Seconda battaglia delle Alpi

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La seconda battaglia delle Alpi, chiamata anche la campagna delle Alpi, si riferisce allo scontro tra truppe alleate, principalmente francesi, e la Wehrmacht nelle Alpi francesi e italiane tra il settembre del 1944 e l'aprile del 1945.

Dopo lo sbarco in Provenza, a metà agosto 1944, gli alleati avanzarono rapidamente verso nord. I tedeschi si ritirarono sulle vette e sui valichi alpini al confine con l'Italia, dopo alcuni duri combattimenti durante il mese di settembre. Il 5 settembre, Briançon, che era stata conquistata dai tedeschi, fu nuovamente liberata e a metà settembre i francesi avanzarono nella valle della Maurienne fino a Modane. Il rigido inverno nelle Alpi congelò le posizioni prima della ripresa dei combattimenti nella primavera. Il generale Paul-André Doyen, che prese il comando del distaccamento dell'Armeè des Alpes il 1 ° marzo, lanciò diverse offensive in Tarentaise, Maurienne e Authion. Ma agli alleati essendo venute a mancare l'artiglieria e la logistica non poterono effattuare una offensiva simultanee su tutto il fronte alpino.

I tedeschi difesero strenuamente i passi alpini per proteggere il fianco occidentale delle truppe di Kesselring che combattevano nel nord dell'Italia. Ma dalla fine di aprile, le truppe tedesche delle Alpi meridionali dovettero ritirarsi in Italia. Il 26 aprile, le Alpi Marittime vennero interamente liberate e il 29 aprile, vennero prese le ultime posizioni tedesche nelle Alpi francesi vicino al passo del piccolo San Bernardo.

L'invasione francese[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tentativo di annessione della Valle d'Aosta alla Francia e Occupazione francese di Ventimiglia.

Il generale De Gaulle che si era opposto a qualsiasi collaborazione tra partigiani italiani e francesi nell’area alpina prevedeva, approfittando dello sfascio di qualsiasi autorità nell’Italia del nord a fine guerra, di avanzare il più possibile con l’esercito, occupando più territorio possibile, invadendo la Valle d'Aosta, le valli piemontesi scendendo fino a Cuneo, Ivrea, forse addirittura Torino, il ponente ligure da Ventimiglia fino ad Imperia, cercando di guadagnare il favore delle popolazioni locali, in prevedibile stato di sbando materiale e morale, in modo da presentarsi al tavolo della pace su posizioni di forza che avrebbero favorito le annessioni, prevedendo che le frontiere postbelliche avrebbero ratificato i limiti raggiunti dai vari eserciti nelle loro avanzate, come ad esempio sarebbe accaduto nella divisione della Germania o nella definizione della nuova frontiera italo-jugoslava.

Gli alleati avevano invitato i francesi ad occuparsi dell'appoggio logistico alle formazioni partigiane italiane asserragliate nelle vallate alpine, liberando del compito l’aviazione alleata e De Gaulle ne aveva approfittato per ammassare truppe al confine in una maniera sproporzionata rispetto a compiti di supporto logistico. I francesi, dopo avere attraversato i valichi di frontiera, scesero nella Valle d'Aosta e in altre valli italiane e avanzarono verso Torino, ma vennero fermati dalla reazione italiana degli uomini del CLNAI e della Repubblica Sociale Italiana che da nemici si sono uniti per fronteggiare l'invasione francese che successivamente venne anche fermata per ordine del comando americano.

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