Seconda battaglia delle Alpi

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Seconda battaglia delle Alpi
parte della campagna d'Italia nella seconda guerra mondiale
Data25 aprile - 8 maggio 1945
LuogoAlpi Occidentali
EsitoVittoria italiana
Modifiche territorialiI francesi riprendono parte dei territori persi durante la Battaglia delle Alpi Occidentali nel 1940
Schieramenti
Comandanti
Francia Paul-André DoyenFlag of Italian Committee of National Liberation.svg Augusto Adam
Effettivi
Più di 240001700
Perdite
3500350
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La seconda battaglia delle Alpi, chiamata anche la campagna delle Alpi, si riferisce allo scontro tra le truppe della Repubblica Sociale Italiana, che stava lentamente crollando dopo l'inizio dell'offensiva alleata della primavera del 1945, sostenute dai partigiani del CLN, e le truppe del Governo provvisorio francese, guidato dal generale de Gaulle. La battaglia è spesso considerata l'ultimo impegno militare cui l'Italia prese parte durante la Seconda guerra mondiale.

Sfondo storico[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1943, il generale francese Charles de Gaulle, capo delle forze della Francia libera, aveva pianificato un'ipotetica vendetta contro l'Italia, che aveva invaso i territori nel sud della Francia come ordinato da Mussolini, mentre la Francia crollava ai tedeschi durante la campagna di Francia. De Gaulle iniziò a pianificare ad Algeri l'occupazione dei territori italiani confinanti alla Francia: la Valle d'Aosta, il Piemonte occidentale e le città costiere di Ventimiglia e Imperia in Liguria.

Il generale de Gaulle

L'armistizio dell'8 settembre 1943 causò la divisione della penisola italiana tra il Regno del Sud, con a capo Re Vittorio Emanuele III, e la Repubblica Sociale Italiana nel Nord, guidata da Mussolini e alleata dei tedeschi. Le condizioni dell'armistizio prevedevano che le uniche nazioni autorizzate ad occupare il territorio italiano fossero gli Stati Uniti, il Regno Unito e l'Esercito Cobelligerante Italiano. Dopo la liberazione di Parigi nel 1944 e la caduta del Governo di Vichy, vennero formati un Governo provvisorio della Repubblica francese e un nuovo esercito impiegato principalmente contro i tedeschi sul fronte occidentale.

Dopo l'operazione Dragoon, con lo sbarco in Provenza e l'invasione della Francia meridionale a metà agosto 1944, gli Alleati avanzarono rapidamente verso nord. I tedeschi si ritirarono sulle vette e sui valichi alpini al confine con l'Italia, dopo alcuni duri combattimenti durante il mese di settembre. Il 5 settembre, Briançon, che era stata conquistata dai tedeschi, venne liberata e a metà settembre i francesi avanzarono nella valle della Maurienne fino a Modane. Il rigido inverno nelle Alpi congelò le posizioni prima della ripresa dei combattimenti nella primavera successiva.

Nel 1945 de Gaulle ottenne il diritto di inviare delle truppe per aiutare la resistenza italiana nei pressi della città di Aosta e, se necessario, avrebbe potuto occupare un territorio di 20 chilometri dal confine italo-francese. Il generale usò questo pretesto per radunare una grande quantità di soldati vicino al fronte, pronti a conquistare più terra italiana possibile dalla Valle d'Aosta alla Liguria. Spie francesi furono mandate a diffondere la propaganda francese per ottenere il sostegno della popolazione durante l'invasione.

Il generale Paul-André Doyen, che il 1° marzo prese il comando del distaccamento dell'Armée des Alpes, lanciò diverse offensive in Tarentaise, Maurienne e Authion, ma gli alleati, essendo venute a mancare l'artiglieria e la logistica, non poterono effattuare una offensiva simultanea su tutto il fronte alpino.

I tedeschi difesero strenuamente i passi alpini per proteggere il fianco occidentale delle truppe di Kesselring che combattevano nel nord dell'Italia, ma dalla fine di aprile, le truppe tedesche delle Alpi occidentali dovettero ripiegare in territorio italiano.

