Battaglia di Monte Marrone

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Battaglia di Monte Marrone
Area Cassino IIGM.jpg
Foto satellitare dell'area di Cassino con evidenziati Monte Marrone e Monte Lungo
Data 31 marzo 1944
Luogo Monte Marrone (Le Mainarde)
Esito vittoria Alleata
Schieramenti
Comandanti
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La battaglia di Monte Marrone il 31 marzo 1944 vide in combattimento il Corpo Italiano di Liberazione, comandato dal generale Umberto Utili nelle vicinanze di Cassino. Nell'episodio reparti italiani appoggiati da unità marocchine operanti nelle vicinanze cercarono di costringere i tedeschi ad abbandonare monte Marrone e monte Mare, due alture della catena delle Mainarde.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia fu una tappa della guerra di liberazione italiana[1].

L'attacco alla cima alta 1806 m fu sferrato in piena notte il 31 marzo dagli alpini italiani che con un colpo di mano la occuparono[2]. Col Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.) erano schierati elementi del 3º Reggimento bersaglieri, precisamente il XXIX e XXXIII battaglione e la prima compagnia motociclisti del C.I.L. che nell'occasione guadagnarono una Medaglia d'argento al valor militare conferita al battaglione Goito; inoltre il Battaglione alpini "Piemonte" e i paracadutisti della Divisione paracadutisti "Nembo", vennero impegnati nella battaglia; gli alpini raggiunsero l'obiettivo mentre i paracadutisti non riuscirono a scalzare i reparti tedeschi dalla vetta[3]. I tedeschi il 2 aprile fecero una puntata esplorativa che si arrestò comunque ad 800 m dalle linee italiane, e il giorno dopo alle 5:30 iniziarono un attacco in forze, respinti dal fuoco degli italiani e dai campi minati posti a protezione delle loro linee[2]; un nuovo attacco venne tentato il 10 aprile con tre battaglioni di Gebisgsjaeger (i reparti alpini tedeschi), uno dei quali riuscì a penetrare nelle linee italiane dando luogo ad una serie di corpo a corpo nelle trincee e minacciando di scalzare gli italiani dalla vetta, ma una nuova compagnia di alpini di rinforzo scongiurò il pericolo; il fuoco dell'artiglieria impedì l'afflusso di rinforzi tedeschi e gli italiani poterono riconquistare le postazioni cadute in mani avversarie[2].

Le conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La conquista della vetta permise agli italiani di avanzare lungo la direttrice Monte Marrone, Monte Mare, valle Venafrana, Picinisco, paese che venne raggiunto il 28 aprile[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]