la fondatezza delle espressioni utilizzate dalla Lipstadt, nonché il fatto che Irving fosse un antisemita, un razzista e un estremista di destra che promuoveva il neonazismo ("he is an active Holocaust denier; (...) he is anti-Semitic and racist, (...) he associates with right-wing extremists who promote neo-Nazism"), il giudice rigettò la causa. I libri di Irving vennero analizzati passo per passo, evidenziandone le molteplici storture e di conseguenza persero ogni valenza di scientificità. Irving - che aveva speso delle somme ingenti per impostare la causa - venne travolto anche finanziariamente, dovendo dichiarare bancarotta nel 2002.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b "The ruling against David Irving", estratto da "High Court Judge Charles Gray's ruling", The Guardian, 11 aprile 2000.
  2. ^ "Hitler historian loses libel case", BBC News, 11 aprile 2000.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Richard J. Evans, Negare le atrocità di Hitler. Processare Irving e i negazionisti, traduzione di P. Salerno, Sapere 2000 Ediz. Multimediali, 2003, ISBN 978-88-7673-197-6.

Opere in italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Apocalisse a Dresda: i bombardamenti del Febbraio 1945, Mondadori, Milano 1965
  • Il convoglio della morte, Mondadori, Milano 1969
  • Le armi segrete del Terzo Reich, Mondadori, Milano 1970
  • La pista della volpe, Mondadori, Milano 1979
  • La guerra tra i generali, Mondadori, Milano 1981
  • Ungheria 1956: la rivolta di Budapest, Mondadori, Milano 1982
  • Apocalisse a Dresda, Mondadori, Milano 1996, ISBN 88-04-42000-6
  • Göring. Il maresciallo del Reich, Mondadori, Milano 1997, traduzione di R. Rambelli, ISBN 88-04-43789-8
  • La guerra di Hitler, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2001, traduzione di M. Spataro, ISBN non esistente
  • Norimberga: ultima battaglia, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2002
  • Il piano Morgenthau: 1944-45, un genocidio mancato: come per vendetta, per lucro e per facilitare l'espansione comunista in Europa si tentò di sterminare il popolo tedesco, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2001
  • I diari segreti del medico di Hitler, Edizioni Clandestine, Marina di Massa 2007
  • Perseguitato, Edizioni Clandestine, Marina di Massa 2008, ISBN 88-95720-19-9

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