Il 26 aprile, le Alpi Marittime vennero interamente liberate e il 29 aprile, vennero prese le ultime posizioni tedesche nelle Alpi francesi vicino al passo del piccolo San Bernardo; inoltre l'offensiva alleata della primavera 1945 e lo sfondamento della linea gotica causarono il collasso delle forze italo-tedesche nel nord Italia. Con la presa di Milano, Genova e Torino da parte dei partigiani, de Gaulle decise che era giunto il momento di attaccare e ordinò un'invasione dell'Italia attraverso le Alpi.

L'invasione francese[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tentativo di annessione della Valle d'Aosta alla Francia e Occupazione francese di Ventimiglia.

Gli Alleati avevano invitato i francesi ad occuparsi dell'appoggio logistico alle formazioni partigiane italiane asserragliate nelle vallate alpine, liberando del compito l’aviazione alleata e de Gaulle ne aveva approfittato per ammassare truppe al confine in una maniera sproporzionata rispetto a compiti di supporto logistico. Il generale de Gaulle, che si era opposto a qualsiasi collaborazione tra partigiani italiani e truppe francesi nell’area alpina, prevedeva, approfittando dello sfascio di qualsiasi autorità nell’Italia del nord a fine guerra, di avanzare il più possibile con l’esercito, occupando più territorio possibile, invadendo la Valle d'Aosta, le valli piemontesi scendendo fino a Cuneo, Ivrea, forse addirittura Torino, il ponente ligure da Ventimiglia fino ad Imperia, cercando di guadagnare il favore delle popolazioni locali, in prevedibile stato di sbando materiale e morale, in modo da presentarsi al tavolo della pace su posizioni di forza che avrebbero favorito le annessioni, prevedendo che le frontiere postbelliche avrebbero ratificato i limiti raggiunti dai vari eserciti nelle loro avanzate, come ad esempio sarebbe accaduto nella divisione della Germania o nella definizione della nuova frontiera italo-jugoslava. Nel 1944 il Governo provvisorio francese aveva creato l'Armée des Alpes (Esercito delle Alpi) per combattere i tedeschi e le divisioni dell'Esercito della RSI a guardia della Valle d'Aosta, del Piemonte e della Liguria. Il distaccamento aveva un totale di 22.000 uomini schierati in Valle d'Aosta il 25 aprile 1945, quando iniziò l'invasione dell'Italia. Il 27 aprile altre compagnie si unirono al distaccamento, portando così le truppe francesi a 24.000 supportati da elementi della resistenza francese. I francesi non hanno mai avuto difficoltà di rifornimento, ma le loro attrezzature di montagna e invernali non erano sufficienti per essere utilizzate sulle Alpi italiane. La maggior parte dei soldati erano Chasseurs Alpins, addestrati a combattere in terreni montuosi. Il resto della forza francese era formato da partigiani e da volontari italiani che combatterono a fianco dell'esercito francese dopo essere stati fatti prigionieri durante l'operazione Dragoon. Alcuni battaglioni francesi furono schierati sulle Alpi meridionali per invadere la regione Liguria, a partire da Ventimiglia.

Le forze italiane erano formate principalmente dal corpo degli alpini e i resti delle divisioni dell'Esercito della RSI Monterosa e Littorio, che erano state addestrate in Germania prima di essere schierate sul fronte e avevano armi tedesche e italiane, con i cannoni e le mitragliette principalmente italiani e l'artiglieria principalmente tedesca. I soldati avevano buone attrezzature di montagna ma soffrivano di mancanza di rifornimenti. I partigiani che operavano in quei territori contro i tedeschi facevano parte delle Fiamme Verdi.

I francesi, dopo avere attraversato i valichi di frontiera, scesero nella Valle d'Aosta e in altre valli italiane e avanzarono verso Torino, ma vennero fermati dalla reazione italiana degli uomini del CLNAI e della Repubblica Sociale Italiana che da nemici si sono uniti per fronteggiare l'invasione francese

I partigiani italiani, guidati da Augusto Adam[1] siglarono un'alleanza con i reduci della RSI per impedire al distaccamento francese di conquistare e annettere la Valle d'Aosta. Le brigate partigiane erano formate principalmente dagli alpini e avevano progettato la difesa sulle montagne e la conquista delle ultime città aostane ancora controllate dal Reggimento paracadutisti "Folgore" della RSI, dalla Xª Flottiglia MAS e da alcune divisioni tedesche. Augusto Adam, nato a Etroubles, in provincia di Aosta nel 1910, era un Maggiore di fanteria in servizio permanente effettivo e ufficiale del Sim, che assunto lo pseudonimo Blanc durante la Resistenza, fu tra coloro che organizzarono rifornimenti per le formazioni partigiane della Valle d'Aosta e del Piemonte settentrionale. Nel novembre 1944 Augusto Adam venne inviato in Francia dal governo Bonomi per avviare colloqui con gli Alleati sulla situazione italiana e sulla questione valdostana e dopo molte difficoltà, nei mesi successivi venne incaricato di assumere il comando partigiano della Valle d'Aosta e venne aviolanciato nella zona per coordinare le ultime fasi del conflitto insieme a Cesare Ollietti. Nel dopoguerra venne promosso nel 1948 al grado di tenente colonnello per meriti di guerra.

La maggior parte delle forze partigiane era stata tuttavia inviata per impedire che i tedeschi in ritirata, effettuassero massacri e violenze contro i civili. La Divisione Monterosa aveva alcune compagnie schierate in Liguria per svolgere compiti di guarnigione. Linea Maginot alpina

Il Forte di Traversette su cui sventola la bandiera italiana

Gli attacchi francesi erano iniziati sin dal 23 marzo, quando i Chasseurs Alpins francesi e gli Alpini italiani della RSI combatterono fino alla fine del mese vicino al Colle delle Traversette. Il massiccio uso dell'artiglieria da parte dei francesi non riuscì a distruggere le posizioni italiane e all'inizio di aprile le forze francesi si ritirarono dopo aver perso 300 uomini e avendo occupato solo il settore del Roc Noir. Dopo la prima battaglia, gli attacchi si sono divisi in quattro direzioni: il Colle Traversette, il passo del San Bernardo, la città di La Thuille e il passo del Monginevro.

L'assalto al Colle Traversette è stato l'attacco nel quale si è registrato il maggior numero di vittime. I Chasseurs Alpins francesi, appoggiati dall'artiglieria pesante, attaccarono le postazioni fortificate italiane sul colle e il Forte di Traversette. Il forte aveva l'artiglieria diretta contro il lato italiano del monte, ma gli attacchi francesi eseguiti da una brigata sostenuta da un reggimento di artiglieria furono rallentati dalla neve alta. Grazie alla neve alta, la piccola guarnigione di 46 alpini ha resistito agli attacchi e ha respinto i francesi durante la notte tra il 27 e il 28 aprile. Il Roc de Bellaface, era stato catturato dai francesi il 10 aprile, ma il giorno dopo gli alpini riconquistarono le posizioni mantenendole fino al 29 aprile. La battaglia per il Forte di Traversette alla fine si concluse con la vittoria dei difensori italiani. Il forte si sarebbe poi arreso ai soldati americani che arrivarono nella regione il 4 maggio che concessero ai difensori italiani l'onore delle armi. Dopo la resa italiana agli Alleati, solo una piccola quantità di soldati francesi oltrepassò il confine ed entrò in Valle d'Aosta, la maggior parte dei quali erano volontari italiani che avevano combattuto con i francesi per tornare a casa.

Il Colle del Piccolo San Bernardo tra il 25 aprile e il 5 maggio venne bombardato furiosamente da una batteria francese composta da cannoni e obici pesanti. In risposta al bombardamento, i soldati italiani collocarono un cannone da 75/27 vicino al forte di Traversette, prendendo di mira le posizioni francesi per due giorni, fino a quando alcuni Chasseurs Alpins si sono diretti verso il cannone distruggendolo. L'artiglieria tacque il 5 maggio, giorno in cui arrivarono le truppe americane che concessero agli italiani l'onore delle armi.


Il passo del Monginevro era sorvegliato da 400 uomini del gruppo di artiglieria "Mantova" della Divisione "Monterosa, armati con alcuni obici 305/17 sostenuti dagli alpini delle Fiamme Verdi. L'assalto non fu eseguito sul passo alpino, ma fu lanciato contro il Monte Chenaillet, che era già stato catturato da una brigata coloniale francese a metà dell'ottobre del 1944, ma ripreso pochi giorni dopo daun gruppo di quindici-venti alpini, che ripresero il controllo delle fortificazioni e anche del picco perdendo solo un uomo e respingendo i successivi tentativi francesi di riprendere le posizioni.

L'assalto iniziato il 26 aprile si concluse il 4 maggio quando arrivarono le truppe Alleate. I combattimenti qui non hanno visto alcuna azione decisiva, con gli italiani che mantennero tenacemente le loro posizioni sul Monte Chenaillet senza che i francesi riuscissero ad avanzare.

La città di La Thuille che in epoca fascista era stata rinominata Porta Littoria venne difesa da 200 uomini della 12ª Batteria del Gruppo "Mantova" del 1º Reggimento artiglieria della 4ª Divisione alpina "Monterosa", con tre cannoni pesanti da 305/17, e dagli Alpini delle Fiamme Verdi del CLNAI che respinsero l'avanzata francese in Valle d'Aosta dal 26 aprile all'8 maggio, quando arrivarono gli americani, che, nel prendere in consegna le posizioni italiane, schierarono, all’altezza di Pré-Saint-Didier, una colonna di autoblindo pronte a far fuoco contro unità francesi intenzionate ad aprirsi il passaggio verso Aosta, consentendo alla fine solo ad un contingente simbolico di francesi di inoltrarsi nella valle per raggiungerne il capoluogo, dove però intanto si era ormai già insediato, sotto tutela americana, il nuovo prefetto partigiano nominato dal CLNAI Alessandro Passerin d'Entrèves che preparava le difese cittadine richiamando sia i partigiani sia i soldati della Repubblica Sociale per proteggere la città da un eventuale arrivo del nemico. Alle operazioni contro i francesi presero parte anche gli alpini dei battaglioni "Varese" e "Bergamo" del Reggimento alpini della Divisione "Littorio" dell'ormai disciolto Esercito Nazionale Repubblicano. La 12ª batteria del gruppo di artiglieria "Mantova" fu una delle ultime unità italiane ad arrendersi alle truppe Alleate durante la seconda guerra mondiale.

La Liguria era predidiata da alcune compagnie della Divisione "Monterosa". Dopo la liberazione di Mentone, che era stata occupata dai tedeschi, la città di Ventimiglia subì pesanti bombardamenti da parte dell'artiglieria di stanza fuori città e dai cannoneggiamenti della Marine Nationale. I bombardamenti durarono dalla fine dell'estate 1944 e il 25 aprile 1945, causando una fuga di massa della popolazione sulle colline vicine. Il 25 aprile una delegazione di cittadini raggiunse Mentone annunciando che le ultime forze italo-tedesche avevano lasciato la città da due giorni. L'alto comando francese prese immediatamente il controllo della città e per quasi due mesi tentò di annetterla, facendo una martellante propaganda nelle scuole, nelle strade e sui muri, introducendo perfino il franco francese e rilasciando ai cittadini il passaporto francese per lasciare Ventimiglia (Vintimille) ed entrare in Italia. Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia ha immediatamente denunciato agli alleati il tentativo di francesizzazione forzata della zona.

L'intervento Alleato[modifica | modifica wikitesto]

Il generale Alexander

Dopo che gli americani avevano preso in consegna le posizioni italiane, schierando nei pressi della città di Pré-Saint-Didier una formazione di veicoli corazzati pronti a sparare sui soldati francesi nel caso che avessero tentato di aprirsi la strada per Aosta, il generale britannico Harold Alexander ordinò al generale Paul-André Doyen il ritiro immediato dell'Armeè des Alpes fino al confine italo-francese, ma il generale francese rifiutò e preparò le sue truppe a combattere contro le forze alleate. Il presidente americano Harry Truman e il primo ministro britannico Winston Churchill ordinarono a de Gaulle il ritiro delle truppe francesi, perché stava violando la sovranità del Regno d'Italia appena liberato. Dopo il rifiuto di de Gaulle, Truman ordinò un taglio di tutte le forniture americane all'esercito francese. Per evitare una grande crisi diplomatica, de Gaulle ordinò la ritirata dalle Alpi il 24 giugno. Gli ultimi soldati francesi si ritirarono da Ventimiglia il 18 luglio, in quello che è stato l'atto finale della Campagna d'Italia.

Trattato di Parigi[modifica | modifica wikitesto]

Nel dopoguerra con i Trattati di Parigi del 1947 il confine italo-francese venne leggermente modificato a favore della Francia, per lo più in area alpina disabitata, tranne che per le piccole cittadine di Tenda e Briga, ma i piani di de Gaulle di annettere territori della Valle d'Aosta, del Piemonte e della Liguria fallirono.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Carlo Pischedda, Archos. Biografia: Augusto Adam, su www.metarchivi.it.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]